Rossanda: "La sinistra è evaporata, ecco per chi voterò e cosa penso del M5S"

La scrittrice, fondatrice del Manifesto, sta per raggiungere i cento anni. In una intervista a La Stampa sostiene che la sinistra è inerte rispetto alle diseguaglianze. Parla di Bergoglio, Gramsci, Togliatti e degli errori della "sua parte" politica

Rossana Rossanda
Rossana Rossanda
TiscaliNews

Se pensi al Manifesto e a un certo tipo di sinistra italiana pensi inevitabilmente a Rossana Rossanda. L’ex dirigente del Partito comunista degli anni ’50 e ‘60, scrittrice e giornalista, che adesso vive a Parigi e tra 6 anni potrebbe accendere la candelina del secolo (è nata ad aprile del 1924), dichiara di avvertire che il “corpo se ne va”. Il corpo “ma non io”, come precisa in una bella intervista a La Stampa di Torino.

Per questo il suo ultimo libro si intitola Questo corpo che mi abita. Ma la Rossanda è di quelle “ragazze” attempate del “secolo scorso” che non si arrendono finché hanno vita. La sua mente lucida è sempre in grado di esprimere pensieri e analisi brillanti, come dimostra nel non sottrarsi alle domande sulla futura tornata elettorale del nostro Paese.

Dice che, anche se intravede “una grande confusione”, domenica si recherà al Consolato per dare il suo voto a Liberi e Uguali. Una scelta diversa da quella del cofondatore del Manifesto Valentino Parlato che alle comunali di Roma votò per i Cinquestelle.

Le responsabilità della sinistra

Dell’Italia di oggi la preoccupa il populismo, anche se nell’attuale situazione italiana riconosce le molte responsabilità della sua parte politica: la sinistra. Una sinistra “evaporata”, che “non ha avuto il coraggio di realizzare se stessa”, che ha “smarrito la bussola, sottovalutando soprattutto i giovani nella persuasione che fossero troppo distratti”.

Una sinistra divenuta alla fine inerte di fronte alle diseguaglianze, perché “per abolirle occorre penalizzare chi ha di più” e “non è una scelta facile”. Com’è difficile oggi definirsi comunisti, perché ciò vuol dire “essere leninisti. Mirare cioè alla distribuzione delle ricchezze e alla istituzione di regole condivise dai lavoratori”.

Inevitabile chiedersi allora perché sia fallito in sostanza il modello della sinistra, in particolare quella incarnata dal Pci. Forse perché, osserva la Rossanda sono prevalsi “l’apparato, la burocrazia, sulla massa dei lavoratori”. Ma anche, verrebbe da dire, il piegarsi a politiche economiche e scelte neoliberiste che nulla avevano a che fare con i principi ispiratori.

Le "pulsioni fasciste"

Un pericolo è rappresentato nel nostro Paese da certi rigurgiti, perché indubbiamente esisterebbero “pulsioni fasciste”. Indotte in particolare dal fenomeno dell’immigrazione. Ma – a differenza di altre illustri intellettuali come Oriana Fallaci – la Rossanda non teme una islamizzazione dell’Italia. Anzi – spiega a Bruno Quaranta - “è più probabile che gli islamici approdati nel nostro Continente si convertano all’Europa” in quanto “il pensiero occidentale è in grado di fungere da attrazione e da antidoto”.

Il M5S

Il fascismo per lei è il potere senza regole del padronato che si esplica storicamente nel “non riconoscere i diritti dei lavoratori”. Per questo la “nostra Costituzione, in questo senso, è inattuata”. Per questo sono nate nuove povertà che il M5S è riuscito più di tutti a interpretare e rappresentare. Ma i Cinquestelle lei non li capisce e non le interessano. Anche se “non sarebbe corretto leggervi un’orma fascista”. Nemmeno, probabilmente, estremista. Piuttosto affondano nella “genericità”.

Da Togliatti a Gramsci

Poi racconta che a suo tempo scelse il Pci e non il partito d’azione (quello degli intellettuali) perché per affrontare il nazismo e il fascismo era meglio affidarsi alla forza maggiore sul piano internazionale. Rivela di ritenere Palmiro Togliatti il maggior politico comunista dell’Italia. Non che lo consideri senza macchia, perché commise molti errori “anche dal punto di vista morale”.

Senza dimenticare ovviamente Antonio Gramsci. “Quando uscirono i suoi Quaderni si respirò a pieni polmoni – sostiene – e la sua modernità consisteva nel sapere che la realtà è complessa e complicata”.

Moro, Berlinguer e la Chiesa

Tra i non comunisti Moro le appariva “troppo attento al suo partito e alla Chiesa, ma non interessato a una discussione costruttiva con la sinistra”. E il compromesso storico fu “un errore di Enrico Berlinguer”. Quanto alla Chiesa, oggi Papa Bergoglio “rappresenta il cristianesimo delle origini. Si muove nel solco dell’uguaglianza e della solidarietà”.

Il pensiero del ritorno a Roma

Poi rivela che la sua esperienza politica più significativa “non è stata quella del Parlamento ma quella del Consiglio comunale di Milano, con la percezione di agire in una società trasformabile perché conoscibile”. Pensa infine di tornare a Roma, prima o poi, magari da senatrice a vita, cosa di cui si sentirebbe “onorata” e poi – confessa – “mi farebbe comodo economicamente”.