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Roccella contestata. Le studentesse: "Sul mio corpo decido io". Solidarietà alla ministra da Mattarella e Meloni

La ministra è stata interrotta durante il suo intervento. Poi ha lasciato l'aula. Una ragazza è intervenuta brevemente sul palco, poi le giovani sono uscite. L'esponente di governo: "Ostilità verso la maternità e la paternità"

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La ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, è stata contestata durante gli Stati generali della Natalità sul tema in corso all'Auditorium della Conciliazione di Roma. Un gruppo di studentesse e studenti, nel momento in cui la ministra ha preso la parola, hanno sollevato dei cartelli con la scritta "Sul mio corpo decido io", chiaro riferimento alla questione del diritto all'aborto messo in discussione dalle politiche del governo, e scandendo degli slogano le hanno impedito di parlare. Alcune delle studentesse e degli studenti protagonisti della protesta aderiscono ai collettivi transfemministi Aracne, provenienti da varie città. Il governo è sotto il mirino delle associazioni femministe e di sinistra per via del provvedimento con il quale si consente alle Regioni di stanziare fondi per assistenza alla maternità da parte di associazioni private, cosa che apre i consultori alle associazioni antiabortiste pro-vita. 

Roccella interrotta

Quando Roccella è stata interrotta e si sono levati fischi e slogan dalla platea, la ministra, rivolta ai manifestanti, ha preso il microfono e ha detto: "Ragazzi ma noi siamo d'accordo, ma nessuno ha detto che qualcun altro decide sul corpo delle donne, proprio nessuno". La contestazione è proseguita. Una delle manifestanti ha parlato brevemente al microfono, ma poi è stata interrotta dall'organizzatore Gigi De Palo dicendo: "Questo però è un monologo". Quindi mentre la contestazione proseguiva proprio De Palo ha deciso di dare la parola ad altri ospiti, posticipando l'intervento della Roccella che ha abbandonato prima il palco e poi l'Auditorium.

Il gruppo, composto da circa 50 ragazze e ragazzi per lo più delle scuole superiori, dopo la contestazione e un intervento sul palco ha abbandonato l'Auditorium. Solo allora i lavori all'interno della sala sono ripresi. A controllare l'uscita dei giovani dall'Auditorium un cordone di polizia. 

La ministra: "Ostilità verso la maternità e la paternità"

Poi Roccella ha voluto spiegare i motivi che l'hanno spinta a lasciare i lavori. "Ho scelto questa mattina di lasciare gli Stati generali della Natalità per consentire alle persone che erano sul palco con me, una mamma incinta di otto mesi che portava la sua testimonianza e il presidente del Forum delle famiglie Adriano Bordignon, di poter parlare senza subire la mia stessa sorte di censura. E invece neanche questo è stato sufficiente: io ho lasciato il palco ma anche alla mamma (sommersa dai fischi) e a Bordignon è stato impedito di parlare tranquillamente. Tanto è vero che l'evento è stato sospeso". Per Roccella quanto accaduto è la dimostrazione che "non si è trattato soltanto di una censura verso di me o verso il governo, ma di una profonda ostilità verso la maternità e la paternità, verso chi decide di mettere al mondo un figlio, esercitando la propria libertà e senza nulla togliere alla libertà altrui, ma contribuendo a dare un futuro alla nostra società. Insomma quello che si contesta, alla fine, è la maternità come libera scelta", ha insistito.

La solidarietà di Mattarella e Meloni

A solidarizzare con Roccella, primi fra tutti, Mattarella e Meloni.  "Voler mettere a tacere chi la pensa diversamente contrasta con le basi della civiltà e con la nostra Costituzione", dice Mattarella. Solidarietà anche da Meloni, "si riempiono la bocca delle parole libertà ma poi amano la censura e impediscono ad una donna di parlare", dai colleghi dell'esecutivo e di parte dell'opposizione. Per il leader del M5s Giuseppe Conte "impedire di far parlare qualcuno è sempre negativo". Sulla stessa lunghezza d'onda Matteo Renzi, "Chi ha impedito alla Roccella di parlare è un violento". Dissente Angelo Bonelli perchè "contestare alla base della democrazia" e anche per Laura Boldrini (Pd) "il dissenso non è censura" anche se "è sbagliato non far parlare".

La IV edizione degli Stati Generali della Natalità comincia con l'intervento del promotore Gigi De Palo e la sua proposta di creare un'Agenzia governativa della Natalità che "ci auguriamo possa essere discussa in Consiglio dei ministri entro la fine del 2024". Ad ascoltarlo nell'Auditorium della Conciliazione, a pochi passi dal Vaticano, un pubblico composto per la maggior parte di studenti delle scuole medie superiori e addetti ai lavori. Al primo panel partecipano Roccella, Jessica Barcella, all'ottavo mese di gravidanza, una libera professionista precaria invitata per parlare di conciliazione ed il presidente Nazionale del Forum delle Famiglie Adriano Bordignon. Appena la ministra prende il microfono dalla platea parte la contestazione: fischi e poi un gruppo di studentesse si alza esponendo fogli con lo slogan anni '70 "Sul mio corpo decido io". E poi i cori contro i Pro Vita "fuori dai consultori". 

Meloni: atto ignobile

La premier Giorgia Meloni ha dato "piena e incondizionata solidarietà a Eugenia Roccella. Lo spettacolo andato in scena questa mattina è ignobile. Ancora una volta è stato impedito ad un Ministro di intervenire e di esprimere le proprie idee", ha detto la presidente del Consiglio. Per la quale chi si riempie "la bocca delle parole libertà, rispetto e autodeterminazione delle donne", mostra incoerenza perché poi "impediscono ad una donna di parlare perché non ne condividono le idee".

Anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si è espresso a favore della ministra contestata cui ha espresso solidarietà. Per il presidente del Senato "il diritto di esprimere la propria opinione è uno dei pilastri della nostra Repubblica e non potrà mai essere messo in dubbio da un gruppo di facinorosi che si arrogano la facoltà di stabilire chi può parlare e chi no". Lo ha scritto il presidente del Senato Ignazio La Russa su Fb.

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