[L'analisi] Salvini: “Migranti fuggiti dall’Italia in giro per l’Europa”. Ma il governo non chiede l’arresto dei boss del racket

Nel duello elettorale Lega-5 Stelle, il capo della Lega ceca di segnare un punto a suo favore dopo lo show, ieri, sul reddito di cittadinanza by Conte- Di Maio. Snocciola numeri sull’immigrazione. Ed elenca, comune per comune, i milioni destinati ai sindaci. La nostra intelligence e lo Sco della polizia conoscono nomi, cognomi e numero di telefono dei boss libici

Matteo Salvini durante un comizio
Matteo Salvini durante un comizio

“Vi do una notizia: la maggior parte di quelli che sono usciti da centri e baraccopoli, parlo di quelli che non hanno alcun titolo di stare in Italia, non sono più nel nostro paese. Se ne sono andati, presumo in altri paesi europei”. Dicono che stamani il ministro Salvini fosse tra l’arrabbiato e il nervoso. Lo “scontro” con i 5 Stelle nella campagna per le Europee è iniziato  ed è, per essere a quattro mesi dal voto, a livelli di tensione molto consistenti. Troppo. Di Maio tra slide e spot fa campagna acquisti strizzando l’occhio al pop e si prende Lino Banfi.  Macron e Merkel fanno il patto di Aquisgrana contro “sovranisti e populisti”. E lui, il leader uno e trino che fa? Dopo aver passato una giornata a dire di provare pena per i francesi che “non meritano un pessimo governo e un pessimo presidente”, convoca una conferenza stampa al Viminale alle 10 per le 12 – i tempi così ravvicinati in genere sono per fatti di grande rilevanza pubblica -  per dare i numeri e infilare dita negli occhi a tutti, alleati di governo e governi europei. Poco dopo elenca, comune per comune, i soldi (400 milioni) che la legge di Bilancio destina ai sindaci. Il tutto mentre nelle stesse ore, i pullman sgomberano a gruppi di 30 persone il centro immigrati di Castelnuovo di Porto, capienza di mille posti ora ridotti a circa la metà (“perché abbiamo fermato gli sbarchi”) . Mentre Salvini parla e attacca in  maniche di camicia al ministero, la mente non può non andare al premier Conte che tesse, scrivendole,  parole di mediazione ai paesi europei, mentre i “bambini” a casa disfano la sempre più delicata tela di relazioni internazionali. Conte e Tria sono a Davos tra il gotha dell’economia mondiale e non è semplice per loro spiegare cosa sta succedendo a casa. Soprattutto convincere che tanta agitazione è tutto e solo campagna elettorale. 

La missione

Sulla missione di contrasto all’immigrazione clandestina via mare (Sophia)  il ministro scrolla le spalle. “Se Merkel e Macron credono di farci un dispetto o un danno, sbagliano perché la verità è che ci fanno un favore. Da sei mesi chiediamo il cambio delle regole (che impongono al sistema delle navi europee in servizio nel Mediterraneo di considerare l’Italia come primo porto sicuro), a dicembre abbiamo accettato malvolentieri una proroga fino a marzo. Se anche Francia e Germania non la vogliono più, ottimo, siamo tutti d’accordo. La posizione dell’Italia è nota: o cambiano le regole o finisce la missione”. Poco dopo gli risponde il commissario europeo Avramopoulos:  “Liberi di farlo”. La prospettiva di un Italia, avamposto geografico dell’Europa nel Mediterraneo, sempre più sola e isolata è già una realtà. Quasi volendo anticipare questa osservazione, il ministro dell’Interno snocciola i numeri di “una strategia vincente”.   Nelle strutture italiane che ospitano richiedenti asilo “registriamo 50 mila presenze in meno. Il primo gennaio 2018 erano 183 mila; un anno dopo ce ne sono 133 mila. Sono 50 mila persone il cui costo era a carico dello Stato. Se fate i conti, 50 mila per 30 euro al giorno…”.  Un milione e mezzo di euro risparmiati.  Grandi gioie di una piccola contabilità.   Ma giusto per infilare un dito nell’occhio a Bruxelles e al resto d’Europa, il ministro tiene a comunicare che “a maggior parte di questi 50 mila, comunque arrivati e identificati in Italia, “non sono più nel nostro paese. Se ne sono andati”. Impossibile  avere numeri. Sicuramente sono “spariti” in altri paesi, probabile proprio in Francia ma anche nei  paesi del nord Europa che spesso sono la vera destinazione di chi sbarca in Italia. Se è così, però, prima o poi ci saranno rimandati indietro. Accompagnati al confine più vicino.  Immaginiamo “guerre” al confine tra Francia e Italia. Non a caso Salvini ha promesso di essere presto a Ventimiglia. Chissà…

Motivo di orgoglio

Altro motivo di “orgoglio” salviniano è il crollo verticale delle domande di asilo. Mettendo a confronto i primi venti giorni del 2018 con quelli del 2019, “il numero dei rifugiati è lo stesso, circa 8-9%, mentre crollano i permessi umanitari (dal 26 al 2%) e in totale i dinieghi passano dal 57 al 78 per cento”. Attenzione però, chi ha fatto domanda ed è stato “respinto”, può presentare ricorso e nel frattempo “ha diritto a restare nei Centri beneficiando dei diritti garantiti”.  Sullo sgombero del centro immigrati di Castlenuovo di Porto, è tutto come previsto: “Quel posto non ha più ragione di esistere, così come gli altri grandi centri, da Cona a Mineo. Si sono liberati posti in altri centri e stiamo trasferendo chi ne ha diritto”.  Gli altri? Si arrangiano. “E si mi date del nazista – aggiunge riferito a chi, nella Settimana della Memoria,  evoca quelle deportazioni  - fate un torto a chi fu vittima del nazismo. Non ci sono deportazioni”. Piuttosto Salvini si sente un “buon padre di famiglia”: “Chiudendo Castiglione chiudiamo sei milioni di costi…”.

La lista

E’ molto carico il ministro. Quasi una sfida con il Guardasigilli Bonafede. “Abbiamo pronta la lista dei terroristi da estradare in Italia, la stiamo inviando a Macron” dice, anche se dovrebbe essere il ministro della Giustizia a procedere in questo senso. A chi gli chiede delle condizioni delle carceri libiche, risponde infilando un dito nell’occhio al ministro della Giustizia: “Chiedetelo a Bonafede”. Ma quando gli si chiede perché l’Italia non chiede al governo libico, che riempiamo di soldi e motovedette, l’arresto dei capi del racket degli scafisti di cui conosciamo nomi, cognomi e numeri di telefono, persone che la nostra intelligence e lo Sco della polizia ha identificato uno per uno negli anni, il  ministro borbotta, non sa, non capisce, “chiederò a Bonafede e alla Giustizia”. C’è poco da chiedere: ottenere l’arresto di quelle persone, di cui sappiamo nomi, cognomi e indirizzi e che ancora oggi fanno milioni con il racket ,  è l’unica cosa da fare, concreta, per combattere quello che tutti dicono di voler combattere: la tratta degli esseri umani. Difficilmente, però, diventerà materia di contesa elettorale tra Salvini e Di Maio. Un vero peccato.