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Salvini commissaria Toninelli con un commissario per le grandi opere

Il segretario leghista pretende che col decreto Sblocca cantieri, scritto da Luigi Di Maio, che sarà approvato mercoledì, si istituisca la figura di un commissario “tipo Expo” che si occupi di infrastrutture e riapra i cantieri. “E’ una duplicazione”, frenano i Cinquestelle, che non hanno però la forza di opporsi. Oggi la riunione tecnica. Toninelli ha perso quasi venti punti di gradimento in pochi mesi: è al 28%. In settimana il Senato voterà la mozione di sfiducia individuale presentata dal Pd e solo il Carroccio può salvarlo.

Paolo Emilio Russodi Paolo Emilio Russo   
Toninelli e Salvini ai ferri corti
Toninelli e Salvini ai ferri corti

Già la mattinata si era aperta col Corriere che, nel report periodico sul gradimento dei ministri, segnalava come caso limite proprio il suo: “Un calo molto superiore alla media interessa innanzitutto il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, al centro delle polemiche sulla Tav, che scende di ben 18 punti”. Per il grillino, che pure, nei primi mesi di vita del governo giallo-verde, nella classifica di gradimento, era partito “alto”  (il 46% lo scorso giugno), promosso al governo direttamente dal posto - non meno strategico - di presidente dei senatori pentastellati, le brutte notizie sono  però altre. Il premier Giuseppe Conte ha anticipato che  dopodomani il Consiglio dei ministri darà il via libera al “decreto sblocca cantieri”. Una decisione presa dopo il pressing di imprese e sindacati, preoccupati per il crollo degli investimenti in opere pubbliche. I dati parlano chiaro: tra il 2005 ed il 2018 il calo è stato del 59,4%, quasi 26 miliardi di euro in 10 anni, coi risultati in termine di occupazione che sono noti. 

Matteo Salvini però già fatto sapere di non essere soddisfatto del testo preparato dal suo parigrado Luigi Di Maio e di ritenere “dirimente” la creazione, attraverso il decreto, della figura di un “commissario unico nazionale” per le infrastrutture, con l’obiettivo di accelerare l’apertura dei cantieri e la realizzazione delle opere. “Un commissario alle infrastrutture farebbe bene. Non chiedetemi dei nomi, ma un responsabile aiuterebbe, visto che ci sono opere ferme da decenni: non so se a Milano l’Expo si sarebbe fatto se non ci fosse stato un commissario con pieni poteri” aveva detto solo pochi giorni fa il ministro dell’Interno. Eppure, nel testo che il governo stava predisponendo, quella figura non c’era. “È una duplicazione. Eventualmente possiamo ricorrere a commissari per le singole opere da sbloccare”, la replica del capo politico dei pentastellati. Ma è proprio quella duplicazione, il “commissariamento” del ministro sul tema delle infrastrutture, lo scopo della mossa leghista. “Per noi è indispensabile”, ribadisce Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture ed economista vicino al leader leghista. Il modello indicato, quello di un commissario “tipo Expo” - che, per la cronaca, era Beppe Sala, poi diventato sindaco di Milano - dimostra che Salvini e i suoi vogliono un tecnico con molti poteri, non un mero esecutore delle direttive ministeriali. 

Lo scontro si sposta ora sul tavolo della riunione tecnica che si terrà quest’oggi a Palazzo Chigi, ma è difficile che la componente penstastellata abbia la forza di resistere all’aut aut leghista. All’ordine del giorno, tra l’altro,   ci saranno anche altre richieste del leghisti. Salvini e i suoi vogliono l’estensione delle misure dello “sblocca cantieri” anche all'edilizia privata e un intervento sulle “grandi opere” che, però, non sembrano coinvolte in questa ultima iniziativa legislativa. Ai leghisti, infatti, non è sfuggito che il provvedimento riguarda soprattutto opere considerate marginali, per lo più nelle regioni del Sud, con l’eccezione del Mose di Venezia e di alcuni lavori nella Roma di Virginia Raggi.  Decisamente poca roba per la Lega. Tanto è vero che Salvini è arrivato a definire il provvedimento come un “decretino”, usando un termine che, privato del prefisso, assume un chiaro significato dispregiativo. Uno studio dell’Ance (l’associazione dei costruttori) appena diffuso rivela che i tempi medi  per completare le opere sono lunghissimi: per quelle più grosse si va da 4 a 16 anni. Le opere bloccate sono 600,  per un valore di 53 miliardi di euro: 30 al nord, 12 al centro, 11 al sud. E si stima che il loro blocco “costi” 800mila posti di lavoro in meno.  “Il codice degli appalti attuale non funziona, per questo abbiamo messo in cantiere la riforma. In questi giorni stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli di un decreto legge che dovrebbe anticipare la riforma”, garantisce il premier, che prova così a fare da ponte da le diverse posizioni presenti nella sua maggioranza. 

L’annuncio di Conte, però, non basterà. Innanzitutto perché tra gli stessi Cinquestelle molti sono convinti che lo strumento migliore per far partire i cantieri sia proprio quello di ricorrere al loro commissariamento. Lo ammette implicitamente lo stesso ministro Toninelli, che sta per nominare proprio un commmissario per affrontare lo “stato di emergenza” rappresentato dalle condizioni disastrose della viabilità in Sicilia. “Con il commissariamento si creerà una struttura ad hoc che potrà progettare gli interventi, laddove manchi la progettazione, e soprattutto bandire le gare di appalto”, ha spiegato il titolare del dicastero, che si è sempre fieramente opposto alla riapertura dei cantieri della Tav. Altra cosa, però, è prevedere un’authority nazionale che si sovrapponga di fatto alle competenze del ministro. Ora, per Toninelli, l’alternativa sembra quella tra subire l’ingerenza del commissario nazionale - e finire per essere esautorato - o decidere di fare volontariamente “un passo di lato”, rassegnando le dimissioni  e togliendo il suo partito dall’imbarazzo che spesso le sue uscite hanno creato al Movimento. Per di più, la sua rinuncia potrebbe evitare un rovescio politico alla maggioranza. Il 21 marzo sarà infatti votata dall’Aula del Senato la sfiducia individuale al senatore-ministro. La mozione è stata presentata dal Pd, ma le opposizioni sono tutte pronte a votarla.  A Palazzo Madama, la maggioranza può contare su numeri molto risicati, dunque il rischio di un licenziamento del ministro è piuttosto alto. Ecco perché si è ipotizzato che Toninelli, sotto assedio ormai da molti mesi, si decida a fare altro. A difenderlo, però, è il capo politico del suo movimento. Di Maio, anche se ha più volte criticato la gestione dei dossier più delicati fatta dal suo ministro, non può permettersi tuttavia che si liberi ora, a due mesi dalle Europee, proprio quella casella. Il vicepremier sa bene infatti che la Lega troverebbe il modo di pretenderla per un suo esponente, facendo leva sui nuovi equilibri che il voto europeo è certamente destinato a creare.

 

 

Salvini commissaria Toninelli con un commissario per le grandi opere

 

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