Salvini lancia il governo degli “assi di briscola”, con i migliori di ogni partito. Ma si riparla di Mattarella bis

La settimana che doveva essere decisiva, vedrà invece nuovi rinvii. Continua il gran gioco delle tattiche e delle pretattiche. Berlusconi a Roma e ha solo il Piano A: diventare Presidente. Salvini lancia e Letta apre ad un nuovo governo. Con Draghi al Colle

Salvini lancia il governo degli “assi di briscola”, con i migliori di ogni partito. Ma si riparla di Mattarella bis
Salvini (Ansa)

La morte di David Sassoli ha “regalato” un pomeriggio di vera unità nazionale al frammentato e diviso Parlamento italiano. Per qualche ora, nel ricordare il Presidente del Parlamento europeo che si è spento la notte scorsa, tanto l’aula della Camera che del Senato hanno ascoltato parole orgogliose, fiere e alte, da parte degli amici, ovvio, ma anche degli avversari politici. Il premier Mario Draghi ha raccolto il testamento politico, da “vero europeista” e ne ha promesso la continuità. 

Così si registra “un effetto Sassoli” anche nelle logoranti trattative per l’elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica. Una sorta di sospensione. La settimana che doveva essere decisiva per il centrosinistra e per il centrodestra, sarà invece un’altra settimana di stallo. Operoso, però. Sperando che la memoria e il testimone di un vero europeista possano illuminare le scelte degli uni e degli altri.  

Tutto rinviato

Il segretario del Pd Enrico Letta ha rinviato tutte le riunioni, della Direzione e dei parlamentari. Convocate per giovedì per trovare la quadra, sono slittate a sabato dopo i funerali di stato di Sassoli. Silvio Berlusconi è arrivato nel pomeriggio a Roma, ha raggiunto Villa Grande che sarà il quartier generale del centrodestra durante le urne quirinalizie ma anche il vertice di centrodestra, da convocare una volta apprese le decisioni del Pd ( e di Conte), è destinato ad essere rinviato alla prossima settimana. Tutto fermo, quindi. Il grande stallo. Mentre proseguono i contatti informali, le tattiche e le pretattiche. Conviene però sintonizzare le antenne su Villa Grande. Anche il Nazareno ha ammesso che nessuno può decidere da solo. Tanto meno il centrosinistra che seppur alleato sulla carta con i 5 Stelle, ha sempre meno voti del centrodestra. “Che facciano quindi una proposta, diano una rosa di nomi purché non si parli di Berlusconi” è l’offerta arrivata dal segretario Letta. Ma il veto sul Cav è irricevibile. “Berlusconi è la candidatura migliore, non è divisivo e raccoglie largo consenso anche all’estero” ha detto ieri il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè. A Villa Grande ieri sera il Cavaliere ha cenato con i capigruppo e si racconta di “un ottimo clima” e di “ottimismo generalizzato sui numeri in generale”. L’operazione Scoiattolo, così la battezzò una volta Berlusconi, consiste nel cercare i voti uno dopo l’altro e metterli via, in dispensa, per usarli al momento opportuno. Come fanno gli scoiattoli con ghiande. Appunto. Ma intanto Berlusconi non è ancora ufficialmente candidato e lunedì ha alzato il tiro: “Se Draghi vuole andare al Quirinale, sappia che Forza Italia non starà più in maggioranza”. A Brunetta, Gelmini e Carfagna, gli azzurri al governo, è venuto uno sturbo. Ma si tratta di tattiche, appunto. Non c’è nulla di deciso. La candidatura di Berlusconi, non ufficializzata, e le legittime ambizioni di Draghi (che comunque si è messo a fare lo spettatore), bloccano nei fatti tutta la partita. 

La mossa di Salvini: il governo dei migliori politici

Appena arrivato Berlusconi ha ricevuto Tajani e incontrato i capigruppo. A tutti ha ripetuto di non voler fare passi indietro e di avere i numeri per decidere la partita. “Non è mai stato così deciso” spiegava ieri uno degli ospiti di Villa Grande. Nei giorni scorsi alcuni fedelissimi come Gianni Letta e Fedele Confalonieri non avrebbero nascosto i propri timori all'ex premier ma il Cavaliere avrebbe ribadito l'intenzione di andare avanti. E di avere possibilità concrete di potercela fare. Nella convinzione che Draghi non possa inseguire ambizioni personali ma debba fare gli interessi del Paese. Poi tra i parlamentari azzurri c’è chi rassicura i colleghi del Pd “guardate che poi lascia, vedrete, sta bluffando”. Enrico letta ha deciso da una decina di giorni di non fidarsi e di prendere tutto molto sul serio. Se è un gigantesco bluff, l’unico modo per metterlo a nudo è crederci.

Così tutti “ballano” intorno a Berlusconi. Mentre gli azzittii erano a cena a villa Grande, Salvini, Meloni e Letta erano in giro nei vari talk tv a fare tattiche e pretattiche. Salvini, ospite di Porta a Porta, riconosce a Berlusconi il merito di aver creato “il centrodestra e per riconoscenza e stima politica, oltre che per affetto personale ovviamente, ha tutto il titolo e il merito di proporsi”. Ribadisce - su questo il centrodestra è compatto - che Draghi deve restare a palazzo Chigi ma sia che resti sia che vada al Colle, il leader della Lega ieri sera ha fatto balenare l’ipotesi del rimpasto di governo con dentro tutti i segretari di partito, nessuno escluso. E l’unico modo per blindare la legislatura. “I partiti una volta eletto il presidente della Repubblica dovranno riflettere su un governo con gli assi di briscola. Tutti, dal primo all’ultimo”. Compreso lo stesso Salvini. “Ne riparleremo più avanti” ha detto ma “io non sono uso ritrarmi dalle mie responsabilità”. Alla fine è questa la novità di giornata. “Una volta eletto il presidente della Repubblica - ha spiegato Salvini - bisognerà riflettere anche sulla natura del governo, mettere in campo tutte le energie migliori possibili da parte di tutti i partiti. Sicuramente un governo debole da qua a marzo 2023 non fa un buon servizio agli italiani”. Ieri sera dunque le quotazioni di una maggioranza Ursula, centrosinistra e Forza Italia almeno una parte, guidata da un politico (il nome è sempre quello del dem Franceschini) erano in netto calo. 

Meloni e l’urgenza del piano B

Giorgia Meloni era invece ospite di Fuori dal coro su Rete 4. I più scettici sulla candidatura di Berlusconi si contano proprio tra le fila di Fratelli d’Italia. La Presidente è costretta anche lei a mangiare le foglia e insiste su tre punti: “Il centrodestra ha la golden share e può giovare la partita dall’inizio alla fine”; Draghi (che Meloni vedrebbe bene al Quirinale) chiarisca “se è candidato o no” (ma questo il premier non può farlo); la necessità di un Piano B. “Non vorrei mai che andiamo dietro alla candidatura di Berlusconi e dalla quarta votazione, quando è chiaro che il Cavaliere non ce la può fare, restiamo col cerino in mano”. Il Piano B è una rosa di possibili candidati di area centrodestra. Si parla di Pera, Moratti e Casellati che avrebbe il vantaggio di liberare la Presidenza del Senato in favore di un dem di calibro come Luigi Zanda. Ma è chiaro che serve qualcosa di più. "Un effetto non speciale ma inatteso” dice un fedelissimo di Meloni. Il problema è che Berlusconi non ha alcuna intenzione di pensare ad un Piano B visto che esiste solo il Piano A: lui medesimo. Che infatti prosegue nell’operazione Scoiattolo: sta chiamando uno per uno i parlamentari, soprattutto grillini e gruppo Misto. A tutti dà appuntamento alla quarta votazione spiegando che con lui al Colle non si andrebbe a votare.  

Il Mattarella bis

Il segretario dem, ospite su La 7, ha ascoltato con interesse la proposta di Salvini. E ha aperto all’ipotesi governo dei migliori ma politici nel caso Draghi diventi presidente della Repubblica. “Anche se noi trovassimo l'accordo su un candidato con un largo consenso, un patto di governo deve trovare nuova energia - ha spiegato Letta - Siccome la legislatura deve andare fino alla scadenza naturale, c'è bisogno di un nuovo patto di governo con nuove energie e stimoli”. Letta però ieri sera ha riportato in alto l’ipotesi del bis di Mattarella e del mantenimento dello status quo. “Sarebbe il massimo” ha detto, aggiungendo subito dopo che bisogna rispettare le sue decisioni. L’ipotesi della rielezione corre sotto traccia, e contro i desiderata del diretto interessato, ma emerge ormai sempre più spesso. L’hanno esplicitata i Giovani turchi dem (Orfini) e altri parlamentari di peso come Stefano Ceccanti. L’hanno messa sul tavolo prima i senatori 5 stelle e ieri anche i deputati. L'opzione è poco gradita a Lega, Fdi e a FI ma con il dilagare dei contagi e lo stallo asfissiante mentre il paese avrebbe bisogno di decisioni importanti, ieri non veniva esclusa neanche nel partito azzurro. “Non forzerei il presidente Mattarella a fare quello che più volte ha ribadito di non voler fare” ha sottolineato Salvini. Ma se dalla quarta votazione iniziano a votarlo, anche Mattarella dovrà mettere da parte i suoi piani.  

L’Aventino del Pd

Stallo per stallo, tanto vale tentare anche la strada dell’Aventino. Ne ha parlato ieri sera il segretario dem. E’ un gioco di rimessa. Per prendere altro tempo. Visto che il centrodestra dice di restare su Berlusconi, lo facciano pure. Però da soli. Nel senso che il centrosinistra, 5 stelle compresi, starebbe pensando di non votare nelle prime tre votazioni. Di uscire dall’aula. Una mossa con doppio effetto: Berlusconi potrà così contarsi; eventuali contattati dell’alleanza giallo-tossa non potranno giocare scherzi nel segreto dell’urna. Lo stallo continuerebbe così fino al 27 gennaio compreso. Se ne riparla dalla quarta votazione, messi in fila voti e pallottoliere. E, nell’angolo, i franchi tiratori. Ma i 5 Stelle hanno già avvertito: “Il Pd faccia i suoi giochi e noi decidiamo cosa fare”. Perchè poi, anche qui, Letta fa asse con Conte. Ma Conte non fa asse con i suoi. Dietro tutto questo, muove i fili Matteo Renzi. Che lavora in silenzio.