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Salvini ci ripensa e torna di lotta e di governo: non firma la delega fiscale ma non è crisi

Il Cdm approva, dopo 50 anni, la riforma del fisco. Senza la Lega. Draghi: “Fatto grave. Intanto il governo lavora”. Centrodestra sempre più nel caos. Meloni chiede il voto anticipato ma è l’unica. I ministri leghisti denunciano ritardi: “Testo consegnato solo un’ora prima”. In realtà è rinviato da fine luglio

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Salvini ci ripensa e torna di lotta e di governo: non firma la delega fiscale ma non è crisi
Salvini (Ansa)

E niente: c’è stato un voto politico, ha prodotto alcuni risultati importanti al di là di chi ha vinto o perso che dovrebbero come minimo far riflettere tutti i partiti in gioco. E invece il giorno dopo ricomincia tutto come prima: Salvini fa conferenze stampa, ritira ministri dal consiglio dei ministri, non fa firmare la legge delega in materia fiscale, attesa da 50 anni, minaccia fulmini e saette e però chiarisce: “La Lega è saldamente al governo proprio per rimarcare errori ed evitare conseguenze gravi”. Dunque nessuna crisi, nessuna verifica di maggioranza, avanti come sempre. Con il Pd che compatto, dal segretario ai capigruppo, denuncia “l’irresponsabilità” della Lega e di Salvini. Non tanto per il governo ma “per il paese visto che la delega fiscale è una delle riforme qualificanti del Pnrr e averla mandata avanti senza le firma di una forza di maggioranza è un vulnus”.  

Tutto come prima

Insomma, il voto delle amministrative doveva cambiare il mondo ma invece è tutto come prima. Dall’autocritica a tre ore dalla chiusura delle urne, alla conta dei sindaci conquistati dalla Lega (“almeno 69 in più, altro che sconfitta”) fino allo strappo dal governo disertando il Consiglio dei ministri. Tutto in 24 ore. Eppure il centrodestra, più corretto dire Lega e Fratelli d’Italia, ha preso dei bei ceffoni e, per quanto il voto per rinnovare sindaci e giunte sia molto diverso dal voto politico, le indicazioni degli elettori, seppur dimezzati dall’astensione, sono state chiare: basta con i populismi e i sovranismi, di destra e di sinistra (quelli dei 5 Stelle), governate e risolvete i problemi. Stabilità, lavoro, crescita. Lunga vita al governo Draghi che almeno prova a fare nonostante i bisticci quotidiani che, come tutto il rispetto, sanno tanto di "asilo mariuccia” dove i bimbi piangono e strillano e litigano dal mattino alla sera.

Draghi fa Draghi

In tutto ciò Draghi fa Draghi: si presenta olimpico e serafico in conferenza stampa con circa mezz’ora di ritardo mentre nella maggioranza la situazione sembra fuori controllo e Salvini si appresta a parlare in un’altra conferenza stampa alla Camera incurante del fatto che i due appuntamenti si possano accavallare. Tutti lì ad aspettare una reazione, una presa d’atto, magari anche solo un rinvio e invece il premier esordisce con “la notizia più importante della giornata: il premio Nobel al fisico italiano Parisi. E’ un grande onore per noi, ci abbiamo parlato e lo abbiamo invitato a palazzo Chigi. Quello alla Fisica è un Nobel pesante e un punto di orgoglio per il Paese che continua a produrre eccellenze”. Lui e il ministro Franco seduto accanto a lui spiegano i dettagli della delega (“un grande contenitore con 10 linee guida che poi saranno di volta in volta riempite con i decreti delegati su cui il Parlamento avrà modo e maniera di esprimersi”) e la tempistica (“entro 18 mesi dovranno essere scritti e approvato i decreti delegati, un lungo e duro lavoro”). E quando i giornalisti insistono nel portarlo non sui fatti ma sulle dinamiche della maggioranza lui quasi quasi allarga le braccia: “L’assenza della Lega è un fatto molto grave. Crisi di governo? Verifiche di maggioranza? Mah, chiedete a Salvini che sta per fare una conferenza stampa”. Forse anche questa alterità e superiorità rispetto alle scaramucce da cortile, oltre che i titoli di giornali sulla sconfitta delle destre, la vittoria del Pd e anche del governo Draghi, irrita e logora Salvini. E Meloni. Solo loro. Gli altri, a cominciare da Forza Italia, si dichiarano contenti e soddisfatti.  

La Lega non firma la delega fiscale

Al grido “giù le mani dalla casa” e “basta cartelle fiscali”, Matteo Salvini inaugura dunque la fase post voto amministrative. Chi aveva previsto una svolta moderata - forse il mea culpa tre ore dopo la chiusura delle urne aveva tratto in inganno - è rimasto deluso. La Lega ha disertato il consiglio dei ministri e non ha firmato la legge delega per la riforma fiscale. “C’ è un problema di metodo – ha detto Salvini - perché non ci possono dare il testo un’ora prima del Cdm. E c’è anche un problema di contenuti perché nella delega c’è la riforma del catasto, che noi non vogliamo, ma non c’è la flan tax e neppure la rottamazione delle cartelle che invece avevamo chiesto”. Giorgetti e Garavaglia d’accordo? “Sono stati loro ad avvisarmi. Mi hanno detto guarda che non possiamo votare una delega fiscale così importante al buio. Abbiano bisogno di tempo per leggere e capire. Loro stessi lo hanno comunicato in cabina di regia, avevano chiesto più tempo, non gli è stato dato e sono usciti. Li ringrazio per questo” ha commentato Salvini.  

Il dispetto della conferenza stampa

Parole e contesto: Morisi o no, Salvini è sempre molto attento alla costruzione del messaggio nella sua interezza, tempi, modi, luoghi e contenuti. Così, saputo, a fine mattinata, che il premier Draghi avrebbe tenuto una conferenza stampa intorno alle 16 subito dopo il Cdm, Salvini ha lasciato Milano e ha convocato a sua volta una conferenza stampa. Alle 17, alla Camera, un orario e un luogo scelti apposta per “rispondere” al premier che a sua volta, qualche centinaio di metri più in là, spiegava la delega fiscale con accanto il ministro Franco.

“Non so perché la Lega abbia lasciato il tavolo del Consiglio dei ministri” ha spiegato il premier “si tratta certamente di un atto serio le cui implicazioni sarà Salvini stesso a spiegare”. In altri tempi, anche perché è la seconda volta che accade in poco tempo (l’altra volta la diserzione dei ministri leghisti riguardò una misura sulle chiusure anti Covid), sarebbe stata formalizzata una crisi di governo, sarebbe partita una verifica di maggioranza. “Ma questi sono tempi diversi, una maggioranza diversa” ha replicato Draghi lasciando palazzo Chigi per impegni europei. “Il governo c’è finchè governa, non sta qui per forza a logorarsi” è uno dei capisaldi del Draghi-pensiero. La delega fiscale aspettava da fine luglio. Chiedere ora “altro tempo” è sembrato provocatorio.

“Pagheremo meno tasse”

Circa il metodo e il merito della delega fiscale, premier e ministro Franco hanno spiegato nell’ordine che: la legge delega è “un contenitore generale che dà le linee guida” su cui poi il Parlamento avrà tempo e modo di correggere ed esprimersi; i dieci articoli della delega si ispirano in tutto e per tutto “all’importante lavoro di ricognizione e sintesi fatto dalla Commissione Finanze” che è stato approvato da tutte le forze di maggioranza, Lega compresa. La revisione del catasto non è presente nella relazione della Commissione ma, ha sottolineato Draghi, si tratta di un’operazione trasparenza per far emergere immobili e terreni fantasma. Serviranno almeno cinque anni per completare le revisione (“entro il 2026”) e “non ci saranno modifiche all’imposizione fiscale su case e terreni”. Eccolo qui il compromesso con i partiti di centrodestra: facciamo la riforma perché è rinviata da troppi anni, la chiede la Commissione Ue ed è uno dei pilastri del Pnrr ma di sicuro almeno fino al 2026 non ci saranno aumenti. Per nessuno. Più di così, francamente, è difficile chiedere. “Vince la linea di Forza Italia, non ci sarà alcun aumento delle tasse sulla casa” può esultare Brunetta. Soddisfatta Italia viva: la delega ricalca il larga parte il lavoro del presidente della Commissione Finanze Luigi Marattin. Raccoglie, ad esempio, la decisione di procedere al taglio dell’Irap, della riduzione dell’Irpef, della semplificazione degli scaglioni (senza rinunciare alla progressività delle imposte) e del taglio delle tax expenditures. Quello del taglio degli sgravi è un capitolo su cui la Lega è molto sensibile, nel senso che non vorrebbe farli.  

Lega: “Serviva più tempo”

Anche per questo i ministri leghisti hanno lasciato il tavolo. “In realtà – spiega una fonte di governo leghista - hanno solo chiesto tempo per leggere bene il testo che ci è stato consegnato appena un’ora prima l’inizio della cabina di regia”. L’economista della Lega, l’ex sottosegretario Massimo Garavaglia e ora ministro del Turismo, è un esperto della materia, conosce la portata di una legge delega in materia fiscale attesa da ben mezzo secolo e ne conosce i possibili rischi ad esempio nell’eccesso di genericità e nella mancanza di alcuni paletti.

Il problema è che l’ennesima richiesta di tempo si è trasformata nel solito teatrino della Lega a due facce, quella di lotta e quella di governo. Con Draghi che, stufo di rinviare questa riforma dalla fine di luglio, è andato avanti lo stesso. “Uno degli obiettivi della legge delega – ha sottolineato - è diminuire la tasse, anche semplificandole, perché siamo fuori linea rispetto ai paesi Ue (+2%) e Ocse (+5%)”. Parole che dovrebbero essere miele per Salvini e il centrodestra. Dovrebbero lamentarsi Pd e Leu che avevano chiesto patrimoniali e tassazioni speciali per i più ricchi. E invece: “Riforma positiva, non ci sono aumenti delle tasse” dicono le capigruppo del Pd Simona Malpezzi e Debora Serrachiani.

Tanto rumore per nulla

“Non firmiamo deleghe in bianco, c’è di mezzo il portafoglio e lo stipendio e la casa degli italiani, non chiniamo il capo” ha detto il segretario leghista. Fonti Lega assicurano che non c’è alcuna crisi di governo alle viste, meno che mai traumatiche uscite dalla maggioranza. “State tranquilli, non vi preoccupate,. Vorrà dire che le correzioni saranno fatte dopo in Parlamento”. Tanto rumore per nulla. Che è poi il motivo per cui il premier ha tirato dritto.

Il nervosismo di Salvini, le sue rivendicazioni, sono la spia di un leader in difficoltà. E anche la variabile con cui il governo Draghi dovrà continuare a fare i conti. Almeno fino a quando non sarà chiaro come il centrodestra di governo – Lega e Forza Italia – vorrà gestire i rapporti con Giorgia Meloni. La quale, oltre a reclamare la “vittoria” come prima lista del centrodestra, a bollare come “incomprensibli le grida di vittoria del centrosinistra", chiede di andare subito al voto. E’ l’unica a farlo. Lega e Forza Italia si sono già smarcati. Quasi mai i leader della coalizione rivendicano le stesse posizioni. E allora, che coalizione è? Una cosa è certa: ora pancia a terra per i ballottaggi. Torino e Roma sono partite ancora aperte.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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