[Il retroscena] Salvini il vincitore verso l’incarico al buio. E Mattarella chiude la finestra del voto a giugno

Ambasciatori al lavoro per trovare una soluzione ed evitare il piano dei 5 Stelle del ritorno alle urne subito. I forni si sono chiusi senza produrre mezza pagnotta. Di Maio ha chiuso quello con il centrodestra per non saper fare mezzo passo di lato rispetto alla premiership e rispetto “all’ingombro Berlusconi”. Salvini non ha accettato la proposta indecente di tradire Berlusconi. Renzi ha chiuso quello con i 5 Stelle. E il leader Di Maio, a cui il Colle sembra aver guardato con maggiore fiducia rispetto a Salvini, c’ha lasciato dentro una mano. Forse anche tutte e due. Bruciato

Sergio Mattarella e Matteo Salvini
Sergio Mattarella e Matteo Salvini

Non si vota a giugno. Vedremo ottobre. Più probabile febbraio prossimo, giusto il tempo di presentare il bilancio e la manovra finanziaria, evitare ad esempio le clausole che farebbero aumentare l’Iva e magari fare una legge elettorale per evitare di riprodurre analogo stallo. Da qui ad allora, però, un governo è necessario. Non può restare in carica, per quanto sarebbe la migliore garanzia, l’esecutivo dimissionario di Paolo Gentiloni. E dunque la prossima mossa del Quirinale dovrebbe essere un pre-incarico al partito arrivato sin qua, dopo la traversata dei 55 giorni, più integro e più in forza degli altri, la Lega.

Quanto “pesano" i risultati in Friuli

 

Una scelta che sembra obbligata per il Presidente Mattarella, fedele alla grammatica istituzionale che è il suo unico e principale suggeritore. “Arriviamo al 30 aprile, finiamo lo spoglio del voto per le regionali in Friuli Venezia Giulia e vedrete che faccio il governo in 15 giorni” aveva promesso il segretario della Lega. Si vede che aveva le informazioni giuste. E non c’è dubbio che il boom del centro-destra arrivato al 57% con il successo personale della Lega (35%), il crollo dei 5 Stelle sprofondati al 7,1% dà indicazioni precise sugli umori politici nel paese. E non poteva sapere, Salvini, che poche ore prima dello spoglio in Friuli Matteo Renzi avrebbe spento con secchiate d’acqua il piccolo forno aperto a sinistra lasciando in mezzo al nulla il leader dei 5 Stelle Luigi Di Maio. Circostanza che rafforza Salvini nel suo intento di “fatemi governare”
Visto che è successo anche questo, il segretario della Lega può permettersi di stare al mare in Puglia, rilassarsi sulla spiaggia e piantare un 2 di picche vero (cioè una carta da gioco) e disegnare sull’arenile l’hastag: “Andiamo a governare”. Non può che passare da lui, adesso, il Presidente della Repubblica. Se non lo facesse, se scegliesse subito l’altra strada, quella dell’incarico tecnico per un governo di scopo, balneare o traghettatore, o nei mille modi in cui lo possiamo appellare, potrebbe sembrare un salto logico. E di numeri.

I passi indietro della legislatura

 

Silente e preoccupato, il Capo dello Stato osserva dal colle più alto “i passi indietro” della legislatura. “Indietro” anche rispetto allo stallo prodotto dopo il 4 marzo. I forni si sono chiusi senza produrre mezza pagnotta. Di Maio ha chiuso quello con il centrodestra per non saper fare mezzo passo di lato rispetto alla premiership e rispetto “all’ingombro Berlusconi”. Salvini non ha accettato la proposta indecente di tradire Berlusconi. Renzi ha chiuso quello con i 5 Stelle socchiuso contro la volontà degli elettori Pd e dell’ex segretario. E il leader Di Maio, a cui il Colle sembra aver guardato con maggiore fiducia rispetto a Salvini, c’ha lasciato dentro una mano. Forse anche tutte e due. Bruciato.
Insomma, le due principali soluzioni allo stallo sono state entrambe percorse e respinte. Ecco perché “passi indietro” rispetto ad una soluzione che diventa ora veramente difficile.

La rabbia di Di Maio

 

All’ora di pranzo, quando i risultati del Friuli sono quasi definitivi, il candidato politico dei 5 Stelle posta un video su Facebook. Le parole sono inequivoche: mi hanno tutti stufato, io che ho il 32% faccio saltare il tavolo e andiamo a votare a giugno. E’ l’unica via d’uscita per Di Maio, forte della promessa che se la legislatura non fosse partita, il vincolo del secondo mandato non sarebbe scattato e quindi toccherà ancora a lui. Boccia tutti. Salvini, “che ha preferito gli interessi di un condannato incandidabile a quelli degli italiani. Io sono stato sincero con lui, ma lui niente, ha scelto Berlusconi che per vent’anni ha bloccato il Paese”. Butta a mare il Pd con cui fino a qualche ora prima aveva speso parole di miele: “Il Pd che ha preso una clamorosa batosta alle elezioni, sembrava stesse iniziando a capire, aveva messo da parte Renzi relegandolo a senatore semplice ma ieri anziché chiedere umilmente scusa per i danni fatti dal suo governo ha attaccato me e il Movimento chiudendo a qualsiasi ipotesi di contratto”. Quindi adesso basta, sfida Di Maio, “adesso si va al voto, a giugno, e allora faremo il vero ballottaggio tra noi e la Lega”. Il Movimento è sotto choc. Grillo e Di Battista lo appoggiano durante il giorno. “O noi o la Lega, il Pd non è più un partito ma solo il simbolo di una casta di privilegiati” attacca Dibba rispolverando il lessico dei suoi giorni migliori. Il Movimento si ritrova a fare ciò che sa fare meglio: giocare da solo. L’unico appello è a Salvini: “Andiamo a chiedere di andare a votare, facciamo finalmente questo secondo turno a giugno in modo che i cittadini possano scegliere i cittadini tra restaurazione e rivoluzione”.

Martina e Franceschini ignorano la proposta di Renzi

 

Il bomba-libera-tutti di Di Maio - quante sofferenze in queste settimane tra i 238 eletti M5S divisi tra simpatizzanti di destra e di di sinistra nonostante la medaglia del post ideologico - tiene banco un paio d’ore nella comunità di osservatori e analisti della crisi. I palazzi sono vuoti causa ponte Primo maggio. Ci si attacca ai social che si riempiono di reazioni. L'ex ministro dell’Agricoltura e segretario reggente del Pd sceglie un più tradizionale comunicato per dire - ormai sono le 15 e 30 - che è “molto grave ciò che èsuccesso” e che “in queste condizioni è molto difficile guidare il partito”. Inizia così un attacco che sale di ora in ora nei confronti di Renzi reo di essere andato in tv a parlare invece di aspettare il confronto in Direzione. Si parla di “sgarbo istituzionale verso una comunità e il Quirinale”. Lo scontro interno arriva all’apice verso le 17 e 30 quando Franceschini, il più evocato al Nazareno in questi 55 giorni, twitta la sua personale dichiarazione di guerra contro Matteo Renzi. “E' arrivato nel Pd il tempo di fare chiarezza. Dalle sue dimissioni Renzi si è trasformato in un Signornò, disertando ogni discussione collegiale e smontando quello che il suo partito stava cercando di costruire. Un vero leader rispetta una comunità anche quando non la guida più”. Mai lo scontro è arrivato così in alto. Il chiarimento arriverà giovedì, in Direzione. E ci sarà anche Matteo Renzi.
Il Quirinale prende nota in silenzio di questa ennesima criticità che seppellisce altre vie d’uscita. Eppure Renzi l’altra sera ha indicato anche una possibile soluzione, il governo costituente, con tutti dentro a dare una mano. Salvini e Di Maio fanno finta di non aver sentito. Anche Franceschini, che aveva fatto la stessa proposta 10 giorni dopo il voto, la ignora. “Eppure, stando così le cose, non esiste un’idea migliore” sintetizza l’onorevole Stefano Ceccanti che ha già depositato un disegno di legge per una riforma di stampo semipresidenzialista.

E Salvini scrive sulla sabbia

 

In questo scenario fosco e incerto, si può dire “precipitato”, il segretario della Lega, assoluto vincitore della tornata elettorale in Friuli, prende tempo. Se Berlusconi legge il successo in Friuli come “la conferma che il centro-destra unito si conferma vincente e più in sintonia con gli umori e le esigenze degli elettori” e quindi “una ragione in più per affidare al centro-destra la guida del governo nazionale”, Salvini tace. Dovrebbe, potrebbe rispondere alla richiesta di elezioni arrivata da Di Maio, ma prende tempo. Per tutto il giorno si attende una reazione ufficiale della Lega. Salvini annulla l’impegno di oggi in Francia con i leader delle destre europee. E si diverte a modo suo. Pianta sulla sabbia (è stato in Puglia con la Isoardi a rilassarsi un po’) un bel 2 di picche, scatta una foto e la posta su Facebook con dedica al Pd, che gli elettori “ringraziano”, e al M5S, che i votanti “salutano”. Poi l’hastag #andiamoagovernare.
Ma intanto tace. Salvini, insomma, sente il vento in poppa ed è convinto che andando in aula troverà i voti mancanti (circa 50 alla Camera, una ventina al Senato) tra i destri del Movimenti e coloro che, in tutto l’emiciclo, non vogliono chiudere la legislatura. A molti di loro quando ricapiterà una sorte del genere?
Dunque Salvini chiede l’incarico per sé o per chi, nella Lega, si ritenga essere più idoneo e meno divisivo. Il preincarico di formare una maggioranza di governo. Altrimenti sarà voto anticipato. Sarebbe la peggior notizia per Forza Italia e Pd. Ecco perché, messi fuori gioco gli ambasciatori del Pd, gli ambasciatori del centro destra, soprattutto di Forza Italia, sono lavoro con i Quirinale. Il pre incarico è il modo migliore per guadagnare altro tempo. Per la cronaca, la finestra elettorale del 24 giugno, quella a cui fa riferimento Di Maio, si chiude inesorabilmente il 9 maggio. Anzi, per qualcuno è già chiusa. E fino alla Direzione del Pd, confermata per giovedì, lo Studio della Vetrata, il luogo delle consultazioni, resterà chiuso.