[L’intervista] “L’unica vera sinistra siamo noi, che riportiamo la falce e il martello nella scheda elettorale”

Marco Rizzo è il segretario del Partito comunista. Completata con successo la raccolta delle firme in tutte le regioni (tranne il Triveneto). “Porteremo via voti a 5 Stelle e a LeU. Le scissioni a sinistra? Molti hanno tradito. Solo noi possiamo immaginare la rivoluzione. Di Maio ha strusciato i gomiti a Bruxelles e si perde nella City”

[L’intervista] “L’unica vera sinistra siamo noi, che riportiamo la falce e il martello nella scheda elettorale”

“Accolto? Bene. Se hanno respinto l’altro collegio fai subito ricorso, le firme via pec valgono…”. Marco Rizzo, che fu il primo segretario di Rifondazione comunista a Torino subito dopo la fine del Pci, sta caricando il telefono in Transatlantico a Montecitorio. Il telefono è bollente, chiamano i delegati dalle varie regioni dove è in corso la verifica sull’ammissibilità delle liste. “Ci siamo – dice orgoglioso – saremo presenti nell’80 per cento dei collegi di Camera e Senato. Abbiamo raccolto 22 mila firme e noi non abbiamo avuto l’aiuto dei democristiani come la lista +Europa, le abbiamo tirate su una per una con 400 banchetti. Comunque, la notizia oggi è che dopo dodici anni di assenza la falce e il martello torneranno nelle schede elettorali”.

E’ il simbolo originale?

"No, c’è una piccola differenza cromatica perché nel 2014, quando lo presentammo in Europa, ci costrinsero a togliere il colore giallo e a lasciare la falce e il martello bianchi. Però sarà l’unico simbolo comunista nelle schede. Nell’anno che festeggia i 200 anni della nascita di Marx. E pochi mesi dopo il centenario della Rivoluzione d’ottobre. E’ un grande privilegio".

E’ suo il simbolo?

"E’ nostro, i comunisti parlano così”.

Giusto, dimenticavo. Dunque, riassumendo: nelle schede, oltre al Pd, ci saranno altri tre simboli che parlano a sinistra: LeU, Potere al Popolo e il Partito comunista. C’è un nuovo genere in politica, soprattutto a sinistra, il cannibalismo rosso. Vi state mangiando voti l’un con l’altro?

"Non è questa la nostra preoccupazione. Il nostro è un progetto che va oltre il voto, è un programma di lotta e di mobilitazione. Per gli altri, l’elezione è il fine ultimo. Per noi è rifondare il partito. Perché, come diceva Lenin, la politica è 'dentro e fuori la Duma'”.

Rizzo, cerchiamo di far capire meglio perché si rischia di risultare fuori dal mondo. Chi è oggi il Partito comunista?

"Sono quattromila iscritti, gente che per avere la tessera prima fa un periodo di pretesseramento…”.

Cioè?

"Vediamo se sono capaci, costanti, se sanno organizzare volantinaggi, riunioni, iniziative, se rispettano le regole, se riconoscono la disciplina del partito. La nostra forza sono i giovani, i migliaia del Fronte della Gioventù comunista che sono stati la testa e le gambe della raccolta firme".

E i lavoratori?

"Senza di loro non ci sarebbe il Partito Comunista. C’è la classe operaia ma ci sono anche i rappresentanti dei nuovi lavori. Noi non cerchiamo alleanze politiche ma alleanze sociali con l’artigiano, il commerciante, l’insegnante e i lavoratori precari. Il nostro principale alleato è il ceto medio proletarizzato che in questi anni ha preso diritti e posti di lavoro".

Nei sondaggi ogni tanto compare la voce “altri a sinistra” che però non arriva neppure all’1 per cento. Non avrebbe più senso che vi metteste insieme per cercare di fare “massa critica”?

"A noi risulta invece una rilevazione che ci da al 2 per cento. E possiamo crescere. Il simbolo è la nostra forza, è bellissimo, emozionante. Comunque, come dicevo, a noi non interessa entrare in Parlamento. A noi interessa la rivoluzione. Guardi qua, guardi che bellezza…”. A questo punto, Rizzo cerca nel telefonino un repertorio molto ricco e anche tecnicamente ben fatto di video, interviste, veri e propri promo sul Fronte della Gioventù comunista (FGC) dove si vedono giovani di ogni angolo d’Italia, con la t-shirt “Figli della Rivoluzione 1917-2017” e con ogni sfumatura dialettale motivare il loro impegno politico. C’è il campeggio estivo in Calabria, le manifestazioni contro la Buona scuola e l’alternanza scuola-lavoro. C’è - in effetti affollatissima- la marcia per il 25 aprile. “E’ emozionante o no? Noi vogliamo la rivoluzione e l’Italia socialista".

Sei parole-chiave della prossima legislatura: Europa, Fornero, sicurezza, immigrati, lavoro, crescita i cinque temi chiave della prossima legislatura.

"Noi diciamo di uscire dall’euro e abolire la Fornero. Il comunismo tutela la sicurezza perché la criminalità è figlia di un sistema che gira intorno ai soldi. Sull’immigrazione, la proposta è garantire un salario pari a 10 euro l’ora a tutti: così si cancellano differenze e problemi. Sul lavoro la proposta è marxismo-leninismo allo stato puro: espropriare quelle fabbriche che hanno avuto soldi dallo stato o chi in questi anni ha delocalizzato. Infine la crescita: siamo per lavorare meno ma tutti, per ridistribuire i tempi di lavoro liberati dalle nuove tecnologie”. (Rizzo è molto serio e convinto di ciò che ha appena detto).

Ha ancora senso parlare di destra e sinistra? Secondo Salvini e Di Maio non esistono più queste differenze.

"Il conflitto principale è tra ricchi e poveri. La sinistra ha tradito i suoi ideali e non è un caso se noi ci chiamiamo comunisti. Comunque aggiungo che l’antipolitica è più supina della politica ai poteri forti. E se Renzi s’è consumato le ginocchia a Bruxelles, Di Maio è sdraiato rispetto a quei poteri”.

Se questo è il quadro, perché gli operai spesso votano Lega?

"Perchè la sinistra radical chic ha lottato per i diritti civili ma non quelli sociali”
Senta Rizzo, a sinistra del Pd ci sono 18 sigle. E’ la sindrome della scissione. Ha senso tutto ciò?
“Nel febbraio 1917 il partito bolscevico era piccoli gruppi; a novembre dello stesso anno iniziò la rivoluzione. Gramsci diceva che un piccolo gruppo di capitani guidati da una grande idea può, in breve, costruire un esercito. Un esercito senza capitani, quindi senza idee, è destinato alla sconfitta…".

Qui si vedono pochi capitani e ancora meno idee. E paragonare lo scissionismo a sinistra ad una risorsa… beh, non sembra la chiave giusta visti i risultati.

"Le grandi idee necessitano di momenti di selezione di quell’idea per renderla più forte ed efficace”.

A chi porterete via i voti: al Pd, a LeU o a Potere al Popolo?

"Andremo a prenderli in casa 5 Stelle dove sono finiti molti comunisti che hanno poi scelto Di Maio. E poi a LeU: D’Alema e Bersani hanno abiurato al socialismo ben prima di Matteo Renzi. E ora ce l’hanno con lui solo perché vorrebbe essere al suo posto. Mi lasci dire che il Pd è il partito più conseguente al progetto di globalizzazione capitalista. Potere al popolo prenderà qualcosa in Campania ma non al di fuori da quella regione".

Senta, con quali risorse intende realizzare la grande rivoluzione che sta vagheggiando?

"Con gli 850 miliardi di spesa corrente annuale. Recuperando, ad esempio, i 470 milioni l’anno che sono il costo della inutile missione militare in Iraq. Sa quanti ospedali, quanti investimenti sul trasporto pubblico locale….”.

E cosa immagina il Pci circa il taglio del debito pubblico?

"Il 47 per cento del nostro debito è in mano a banche straniere che hanno acquistato i nostri titoli. La nostra proposta è ripudiare quel debito. Cosi dal 130 per cento si passerebbe all’80/70%, la media virtuosa della Ue è 60%”.

Chi vince alla fine?

“Se anche fosse Berlusconi, continueranno come sempre a comandare FMI, BCE e i grandi capitali globalizzati. Che scenario triste… almeno noi riusciamo ad immaginare la rivoluzione”.