[Il caso] Salvini a processo accelera le rivalità nel centrodestra. E la voglia ma anche il rischio del voto

Il processo per la Open Arms inizierà a metà settembre nel pieno della campagna elettorale per le comunali. Il leader della Lega in questi mesi continuerà ad alzare l’asticella delle richieste

Matteo Salvini, leader della Lega
Matteo Salvini, leader della Lega

Il processo a Matteo Salvini per la Open Arms per il “sequestro” dei migranti a bordo della nave della ong, rischia di avere pesanti conseguenze politiche. Sul governo Draghi. E sulla tenuta stessa del centrodestra. E ancora una volta, come è già accaduto negli anni dei governi Berlusconi, un fatto giudiziario diventa politico intrecciando, purtroppo, due piani che dovrebbero sempre restare separati. Da una parte e dall’altra. D’ora in avanti occorre tenere presente questo schema per leggere quello che succede sulla scena politica. Nella maggioranza. E nel centrodestra. Nel duello sempre più serrato tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

I processi

Matteo Salvini affronta da sempre il governo Draghi con una modalità ben precisa: di lotta e di governo; sta dentro perchè così gli hanno chiesto di fare molti molti leghisti e il partito del nord; sta fuori perchè per non può lasciare troppo spazio a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia che hanno scelto cinicamente di restare all’opposizione e speculare consenso grazie al ruolo di “unico vero partito di opposizione”. Questo duello tra Lega e Fdi, che nei fatti sta spingendo Forza Italia verso un altrove centrista ancora da costruire, è destinato a peggiorare nei prossimi mesi, mano a mano che ci si avvicina all’inizio del semestre bianco (fine luglio, quando non sarà più possibile sciogliere le camere), alla campagna elettorale per le amministrative di autunno e all’elezione del nuovo Capo dello Stato. Il processo che inizierà il 15 settembre a Palermo per la Open Arms è un acceleratore di tutto questo. Sono due i processi che vedono l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini come indagato/imputato per sequestro di persona: quello per la nave della ong spagnola Open arms che nell’agosto 2019 rimase alla fonda per sei giorni con 147 migranti a bordo; quello per la nave militare italiana Gregoretti che nel luglio 2019 rimase alla fonda con a bordo 131 migranti. Due fatti analoghi con due decisioni al momento diverse: per la Open Arms è a processo con l’accusa di sequestro di persona (15 settembre); per la Gregoretti il gup deciderà il 14 maggio ma la procura di Catania ha già detto di non ravvisare il reato.

L’asticella

In questa premessa si colloca la nuova e ultima battaglia di Matteo Salvini: l’abolizione del coprifuoco alle 22. “Serve che i ristoranti stiano aperti almeno alle 23 - ha cominciato a sparare sabato, appena dopo la decisione del gap di Palermo - gli italiani vanno a cena alle 21, anche alle 22. Faremo fare anche questa correzione”. Lega e Forza Italia soprattutto, ma anche Italia viva, Pd e persino un pezzo dei 5 Stelle, hanno già ottenuto molto con il ritorno delle zone gialle nel mese di aprile. Un decreto le aveva vietate fino alla fine del mese. Non era così scontato. Basta vedere la reazione quai unanime di virologi e ed esperti: “E’ troppo presto per riaprire, rischiamo di dover chiudere di nuovo, troppi pochi vaccini”. Il premier ha saputo e voluto prendere un rischio “ragionato e calcolato”. Sempre un rischio è. La cui tenuta si basa, a questo punto, soprattutto sul senso di responsabilità delle persone (al netto dei controlli delle forze dell’ordine che però non potranno certo controllare tutto). Un pezzo di maggioranza è rimasta contraria, a cominciare dallo stesso ministro Speranza. Ma Draghi ha deciso Ecco, in questo passaggio stretto e delicato, Salvini avrebbe dovuto incassare la vittoria, anche intestarsela (ma la decisione è stata politica ed è stata del premier) ma non rilanciare subito la riduzione del coprifuoco. Lo ha fatto per togliere un argomento a Fratelli d’Italia e alla Meloni. E per mettere ancora una volta se stesso al centro della scena nel ruolo della vittima: il rinvio a giudizio di sabato inizia nei fatti la lunga campagna elettorale di Matteo Salvini. Che a questo punto ha tutto l’interesse di concludere a marzo 2022 portando l’Italia a votare. Serviranno due anni per arrivare a sentenza. E un processo per sequestro di persona potrebbe complicare se non sbarrare la strada di palazzo Chigi al leader della Lega.

Il coprifuoco

L'idea della Lega è di allungare “almeno” dalle 22 alle 23, una sola ora. Fuori luogo anche solo porre la questione adesso e in questi termini. Da palazzo Chigi è filtrata la totale contrarietà ad un’ ipotesi del genere per il mese di maggio. Se ne può parlare invece più in là, con l’arrivo della bella stagione, da giugno in avanti. I ministri leghisti, poi, qualora convinti (per non dire costretti) ad insistere su questo punto, rischierebbero di trovarsi isolati in consiglio dei ministri anche rispetto a Forza Italia che invece considera più che sufficienti le riaperture di aprile. In un rapido calcolo politico personale, Salvini decide invece di andare avanti come treno e capitalizzare il più possibile adesso. Così come ogni altra occasione che gli capiterà a mano nei prossimi mesi. ”Chiedo di estendere le riaperture dei locali anche al chiuso e l'eliminazione del coprifuoco alle 22. Entro la metà di maggio - ha detto e ripetuto ieri - Bisogna ritornare alla normalità, con buona pace di alcuni sciagurati del Pd, come l’ex ministro Boccia che querelerò visto che dice che io nego il Covid”. Di opinione opposta la ministra Mariastella Gelmini, capo delegazione azzurra nell'esecutivo: “Per ora il coprifuoco alle 22 è giusto, dobbiamo procedere con gradualità evitando movida e assembramenti. Si parte così e poi da giugno, se i contagi continueranno a scendere e le vaccinazioni a salire, siamo pronti ad aprire tutto anche al coperto, dai ristoranti, alle palestre”.

Il martellamento di Salvini sarà pesante nei prossimi giorni. Le sue presenze in tv già programmate nelle trasmissioni di prima fascia. Oltre al coprifuoco, insisterò anche sulle aperture al chiuso, in palestra e nei ristoranti. Il nuovo decreto sarà scritto tra mercoledì e giovedì. Il Comitato tecnico scientifico sta scrivendo il parere scritto. La decisione è già presa, le linee guida definite e non ci sarà per Salvini un nuovo spazio di manovra.

A dare man forte al segretario arriva il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia da poche settimane alla guida anche della Conferenza Stato-Regioni. “Penso si potesse riaprire di più, come ad esempio le palestre per le lezioni private. Comunque siamo in tempo ad intervenire e ad ottenere qualche miglioramento visto che il decreto deve essere ancora scritto”.

Come sta il centrodestra?

Il fatto è che il pressing e il gioco al rialzo di Salvini comincia a stare stretto alla coalizione di centrodestra e all’interno della stessa Lega.

Tra Lega e Fratelli d’Italia è ormai guerra aperta. I sondaggi che fotografano ogni settimana la crescita lenta ma inesorabile di Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia (17,5%) e lo stallo, per non dire il rosicchiamento al ribasso, di Salvini (22%) non fanno altro che mettere benzina sul fuoco. Basta osservare in controluce quello che avviene ormai ogni giorno. E’ guerra aperta da parte di Salvini: non concederà mai la guida del Copasir a Fratelli d’Italia nonostante sia un loro diritto; fa il bastian contrario su tutto o quasi dentro la maggioranza per togliere argomenti a Fdi; se Meloni convoca una conferenza stampa nel garage di via della Scrofa (molto aperto e a prova Covid), si può essere sicuri che lui improvvisa un punto stampa nei pressi del Senato per mezz’ora dopo; è arrivato ad ipotizzare una nuova forza politica in Europa con Orban e il premier polacco (Rinascimento europeo) pur di sottrarsi alla zavorra letale dei nazionalisti e sovranisti europei di Identità e cultura (dove sta la Le Pen) e per evitare di dover finire nel gruppo dei Conservatori dove Meloni è presidente. La lista sarebbe lunga. In forma più sotterranea e più lontana dai riflettori, conduce una battaglia analoga anche Meloni. La specialità della casa, nell’ultimo periodo, è fare campagna acquisti sul territorio perchè è chiaro che nelle amministrative di autunno si giocherà anche un pezzo della leadership del centrodestra. che, non a caso, sulle candidature è ancora più indietro del centrosinistra.

Battaglie interne/1

Se tra Lega e Fdi si combatte di fioretto, le cose non vanno meglio internamente. Salvini parla sempre meno con Giorgetti che invece vanta un’intesa molto forte con Mario Draghi. Di recente, un paio di settimane fa, li hanno sentiti urlare chiusi in una stanza al Mise. I retroscena dal consiglio dei ministri fotografano una Lega che quasi mai arriva allo scontro in nome o per conto di Salvini e della sue battaglie. Non è un caso se infatti poi Draghi è costretto a fare “bilaterali” con Salvini.Allo stesso modo il Capitano soffre il consenso di cui gode il governatore del Veneto Luca Zaia che ieri è intervenuto in difesa del proprio segretario rinviato a giudizio. “Solidarietà a Salvini. Assoluta. Questo rinvio a giudizio mette completamente in discussione il raggio d'azione di un uomo di governo che, nel rispetto della legge, ha esercitato la funzione di difendere i propri cittadini e i confini dello Stato”. Non solo, ha continuato Zaia in una vera e propria arringa: “Quella nave è stata per giorni in giro per il Mediterraneo, altre comunità si erano offerte per gli sbarchi, ma il pensiero di chi comandava il battello era evidentemente quello di approdare soltanto ed esclusivamente in Italia”.

Non è un mistero per nessuno che il popolo della Lega, specie quello del nord, guardi con simpatia ad un nuovo ticket, Zaia-Giorgetti.

Battaglie interne/2

Anche Meloni ha i suoi problemi: la classe dirigente di Fratelli d’Italia non è ancora pronta per guidare un moderno partito di destra, contemporaneo ed europeista. E non è facile, con la crescita del consenso, tenere a bada la parte più estremista. Meloni deve però stare attenta a non fare allontanare troppo quella parte più “ragionatrice” che pure è entrata in Parlamento nel 2018.

In tutto questo il processo a Salvini potrebbe essere un nuovo collante per il centrodestra: il nemico torna ad essere una certa magistratura e una giustizia da riformare. Così come torna “il vecchio vizio della sinistra di fare fuori gli avversari politici per via giudiziaria”. Il tentativo di paragonare Salvini a Berlusconi calza fino ad un certo punto. Alla parte più integralista di Fratelli d’Italia, ad esempio, non è andata già la difesa molto forte che prima Meloni e poi Crosetto, soprattutto sui social, hanno fatto di Salvini. E il leader della Lega sa bene che proprio il processo potrebbe costargli la leadership del centrodestra. Tutti ottimi motivi per anticipare e non rinviare il voto politico.