[Il retroscena] Il braccio di ferro sul controllo degli 007 e il piano segreto di Matteo Salvini

Il segretario della Lega e vice ministro vuole portare dentro Fratelli d’Italia e tenere pronta una nuova maggioranza. Il piano è abbastanza scoperto. Il Pd resiste: “Quella presidenza tocca a noi”. A Lorenzo Guerini. La decisione rinviata a nuovo incontro. Intanto partono le 28 Commissioni ordinarie

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Il piano segreto di Matteo Salvini per arrivare a guidare il primo governo sovranista d’Europa passa per lo consumazione dei suoi alleati politici e lo scippo, al Pd, della Commissione parlamentare che più teme in assoluto: quella sui servizi segreti. Salvini vorrebbe destinarla a Fratelli d’Italia, il prezzo fissato dal partito di Giorgia Meloni prima di essere fatalmente fagocitata da Salvini. E’ un piano a medio periodo, meno di un anno, per cui si stanno materializzando indizi univoci e concordanti. 

Superiorità mediatica

La “superiorità” mediatica del leader della Lega rispetto al premier Conte e al vicepremier Di Maio è cosa evidente ogni giorno che passa. Buca di più lo “stop alle navi” e la “chiusura dei porti” – notizie entrambe fasulle visto che le navi arrivano con il loro carico di umanità disperata  - che l’approccio concreto ma senza inutili effetti speciali che il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico mostra verso un dossier attualissimo come quello della gig economy, l’economia dei lavoretti, capofila i ciclofattorini. Ci mancava solo la “gara” al censimento più originale (Salvini insiste con i rom, Di Maio con i “raccomandati nella pubblica amministrazione”) . I sondaggisti registrano il sorpasso della Lega sui 5 Stelle (29 a 28) e anche l’inchiesta sullo stadio della Roma sembra colpire più l’immaginario pentastellato e il loro grido “onestà”, che non il popolo della Lega abbastanza disincantato da essere passato dai diamanti e i conti all’estero e anche risorto a suon di ramazze. Persino il premier muro-di-gomma Conte si sarebbe seccato del protagonismo del contraente del contratto del governo del cambiamento.  

"Parli troppo"

Eppure Matteo va avanti incurante di chi lo ammonisce, “stai esagerando”, “parli troppo”, “alzi troppo l’asticella poi non saprai più cosa promettere”. Il consenso lo premia ed è l’unica cosa che conta per poi far saltare il banco , cioè il governo, a fine 2018, primi del 2019 e andare all’incasso sull’onda della campagna elettorale per l’Europee (maggio 2019). Se questo è lo scenario, schiacciare Forza Italia sotto il 10% e cannibalizzare Fratelli d’Italia con qualche “contentino”sono i passi necessari per arrivare uomo solo al comando all’appuntamento di maggio.  Un “contentino” è arrivato con l’elezione di Fabio Rampelli alla vicepresidenza della Camera. Un altro contentino è la presidenza del Copasir, il comitato parlamentare dei servizi segreti, il più strategico dei contropoteri. Il regolamento parlamentare assegna alle opposizioni leCommissioni di garanzia (Rai, Copasir, Giunta per le autorizzazioni). Ieri c’è stata la riunione delle opposizioni per trovare l’accordo sulle presidenze. Sulla carta l’accordo sarebbe già fatto: la Vigilanza Rai a Forza Italia (in pole Maurizio Gasparri), il Copasir al Pd (in pole Lorenzo Guerini). Solo che Fratelli d’Italia, che si è “solo” astenuta nel voto di fiducia al governo giallo-verde, si è presentata in sala Colletti alla Camera dove era in corso la riunione e si è candidata, in quanto opposizione, a guidare il Copasir. 

L’azzardo  

Una mossa che ha spiazzato Pd e Forza Italia. E che disvela l’azzardo di Salvini: i membri del Copasir sono 10, cinque deputati e cinque senatori; il presidente deve essere eletto, con voto segreto, tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione; è chiaro che se la Lega decide di votare Fratelli d’Italia (il questore Edmondo Cirielli) e di rompere l’accordo tra le minoranze che ha indicato il Pd, l’unico valido contrasto numerico potrebbe essere il voto dei 5 Stelle che votano Pd. In dissenso alla stessa maggioranza di governo. Un calice amaro ma  necessario per tutelare pesi e contrappesi nel governo del cambiamento. 

La denuncia di Rampelli 

  Le opposizioni si sono riunite ieri dopo l’aula che ha votato  il Def. A fine riunione Fabio Rampelli, capogruppo di Fdi, ha messo le mani avanti e ha detto di aver “intuito  un gioco delle parti” tra Forza Italia e Pd, una sorta di accordo di spartizione: agli azzurri la Rai, all’ex partito di governo i servizi segreti. “Forza Italia - ha spiegato Rampelli - ha fatto una proposta”: affidare le presidenze delle due commissioni ai gruppi di opposizione numericamente più consistenti (Pd e Fi), “il Pd non li ha fatti neanche concludere che aveva già detto ok”. Il capogruppo ha ricordato che “nella scorsa legislatura ci sono stati precedenti diversi”: la Lega ad esempio prese il Copasir e non era certo il partito più forte tra le opposizioni; La Russa (Fdi) prese la Giunta per la autorizzazioni. Ha chiesto quindi agli alleati di “ripensarci” e ha rilanciato il peso della coalizione: “Fi e Fd’I appartengono alla medesima coalizione e possono avanzareproposte unitarie”.

Il governo prende tempo 

Per ora il governo sta a guardare e non prende posizione. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro ha detto: “Noi non avevamo dubbi che Fratelli d’Italia fosse all'opposizione, le commissioni di garanzia vanno alle opposizioni, vedremo quali…”. Nel Pd il disappunto è fortissimo (“non può essere il partito più piccolo a guidare il Copasir”), ricordano che Fd’I ha avuto alla Camera il questore e il vicepresidente “pur essendo numericamente meno di un terzo del Pd” e che “non si può essere coalizione di maggioranza quando serve e opposizione quando fa comodo”. Se ne riparlerà tra giovedì e venerdì, dopo l’insediamento delle altre commissioni, quelle  ordinarie (14 alla Camera e 14 al Senato), e la votazione dei rispettivi presidenti prevista giovedì mattina. 

Il ballo dei voti 

Il rischio, per le commissioni di garanzia, è che senza  un accordo tre le opposizioni il presidente venga eletto con il supporto dei voti delle forze di maggioranza. O di una di queste cose. Cioè che il presidente del Copasir venga eletto con i voti della Lega che ha convinto i 5 Stelle circa “l’opportunità” di votare un avversario - il partito della Meloni - che però da quel momento sarebbe una sorta di alleato. Al tempo stesso i 5 Stelle potrebbero anche capire che se fanno una cosa del genere, servono a Salvini su un piatto d’argento il Piano B che tanto temono: il cambio di maggioranza che li mette all’angolo in corso di legislatura.  “Guai se ci fossero interferenze della maggioranza” si è fatto sentire il vicepresidente Ettore Rosato. L’elezione del presidente del Copasir, potrebbe essere un passaggio decisivo della legislatura.