[Il retroscena] Salvini avvisa Conte: "Così non è più possibile andare avanti". Il governo piegato dalle inchieste giudiziarie

La giornata più nera del governo del cambiamento. Prima la notizia su Siri poi l'intercettazione di Raggi. Un senatore M5s: "Abbiamo avuto ordine di attaccare la Lega punto su punto". La mossa di Di Maio per recuperare consensi

Di Maio, Conte e Salvini (Ansa)
Di Maio, Conte e Salvini (Ansa)

Le intercettazioni viaggiano tra Roma e Palermo la mattina presto e il primo pomeriggio, mentre il governo è riunito a Reggio Calabria, cdm straordinario per dare una svolta alla sanità calabrese. Ce n'è per tutti: il sottosegretario della Lega Armando Siri indagato per corruzione in un'inchiesta che coinvolge anche imprenditori in affari con Matteo Messina Denaro, il capo dei capi di Cosa Nostra; la sindaca Raggi pizzicata in un'intercettazione in cui ordina ai vertici dell'Ama, che dovrebbe raccogliere i rifiuti a Roma, di modificare i bilanci "perché se ai romani aumento la Tari, altro che gilet gialli".  Il ministro 5 Stelle Toninelli che ritira le deleghe a Siri senza neppure il garbo di leggere una carta e di comunicarlo a premier e ai vice. 

Gli inquinamenti, presunti, sulla sanità umbra che hanno tenuto banco nei giorni scorsi sembrano roba da dilettanti. E se  questa inchiesta ha già ottenuto il suo prezzo politico - la testa della governatrice Katiusca Marini e l'assalto di Salvini alla roccaforte rossa dell'Umbria -  le intercettazioni di ieri, e quello che ne è seguito, hanno per la prima volta costretto il premier Conte a fare i conti con lo scenario della crisi di governo. 

Lo scontro nella riunione del Cdm

"Così non si va avanti" ha detto Salvini entrando nella sala della Regione che ospitava il cdm. "Hai capito Giuseppe, questi sono attacchi personali, è così da venti giorni e così non si va avanti, finisce qua...". I presenti sono rimasti muti, a cominciare dalla ministra  Grillo che doveva essere la protagonista del giorno. Di Maio non era ancora arrivato, Toninelli non c'era proprio. Salvini, furibondo, è stato preso sotto braccio da Conte che lo ha portato fuori qualche minuto. È stata una riunione tesissima. Le parole di Salvini sono arrivate, hanno riferito alcuni presenti, "come una bomba nella cristalleria". E quel "così non si va avanti" è ruzzolato da Reggio Calabria a Roma, e poi dentro i palazzi del Parlamento e del governo. Attimi di tensione al Senato nel pomeriggio dove, durante la votazione del Def, un grillino e un leghista hanno evitato per un soffio di fare a testate. E a palazzo Chigi dove i grand commis stanno con le antenne sempre in ascolto per capire se e quando e come riposizionarsi. 

Il contrappasso del giustizialismo 

E dire che doveva essere il cdm della riscossa, quello in cui il premier e la sua squadra avrebbero dovuto dare prova di salda tenuta e buona navigazione. 

Anche senza aver amato Dante e la Divina Commedia, in politica così come nella vita si ha ben chiaro cosa sia la legge del contrappasso. O del taglione.  Chi ha riempito le piazze al grido "onestà",cioè  i 5 Stelle, da qualche tempo deve fare i conti con mazzette, manette e file audio imbarazzanti. Chi, come Salvini, mercoledì pomeriggio era già in piazza a Perugia per dare inizio alla campagna elettorale sulle pelle delle governatrice indagata vagheggiando il crollo della regione rossa, la mattina dopo si ritrova Armando Siri, un uomo di punta della squadra di governo nonché il papà della flat tax, indagato per corruzione per una presunta mazzetta da 30 mila euro pagata da emissari vicini, secondo la ricostruzione della procura di Palermo,  a Cosa Nostra. È il contrappasso del giustizialismo che si diverte a tirare brutti scherzi. A cambiare pagina e storia senza un minimo di preavviso. E chi il giorno prima mostrava le manette, si trova il giorno dopo ammanettato e balbettante. 

Una giornata pazzesca

L'inchiesta che coinvolge Siri nasce a Palermo, pesca in quel settore già generoso di indagati che è l'eolico, coinvolge imprenditori come Vito Nicastri che avrebbe finanziato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro, e arriva a Roma quando appunto le cimici inciampano nel nome di un politico di spicco e membro del governo.  Siri sarebbe il destinatario  tangente da trentamila euro per "l'inserimento di provvedimenti di competenza governativa" che avrebbero poi garantito incentivi ad alcuni imprenditori nel settore del mini eolico. Nel decreto di perquisizione notificato ieri mattina al senatore dalla procura di Roma che lo tiene sotto controllo da sei mesi, si parla di " promessa e/o la dazione di trentamila euro da parte di Paolo Franco Arata", amministratore della Etnea srl e della Alqantara srl, dominus della Solcara srl e della Solgesta srl, aziende operanti nell'eolico. Arata padre è stato parlamentare con Forza. Il figlio nel luglio 2017 è stato ospite della Lega a un convegno a Piacenza. 

La difesa di Salvini, l'attacco del M5s

La notizia rimbalza sulle agenzie alle 9 del mattino. Salvini è in volo per la Calabria. La notizia lo travolge. Fa in tempo a dire - "Siri è una persona seria,  valida, saprà spiegare tutto, per me deve restare al suo posto e speriamo che la giustizia faccia presto" - che dal ministero delle Infrastrutture un solerte Toninelli fa sapere di "aver tolto le deleghe al sottosegretario Siri". Per Salvini è un "tradimento feroce", una "porcata pazzesca".  Nessuna  consultazione. Nessuna certezza sui fatti. A sera ancora non sarà chiaro se la tangente da 30 mila è stata promessa o incassata. È certo  invece che l'emendamento richiesto nel NaDef 2018 per favorire gli imprenditori dell'eolico  è stato scritto ma non approvato. 

Da quel momento e per tutto il giorno va avanti una raffica di dichiarazioni pentastellate che chiedono le dimissioni del sottosegretario. Corredate di dettagli così precisi sulle conoscenze di Siri e del professore lobbista Arata e sui loro agganci e frequentazioni in ambienti leghisti  quasi se Di Maio e soci avessero pronto da tempo un dossierino su Siri. Una nota dell'ufficio comunicazione 5 Stelle informa ad un certo punto della giornata che "in un convegno nel 2017 Arata era ospite in un convegno della Lega a Piacenza e disse: 'Dobbiamo mettere i nostri uomini nei posti giusti'. Su quali basi - si chiedono in coro i grillini - è avvenuto il processo di selezione  della classe dirigente della Lega?". Di Maio ci mette del suo chiedendo senza se e senza ma il passo indietro, da tutto, di Siri. "Qui si parla di corruzione, sulla sfondo c'è pure la mafia, non è un abuso d'ufficio o un peculato" ripete in più dichiarazioni il vicepremier 5 Stelle. 

Il file audio della Raggi

In questo clima di rabbia e sospetti reciproci si consuma il consiglio dei ministri. Il premier è terreo in faccia. "La situazione è molto molto difficile" ragionerà poi col suo staff. Tensioni e litigi ce ne sono stati tanti ma questa è una frattura carica anche di sospetto e di odio. "Molto difficile andare avanti" è la considerazione che rimbalza anche da palazzo Chigi. 

In questo clima arriva la seconda bomba di giornata. Il sito dell'Espresso pubblica un file audio relativo ad una riunione dell'ottobre 2018 in cui Virginia Raggi fa pressioni sull'allora Presidente e ad di Ama Luca Bagnacani. Gli chiede di "modificare il bilancio così come chiede il socio" perché non sarebbe tollerabile un aumento della tassa sui rifiuti e  perché "la città è in rivolta". 

L'incontro registrato dall'ex di Ama

Bagnacani, che ha registrato la telefonata allegandola poi ad un esposto in procura, cerca di opporsi. Ma la sindaca lo incalza: "L'operazione deve essere blindata". Raggi non è indagata ma è chiaro che anche questa cosa avrà sviluppi. I ministri leghisti, che già in mattinata avevano chiesto spiegazioni sul doppio binario dei 5 Stelle ("Raggi ed altri indagati ma protetti e Siri spogliato delle deleghe?") a questo punto affondano il coltello. "Se così stanno le cose la sindaca deve dimettersi...".

È chiaro a tutti, a cominciare dal Quirinale, che questa non è più una dialettica da campagna elettorale, un fraseggio forte ma mai oltre il punto di rottura come può essere stato fino a qualche giorno fa. "È cambiato tutto, abbiamo avuto ordini di bastonare la Lega su ogni cosa" confida un senatore grillino ad un collega di Forza Italia. Il non detto è che il contratto di governo ha esaurito la sua forza unificante. C'è chi sta scommettendo già su un governo di centrodestra e si prepara alle grandi manovre. Il governo vacilla sul terreno di quelle inchieste giudiziarie che ne era stato il presupposto.