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Salario minimo, la fuga in avanti di Forza Italia spiazza tutti. Soprattutto la maggioranza

Tajani a sorpresa: “Applichiamo i minimi contrattuali”. Avevano trovato l’accordo Draghi, l’ex ministro Orlando e i sindacati. Poi cadde il governo

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La premier Giorgia Meloni (Shutterstock)
La premier Giorgia Meloni (Shutterstock)

Alle nove di sera, su al quarto piano della Camera dei deputati, una giovane addetta alla segreteria della Commissione Lavoro esce sconsolata dall’ufficio. “Mettiamoci comodi, si fa tardi, hanno cominciato a parlare…”. Sono le ultime ore disponibili per votare gli emendamenti al disegno di legge sul salario minimo che cinque mesi fa le opposizioni (tranne Italia Viva) hanno voluto presentare per combattere il lavoro povero, circa tre milioni e mezzo di persone con paghe orarie da sfruttamento, tre, quattro, cinque euro. E’ una piaga che riguarda soprattutto i settori del turismo, dei servizi, della vigilanza, della ristorazione. Quei settori meno strutturati che sono però anche quelli che stanno tirando la volata al pil italiano.

L'Italia che cresce ma con paghe da fame

Il Fondo monetario ha confermato anche ieri una crescita nel 2023 di 1,1, ben 0,4 punti in più rispetto al previsto. Fmi arriva dopo altre previsioni analoghe di queste settimana, compresa Bankitalia. E quindi, i paradosso è che i settori che stanno facendo crescere l’Italia sono anche quelli con paghe più povere. Votare - tornando in Commisisone Lavoro e al ddl sul salario minimo - vuol dire soprattutto decidere su quell’emendamento unico della maggioranza che cancella tutto con una parola: soppressivo dell’intero articolato.

Rizzetto: “Faremo un lavoro corale nell’interesse di tutti”

La giovanotta non aveva capito, per dolo o per colpa, chissà. Fatto sta che dopo cinque minuti esce il presidente Walter Rizzetto (Fdi) e dietro di lui tutta la Commissione ieri sera in formato extralarge visto la mediaticità del dossier.  “Abbiamo dato mandato al relatore di portare in aula il testo - spiega Rizzetto - senza votare gli emendamenti. Neppure quello della maggioranza che però non è stato ritirato. Quindi il 27, giovedì, il testo sul salario minimo andrà in aula dove probabilmente decideranno di accogliere altri emendamenti e allora è molto probabile che il testo torni qui in Commissione per fare un lavoro corale nell’interesse di tutti”. Il Presidente non dice altro ma è palesemente soddisfatto se, come spera, una proposta utile delle opposizioni, quella sul salario minino, diventa proposta condivisa di tutti

Opposizioni: “Abbiamo vinto questa battaglia”

Pd, 5 Stelle e Verdi-sinistra in teoria avrebbero vinto la loro battaglia. “Eh sì, uno a zero per noi” dice Chiara Appendino dei 5 Stelle. In realtà sembrano tutti un po’ spiazzati. “Abbiamo costretto la maggioranza a cambiare agenda e a venire dalla nostra parte” dicono a turno Chiara Braga, capogruppo del Pd, Arturo Scotto dell’Alleanza Verdi e sinistra. In realtà hanno anche lo sguardo un po’ stordito di chi ha appena perso l’occasione di una vittoria e si dovrà, se va bene,  accontentare di un pareggio. Alle opposizioni potrà forse restare il merito di aver forzato e messa in agenda un tema serio e urgente. In realtà, “c’è molta propaganda su questa storia del salario minimo” dice Piercarlo Bombardieri della Cisl. Eh già, perché l’altro paradosso di questa storia è che i sindacati, quelli grandi, veri, storici e non le mille sigle pseudo pirata che spuntano come funghi, producono contratti a basso costo  e sono parte del problema, non vogliono il salario minimo per legge a 9 euro (lorde) visto che i loro contratti sono già adesso più alti (ma non in tutte le categorie). I sindacati chiedono invece una serie di interventi sulla tassazione (il taglio del cuneo fiscale) che nei fatti aumenta la paga in tasca a chi lavora.

Quindi, nella sostanza, se ne riparla a settembre e si ripartirà probabilmente dalla Commissione Lavoro con nuovi emendamenti che potrebbero andare a riscrivere la proposta delle opposizioni. L’obiettivo resta quello di alzare le buste paga di chi guadagna meno e da due anni subisce l’inflazione in modo assai più devastante rispetto ai redditi più alti. I modi e i  tempi saranno più chiari giovedì quando deciderà l’aula. Diciamo subito che non è tempo perso. E che, se anche per qualche motivo il disegno di legge delle opposizioni fosse diventato legge, le prime applicazioni del salario minimo si sarebbero viste a fine 2024.

Maggioranza in pezzi. Ma non si dice 

Ciò che interessa è che politicamente ieri sono successe cose molto interessanti. Nella maggioranza però. Che sul lavoro povero cause e possibili soluzioni si è letteralmente spaccata.  La giornata infatti è iniziata con la premier Giorgia Meloni, ormai testa e gambe in direzione Casa Bianca e Washington, che intervistata a Rtl ha confermato l'apertura al confronto. “C'è una opposizione che si pone in modo molto responsabile, garbato, serio, e penso sia giusto dare dei segnali di confronto, indipendentemente dal fatto che poi troveremo o meno una soluzione” ha detto Meloni precisando che “non stiamo rimandando nessuna presa di posizione: hanno chiesto di aprire un confronto, apriamo un confronto. Decidano anche loro però, se vogliono il confronto richiede un attimo di tempo. Se vogliono che decidiamo oggi, decidiamo oggi”.  E così è andata. Formalmente hanno vinto entrambe le parti. Le opposizioni che chiedono di andare avanti nella speranza però di costringere la maggioranza a votare il soppressivo e accusarla ora e per sempre di non occuparsi dei lavoratori poveri. Ha “vinto” la maggioranza perchè l’emendamento soppressivo è la pistola carica ancora sul tavolo. Meloni si è anche detta “incuriosita dall'opposizione che dopo essere stata al governo più o meno una decina d'anni, oggi scopre che in Italia c'è un problema di salari e di precariato”. Detta così, secondo la premier, “il salario minimo è solo un bel titolo, uno slogan che funziona ma che nella sua applicazione rischia di creare problemi”.

Le aperture di Meloni. E prima ancora della Lega

Prima ancora di Meloni, l’apertura era arrivata dalla Lega con il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. “Quello del salario minimo è un tema serio che dobbiamo affrontare” ha detto l’ex leader della Ugl creando nei fatti la prima crepa nella maggioranza. Allora Meloni ha iniziato a guardare i sondaggi il cui verdetto è stato inequivocabile: il 70 per cento dell’elettorato di destra vuole il salario minimo, è un tema vero, un problema urgente. Errore da matita blu, ha urlato Meloni. Che va recuperato per evitare una mossa assai impopolare. Così tra una Conferenza sull’immigrazione e un vertice Fao, un bilaterale con i paesi africani e quello con Joe Biden alla Casa Bianca, la premier ha avuto nei giorni scorsi un contatto telefonico su questo dossier con la segretaria del Pd Elly Schlein e con Carlo Calenda leader di Azione. Si arriva quindi all’intervista di ieri mattina. Poi tutto resta sospeso in attesa della seduta di Commissione ieri sera dopo l’aula.

Poi arriva Forza Italia e spiazza tutti

Fino a metà pomeriggio, le 17 circa, quando Forza Italia convoca una conferenza stampa al gruppo. C’è da ricordare che fino a due giorni fa il segretario Antonio Tajani aveva definito il salario minimo “una misura da Unione sovietica dove tutti hanno lo stesso stipendio”. Invece, ieri, va in scena un vera e propria inversione a U. Nell’aula del gruppo a Montecitorio Tajani e i capigruppo Barelli e Ronzulli presentano una loro propria proposta di legge. Ovvero: “Applicare alle attività lavorative non coperte da un contratto collettivo nazionale (circa il 5% dei lavoratori italiani) il Salario previsto dal contratto collettivo nazionale leader per il settore di riferimento” cioè le migliori condizioni date in quello specifico settore (esempio: se un barista prende 8 uro nette l’ora, tutti i baristi devono avere la stessa paga). Non solo. La Pdl prevede anche “la detassazione della tredicesima, del lavoro straordinario e di quello notturno” per “i lavoratori dipendenti con reddito non superiore a 25 mila euro”. 

La fuga di Forza Italia

Quella di Forza Italia è fuga in avanti in solitaria, non concordata con gli alleati (ma forse con la Lega sì) e che non viene ben accolta dagli alleati. Il capogruppo di Fdi a Montecitorio, ad esempio, Tommaso Foti. Formalmente si dichiara “convinto che i contratti pirata si superino estendendo agli stessi quelle che sono le norme dei contratti collettivi nazionali di lavoro più applicati”. In realtà è teso e scuro in volto: superato a sinistra da Forza Italia, questo non doveva succedere, questi non erano i patti.  Ma Forza Italia si dovrà pur smarcare in qualche modo, fare proprie battaglie, mettere qualche differenza con gli alleati. Diversamente alle Europee, dove si vota con le preferenza, rischia di non farcela.   Che l'iniziativa di FI non fosse condivisa con i partner della coalizione lo ha confermato lo stesso vicepremier Tajani: “C’è un dibattito aperto, la nostra proposta è sottoposta all'attenzione dei nostri alleati e poi di tutti quanti. Vogliamo dare un contributo costruttivo perché c'è una visione simile nel centrodestra ma era importante metterla subito nero su bianco” ha spiegato sottolineando che “dai conti che abbiamo fatto, la nostra proposta porterà un incremento annuo per i lavoratori tra i mille e i 2 mila euro”. E’ una proposta “seria”, ha aggiunto il segretario di Fora Italia, che “facciamo a tutti coloro che sono interessati a risolvere questo problema e a fare oin modo non ideologico”. La misura infatti sarebbe strutturale e non una tantum. Prevede lo stanziamento di 1 miliardo di euro la cui copertura tecnica è reperita con 700 milioni di euro di taglio lineare alla spesa dei ministeri e 300 milioni a carico del fondo sociale per la formazione e l'occupazione.

Era la proposta Draghi-Orlando-sindacati

Ora chi ha un po’ di memoria ricorderà che a questo stesso punto erano arrivati l’ex  ministro Orlando, l’ex ministro Brunetta e l’allora premier Mario Draghi giusto poche ore prima che Conte, Salvini e Meloni facessero cadere il governo il 20 luglio del 2022. “Se i sindacati sono d’accordo, per me va bene” disse Draghi a Orlando. La triplice disse sì, vediamo le carte. Ma non fecero in tempo. Altrimenti il salario minimo o più-soldi-in-busta-paga sarebbe già legge. Qualcosa suggerisce anche che il repentino cambio di marcia di Tajani sia stato suggerito dall’attuale presidente del Cnel che ha detto al suo ex partito: “Sveglia ragazzi, c’è una Pdl già pronta e scritta, tiratela fuori…”.  

Ecco, e così alla fine Forza Italia ha tirato la volata sul lavoro povero. Uno scatto che strizza l’occhio più a Salvini che a Meloni. Ma questa è un’altra storia.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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