[La polemica] Caro Salvini accetta un consiglio: stai alla larga da questo sindaco

Il sindaco si spinge fino a boicottare una mostra rievocativa sulle leggi razziali con argomentazioni a dir poco deliranti. Meraviglioso e orrorifico paradosso: gli studenti che dovrebbe imparare organizzano una ricerca su uno dei più grandi drammi della storia, e le autorità cittadine, che dovrebbero aiutare ad imparare, e soprattutto a promuovere la conoscenza, li boicottano. Giudicate voi

Il ministro Salvini e il sindaco Dipiazza
Il ministro Salvini e il sindaco Dipiazza

Le leggi Razziali? Meglio non parlarne. Ecco un consiglio facile facile per Matteo Salvini: se vuole davvero governare l’Italia si deve tenere alla larga da persone come Roberto Dipiazza, sindaco di centrodestra di Trieste, ex di Forza Italia, poi civico, oggi in avvicinamento rapido al Carroccio. Dipiazza si era già segnalato questa estate per una polemica a metà tra il demenziale e il ridicolo contro manifesto della “Barcolana” considerato (da lui) un pericoloso spot pro immigrati per via dello slogan:  "Siamo tutti sulla stessa barca". Un boicottaggio arrivato fino alla minaccia, proferita dall’assessore leghista di togliere il patrocinio e negare gli spazi pubblici qualora quella locandina e quello slogan non fossero stati modificati. 

In queste ore, invece, veniamo a conoscenza dell’ultima perla, veicolata dalla rete e rilanciata  dal ilFattoquotidiano.it. Il sindaco si spinge fino a boicottare una mostra rievocativa sulle leggi razziali con argomentazioni a dir poco deliranti. 

Meraviglioso e orrorifico paradosso: gli studenti che dovrebbe imparare organizzano una ricerca su uno dei più grandi drammi della storia, e le autorità cittadine, che dovrebbero aiutare ad imparare, e soprattutto a promuovere la conoscenza, li boicottano. 

Questi i fatti, giudicate voi. Il tema dello sterminio contro gli ebrei italiani avrebbe dovuto essere il cuore di una mostra dedicata al “Razzismo in cattedra” meritoriamente preparata dagli allievi del liceo “Petrarca” sotto la direzione dei loro professori. Tutto era già pronto per l’inaugurazione ma il sindaco Dipiazza si inalbera, e con una considerazione che rivela la sua singolare visione di una delle pagine più tragiche della nostra storia prende posizione: “Dico io, dobbiamo ancora sollevare quelle cose?”. Italiano zoppicante, ma messaggio chiaro. Smarrimento, incredulità degli organizzzatori. In un successivo incontro si capisce che Dipiazza non ha gradito quel riferimento preciso ed esplicito a una delle leggi più crudeli del fascismo. Una di quelle, tanto per dire, da cui prendono le distanze persino gli esponenti di Casapound. Invece cosa fa il sindaco?

Il 31 agosto, fa convocare  la referente del progetto convocata dall’assessore alla Cultura, Giorgio Rossi. Nel corso dell’incontro, le viene chiesto esplicitamente di modificare il manifesto dell’iniziativa, che era stato disegnato così: una foto d'epoca di tre ragazze in grembiule a cui era sovrapposta una tristissima prima pagina d’epoca del quotidiano “Il Piccolo” che era segnata da questo indegno titolo di apertura: “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”. 

Ha raccontato - coraggiosamente - la dirigente del liceo, Cesira Militello, sconcertata: “A quel punto ho scritto chiedendo dettagli sulle modifiche richieste. Ma non ho più ricevuto risposta, come non ho ricevuto conferma della disponibilità alla co-organizzazione e per questo, a ridosso dell’inaugurazione, abbiamo inviato comunicazione di rinuncia alla sala”. In un paese civile, uno come il sindaco di Piazzo, e dopo aver patrocinato una censura di questo tipo, viene costretto a chiedere scusa, o messo subito al bando, dalla sua maggioranza e dai suoi referenti politici. In un paese come il nostro, speriamo che questo accada per l’indignazione delle persone perbene, la vigilanza della stampa. E - soprattutto - il coraggio di una preside che non si fa intimidire.