[Il caso] Sfida in mare aperto tra le ong e Salvini. E il ministro gioca la sua “battaglia navale”

Tre navi con a bordo un centinaio di naufraghi raggiunte dal divieto di entrare nei porti italiani. L’italiana Alex ha 41 naufraghi. La tedesca Alan Kurdi na ha 65. Avanti così tutta l’estate? Carola: “L’Europa ci ha abbandonato”

[Il caso] Sfida in mare aperto tra le ong e Salvini. E il ministro gioca la sua “battaglia navale”

La seconda notte è, ogni minuto che passa, una questione di sopravvivenza. Non c’è più acqua per lavarsi, poca da bere, fa molto caldo, i servizi igienici non funzionano più e non si può stare su un veliero da 18 metri in cinquanta persone, 41 naufraghi e 9 dell’equipaggio, unico tetto i teli termici legati insieme. Difficile anche mentalmente resistere visto che da 36 ore attendono mezzi di soccorso annunciati e promessi dall’Italia o da Malta cui affidare i naufraghi e poter così dire “missione compiuta”. Ma non si è visto nessuno, solo una rincorsa di messaggi tra Roma e la Valletta triangolati dai social e recapitati sul veliero Alex da giovedì sera fermo a dodici miglia da Lampedusa. Una nave italiana è bloccata da 48 ore al limite delle acque territoriali da un divieto di acceso firmato da tre ministri, italiani - Salvini, Trenta e Toninelli - in nome della sicurezza nazionale.

Una sfida ormai quasi personale

Quello della Alex, veliero di appoggio alla Mare Jonio della ong italiana Mediterranea già sequestrata nei mesi scorsi, sarà presto un altro caso per giuristi ed esperti di diritto del mare e internazionale. Intanto è “il caso” per cui da oggi il Mediterraneo centrale diventa ufficialmente lo scacchiere dove “si gioca” la sfida tra le ong che mandano in mare le navi per salvare migranti e l’Italia di Matteo Salvini. Si, certo, poi il braccio di ferro è con l’Europa che negli anni non ha saputo avere un progetto comune che tenesse insieme il diritto degli Stati a tutelare i confini e a decidere chi può arrivare nei rispettivi territori e il fenomeno migratorio dal sud al nord del mondo. Ma ora la sfida è diventata quasi “personale”, tra loro e il ministro dell’Interno italiano. Una pessima idea perché a Salvini le sfide piacciono, così come gli piace la “battaglia navale”, gli danno consenso oltre che centralità sulla scena.  E soprattutto perché, così stando le cose, è alto il rischio che prima o poi qualcuno in questo risiko in mare si faccia del male.

Tre navi, un centinaio di profughi e 82 dispersi

Così quando cala la seconda notte, la situazione nel Mediterraneo centrale vede il veliero Alex &C, che fa capo alla ong italiana Mediterranea saving humans,  fermo al limite delle acque territoriali con a bordo 41 naufraghi e 10 persone di equipaggio; lo affianca la nave della ong spagnola Open Arms per fare assistenza visto che la situazione a bordo della Alex è molto precaria; qualche miglio più in là c’è la nave Alan Kurdi della ong tedesca Sea Eyes che ha raccolto 65 persone sempre nelle acque Sar libiche. Di un gommone con a bordo 82 persone è rimasto solo il relitto. Il Viminale, tramite il Centro soccorsi di Roma, ha recapitato tra la notte e l’alba di ieri mattina il divieto di sbarco e di transito nelle acque italiane alla Alex e alla Alan Kurdi. C’è un divieto anche per la Open Arms che s’era offerta di trasportare a Malta i migranti. Nulla da fare, poto chiuso.

Migranti (Ansa)

L’asse Roma-Valletta

La giornata si è sviluppata in un continuo stop and go tra Roma e la Valletta. In un inedito asse operativo tra i due governi, ieri mattina all’alba il premier Muscat ha comunicato al premier Conte e al ministro Salvini che “con un gesto di buona volontà” avrebbe offerto al veliero Alex la possibilità di sbarcare i naufraghi a bordo. In cambio Roma ha promesso di farsi cario a sua volta di 45 migranti fermi da mesi sull’isola maltese. Detta così sembra uno scambio alla pari e in nome, appunto, di “buona volontà” e di un “nuovo spirito comune europeo”. 

Ma così non è. L’equipaggio della Alex sente subito puzza di bruciato. Per due motivi: arrivare in porto a La Valletta comporta il rischio, si può dire la certezza, di vedere la nave subito sequestrata e di restare così operativamente bloccati per un tempo infinito; inoltre il veliero non ha le caratteristiche e non è in condizione di fare una traversata di dodici ore. Tutto troppo rischioso. La Alex quindi rilancia con una sua proposta: chiede a Roma o a La Valletta di inviare mezzi di soccorso per mettere in salvo i naufraghi. Venite a prenderli qua, dicono, al limite delle acque territoriali e poi noi siamo liberi di andare dove vogliamo. Evitando così di finire sotto sequestro o bloccati per qualunque motivo. 

“Un pugno di capricciosi”

La mattinata se ne va in questa attesa. Con Salvini che bombarda, via social e via radio: “ Se l’equipaggio della Alex dice no a Malta, che è un porto sicuro ed europeo, è chiaro che siamo davanti ad un atto di disobbedienza, sono dei pirati e trafficanti”. Lungo la giornata  li chiamerà anche un “pugno di capricciosi”.

Lo schema, dal punto di vista di Salvini, è perfetto: sbarazzarsi in un colpo solo dei naufraghi, della Alex e del suo equipaggio che a quel punto finiranno a dover rendere conto alle autorità maltesi. E’ vero, l’Italia dovrà a sua volta farsi carico di 55 migranti fermi sull’isola maltese che però sono già stati identificati e dunque non finiscono nella contabilità italiana che resta a saldo zero. Sarà Malta, infatti, a dover identificare i nuovi arrivati che, in base a Dublino, avranno sempre Malta come primo porto di sbarco.

Tredici messi in salvo

Mentre tutti fanno i conti, la Alex ottiene di far sbarcare 13 persone, donne e bambini, perchè in condizioni fisiche precarie. Andranno tutte a Lampedusa. “Io non mollo” ripete il ministro dell’Interno che segue costantemente la “battaglia navale” mentre è a Trieste per vedere come si può fare per alzare un muro di filo spianato lungo 243 km al confine con la Slovenia. Un altro ballon d’essai buono per la propaganda estiva. Irrealizzabile.

Passano le ore, sul tavolo resta l’offerta delle motovedette o navi militari maltesi che vanno a recuperare i naufraghi. Solo che questa promessa non si materializza.  Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea, è a bordo del veliero e smaschera il gioco una prima volta a fine mattinata: “Con amarezza diciamo che non è in arrivo alcuna nave militare maltese. Il Centro soccorso di Roma ha detto che non c’è alcuna intenzione di organizzare il trasferimento”.

Nessun aiuto

In questo dibattito a distanza, surreale e cinico, s’inserisce l’altro vicepremier, Luigi Di Maio che definisce l’equipaggio della Alex “sciagurati in barca a vela” fino a concludere che “le ong prelevano migranti nel Mediterraneo per poi sfidare il nostro governo”. E insomma, “lo fanno apposta”.  Salvini ironizza sul fatto che “il 18 metri a vela è stato capace di partire da Licata e arrivare fin sotto la Libia ma non può arrivare a La Valletta”. Sono le sei del pomeriggio quando dalla Alex parte una denuncia chiara: “Sono passate tre ore da quando ci è stato promessa l’assistenza delle navi militari. Non si vede nessuno. Chi intralcia il loro invio?”. Il fatto è che a bordo, per quanto il peso sia stato alleggerito di 13 persone, è tutto molto precario. Passano pochi minuti e interviene di nuovo il Viminale: “La Alex attracchi a Malta e poi collaboriamo in uno spirito europeo di buona volontà”. Il ministro, sempre in missione a Trieste, attacca: “Le Ong stanno provando a riaprire un business che abbiamo drasticamente ridotto però in Italia non mettono più piede: la nave tedesca può andare a Tunisi o nel caso, direttamente in Germania. La Alex di Mediterranea ha avuto il via libera per entrare nel porto di La Valletta”.

Divieto politico per la ong spagnola

Ma la seconda notte, come si diceva all’inizio, sorprende tutti nelle stesse posizioni della mattina. Vicino alla Alex c’è la nave di Open Arms, che almeno ha due ponti e può offrire supporto logistico. Anche per loro non si mette bene:  “Abbiamo prestato assistenza medica alle persone a bordo di Alex e ci siamo offerti di portarli a Malta. Ma ci hanno detto che per noi il porto è chiuso per motivi politici. E dalla Spagna nessuno dice nulla. Chi è rimasto a difendere il diritto del mare e della vita?”. La domanda è così pesante che nessuno sa cosa rispondere.

Salvini denunciato

Ci ha pensato Carola Rackete, la capitana della Sea watch, che intervistata dallo Spiegel, uno dei principali settimanali tedeschi, ha lancio il suo j’accuse all’Europa. E poi anche a Salvini, il ministro che “viola i diritti umani” e  “il cui modo di esprimersi non è adeguato ad un politico di primo piano”.  Alessandro Gamberini, il legale di Carola, sta preparando una querela per diffamazione contro il titolare del Viminale. Ma quello che è successo, non è e non può diventare una faccenda personale con il ministro dell’Interno italiano. “La mia impressione - ha aggiunto Carola - è che a livello nazionale e internazionale in quelle due settimane nessuno volesse realmente aiutarci. Hanno tutti passato la patata bollente, mentre noi avevamo ancora i migranti a bordo”. Un po’ quello che sta succedendo ora. Un gioco pericoloso. Un gioco al massacro.