[L’analisi] Salvini ha dichiarato guerra ai migranti e scatenato una crisi internazionale per una nave con 600 profughi

A poche ore dallo spoglio dei voti e in una situazione di “normalita” perché non è accaduto nulla che possa far parlare di una situazione critica di emergenza, il governo italiano ha deciso di accendere le polveri e di provocare tensioni che potranno anche sfociare in atti di violenza. Il precedente di Minniti

Matteo Salvini
Matteo Salvini

A seggi ancora aperti, mentre gli elettori di centinaia di comuni italiani andavano ancora a votare per un sindaco e il consiglio comunale, ieri mattina l’Italia ha deciso di chiudere i porti per impedire l’ingresso di una nave con 629 migranti salvati l’altra notte.


È stato il ministro dell’Interno Matteo Salvini ad annunciarlo, dopo una settimana di “rodaggio” al Viminale, dichiarando così guerra ai migranti e nei fatti a  Malta, Paese partner della Comunità Europea, accusata di non assumersi le proprie responsabilità e dunque di non voler accogliere i migranti. Brutto clima. A poche ore dallo spoglio dei voti e in una situazione di “normalità” perché non è accaduto nulla che possa far parlare di una situazione critica di emergenza, il governo italiano ha deciso di accendere le polveri e di provocare tensioni che potranno anche sfociare in atti di violenza.
Giugno dell’anno scorso. Il ministro dell’Interno Marco Minniti stava volando verso New York quando fece rientro a Roma precipitosamente, interrompendo la sua missione americana. In quelle prime ore di volo, fu comunicato al ministro che 26 navi con oltre 12.000 migranti dovevano attraccare nei nostri porti.


Minniti lanciò un appello all’Europa e impose alla flotta di navi delle Ong di sottoscrivere un protocollo di regole da rispettare per il salvataggio di migranti. Il ministro dell’Interno ipotizzò anche la chiusura dei porti come extrema ratio, riuscendo alla fine a capovolgere la situazione, riducendo gli sbarchi dell’80%. 
Oggi, invece, il governo Lega-Cinque Stelle ha lanciato l’allarme rosso per impedire che una nave, una, con 629 migranti attracchi nei nostri porti.


Mentre il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris annuncia di essere pronto ad ospitare i 629 migranti, si profilano un conflitto diplomatico e una crisi umanitaria senza precedenti.
Malta dichiara che i soccorsi dei migranti sono stati coordinati dal Centro operativo della Guardia Costiera di Roma. E che sono avvenuti nelle acque di ricerca e soccorso di competenza della Libis, in direzione Tunisia e con Lampedusa primo porto si uro. Naturalmente in questa vicenda c’è un aspetto di diritto internazionale e di conflitto sulla interpretazione dei Trattati che è squisitamente tecnico. Ma quello che invece interessa per le sue ricadute politiche destabilizzanti è la gestione politica della operazione di salvataggio.


È vero che Malta è sonnolenta, è che in passato raramente si è attivata se non in situazioni critiche, in momenti di emergenza drammatica. Ma così è e la politica di condivisioni e di decisioni ha bisogno di molta pazienza per produrre risultati. Ora la nave Aquarius della Ong  Sos Mediterranée con il personale di “Medici senza frontiere” a bordo con i suoi 629 passeggeri che farà? Il ministero dell’Interno doverà comunicare dove dirigere la prua per attraccare. E abbiamo visto che Salvini ha chiesto a Malta di fare il proprio dovere ricevendo una risposta chiara da La Valletta: «La vicenda non è di nostra competenza».


E dunque Malta non li accoglie, l’Italia chiude i porti ( e dovrà essere il ministro dei Cinque Stelle alle Infrastrutture, Toninelli a firmare il provvedimento di chiusura dei porti) e cosa farà il comandante della nave di soccorso della Ong? Verso dove si dirigerà con i suoi 629 migranti? Proverà a forzare il blocco navale? Andrà in qualche porto del Mediterraneo francese o spagnolo? Dichiarerà uno stato di crisi umanitaria? Domande che si affollano in queste ore drammatiche e che non trovano risposte.