I sindacalista dei Carabinieri fa propaganda per il Sì: "Con Renzi più soldi in busta paga"

Raffica di polemiche per la lettera aperta pubblicata da Vincenzo Romeo, esponente del Cocer, in cui prende posizione invitando gli altri militari a fare lo stesso. La lettera integrale

Vincenzo Romeo
Vincenzo Romeo
di Luca Marco Comellini

Il prossimo 4 dicembre gli italiani saranno chiamati a votare per il referendum costituzionale e con l’avvicinarsi della data del voto lo scontro fra il fronte del “si” e quello per il “no” fa registrare anche il coinvolgimento dell’Arma dei Carabinieri. Tutto nasce dalla lettera che un carabiniere, un appuntato scelto, uno dei rappresentanti del personale dell’arma, ha pubblicato sul suo sito web lo scorso 13 novembre. «Cambiare è una parola agile per noi italiani, ci piace cambiare. Riformare è una parola che spaventa chi vuole cambiare perché teme di perdere qualcosa. Il coraggio di cambiare e riformare è quello di cui abbiamo bisogno per fare passi in avanti verso una politica adeguata alle esigenze della nostra società. L'importanza della riforma.».

Quel testo cancellato

Iniziava così la lunga lettera che l’appuntato scelto Vincenzo Romeo, sindacalista dell’Arma dei carabinieri, aveva pubblicato sul suo sito web lo scorso 13 novembre per esprimere la sua posizione sul referendum del prossimo 4 dicembre. Lettera che poi aveva cancellato dopo alcune ore. Un ripensamento, quello dell’appuntato, che non è stato sufficiente ad evitare le durissime reazioni di alcuni esponenti politici impegnati sul fronte del “no” ai quali, nonostante la storica vicinanza dei rispettivi schieramenti all’Arma dei carabinieri e alle questioni militari, non è andato giù il fatto che a scrivere quella, che in molti hanno definito di vera e propria azione propaganda politica a favore del “si”, sia stato, non un semplice carabiniere, ma uno che invece da moltissimi anni rappresenta il personale della Benemerita. A nulla poi è servita la lettera di scuse che Romeo ha pubblicato, sempre sul suo sito web, in cui si legge «Mi scuso se qualcuno si sia sentito colpito o in difficoltà per le parole dette da vincenzo Romeo ma nulla era voluto a minare equilibri o altre dinamiche che non appartengono al mio ruolo che svolgo fuori da ogni dinamica o appartenenza politica.».

La scelta a nome di "noi Carabinieri"

Tiscali è riuscita a recuperare il testo integrale di quella lunga lettera che ha fatto infuriare più di un personaggio politico schierato sul fronte del “no” e anche l’immagine del messaggio ricevuto da molti carabinieri attraverso una applicazione per smartphone. «Ci troviamo difronte ad una scelta di "fiducia" in una riforma che è sempre stata chiesta dai cittadini ma mai posta avanti alla loro scelta», aveva scritto Romeo nella lettera - della quale ne riportiamo solo alcuni passaggi più significativi - prontamente rimossa dal web che poi proseguiva con un lungo elogio dell’operato dell’attuale maggioranza di governo. Nel suo scritto Romeo aveva fatto un largo uso del «Noi carabinieri» per ricordare ai suoi colleghi chi, a suo dire, «ha restituito i circa tre miliardi di euro tolti nei vari Governi passati», «chi stà scrivendo il decreto sul Riordino dei ruoli che è parola da noi richiesta» e infine «chi, a fronte di contratti bloccati, ci ha dato 80 euro non pensionabili mensili». La lettera prosegue e dopo aver tessuto le lodi al governo passa al Comandante Generale dell'Arma, generale Tullio del Sette. «Noi carabinieri – scrive sempre Romeo - che abbiamo un Comandante Generale apprezzato anche da chi Governa questo paese che, nell'interesse delle nostre comunità, della nostra gente, che dobbiamo servire istituzionalmente, che, in linea con quelle che sono le scelte Governative nell'interesse del paese, ha posto in essere e continua a farlo, iniziative, scelte e decisioni che stanno modificando la realtà dei carabinieri d'Italia dando quello che ci è mancato per tanti anni.». Finalmente arriva il momento della riforma costituzionale e l’appuntato espone al lettore le sue riflessioni «quelle di un carabiniere, cittadino-carabiniere» sulla riforma che il prossimo 4 dicembre chiamerà alle urne gli italiani. Per Romeo la riforma «contiene tutti gli accorgimenti necessari affinché le istituzioni di garanzia, a cominciare dal Presidente della Repubblica, non siano espressione della sola maggioranza di Governo. Il taglio al numero dei parlamentari, l’abolizione del Cnel, la fissazione di un tetto alle indennità dei consiglieri regionali e la de-costituzionalizzazione delle Province riduce costi non più giustificabili in questo conteso sociale che vive il nostro paese.». Il rappresentante dei Carabinieri prosegue dando una sua lettura storica delle istituzioni parlamentari, di come erano e di come dovrebbero essere con la riforma costituzionale del Premier Renzi ma poi, poco prima di concludere ammette che «Certo, il testo della riforma non è perfetto. Si sarebbe potuto fare meglio» A questo punto il sindacalista dell’Arma lancia il suo personalissimo assist, chiaramente a favore del “si”. «Ma senza questa Riforma – scrive Romeo - nessun cambiamento sarà mai possibile per non si sa quanti anni. Io voglio iniziare a cambiare anche nella politica piuttosto che restare a guardare e a parlarmi addosso senza avere mai il coraggio di dire. Si, voglio cambiare. Si, io sono coerente e lo sono stato quando mi sono esposto per lo sblocco del tetto salariale per i carabinieri che rappresento. Si, sono coerente anche ora davanti al Riordino dei Ruoli che è realtà. Si, sono stato coerente a criticare le 80 euro non pensionabili ed ho risposto a contestazioni disciplinari. Si, sono coerente oggi a prendere atto che le 80 euro saranno strutturate e cosi' pensionabili, aprendo ad ogni utile veicolo normativo con il rinnovo dei contratti da avviare negli incontri tra Governo e parti sociali. Si, sono coerente perché sono un carabiniere che rappresenta i carabinieri e, chi sostiene me carabiniere e i colleghi che rappresento...Si, con coerenza, lo devo sostenere.».

Scavalcato il divieto di dire il proprio orientamento politico

La dichiarazione del rappresentante del personale dell’arma dei carabinieri a favore della riforma costituzionale, anche se rimossa dal web, ha immediatamente scatenato le reazioni politiche, prima fra tutte quella di Giovanni Donzelli, coordinatore dell''esecutivo nazionale di Fratelli d'Italia, che a stretto giro scrive sul sito del suo partito: «E’ grave e inaccettabile che un delegato del sindacato carabinieri Co.Ce.r., per i quali è vietato manifestare orientamenti politici, esprima pubblicamente un’indicazione di voto per il referendum costituzionale. Ancor più grave è che faccia intendere in una nota che l’impegno del governo Renzi nel riordino delle carriere sia subordinato alla vittoria del sì”. «Le parole di Romeo sono gravi – sottolinea Donzelli – nell’articolo sostiene, riferendosi al governo, che “ci hanno fatto riprendere a camminare e ci garantiscono che domani potremo tornare a correre”, spiegando senza mezzi termini che “è già stato cambiamento e dobbiamo continuare a favorire chi ci ha sostenuto sbloccando il tetto salariale e sta sostenendo le nostre aspettative con riscontri concreti e non solo politici”. Renzi e il Pd – ha concluso Donzelli – sono alla disperazione e stanno utilizzando artifizi e ricatti di ogni genere per recuperare con grande affanno il divario sul referendum ma questo non autorizza un rappresentante sindacale dei carabinieri ad esprimersi in questi termini rispetto al voto del 4 dicembre».

Il caso finisce in Parlamento

Sulla stessa linea interviene anche il senatore Maurizio Gasparri (FI) secondo il quale «È inaccettabile che un delegato sindacale del Cocer Carabinieri faccia propaganda per il Si' al referendum costituzionale e soprattutto che colleghi l'esito del referendum alle risorse che il governo dovrebbe destinare al comparto sicurezza-difesa. Ho presentato un'interrogazione per far luce su quanto pubblicato su un sito online e sul profilo facebook dal delegato Cocer Vincenzo Romeo, che non solo ha lungamente invitato a votare Si, ma ha anche subordinando questa vittoria all'attuazione di una serie di riforme che le forze armate e le forze di polizia stanno aspettando da anni» Gasparri è letteralmente infuriato e chiede immediati provvedimenti. «Le parole di Romeo violano l'art. 1483 del Codice dell'ordinamento militare - spiega Gasparri - per cui ai militari è fatto divieto, tra l'altro, di svolgere propaganda politica. Ma e' ancora più grave che egli abbia sostenuto che solo la vittoria del Si' sia garanzia di riordino delle carriere, rinnovo dei contratti e più soldi in busta paga. È incredibile- prosegue il senatore di Forza Italia - che si possa pensare una cosa del genere e soprattutto che queste affermazioni giungano da un militare. Va fatta chiarezza subito. Chiedo interventi immediati nei confronti di questo delegato Cocer che diffonde informazioni false e fa propaganda politica in spregio alla legge». Dopo le reazioni degli esponenti politici di Forza Italia e Fratelli d’Italia sui social si è scatenata immediatamente la reazione della rappresentanza di base dei carabinieri che sembra non aver gradito la presa di posizione del sindacalista anche se lo stesso, nella sua lettera di scuse, ha precisato l’estraneità del Cocer nelle sue dichiarazioni. Intanto il Comando Generale dell’Arma interpellato da Tiscali tace, sicuramente molto imbarazzato.  

Il testo integrale della lettera

Cambiare è una parola agile per noi italiani, ci piace cambiare. Riformare è una parola che spaventa chi vuole cambiare perchè teme di perdere qualcosa. Il coraggio di cambiare e riformare è quello di cui abbiamo bisogno per fare passi in avanti verso una politica adeguata alle esigenze della nostra società. L'importanza della riforma.

L'importanza del riformare e del proseguire questo percorso di crescita e di adeguamento a quelle che sono le esigenze della società e di una politica che deve cambiare per tornare ad essere espressione del popolo, dei cittadini, della vita del nostro bel paese. Noi Carabinieri in questo momento storico abbiamo già avviato una crescita importante che stà mettendo le basi per un immediato domani piu adeguato alle nostre esigenze. Chi come noi, che vive questa realtà da vicino sempre tra i carabinieri, lo tocca con mano tutti i giorni e, continuando a confrontarsi con i carabinieri d'Italia ne puo' percepire quanto sia apprezzata da chi oggi sulla strada è impegnato con alto senso di responsabilità per l'ordine e la sicurezza pubblica a riferimento dei cittadini di ogni angolo d'Italia e per il servizio istituzionale per il nostro bel paese. Ci troviamo difronte ad una scelta di "fiducia" in una riforma che è sempre stata chiesta dai cittadini ma mai posta avanti alla loro scelta. Noi carabinieri ci troviamo difronte a chi in questi anni ci ha restituito i circa tre miliardi di euro tolti nei vari Governi passati sia di destra con il blocco stipendiale e sia quelli tecnici con l'approvazione di tutta la parte politica.

Noi carabinieri ci troviamo difronte a chi stà scrivendo il decreto sul Riordino dei ruoli che è parola da noi richiesta da oltre un decennio ma mai senza un veicolo normativo concreto che, invece, oggi, in queste ore, è solo in fase di battitura a seguito delle intese del comparto che man mano prendono forma. Noi carabinieri ci troviamo difronte a chi, a fronte di contratti bloccati, ci ha dato 80 euro non pensionabili mensili alle nostre famiglie e oggi le renderà strutturate per poterle ricevere con quella che è la parte ad alimentare la nostra previdenza. In un contratto di lavoro da affrontare con una piena disponibiltà a toccare tutti quelli che sono gli aspetti economici che devono incidere positivamente sulla nostra previdenza. Pensioni che dal cambiamento dal sistema retributivo a quello contributivo hanno aperto una voragine economica sul nostro futuro e che comunque, oggi, trovi chi, nelle responsabilità di Governo apre ad ogni iniziativa economica che alimenti gli aspetti economici stipendiali che incidano positivamente sulla mia pensione fissata a 950 euro fra venti anni perchè interamente a calcolo contributivo dal 1996. Noi carabinieri che abbiamo un Comandante Generale apprezzato anche da chi Governa questo paese che, nell'interesse delle nostre comunità, della nostra gente, che dobbiamo servire istituzionalmente, che, in linea con quelle che sono le scelte Governative nell'interesse del paese, ha posto in essere e continua a farlo, iniziative, scelte e decisioni che stanno modificando la realtà dei carabinieri d'Italia dando quello che ci è mancato per tanti anni.

Equipaggiamenti, mezzi, strutture, incentivi economici, scelte gestionali, e sopratutto uomini e donne a sanare quelle risorse uamne che ci hanno tolto lasciandoci in affanno a continuare a svolgere il nostro ruolo sociale. Gli effetti di questo grande lavoro e questa disponibilità politica si avvertono oggi ma si godranno meglio domani. Oggi ci hanno fatto riprendere a camminare e ci garantiscono che domani potremo tornare a correre. E' già stato cambaimento e dobbiamo continuare a favorire chi ci ha sostenuto sbloccando il tetto salariale e stà sostenendo le nostre aspettative con riscontri concreti e non solo politici. Ma vorrei porre le mie riflessioni, quelle di un carabiniere, cittadino-carabiniere, su quelle che sono le argomentazioni di questa riforma all'approvazione di noi tutti cittadini. Le due camere “eguali” del parlamento sono quell’eccezione a livello mondiale che hanno fatto la storia del nostro paese e che oggi si trovano a dover passare il testimone ad un cambiamento che è necessario per contribuire ad adeguare la politica del nostro paese alle esigenze di chi è italiano e chiede sempre piu’ aderenza alle necessità della società economica e politica del nostro bel paese. Spesso abbiamo visto cadere Governi perché al Senato una parte politica “modificata” , seppur non numerosa, ma tanto importante da aprire a crisi di Governo e tutto cio’ che ne ricava.  Il distacco tra amministrazioni locali e territoriali e chi ha il compito di legiferare non è piu’ sostenibile per poter portare avanti una nuova politica che dovrà avere un legame politico-funzionale che creerà piu’ equilibri nel segno del cittadino, dell’italiano, di chi deve poi giovare e non subire delle scelte di chi fà la politica del paese.

La riforma costituzionale, comunque non toglierà la parola finale alla Camera, a fronte anche di perplessità o revisioni che proporrà il Senato. Negli ultimi quindici anni tante sentenze sono intervenute sulle funzioni legislative tra Stato e Regioni che ora troverebbe un importante intervento in questa riforma. La riforma costituzionale del 2001 aveva creato molta confusione considerando “concorrenti” anche materie come grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, ecc. Cosi’ come è del tutto irragionevole che, accanto ai “principi” fissati dallo Stato, esistano anche venti leggi regionali diverse. In effetti nessuna Regione ne ha mai emanate e la Corte Costituzionale ha fatto interventi per ribadire le competenze nello Stato, cosa che la riforma del 2016, poi, sancisce con maggiore chiarezza. La riforma, inoltre, contiene tutti gli accorgimenti necessari affinché le istituzioni di garanzia, a cominciare dal Presidente della Repubblica, non siano espressione della sola maggioranza di Governo. Il taglio al numero dei parlamentari, l’abolizione del Cnel, la fissazione di un tetto alle indennità dei consiglieri regionali e la de-costituzionalizzazione delle Province riduce costi non più giustificabili in questo conteso sociale che vive il nostro paese. Cosi’ restituendo credibilità alle istituzioni, potenziando gli istituti di iniziativa popolare. Su questa riforma vengono sollevate varie critiche. Ma approfondendone i contenuti non ne trovo fondamento.

È un sopruso che sia il Governo a proporre le riforme costituzionali ? Già in diversi altri casi, in passato, è stato proprio il Governo a iniziare il procedimento. Ma non possiamo dimenticare che il Governo Renzi si presentò alle Camere per chiedere la fiducia ponendo la riforma elettorale e quella costituzionale al primo posto del suo programma politico, e nessuno lo ha mai contestato per questo. Ora lo si fa per una mera posizione politica che pero’, in quel momento, invece, faceva comodo. La scelta del Presidente del Consiglio nel legare il destino del suo Governo all’approvazione popolare della riforma è un atto di rara coerenza, piuttosto che un gesto plebiscitario. La riforma rafforza in misura inaccettabile i poteri del premier in modo pericoloso per la democrazia ? Non c’è una sola parola nel testo che possa far pensare a tutto questo. Seguendo le indicazioni della Corte costituzionale, la riforma, invece, mi sembra proprio ridurre il potere del Governo di poter ricorrere ai decreti legge. Temere l’effetto combinato della riforma costituzionale con la nuova legge elettorale, non regge, in quanto basti pensare che lo stesso “italicum”, grazie alla stessa riforma, verrà giudicato immediatamente dalla Corte costituzionale. La riforma è stata approvata da una maggioranza costituitisi nelle sei votazioni che hanno portato ala sua approvazione. Ho appurato che la maggioranza è stata sempre attorno al 57% degli aventi diritto al voto. Inizialmente vi era un consenso più ampio sul testo, ma poi, benché il testo non fosse cambiato di molto, alcune forze politiche hanno rinnegato gli accordi capovolgendo la loro posizione e altre si sono arroccate su un ostruzionismo che mirava solo a non portare avanti alcun confronto. Il Senato che hanno voluto i nostri costituenti doveva essere rappresentativo delle Regioni ed essere molto diverso dalla Camera per durata in carica e sistema elettorale. Ma poi, per una scelta delle maggioranze di governo, l’istituzione delle regioni venne ritardata di 22 anni e con una riforma costituzionale venne stabilita la perfetta parità delle due Camere. Proprio per questo non vedo il perché si debba usare la parola “storia”, “patria” e “ i nostri padri” quando si parla di eliminare i senatori. I poteri del nuovo Senato sembrano proprio essere chiari e non è vero che minaccia di complicare il procedimento di formazione delle leggi. Il Senato potrà chiedere di occuparsi di tutte le leggi, esprimendo le proprie valutazioni, ma spetterà sempre alla Camera la decisione finale.

Oggi, invece, tutte le leggi devono essere approvate dai due rami del Parlamento in un testo identico, invece, con la riforma sarà necessario solo per pochissime leggi, che sono state specificamente elencate. Il testo che stabilisce i poteri delle due camere diventa di sicuro un poco più lungo, ma il processo legislativo, invece, sembra proprio diventare molto più semplice. Certo, il testo della riforma non è perfetto. Si sarebbe potuto fare meglio. Ma senza questa Riforma nessun cambiamento sarà mai possibile per non si sa quanti anni. Io voglio iniziare a cambiare anche nella politica piuttosto che restare a guardare e a parlarmi addosso senza avere mai il coraggio di dire. Si, voglio cambiare. Si, io sono coerente e lo sono stato quando mi sono esposto per lo sblocco del tetto salariale per i carabinieri che rappresento. Si, sono coerente anche ora davanti al Riordino dei Ruoli che è realtà. Si, sono stato coerente a criticare le 80 euro non pensionabili ed ho risposto a contestazioni disciplinari.  Si, sono coerente oggi a prendere atto che le 80 euro saranno strutturate e cosi' pensionabili, aprendo ad ogni utile veicolo normativo con il rinnovo dei contratti da avviare negli incontri tra Governo e parti sociali. Si, sono coerente perchè sono un carabiniere che rappresenta i carabinieri e, chi sostiene me carabiniere e i colleghi che rappresento...Si, con coerenza, lo devo sostenere.