Salvini tenta il colpaccio: federare il centrodestra italiano ed europeo. Respinto con perdite

In Portogallo al congresso di Id, propone un gruppo unico con Conservatori e Popolari. Fdi: “Non ci provi neppure”. Domani il vertice sui sindaci. Le tensioni potrebbero farlo slittare. Meloni insiste su Michetti. Ma da Fdi c’è chi fa il nome di Calenda 

Salvini tenta il colpaccio: federare il centrodestra italiano ed europeo. Respinto con perdite
Foto Ansa

Come sempre più spesso accade, quasi ogni giorno, Matteo Salvini cerca di dare le carte al tavolo del centrodestra. Nazionale ed europeo.  Ieri, relatore d’onore in mattinata  a Estoril per il congresso di “Identità e democrazia” il gruppo europeo delle destre sovraniste dove milita la Lega e nel pomeriggio a Coimbra al congresso  dei nazionalisti della  Chega, ha sparato alto. Molto alto. E se all’inizio di aprile con l’ungherese Viktor Orban e il polacco Mateusz Morawiecki lanciò “Rinascimento europeo” il nuovo gruppo che avrebbe dovuto sfidare il Ppe, ieri, due mesi tenta il colpo ancora più in grande: gruppo unico al Parlamento europeo, frutto della convergenza “del meglio” dei gruppi europei di Id, Conservatori, Popolari e Orban. Obiettivo: “Essere determinante" in Europa e sconfiggere “le sinistre delle tasse e della burocrazia”. Diciamo subito che se il “Rinascimento europeo”sembra già essere stato messo nel cassetto, anche  il progetto di ieri, almeno a giudicare dalle prime reazioni degli eventuali compagni di strada (Forza Italia e Fratelli d’Italia, al momento), non sembra avere molte gambe. E allora il tema diventa anche un altro: l’attivismo di Salvini, segno di forza o debolezza.

Quattro fattori

Di sicuro è figlio di almeno cinque fattori. Il primo: una competizione serrata nel centrodestra italiano con Giorgia Meloni che ormai lo tallone stabilmente nei sondaggi staccata di 3-4 punti percentuali. Il secondo: la competizione con Meloni è anche a livello europeo visto che Giorgia è presidente dei Conservatori, un gruppo europarlamentare più spendibile di Id. Il terzo:  

l’opa (consensuale?) lanciata un mese fa nei confronti di Forza Italia quando Salvini ha iniziato a firmare comunicati con il nuovo soggetto “il centrodestra di governo” cosa che ha provocato la nascita del nuovo gruppo “Coraggio Italia”, parlamentari che già sanno di non avere chance di una nuova candidatura una volta finiti nelle mani di Salvini e che cercano di spazio al centro. Il quarto ha una valenza tattica generale: conquistare quello standing internazionale europeo indispensabile per fare il premier anche in Italia, nel 2022 come nel 2023. Il quinto: il duello Salvini-Meloni si è spostato oltre confine. Se Salvini è in Portogallo dalla Chega,  Meloni è reduce da un viaggio a Madrid ospite di un convegno di neofranchisti e poi a Varsavia. Obiettivo: stoppare il progetto del gruppo unico della Destra in Parlamento europeo caro al segretario della Lega.

Il federatore

Dunque ieri di prima mattina, occhi sull’oceano dalla bellissima sala del Palacio Estoril di Cascais, residenza scelta per l’esilio di re Umberto II e famiglia, Salvini  ha parlato ai centrodestristi italiani ed europei. Dandosi il ruolo di “federatore della nuova Europa”. Così come negli anni passati si era dato quello del picconatore della vecchia Europa.  Accanto a lui  esponenti di tutte le componenti del gruppo europeo Id, dalle Fiandre alla Francia, dall' Estonia, alla Grecia e alla Slovacchia. Salvini propone entro giugno un grande appuntamento, stavolta a Roma, per stringere i tempi. “Questo è il momento - ha spiegato - in cui dobbiamo lavorare per mettere insieme il meglio dei tre gruppi Id, Ecr e Ppe alternativi alle sinistre, per essere determinanti e per diventare i primo gruppo all'interno del Parlamento europeo”. Nel corso della giornata, tra una diretta Facebook e un collegamento tv (ospite a Stasera Italia su Rete 4) il leader della Lega ha avuto modo di spiegare meglio la sua intenzione. “La Lega - ha ragionato - è il primo partito in Italia e nel Parlamento Ue, potremmo dire ce ne freghiamo, gli elettori ci danno la fiducia, ma secondo me dopo il Covid c'è bisogno di unità e lavorare sui temi comuni. Se popolari, conservatori e identitari uniscono le energie migliori, siamo i primi e non ci sarà più un'Europa a trazione socialista o addirittura comunista, e così faremo anche nel Parlamento italiano”.

Scetticismo

Difficile dire  se l’appello federatore di Salvini possa sortire qualche effetto. Di sicuro lo scetticismo arriva subito da quelli che dovrebbero essere i soci italiani. E alla fine più che una mossa studiata  - dicono fonti di Fratelli d’Italia - “è sembrato il solito tentativo un po’ scomposto e non ragionato di occupare la scena e non scivolare secondo”.  Antonio Tajani, coordinatore azzurro ma anche vicepresidente del Ppe, ha subito ricordato al leader leghista che il Partito popolare europeo “non può rinunciare alla propria identità” ed è “impossibile" che faccia accordi con "Afd o Le Pen che sono antieuropeisti". Durissimo anche Carlo Fidanza, capo della delegazione FdI al Parlamento europeo, che ha suggerito a Salvini di stare al posto suo visto che il lavoro di raccordo delle forze “anti-sinistra” lo sta facendo da mesi Giorgia Meloni, presidente dei Conservatori europei, “baricentro” di ogni allargamento al centro in Europa.

“La strada giusta”

Dietro lo stop di Tajani, analogo a quello arrivato da Maurizio Gasparri (“Forza Italia sta bene nel Ppe ed è lieta di essere alleata di Salvini in Italia”) ci potrebbe anche essere una lettura più sottile. Il coordinatore azzurro ci intravede, ad esempio, “il travaglio positivo delle sue intenzioni”. La conferma che Salvini ha smesso per sempre i panni dell’antieuropeista anti euro.  “Ormai fa parte del governo Draghi e ha fatto una scelta europeista, altri no” ha aggiunto Tajani sottolineando, in maniera implicita, che il leader leghista ormai sia lontano anni luce dalla fase in cui paragonava l'Ue all'Urss e attaccava senza sosta il Ppe e Angela Merkel. In serata, in una delle tante repliche, Salvini ha voluto replicare a Tajani. “Vorrei solo chiarire che io non ho alcun travaglio. Anzi. Segnalo a tutti che il quadro è in movimento per tutti. Se il Cdu perde in Germania alle elezioni di settembre tutto si rimette in gioco, anche in Italia…E poi basta con queste etichette di sovranisti, populisti, piacciono solo ai giornalisti. Adesso è il tempo di unires”. Il voto in Germania coincide temporalmente con le amministrative italiane. Saremo già nel pieno del semestre bianco. E non c’è dubbio che quella di Salvini sia una rivendicazione di leadership. Anche perchè ieri, poi, abbassati un po’ le videocamere, il leader della Lega  ha smesso i panni del federatore lungimirante e battuto il ferro sui suoi temi tradizionali e identitari: lotta all'immigrazione clandestina, no all'adozione per gli omosessuali, no all'utero in affitto e strenua difesa delle radici cristiane dell’Unione. Temi che hanno per l’appunto infiammato i 400 delegati del partito nazionalisti di Chega. Oggi Salvini andrà a Fatima. “Ringrazio per questa opportunità. Il Portogallo, l'Italia e l' Europa sono cristiani. No all' estremismo islamico in Portogallo, in Italia in Europa”.

Estremizzare Meloni?

Gli osservatori della politica italiana si dividono tra chi dice che Meloni e Salvini in realtà non potrebbero mai dividersi e chi, la maggioranza, è convinta di sapere con certezza che i due sono alla canna del gas. Un rapporto non più recuperabile, alimentato da sospetti, tradimenti veri e presunti. Non ha quindi disteso gli animi l’articolo di Sallusti, da poco diventato direttore di Libero, in cui  si ipotizza un “patto Salvini-Berlusconi” per ridimensionare Meloni. “Ma quando mai - ha replicato Salvini - ieri ho sentito Berlusconi, questo è vero, perchè dopo aver letto tutto quello che ho letto, volevo accertarmi di persona delle sue condizioni. Che sono buone, direi”. Anche il gruppo europeo con tutti dentro, potrebbe in effetti essere uno dei tanti modi per togliere centralità a Meloni.

Sindaci, vertice a rischio?

Ora è chiaro che questa ennesima turbolenza di fine settimana potrebbe avere conseguenze sul vertice convocato da Salvini per domani pomeriggio a Roma per decidere una volta per tutte le griglia dei sindaci. Sabato in giornata era stato recuperato (mediazione Lega-Forza Italia) lo strappo di Coraggio Italia, il nuovo gruppo di centro che ha portato via dodici deputati a Forza Italia. Il nuovo gruppo dei Toti e Brugnaro è stato coinvolto al tavolo sui sindaci. Non è stato facile e non era scontato vista e considerata l’ira di Berlusconi per la fuga dei suoi. Ma quello è un gruppo che non vuole morire salviniano. E neppure meloniano. Messo un cerotto allo strappo, è arrivato il nuovo affondo di Salvini dal Portogallo. Il vertice resta sempre convocato. Ma la quadra sui nomi ancora non c’è.

Cresce il tribuno della radio

Il candidato sindaco di Roma del centrodestra potrebbe essere veramente il “tribuno della radio”, al secondo il professore di Diritto amministrativo Enrico Michetti che si divide tra aule universitarie e microfoni di una ascoltata radio romana dove dispensa consigli su Roma, giudizi ipotetici sui vaccini e definisce il “saluto romano” una pratica igienica. Dopodichè, il professore ha auto in passato incarichi anche in area di centrosinistra.

Forza Italia non ne vuole sapere di “candidare a sindaco questo individuo”. La Lega più che scettica, vorrebbe vedere Fratelli d’Italia alla prova del candidato civico, su quali riserve di classe dirigente può contare il partito di Giorgia Meloni. Lo scetticismo su Michetti è condiviso anche dentro Fd’i. “Dovevamo spiazzare tutti e tentare di candidare Calenda” azzarda un big del partito.   Ecco che tra i nomi per Roma torna in auge il giudice Simonetta Matone (indicata da Forza Italia). Milano è una partita esclusiva di Salvini. Ma anche, dai sondaggi, una partita già chiusa a favore dell’uscente Sala.