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Romagna, l’alluvione dimenticata. Soldi stanziati ma mai arrivati. Anche super-Figliuolo rischia il flop

Il governo finora ha fatto due decreti: il primo da 2 miliardi e il secondo da 2,5. Il primo se n’andato in cig, sgravi fiscali e assistenza alla popolazione. Del secondo sono stati distribuiti solo 120 milioni. Mancano soldi, progetti e la burocrazia blocca quel poco che c’è

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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Stavolta anche per il generale Figliuolo la mission sembra molto ardua. E non è un caso che il generale del “miracolo vaccini” abbia fatto resistenza ad accettare l’incarico di commissario per la ricostruzione della Romagna alluvionata. E che lo abbia accettato a condizione di mantenere il doppio incarico: commissario ma anche al vertice del Comando operativo interforze dello Stato maggiore della Difesa. Pronto, comunque, per tentare la scalata allo Stato maggiore della Difesa quando sarà il momento. Non tutti si saranno accorti, ad esempio, che il generale tra una frana e l’altra da mettere in sicurezza nell’Appennino tosco-romagnolo, si è dovuto occupare anche dell’evacuazione degli italiani dal Niger. Non è ricostruire che spaventa il bravissimo Figliuolo. Bensì la consapevolezza di andare incontro ad una sfida improba con pochi soldi e centinaia di persone furiose per promesse impossibili. Roba che rischia di sciupare il curriculum.

Ma qui non interessa la carriera del generale dell’Esercito Francesco Paolo Figliuolo, a cui vanno augurati i migliori successi visto che si tratta di uno zelante servitore dello Stato e di un pezzo importante dell’Italia.

Un cantiere bloccato

Il problema è che a tre mesi dalle alluvioni che hanno ridotto ad una palude la Romagna, piegato la sua impresa agricola e manifatturiera, spezzato il territorio in una sequela senza fine di frane coinvolgendo oltre cento comuni e facendo nove miliardi di danni, l’area alluvionata la stessa Romagna è un cantiere bloccato, che non lavora, non rigenera, non mette in sicurezza. In una parola: non fa ripartire il territorio che è anche uno tra i più produttivi d’Italia.

Il video-appello della comunità di Fontanelice, abilissimo e assai civile messaggio di denuncia e richiesta di aiuto, è diventato virale sui social e nelle tv. I duemila abitanti chiedono di avere una strada decente e sicura che li possa mettere in contatto con il resto del mondo visto che la loro comunità, oltre ad avere dovuto congelare attività turistiche e agricole, è prigioniera da tre mesi di una frana - anzi più d’una - che nei fatti isola il piccolo comune. Inascoltati finora, anche il sindaco Gabriele Meluzzi (un civico di area sinistra) ha più volte denunciato l’abbandono e l’isolamento del borgo, in 48 ore pare abbiano fatto bingo.

Salvini: “Me bene sto occupando”

Il ministro Salvini, titolare delle Infrastrutture e in vacanza qualche giorno proprio lì sulla Riviera, ha detto che ci pensa lui. O meglio: “Pur non essendo di sua competenza, il titolare del Mit non è rimasto indifferente alla denuncia” diceva una nota del ministero venerdì nel tardo pomeriggio quando il video ha iniziato a girare sui social. “Il dicastero sta facendo approfondimenti e verificando la disponibilità delle risorse della Provincia, competente per quella strada, e dei fondi post alluvione. Ha anche sollecitato Figliuolo ”.

Domenica fonti del ministero hanno fatto un aggiornamento: “Lunedì (oggi, ndr) l’Anas farà un approfondimento e un sopralluogo anche dopo le raccomandazioni del ministro Matteo Salvini”. Nell’euforia da campagna elettorale - qualche amministrativa in autunno e poi vai con le Europee - che già sta spingendo il leader della Lega al suo ineffabile attivismo, il ministro ha capito però che quello della ricostruzione è un dossier da cui stare lontani: non c’è un euro, come Figliuolo ha sempre temuto/saputo, e senza soldi nessuno aggiusta le strade. Infatti il Commissario ben conosce la situazione della Statale provinciale SP33 e del comune di Fontanelice. C’è stato anche di recente, i primi di agosto, e ha potuto dire ciò che un buon soldato che non cerca consenso doveva dire: “Appena avrò i soldi sarete tra i primi cui manderò le ruspe. Ne riparliamo tra settembre e ottobre”. Qualche fedelissimo del governo, o di Figliuolo, ieri ha fatto il maestrino pubblicando, sempre sui social, un post in cui diceva dei “soliti cialtroni che fanno diventare virale un video senza verificare”. Se l’avessero fatto, avrebbero scoperto che “Figliuolo ha già preso in mano la situazione e che quello di Fontanelice è tra i primi interventi in programma”. Nella guerra sui social, viene omesso il dato fondamentale: non ci sono soldi, neppure progetti e anche il super generale rischia stavolta il flop. Come dicono sindaci e presidente di Regione “scontri di competenze, ritardi burocratici e la mancanza di soldi stanno bloccando la ricostruzione”.

Roma è lontana

Roma è lontana e la gente di Romagna, solerte e reattiva, ha le mani legate e sta montando la rabbia. Con molto amarissimo sarcasmo, la Città metropolitana di Bologna ieri ha diffuso una nota: “Apprendiamo della disponibilità di Anas e del ministro Salvini. Prenderemo anche contatto con il Commissario Figliuolo per coordinarci al meglio e capire come questa diffusa disponibilità possa tradursi in atti concreti. Al momento però, da quello che ci risulta, mancano le risorse e non la capacità tecnica di realizzare gli interventi. Ci auguriamo quindi che Anas sia dotata delle risorse necessarie per affrontare questo intervento prioritario”. Della serie che neppure le Infrastrutture sanno come è messa la situazione. O quanto meno, non lo sa il ministro titolare.

Conviene quindi fare il punto sulla situazione soldi per la Ricostruzione. Il ministro della Protezione civile Carmelo Musumeci disse ai sindaci e al Presidente Bonaccini che avevano pronta dopo un mese la lista e il conto dei danni che “lo Stato non è il bancomat”. Alludendo in qualche modo al fatto che quelle richieste erano troppe e non motivate. Ne sortì fuori una delle tante polemiche. Un mese dopo, cioè ai primi di luglio, due mesi dopo le grandi piogge, Meloni scelse Figliuolo. Un nome inattaccabile e che avrebbe dovuto mettere a tacere lo stesso Bonaccini che invece avrebbe volentieri accettato l’incarico in continuità con l’emergenza e una tradizione che vede i governatori in genere commissari per la ricostruzione. Il punto vero è che i soldi o non ci sono o sono bloccati da qualche parte.

I soldi stanziati ma mai erogati

Il governo ha stanziato con due distinti decreti prima due miliardi che sono stati assorbiti tra sgravi fiscali, assistenza alla popolazione e cassa integrazione. Poi altri 2,5 miliardi nell’arco di tre anni a fronte di una richiesta danni di circa 9 miliardi. Per la Regione sono 8,8 miliardi. Per la struttura del Commissario sono 8,5. A dimostrazione - sia detto per il ministro Musumeci - che anche la prima stima era fondata. Altro che Bancomat. Ora il fatto è che del secondo decreto, quello da 2,5, sono arrivati solo 120 milioni distribuiti ai privati per far fronte ai danni di case e aziende.

A Comuni, cittadini e imprese sono arrivati i 3 mila euro messi in campo dalla Regione (e Protezione civile) grazie ad una procedura accelerata. Dei 900 milioni destinati, con il primo decreto, alla Cig, ne sono stati usati solo 30 dalle aziende (una sovrastima di Palazzo Chigi?). Analoga cosa è successa al fondo (300 milioni) destinato alla aziende esportatrici. “C’è un miliardo non speso rimasto su un binario morto” ha detto Enzo Lattuca, il sindaco di Cesena chiedendo insieme agli altri amministratori di sbloccare quei soldi e destinarli, ad esempio, all’emergenza frane e quindi alla ricostruzione della strade. Si stanno perdendo mesi preziosi - quelli estivi - per la messa in sicurezza. Certi cantieri saranno più difficili da aprire una volta che arrivano l’autunno, l’inverno, altri piogge e magari la neve. Il cratere della ricostruzione conta, in montagna, ben 83 comuni alluvionati e settemila frane.

Le casse degli enti locali sono vuote

In attesa che il governo gestisca meglio quelle poche risorse - alla fine è stata stanziata la metà di quello che serve - Comuni e Regione hanno avviato lavori in somma urgenza per 400 milioni anticipando soldi (che saranno ristorati, ha promesso Figliuolo) e restando senza un euro per tutto il resto.

Dopo quello dei soldi c’è il tema ritardi. I sindaci alle prese con i ponti e strade da ricostruire per togliere dall’isolamento intere comunità, vengono portati a spasso tra burocrazia e uffici vari in cerca delle necessarie autorizzazioni. Ma non dovrebbe essere anche questo il compito del Commissario? Snellire la burocrazia? E’ più che fondato il sospetto che la nomina di Figliuolo e della sua struttura - circa sessanta persone - abbia fatto perdere tempo prezioso in questa fase. Anche solo l’insediamento, la presa di possesso, i primi sopralluoghi e capire qualcosa, per quanto si possa essere abili nella logistica come lo è senz’altro Figliuolo, richiede tempi tecnici che se si fosse andati in continuità con la struttura della Regione probabilmente non sarebbero stati persi. Il viceministro alle Infrastrutture, il fedelissimo della Meloni Galeazzo Bignami, accusa gli enti locali, quasi tutti a sinistra, di fare polemiche “inutili e sterili”. Lo vada a spiegare a Fontanelice e nei tanti borghi isolati dove non solo non arrivano i soldi. Non ci sono neppure i progetti.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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