[il punto] 90 minuti di faccia a faccia. Salvini rassicura Draghi. Mentre la “federazione” di centrodestra si ferma ai box

Lungo colloquio ieri a palazzo Chigi. Salvini: “Noi sosteniamo con convinzione questo governo”. Dubbi e vantaggi da un lato e dall’altro. “Nessun passo finchè Salvini non realizza che noi, il polo moderato, siamo indispensabili per il suo progetto”

[il punto] 90 minuti di faccia a faccia. Salvini rassicura Draghi. Mentre la “federazione” di centrodestra si ferma ai box

Federazione di centrodestra? Sì, boh, forse, chissà. “Non sarà una fusione, semmai un coordinamento” precisa Salvini in serata dopo che da Arcore è arrivata una frenata. “E’ necessaria una pausa di riflessione” dicono parlamentari azzurri che hanno potuto parlare con Silvio Berlusconi. L’accelerazione del fine settimana sul “gruppo parlamentare unico”, che annunciata il venerdì sembrava già fatta il sabato, è una buona idea che però “necessita approfondimenti”. Perchè “non può essere una annessione” specie se, nella fattispecie, dovesse essere “della Lega nei confronti di Forza Italia”. Lo stesso Salvini, sempre ieri in serata, parla di “coordinamento”. Che poi è ciò che fanno già da anni, con alterne fortune e non sempre tutti insieme, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. E se non bastasse la prudenza lessicale di Salvini e gli spifferi già raccolti a metà pomeriggio, ecco che, sempre in serata, arriva l’annuncio dei capigruppo azzurri: rinviate le riunioni dei gruppi parlamentari che tra oggi e domani avevano all’ordine del giorno il dossier “federazione”. Il presidente dei deputati Roberto Occhiuto ha informato i suoi con un messaggio nella chat interna di aver parlato con al telefono con Silvio Berlusconi che gli avrebbe chiesto di rinviare l'incontro perché vuole organizzare nei prossimi giorni una riunione dei deputati azzurri alla quale vuole intervenire. “Non è all'ordine del giorno alcuna decisione sull'eventuale federazione con la Lega. E tutto verrà discusso e approfondito nelle sedi opportune, nel partito e nei gruppi parlamentari” ha precisato Occhiuto. Il fatto che tutto ciò avvenga tra le 17 e le 19 mentre Matteo Salvini è a colloquio a palazzo Chigi con il premier Mario Draghi è una pura coincidenza. Ad ogni modo suggestiva.  

90 minuti

“Siamo stati così concentrati che il tempo è passato e non ce ne siano neppure accorti” ha detto il leader della Lega lasciando palazzo Chigi dopo le 18 e 30. Era entrato alle 17 ed insieme hanno affrontato i temi “a 360 gradi”. Il succo dell’incontro è che Salvini si è impegnato “ad aiutare e non mettersi di traverso sull'agenda di governo”. Il premier ha convocato la scorsa settimana Giorgia Meloni. Ieri Salvini. Si ha l’idea che incontrerà tutti i leader di maggioranza e opposizione per fare un tagliando. Alle forze parlamentari tutte visto che il premier ripete spesso che “non è la maggioranza ma il Parlamento che deve affrontare le sfide che ha di fronte il Paese”.

E’ il secondo tagliando. Il primo risale ad un mese e mezzo fa, quando è iniziato l’iter del pacchetto Pnrr. Oggi il premier ha davanti altre scadenze dirimenti: il completamento della Semplificazione, la riforma della Pa, del fisco, della giustizia. Tutte scadenze che, se non rispettate, mandano all’aria lo sforzo sin qua fatto per il Pnrr. E non basta: presto inizierà la campagna elettorale per le amministrative di ottobre e il 3 agosto scatta il semestre bianco, sei mesi in cui i gruppi hanno la certezza che le Camere non potranno essere sciolte. Almeno fino a febbraio 2022. Insomma, Draghi ha bisogno di sapere che la navigazione sarà assicurata. Garantendo a sua volta la necessaria agibilità politica a tutte le forze presenti in Parlamento.  

Le promesse di Matteo

“Un’ora e mezza di chiacchierata cordiale tra Matteo Salvini e Mario Draghi, a conferma del clima di crescente sintonia” dirà alla fine l’ufficio stampa del segretario specificando che “non è stato affrontato il tema della federazione di centrodestra” in Italia e in Europa (Salvini è al lavoro su entrambi i fronti) e sottolineando che “tutte le proposte del partito hanno l'obiettivo di rafforzare il governo in Italia e all’estero”. Insomma, - si aggiunge - “un rapporto di reale fiducia e collaborazione con Palazzo Chigi”.

Dal premier Salvini avrebbe ottenuto rassicurazioni sulle riforme del fisco e della giustizia: nessuna barricata in nome della flat tax, nessun intralcio al lavoro della ministra della Giustizia Marta Cartabia con i referendum sul processo e sulle carriere dei magistrati che anzi saranno “di aiuto all’azione del ministro”. Peccato che Pd e 5 Stelle non la pensino allo steso modo. “Condivisione totale anche sull’immigrazione” ha precisato Salvini, dossier su cui il premier ha chiesto collaborazione in vista dei mesi estivi, dell’inevitabile aumento degli sbarchi e del solito nulla di fatto da parte di Bruxelles. “Siamo sulla stessa linea di Draghi: accordi con i paesi europei e con i paesi africani di origine” ha precisato Salvini. Tutto bene, quindi. Salvo poi lasciare palazzo Chigi, entrare a Montecitorio, incontrare ministri e sottosegretari e spiegare loro che “sarà un’estate con la Lega protagonista”.  

In piazza il 19 giugno

Al di là del solito doppio profilo - di lotta e di governo - a cementare il patto di governo è l'economia che per Palazzo Chigi è “in netta ripresa” con un Pil che dovrebbe spingersi oltre le attese (+5% invece di +4%) fa sognare (a Salvini) “un’estate da boom economico”. Su questo tasto il leader leghista insiste per dimostrare la bontà della scelta di stare in maggioranza. E per convocare la manifestazione “Prima l’Italia” (Roma, 19 luglio) dove saranno vantati i “successi” dell’esecutivo Draghi e della delegazione di ministri e sottosegretari della Lega. Questo per marcare la differenza con Meloni e Fratelli d’Italia, “ben diversa cosa dal centrodestra di governo responsabile e propositivo”. Nella speranza, poi, che per quella data “la federazione del centrodestra” possa aver fatto passi avanti. Anche questo un aspetto che preoccupa Draghi dal punto di vista della tenuta della maggioranza. Un gruppo parlamentare unico di centrodestra avrebbe la maggioranza all’interno della maggiorana di governo. Questo darebbe una chiara connotazione a destra dell’esecutivo Draghi creando plasticamente un problema enorme nella sua parte sinistra e quindi allo stesso premier. Ma anche questa azione di disturbo rientra nel tatticismo costante di Salvini.  

La golden share deve attendere

Mettersi in tasca, intestarsi la golden share del Parlamento unendo le forze con FI. Di questo, ha assicurato Salvini, “non abbiamo parlato nei 90 minuti con Draghi. Con cui abbiano invece affrontato la ripresa economica dell’Italia”. Può darsi, ma il tema della federazione è stato il convitato di pietra dell’incontro. Perchè anche un bambino capisce che proporre una cosa del genere e insistere per portarla avanti è destabilizzante e non un sostegno all’azione del governo Draghi.

Se non lo ha capito Salvini, lo ha invece compreso Berlusconi. I malumori tra gli azzurri consigliano prudenza, e tutto questo condiziona, nel senso che rallenta, anche il cantiere delle comunali: il vertice decisivo per la scelta del candidato sindaco a Roma e Torino slitta ancora. Fratelli d’Italia resta convinta che l’uomo su cui puntare c’è già, il professore e tribuno della radio Enrico Michetti. Forza Italia e Lega sono assai meno convinte. In generale, è chiaro che nè Salvini nè Meloni “vogliono” veramente vincere le due capitali italiani e governarle. Altrimenti la loro candidatura avrebbe risolto tutti i problemi e, specie a Roma, il risultato sarebbe stato quasi garantito.  

Ciò detto, l’operazione dei gruppi unitari appare molto complicata. Rischierebbe di amplificare scontenti soprattutto tra le fila di Fi ma anche tra i leghisti, dal momento che unire i gruppi vorrebbe dire anche ridurre il numero degli incarichi. Il pressing sul Cavaliere per fermare i motori è stato notevole. Non tanto per l’idea in sè, da sempre coltivata da Berlusconi, ma per le modalità. In questo caso, chi annette chi? E per fare cosa? In base al peso specifico di ciascuno, è chiaro che sarebbe la Lega ad annettere Forza Italia. Quando questo concetto è stato trasferito in modo chiaro al presidente Berlusconi - oltre al fatto che la sua salita al Colle come Presidente della Repubblica è un’illusione malsana come chi l’ha fatta crescere - è stato deciso di confermare il progetto ma anche di rinviarlo.  

Favorevoli & contrari

L’operazione politica del segretario leghista rischia quindi di incagliarsi sulle perplessità di Forza Italia che dice No a “blitz improvvisati” e chiede quantomeno una maggiore condivisione. La richiesta è avanzata espressamente dalla ministra per il Sud Mara Carfagna, tra le azzurre più critiche insieme alla collega Mariastella Gelmini. Una necessità che ieri è parsa chiara anche nella Lega.

Il punto è che anche Silvio Berlusconi ambisce a costruire un rassemblement del 30% e oltre, con il sogno di giocarsi la partita del Colle. “Berlusconi - spiega chi gli ha parlato - non può certamente concludere la sua storia con un partito sotto le due cifre. L'idea della federazione è la sua, non è possibile che ognuno guardi al proprio orticello. Berlusconi presidente della federazione inoltre avrebbe molto più peso dello stesso Salvini”. Ragionamenti dei fedelissimi che però si scontrano con i tanti dubbi dei dirigenti azzurri. A cominciare dal fatto che un gruppo unico vorrebbe dire perdere posti e incarichi, dal capogruppo ai presidenti di commissione fino ai segretari d’aula. “Non se ne parla” taglia corto nel pomeriggio un dirigente azzurro. "La federazione serve solo a far rieleggere una ventina di parlamentari vicini a Berlusconi” allarga le braccia uno dei malpancisti. I più politici mettono sul tavolo un altro ragionamento: “Salvini ha bisogno del centro come dell’aria. Senza non ha alcuna possibilità di poter ambire a diventare premier in questa Europa. Ormai l’ha capito anche lui”. Da qui il richiamo ad avere maggiore consapevolezza del proprio ruolo.

Ma perplessità sul progetto della federazione ci sono anche nella Lega. Non va giù l’idea di condividere le liste con esponenti di altri partiti proprio nel momento in cui arriverà il taglio dei parlamentari. “Tutti i parlamentari della Lega con cui ho parlato sono d’accordo” ha invece chiarito Salvini. A microfoni, risulta il contrario. “Non possiamo dire cosa pensiamo della proposta perchè non ne sappiamo nulla” si è sfogato un dirigente di peso. “Poi ci aspetteremmo che una tale operazione politica passasse almeno da un congresso, come fu per la svolta nazionalista e la cancellazione di Nord dal nome”. Per non parlare dei dubbi sulle mosse di Salvini in Europa sempre tra le fila della Lega. “Se vuole la Federazione - è un’altra osservazione di queste ore - deve passare la linea di Giorgetti dell'adesione della Lega nel Ppe e smetterla di andare a proporre alleanze europee con i partiti delle destre”. Perchè insomma, come fa Salvini a far coincidere le posizioni di FI con quelle della Le Pen?”.  

Exit strategy

L'exit strategy per queste fughe in avanti che poi rischiano sempre il pantano, potrebbe essere quella di un coordinamento. Ad esempio due gruppi separati ma un unico “speaker” per ogni Camera, per agire uniti. Una prima riunione sulla federazione dovrebbe tenersi mercoledì. Da lì si inizierà a ragionare su un'idea che a Silvio Berlusconi non dispiace anche perchè fu lui a proporla nel 2019. “Nessuna intenzione di svendere il partito o farlo annettere ad altri” avrebbe detto ieri quando poi ha deciso di rinviare ogni decisione. E ogni riunione.