[Il retroscena] Salvini manda Conte e Tria a trattare a Bruxelles sui nostri conti pubblici. Ma li tiene al guinzaglio

La strana investitura pubblica ieri a palazzo Chigi nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri. Si chiude la finestra elettorale di settembre. Tria ha conti diversi: per Reddito e Quota 100 il risparmio è di circa 5 miliardi. Si evita così la manovra bis

[Il retroscena] Salvini manda Conte e Tria a trattare a Bruxelles sui nostri conti pubblici. Ma li tiene al guinzaglio

Il premier Conte non è in discussione. Siede nel mezzo, “giurista tra politici” – quanto peso in questo distinguo -  e ha “mandato pieno” a trattare in Europa su procedure d’infrazione e legge di bilancio. E però “il mandato pieno” ha anche un bel guinzaglio stretto nelle mani della Lega. Perché il governo, quello vero, sono loro, cioè Salvini e Giorgetti che sta due sedie più in là e mentre il premier parla sbircia sull’ipad la partita della Nazionale under 20. “Perché l’unico commissario che vorrei veramente fare sarebbe questo - sorride - però poi, no dai, io faccio quello che serve”. I 5 Stelle? Al momento non pervenuti. Tutt’al più spettatori o meglio impegnati nella loro “graticola”, gli incontri dove i parlamentari quando cala la sera fanno l’esame e danno i voti ai membri pentastellati del governo. Di Maio in tv a fare le pulci a Salvini e ai “suoi” provvedimenti 

La cartina di tornasole

Ieri, cioè il primo giorno della Fase 2 del governo del cambiamento, è una fotografia piena di indizi dove nulla o quasi è quello che sembra. Perché nulla o quasi è cambiato rispetto alla Fase 1 dove la Lega era e resta padrona.

La cartina di tornasole per capire l’esperimento politico in corso è la conferenza stampa che lo staff del vicepremier Salvini annuncia ieri pomeriggio alla fine della riunione del Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto sicurezza bis. Un’ora e passa in cui Salvini, complice Giorgetti, marca di continuo la primazia leghista. A cui Conte ribatte punto su punto per ribadire, casomai qualcuno avesse capito male, la propria legittimazione pubblica. Conte si era legittimato da solo una settimana fa. Lo ha rifatto ieri davanti a Salvini e Giorgetti. Utile e necessario alla vigilia dei tavoli a Bruxelles per trattare sulle nomine e ragionare sulla flessibilità dei nostri conti pubblici.

Il decreto sicurezza

Dopo una gestazione un po’ complessa, un mese e mezzo, quattro letture e successive modifiche e limature, Salvini ha issato un’altra delle sue bandiere. Sedici articoli che vanno in tre direzioni: contrasto all’immigrazione clandestina con il Viminale che esautora nei fatti Difesa e Infrastrutture (entrambi a guida 5 Stelle) e assume il controllo totale delle acque territoriali nazionali impedendo la navigazione alle navi delle ong che se disobbediscono  saranno multate (dai 10 ai 50 mila euro); misura spazza-clan (ognuno deve avere il suo spazza- qualcosa), ovverosia l’assunzione di 800 ufficiali giudiziari per notificare ed eseguire 12 mila arresti arretrati soltanto nel distretto giudiziario di Napoli ; una stretta pazzesca su manifestazioni e ordine pubblico dove chi partecipa ad un corteo con un casco o un bastone rischia fino a 4 anni. Si tratta di un decreto giudicato da Pd, + Europa e  sinistra“molto repressivo”, la seconda puntata di una prima (quella che ha smontato il sistema dell’accoglienza dei migranti) che è già stata sommersa dai ricorsi per sospetta incostituzionalità e su cui il 19 giugno si pronuncerà la Corte Costituzionale.

Di Maio e i puntini sulle “I”

Un decreto che Di  Maio durante la campagna elettorale ha fatto di tutto per rinviare e per tenere buona la parte sinistra del Movimento. Ma che ora può solo accettare. Il vicepremier grillino non si è presentato nella sala stampa di Chigi e però ha rilanciato a modo suo indossando anche lui, almeno un po’, i panni del ministro della sicurezza: “Bisogna fare di più sui rimpatri, sono troppi 500 mila irregolari”; “Urgono controlli sugli spacci gestiti da pakistani e cinesi, è una questione di sicurezza oltre che di concorrenza sleale ed evasione”. Il ministro dell’Interno non ha invece dubbi circa la costituzionalità del provvedimento, “lo abbiamo corretto nelle criticità segnalate”.  Nessun eccesso repressivo né limitazioni del diritto a manifestare. Circa i porti, “non c’è alcuno svuotamento di poteri” – è stato costretto a dire – “perché è vero che decido io ma di concerto con il ministro della Difesa e delle Infrastrutture”. Immediata la precisazione di Conte: “… e informandone il Presidente del Consiglio dei ministri”.  In pratica, almeno su porti e immigrazione, non cambia molto rispetto a prima.

Il mandato a Conte

Giancarlo Giorgetti è uno che non ama le conferenze stampa e va a quelle indispensabili. Possibilmente di sport. Tra lui e i 5 Stelle i rapporti sono prossimi allo zero. Roba che se veramente fosse lui il Commissario europeo, Di Maio sarebbe molto felice di non trovarselo tra i piedi ogni giorno a palazzo Chigi. Grande quindi la sorpresa nel vederlo spuntare ieri pomeriggio in sala stampa, Salvini, Conte e Giorgetti, in fila come tre piccoli indiani. “Sono qui perchè nel decreto approvato ci sono norme che riguardano la violenza negli stadi” ha spiegato il sottosegretario. Ma non ci ha creduto neppure lui.

Poi c’è stata una scena che va raccontata nei dettagli. I giornalisti hanno chiesto se la Lega si fida di Conte nella trattativa con l’Europa su manovra e conti pubblici. E se è disposta a stare uno e anche due passi indietro quando premier e ministro Tria saranno a Bruxelles per trattare come già fecero a dicembre scorso. Se ha ricevuto “mandato pieno” o delega in tal senso. In fondo eravamo tutti lì, Conte compreso, per sentire la risposta della Lega su questo punto. Va detto che Giorgetti ha iniziato a roteare gli occhi e a sorridere senza sapere bene dove mandare lo sguardo per evitare di incrociare quello di qualcun altro. Salvini, anche, ha mosso l’angolo destro del labbro e lo ha piegato in un sorriso imbarazzato. “Ma che delega… io sono il premier” ha rimarcato Conte “dunque è chiaro che ho mandato pieno. Se così non fosse vorrebbe dire che sono sfiduciato e ne trarrei subito le conseguenze, in modo inequivoco e trasparente, lascerei cioè l’incarico”. E a questo punto, Giorgetti ha smesso di sorridere e anche Salvini s’è fatto serio.

La trattativa a Bruxelles

Quando Conte parla a palazzo Chigi, il ministro economico Tria ha già informato Camera e Senato sulla richiesta di procedura d’infrazione arrivata da Bruxelles. Ha usato  parole come necessità di trovare un “ragionevole punto d’incontro” e di “compromesso finale con l'Ue sulla procedura per deficit eccessivo”. “E’ nel nostro interesse - ha detto Tria - trovarlo e costruirlo con un atteggiamento costruttivo per evitare la procedura di infrazione”.  Salvini non vuole certo trovarsi appiccicata addosso l’etichetta di quello che ha messo l’Italia nelle mani della troika. Dunque lascia fare. E, anzi, fa sì con la testa quando Conte ribadisce che “nel governo siamo tutti determinati ad evitare la procedura d’infrazione” e che “siamo convinti della bontà delle nostre politiche economiche”. Anche per questo il senatore Bagnai non è forse la profilo più indicato per fare il ministro agli Affari europei.

Risparmi per 5-6 miliardi

Domani e venerdì il ministro economico le illustrerà all’Eurogruppo e all’Ecofin. Il deficit punterebbe nel 2019 al 2,2%, con un miglioramento del saldo strutturale di 0,1 punti percentuali di Pil in “sostanziale rispetto” delle regole. Questo perchè, come spiega un leghista con incarichi di governo, “il risparmio sulle due misure bandiera, Reddito e Quota  100, sarà intorno ai 5 miliardi. Il reddito impiegherà 3,5 miliardi invece che sette e Quota 100 2,5 invece che i 4,5 previsti”. Un risparmio che da solo ci aiuterà ad evitare la manovra bis richiesta (5-6 miliardi). Ora si tratta di convincere Bruxelles che la vede però in maniera diversa: tra il 2018 e 2019, la deviazione strutturale del deficit italiano, che rischia di mettere le ali al debito, è dello 0,4% di Pil: circa sette miliardi. E solo per il 2018 'ballano' circa tre miliardi che potrebbero dover essere congelati dai programmi di spesa per quest'anno, oltre ai due miliardi già bloccati dalla manovra 2019. Per non parlare della prossima manovra, che presenterebbe un conto di circa 50 miliardi.

La trattativa sui conti

Per tutti questi motivi tra Roma e Bruxelles la distanza resta ampia, tanto che il Comitato economico e finanziario ieri ha appoggiato la decisione di avviare la procedura accellerando nei fatti il lavoro della Commissione cui spetta la parola finale. Jean-Claude Juncker ha avvertito: “L'Italia rischia, è un problema serio, potrebbe essere una cosa lunga anni”.  Il premier butta acqua sul fuoco grazie al suo “rapporto di amicizia” con il presidente della Commissione che “sbaglia a dire che la nostra direzione è sbagliata così come sbagliò quando assunse decisioni sulla Grecia”. “Ho bisogno di parlare, spiegare, di avere un confronto serio senza tensioni e pregiudizi (leggi senza uno dei due vicepremier che incendiano la scena con qualche provocazione, ndr)” dice Conte. Ecco perchè “dobbiamo avviare subito la discussione sulla legge di bilancio, recuperare chiarezza di intenti e condivisione degli obiettivi”.

Le riunioni

Avviare ora la discussione sulla legge di bilancio, come dice Conte, significa chiudere nei fatti la finestra elettorale di settembre. Salvini lo capisce, sta al gioco e ribadisce i suoi paletti: “La flat tax e un pesante taglio delle tasse saranno la parte più importante della manovra. Si cresce tagliando la tasse, Bruxelles  lo deve capire specie se lo chiede l’Italia che è contribuente netto e all’Europa dà più soldi di quelli che riceve”. Il messaggio è chiaro: questo è “il governo del cambiamento soprattutto nei rapporti con la Ue”, quindi - detto a Conte che gli siede accanto - trovate un modo perchè un modo ci deve essere senza farsi mandare la troika. Stamani iniziano una serie di riunioni tecniche con Conte, Salvini e Di Maio e i tecnici del Mef per trovare la soluzione. Se il premier voleva un mandato pieno a trattare, possiamo dire che lo ha ricevuto in diretta e davanti a testimoni.

Timer e guinzaglio

Poi, certo, Conte, così come Tria, sono sorvegliati speciali. Timer e guinzaglio sono nelle mani di Salvini. “Se il vicepremier volesse capitalizzare e andare al voto anticipato? E’ un periodo ipotetico” si limita a dire Conte. Di cui può solo prendere atto. Così come del fatto  che il ministro dell’Interno non ha dubbi a dire che “lui sta sempre dalla parte di chi viene aggredito” e che quello del rapinatore “è un mestiere che comporta dei rischi”. Anche il fatto di essere ucciso. E’ l’ultima polemica, calda di giornata, sulla legittima difesa: il tabaccaio di Ivrea che ha sparato e ucciso il rapinatore moldavo gli avrebbe sparato dall’alto in basso e alle spalle, mentre era in fuga. Non esattamente una legittima difesa. Una presa di posizione che lascia di sale Conte. “Sono un giurista, non entro nel caso specifico, a noi spetta l’iniziativa legislativa” cerca di levarsi d’impaccio il premier.  Con Tria tenterà il miracolo. Se dovessero fallire, Salvini ha già la campagna elettorale pronta: contro Conte, Tria e il Quirinale colpevoli di averci consegnato all’Europa.