[L'inchiesta] Nuove mail e un testimone: "Trattammo una vendita di petrolio ma poi non se ne fece nulla". Ma Salvini non vuole dare spiegazioni: "Solo fantasie"

L’inchiesta sui presunti fondi russi alla Lega sembra fare passi avanti. Si fa vivo “il banchiere Luca” presente il 18 ottobre 2018. Sarà presto chiamato dai pm. Buzzfeed pubblica mail da cui emerge che nel 2014 Salvini considerava suo uomo di fiducia Savoini. Le 8 domande cui il vicepremier deve dare risposte. A sua tutela

[L'inchiesta] Nuove mail e un testimone: 'Trattammo una vendita di petrolio ma poi non se ne fece nulla'. Ma Salvini non vuole dare spiegazioni: 'Solo fantasie'
Il ministro dell'Interno e leader della Lega, Matteo Salvini (Ansa)

La compravendita di petrolio dalla Russia è stata avviata ma non conclusa. Lo dice un testimone presente nella hall dell’hotel Metropol il 18 ottobre 2018. Ed esistono mail con cui Gianluca Savoini si accreditava come componente della delegazione di Matteo Salvini a Mosca. Altro che “non so chi sia”, “non so chi lo abbia invitato” o “non ha mai fatto parte delle nostre delegazioni”. L’argine di “non so”, ironia e sarcasmo eretto da Matteo Salvini circa la storia di un presunto finanziamento di fondi russi alla Lega si fa ogni giorno che passa sempre più d’argilla. La tensione all’interno della Lega e dentro la maggioranza cresce.

Torna l’ipotesi della crisi di governo

L’ipotesi di una crisi di governo torna sul tavolo: i leghisti sono in pressing sul loro segretario per levarsi da un angolo che rischia di logorare un consenso che i sondaggi misurano sempre alto e in crescita (38%); i 5 Stelle, che non sfugge come da questa situazione abbiano solo da guadagnare, sfoggiano certezze che invece “proprio adesso Salvini non possa fare altro che tenere in piedi il governo”, quasi prigioniero e ostaggio di una spy story che, vera o falsa, di sicuro danneggia e frena la corsa del primo partito italiano. Non si sa se il segretario del Carroccio sia un cultore degli antichi manuali di guerra, quelli che spiegano come, una volta caduti in trappola, l’unica mossa possibile sia quella di contrattaccare il prima possibile ed uscire in fretta da una trincea che può diventare una tomba. Fatto è che Salvini ha deciso invece di restare dentro la trincea scavata dall’indagine della procura di Milano per corruzione internazionale. E, almeno fino a ieri sera, non farà l’unica cosa che in questo momento gli può consentire una via di fuga: andare in Parlamento e dare quelle risposte che il Pd ritiene “indispensabili” per dare trasparenza ai rapporti assai opaci che Salvini intrattiene dal 2014 con la Russia di Putin. “Non vedo perché io debba andare in Parlamento a parlare di storie e fantasie…”ha tagliato corto e più volte ieri sera a Ferrara a chi gli chiedeva se sarebbe o meno in aula a dare conto delle sue missioni a Mosca.

L’avvocato italiano

L’inchiesta della procura di Milano potrebbe fare preso un salto di qualità. La novità è l’avvocato internazionalista Gianluca Meranda, legale di provata fede salviniana che dice di aver incontrato Salvini “in occasioni pubbliche” e rivela di essere stato presente all'incontro all'hotel Metropol di Mosca con Savoini. “In quell’incontro abbiamo trattato anche di petrolio – ha scritto ieri Miranda autodenunciandosi in una lettera inviata a Repubblica - ma poi l’affare non è andato in porto”. Una conclusione che, ovviamente, spetta agli investigatori della Guardia di finanza incaricati dall’aggiunto della procura di Milano Fabio De Pasquale di fare luce sulla storia. I quali prima faranno alcuni accertamenti per capire se sia davvero lui il secondo uomo presente lo scorso 18 ottobre alla presunta trattativa sulla compravendita di petrolio all'Hotel Metropol di Mosca. Dopodichè sarà convocato in Procura a Milano, non si sa se come indagato o come persona informata sui fatti, nodo che deve essere ancora sciolto.

Il banchiere Luca

Meranda è co-fondatore di uno studio con una sede a Roma e una a Bruxelles, specializzato in vari settori, tra cui diritto societario e commerciale. Sarebbe lui, come ha scritto nella lettera inviata a Repubblica, “il banchiere Luca” di cui si parla nel file audio pubblicato dal sito americano BuzzFeed perché presente al vertice all’hotel Metropol di Mosca. Meranda era presente come “General Counsel” di una banca d'affari anglo-tedesca interessata all'acquisto di prodotti petroliferi di origine russa (…) I restanti interlocutori all'incontro del 18 ottobre sono professionisti che a vario titolo si occupano di questa materia (...).Come spesso accade in questo settore, e nonostante gli sforzi delle parti, la compravendita non si perfezionò”. Nella lettera l’avvocato internazionalista dice di aver conosciuto anche in altre occasioni Gianluca Savoini, di averne “apprezzato la discrezione e le capacità” e di essere molto “stupito per il clamore sollevato da questa vicenda”. Premette, inoltre, di “non votare da circa 10 anni” e nega di avere “qualsiasi tipo di ambizione politica”, si augura che “finisca presto in Italia questo modo di fare politica”. Dossier anonimi e inchieste giudiziarie. Raggiunto al telefono dall’Ansa, Meranda ha aggiunto che “all’incontro non solo non era presente Salvini” e ha escluso che “ne potesse sapere qualcosa”. Da notare che nella lettera a Repubblica né nel colloquio con l’agenzia Ansa, Meranda fa alcun tipo di riferimento a ciò che si sente in quel file: ovverosia lo sconto del 4% rispetto al valore totale della compravendita e la cifra così ricavata di 65 milioni di dollari che sarebbero stati veicolati alla Lega per sostenere la campagna delle Europee.

Rogatorie e conti correnti

Da avvocato Meranda ha sicuramente considerato che essendo quello il cuore dell’inchiesta, anzi ciò che ha fatto diventare questa storia un fascicolo d’indagine, ne parlerà solo con i magistrati quando lo chiameranno. “Ci sono indagini in corso ed è giusto chiarire la vicenda con i magistrati”.
Ora quindi, dopo le opportune verifiche, verrà raccolta la sua versione a cui ovviamente sarà necessario trovare i riscontri. Riscontri che richiederanno molto probabilmente anche una rogatoria sui flussi finanziari Italia-Russia e di conseguenza controlli sui conti correnti dei protagonisti (alcuni in via di identificazione) di questa vicenda dai contorni ancora indefiniti.

Le mail di BuzzFeed

Poiché la riunione del Metropol e il suo contenuto sembrano ormai entrambi acclarati, si capisce perché da tre giorni Salvini e il suo staff stiano facendo di tutto per scaricare Savoini. Una mossa assai rischiosa visto che in ambienti leghisti e non solo tutti conoscono il “Savo” come “professionista capace e fedele”, “legato da sempre a Salvini che gli ha affidato dossier delicati”. Spezzare con lui ogni tipo di legame diventa però fondamentale per evitare di essere trascinati nell’inchiesta. Ecco che diventa illuminante un secondo scoop fatto ieri da BuzzFeed. Il sito americano ha trovato e pubblicato alcune mail di luglio 2018 dove Savoini interpellato sul perchè accompagnasse il ministro in visita a Mosca, rispondeva di essere “parte della delegazione di Salvini in veste di membro dello staff”. E ancora: “Non ho ufficio al ministero ma collaboro direttamente con lui a seconda delle sue richieste".

Quell’intervista del 2014

Millanterie, commentano in casa Lega. “Savoini - dicono dallo staff del vicepremier - non era nella delegazione ufficiale del ministro dell'Interno partita dall'Italia. Idem il 17 e 18 ottobre 2018”. Ecco perchè, spiegano, Salvini respinge la richiesta di andare in Parlamento a chiarire: “Vado in Aula a parlare della realtà, non di supposizioni e fantasie”.
L'opposizione però incalza proprio sull’esistenza o meno del rapporto di fiducia tra Salvini e Savoini. In un’interrogazione il Pd chiede al ministro quale sia il ruolo di Claudio D'Amico, suo consulente a Palazzo Chigi e con Savoini nell'associazione Italia-Lombardia. In un'intervista del 2014 al sito International Affairs, in occasione del primo viaggio russo da segretario della Lega, Salvini definiva entrambi suoi “rappresentanti ufficiali”. Insomma, più Salvini e lo staff relegano Savoini a millantatore, più spuntano fuori indizi che vanno nella direzione contraria.

Le 8 domande

Poiché saranno certamente solo “fantasie e illazioni, comunque millanterie” e tutta questa roba è “una trappola da spioni”, è però urgente sul piano politico che Salvini risponda con generosità e impegno ad alcune domande nelle sedi opportune. A cominciare dal Parlamento.

1) Nel marzo 2017 Salvini ha firmato “un accordo di coordinamento e cooperazione” con “Russia Unita”, il partito di Putin. Un analogo impegno è stato firmato da FPO, il partito di Strache costretto a dimettersi per una trattativa d’affari con un’emissaria russa. Perchè quella firma e in cosa consiste la partnership? E’ sempre valido e ha mai prodotto effetti collaterali sulla politica nazionale?
2) Qual è il rapporto di collaborazione che Lega Savoini a Salvini?
3) Cosa ha fatto, chi ha incontrato Salvini nel viaggio a Mosca dell’ottobre 2018?
4) Nei resoconti di quel viaggio ci sono alcuni buchi. Cosa ha fatto Salvini la sera del 17 ottobre? Secondo qualcuno
sarebbe andato ad un incontro con alcuni funzionari russi tra cui Vladimir Pligin, antichi legami con Putin e
responsabile del dipartimento Affari internazionali di Russia Unita. E di Pligin si parla nel file audio pubblicato
da BuzzFeed e nella disponibilità, anche, della procura di Milano. Comunque, poiché è legittimo che il segretario di
un partito abbia relazioni internazionali, tanto vale metterle sul tavolo nella loro totalità e interezza. Perchè mai come in questo caso vale il motto: Prima gli italiani.
5) Cosa sa Salvini dell’incontro al Metropol? Il segretario della Lega ha già risposto negando ogni ricostruzione.
6) Che tipo di mandato ha l’Associazione Lombardia-Russia, quella di cui Savoini è responsabile? L’Associazione ha la sede nello stesso stabile della segreteria nazionale della Lega, in via Bellerio, quasi ne fosse una sezione.
7) Come vanno interpretati alcuni rapporti che la Lega tiene con certi fedelissimi di Putin? L’Associazione Lombardia-
Russia, ad esempio, ha ospitato più volte l’ideologo putiniano Alexander Dugin. La Lega ha invitato al congresso sulla famiglia di Verona, Aleksey Komov, il presidente onorario del “Movimento dei giovani russi e italiani”, un altro uomo di Putin. Forse a questa domanda Salvini ha già risposto ieri quando ha detto che “Putin è il miglior politico in circolazione”. Allora però, siccome la politica estera è una cosa seria, Salvini deve spiegare come si rapporta lui rispetto al posizionassero in ambito Ue e Nato dell’Italia.
8) Cosa ne sa l’ufficio comunicazione della Lega, e più di tutti il responsabile Luca Morisi, del network di siti e troll e bot che fanno riferimento a Mosca e ad alcune piattaforme digitali proprietà di colossi pubblici russi come Gazprom?