[Il retroscena] Quando i 5 Stelle trattavano con Russia Unita e andavano a braccetto con Putin

Sono otto le domande a cui la Lega e Salvini devono rispondere circa il "Russiagate". Ma non bisogna scordare i contatti fra Di Battista, Di Stefano e il braccio destro del premier russo

La foto dell'incontro fra Di Stefano, Di Battista, Robert Shlegel e Sergey Zheleznyak
La foto dell'incontro fra Di Stefano, Di Battista, Robert Shlegel e Sergey Zheleznyak

«Dopo la Lega siamo pronti a firmare un patto analogo con un altro partito italiano, il Movimento cinque stelle». Erano i primi giorni di marzo del 2017. Sergei Zheleznyak, il numero due di Russia Unita, il partito di Putin, nonché vicepresidente della Duma, annunciò così la nuova doppia alleanza con le forze emergenti delle politica italiana. Pochi giorni prima era stato siglato il "patto di cooperazione" tra la Lega di Matteo Salvini  con Russia Unita, ovverosia con il Cremlino, un patto sulla «cooperazione in materie come la sicurezza, la difesa dei valori tradizionali, la futura cooperazione economica tra Italia e Russia». Primo obiettivo, neanche a dirlo, l'abolizione delle sanzioni dopo la guerra in Crimea imposte dall'odiata Europa. Il tutto documentato da una festosa foto in cui Salvini sorride accanto a Zheleznyak, quarantaseienne, molto rampante,  ex top manager del più grande gruppo di raccolta pubblicitaria in Est Europa, News Outdoor Group.

Di Battista e Di Stefano, i prescelti tra i 5 Stelle

Non si sa bene che fine abbia fatto quell'accordo anch'esso immortalato da una foto in cui si vedono Manlio Di Stefano, attuale sottosegretario agli Esteri, e Alessandro di Battista front man pentastellato in cerca di ruolo, stretti e sorridenti con Robert Shlegel e Sergey Zheleznyak. All'epoca Dibba e Di Stefano erano vicepresidente della Commissione Esteri e capogruppo M5S nella stessa.Certo è che in quei mesi il canale tra il Cremlino e le forze sovraniste italiane era assai coltivato dagli uomini di fiducia di Vladimir Putin. Il 26 marzo 2016 Di Stefano fu l'unico politico europeo a condurre un panel al congresso di Russia Unita. In quei mesi, quelli che precedono il referendum costituzionale della riforma Renzi, è un crescendo di viaggi, dichiarazioni a favore, interviste. Nel novembre del 2016 un'inchiesta di BuzzFeed, il media on line che ha pubblicato il file audio del Metropol,  sostiene che ormai "i siti di area Cinque Stelle ripetono sistematicamente i principali motivi di propaganda putiniana riprendendoli da  Russia Today  o Sputnik".

All'ombra dello "zar" Putin

È un dettaglio questo dell'innamoramento per la Russia, non quella ribelle delle Pussy Riots come era all'inizio ma quella autoritaria e antidemocratica dello zar Vladimir, rimasto  dimenticato nella ricostruzione del Russiagate di questi giorni ma che potrebbe tornare utile per comporre il puzzle di questi giorni. È un fatto che dal 2015 in avanti la cooperazione con le forze di destra sovraniste europee, tra cui il Movimento 5 Stelle,  è stato lo schema prioritario nella politica estera russa. Entrambe le forze di governo italiane gravitano e hanno gravitato in questa orbita. Il che interroga in modo importante la tenuta della nostra sicurezza nazionale e soprattutto la collocazione nella UE e nella NATO. 

Il silenzio di Savoini

Aspetto politico e giudiziario vanno come non mai a braccetto nel Russiagate. Ieri i pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro hanno interrogato Gianluca Savoini, unico indagato, al momento, della storia, l’uomo che “parla”, uno dei tre italiani, nella hall dell’hotel Metropol. Nei suoi confronti i pm, coordinati dall’aggiunto Fabio De Pasquale, ipotizzano la corruzione internazionale. E non il finanziamento illecito. Segno che gli indizi ad ora trovati piegano la faccenda - tutta da dimostrare - della provvista da 65 milioni ricavata dalla compravendita di petrolio tra Russia e Italia ad una storia di pubblici funzionari russi corrotti. Saranno, eventualmente, il ruolo e la presunta mediazione di Savoini a far cambiare o allargare le ipotesi di reato fino al finanziamento illecito al partito. La sua è una testimonianza chiave. Comprensibile dunque che si sia avvalso della facoltà di non rispondere in attesa di far calmare un po’ le acque. E’ noto a tutti che il leghista da sempre, fedelissimo di Bossi, Maroni e poi Salvini e alla guida della potente Fondazione Lombardia-Russia fosse per il vicepremier l’uomo dei dossier delicati. Ed ha spiazzato la violenza con cui Salvini e il suo staff lo hanno invece liquidato come “millantatore” e messo ai margini, della serie “Savoini chi?” . Cosa che non hanno potuto fare con Claudio D’Amico, ex deputato, un altro fedelissimo della causa padana, uno convinto che gli Ufo “esstano pr davvero” e che siede a palazzo Chigi come “consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale” . Savoini e D’Amico, i due Dioscuri del leader leghista addetti alle questioni che hanno a che vedere con il Cremlino. Sono documentati almeno cinque viaggi a Mosca di D’Amico e Savoini nelle delegazione di Salvini da ottobre 2016 a oggi.

Nuovi testi

Nel frattempo sembra destinata ad allungarsi la lista delle persone che i magistrati dovranno ascoltare. Tra questi anche l'ex vicepresidente di Confindustria Russia, Fabrizio Candoni - fondata assieme a Ernesto Ferlenghi, manager Eni in Russa - che in alcune interviste ha spiegato di essere stato con Salvini a Mosca il giorno prima dell'ormai famoso incontro al Metropol (18 ottobre 2018) e di avergli anche sconsigliato di partecipare. E’ atteso davanti ai pm anche Gianluca Meranda, avvocato con simpatie per il Carroccio che dice di aver incontrato in occasioni pubbliche Salvini e che era presente al Metropol. Nel file audio è Luca, il secondo italiano, e dicono di dover attendere il via libera all'operazione da Vladimir Pigin, avvocato e soprattutto legato al vicepremier russo con delega al settore del petrolio e del gas Dmitry Kozak.

Caccia al terzo uomo

In quel 'faccia a faccia', stando alla registrazione pubblicata dal sito americano BuzzFeed, Savoini con due italiani e tre russi parlarono di un presunto accordo sulla vendita da una società russa ad un'intermediaria di circa 3 milioni di tonnellate di petrolio, scontato del 6%. Petrolio da rivendere a prezzo pieno in Italia (gli interlocutori citano l'Eni, che ha smentito), in modo da ottenere che una parte dello sconto, il 4%, si trasformasse in una “retrocessione” per la Lega per la campagna per le Europee e il resto, almeno il 2%, andasse sotto forma di 'stecche' a funzionari russi. Un'operazione in totale da 1,5 miliardi di dollari che non sarebbe andata a buon fine. Da sentire probabilmente anche Claudio D'Amico, colui che - come ha rivelato il premier Conte con una specifica nota - si è preoccupato in questo anno di invitare Savoini a tutti gli incontri ufficiali che avevano a che fare con il Cremlino e la Russia. Soprattutto si cerca ancora il terzo uomo, il terzo italiano presente al Metropol, Alessandro: è chiaro che la sua potrebbe essere la testimonianza chiave.

Ai ferri corti

La solerzia di Conte nello svelare ruolo e presenza di D’Amico - che dell’associazione Lombardia-Russia è “Responsabile dell’area progetti” - a palazzo Chigi ha fatto precipitare forse per sempre i rapporti tra Salvini- Di Maio e Conte. Il che potrebbe comunque non essere sufficiente per provocare una crisi di governo. Da giorni i due vicepremier replicano a vicenda punto su punto. E la solerzia con cui Conte e Di Maio dicono che Salvini dovrebbe presentarsi davanti al Parlamento (“quando chiama, bisogna andare” ha detto Di Maio) ha fatto imbestialire Salvini. Ma soprattutto ha fatto capire di essere “circondato” nell’esecutivo e a livello istituzionale. La sua forza è il consenso. Rispetto al quale gli altri possono solo rosicare. Ieri Salvini sperava di riuscire a cambiare agenda e titoli sui giornali grazie alla chiamata desueta e inedita delle parti sociali al Viminale per discutere della manovra di bilancio 2020. Si sono presentate 43 sigle per un totale di circa 150 persone. Una vera contrattazione tra le parti durata quasi cinque ore. E senza la presenza del ministro economico, l’unico titolato nel governo a parare di certe cose. Un tema non ha scalzato l’altro. Piuttosto sono diventati complementari perchè il tavolo economico convocato al ministero dell’Interno, sebbene convocato da settimane, è diventato, nella propaganda dei 5 Stelle e delle opposizioni, il diversivo per offuscare l’affaire russo.

L’ira di Conte

La riunione di Salvini al Viminale è stata accolta malissimo dal premier Conte. Che ieri alle 13 e 30 è stato colto dall’irrefrenabile desiderio di bere un caffè in piazza Colonna e poter, soprattutto, esternare alle telecamere tutto il suo disappunto. “Se oggi - ha detto - qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali ma si anticipano pure i dettagli di quella che ritiene che debba essere la manovra economica, sappia che questo qualcuno sta entrando sul terreno della scorrettezza istituzionale”. E poi, per essere ancora più chiaro: “La manovra economica viene fatta qui, dal ministro dell'Economia e tutti i ministri interessati, non si fa altrove, non si fa oggi. E i tempi, tengo a precisarlo, li decide il Presidente del Consiglio”.

Operazione compiuta

Salvini doveva anche smaltire la rabbia per la “pugnalata alle spalle” doppia: quella di Conte che ha rivelato il filo doppio e triplo che lega Savoini a Salvini; e quella di Di Maio che lo vorrebbe mandare dritto in Parlamento per rispondere alle opposizioni. Soprattutto doveva riuscire a far cambiare agenda a siti, tg e notiziari vari. In parte c’è riuscito visto che poi alla riunione economica presso il ministero dell’Interno ha aggiunto anche un’altra provocazione: ha invitato l’indagato, per corruzione, Armando Siri. Il che ha sollevato altre polemiche. E altre ancora le ha sollevate Di Maio che ha pensato bene di attaccare i sindacati per “aver accettato un confronto di merito davanti ad un indagato”.

Le 8 domande cui Salvini deve rispondere

Stamani il segretario dem Nicola Zingaretti va al Senato e chiederà al presidente Casellati di calendarizzare l’informativa al Parlamento di Salvini nell’orca di fare luce sui reali rapporti tra Italia e Russia. Poiché saranno certamente solo “fantasie e illazioni, comunque millanterie” e tutta questa roba è “una trappola da spioni”, per Salvini non sarà difficile rispondere e tranquillizzare così il Paese. 1) Nel marzo 2017 Salvini ha firmato “un accordo di coordinamento e cooperazione” con “Russia Unita”, il partito di Putin. Un analogo impegno è stato firmato da FPO, il partito di Strache costretto a dimettersi per una trattativa d’affari con un’emissaria russa. Perchè quella firma e in cosa consiste la partnership? E’ sempre valido e ha mai prodotto effetti collaterali sulla politica nazionale?

2) Qual è il rapporto di collaborazione che Lega Savoini a Salvini?

3) Cosa ha fatto, chi ha incontrato Salvini nel viaggio a Mosca dell’ottobre 2018?

4) Nei resoconti di quel viaggio ci sono alcuni buchi. Cosa ha fatto Salvini la sera del 17 ottobre? Secondo qualcuno

sarebbe andato ad un incontro con alcuni funzionari russi tra cui Vladimir Pligin, antichi legami con Putin e

responsabile del dipartimento Affari internazionali di Russia Unita. E di Pligin si parla nel file audio pubblicato

da BuzzFeed e nella disponibilità, anche, della procura di Milano. Comunque, poiché è legittimo che il segretario di

un partito abbia relazioni internazionali, tanto vale metterle sul tavolo nella loro totalità e interezza. Perchè mai come in questo caso vale il motto: Prima gli italiani.

5) Cosa sa Salvini dell’incontro al Metropol? Il segretario della Lega ha già risposto negando ogni ricostruzione.

6) Che tipo di mandato ha l’Associazione Lombardia-Russia, quella di cui Savoini è responsabile? L’Associazione ha la sede nello stesso stabile della segreteria nazionale della Lega, in via Bellerio, quasi ne fosse una sezione.

7) Come vanno interpretati alcuni rapporti che la Lega tiene con certi fedelissimi di Putin? L’Associazione Lombardia-

Russia, ad esempio, ha ospitato più volte l’ideologo putiniano Alexander Dugin. La Lega ha invitato al congresso sulla famiglia di Verona, Aleksey Komov, il presidente onorario del “Movimento dei giovani russi e italiani”, un altro uomo di Putin. Forse a questa domanda Salvini ha già risposto ieri quando ha detto che “Putin è il miglior politico in circolazione”. Allora però, siccome la politica estera è una cosa seria, Salvini deve spiegare come si rapporta lui rispetto al posizionassero in ambito Ue e Nato dell’Italia.

8) Cosa ne sa l’ufficio comunicazione della Lega, e più di tutti il responsabile Luca Morisi, del network di siti e troll e bot che fanno riferimento a Mosca e ad alcune piattaforme digitali proprietà di colossi pubblici russi come Gazprom?