[Il retroscena] E’ rivolta dentro il M5s contro i rimborsi versati su un conto corrente intestato a Di Maio

I 2 mila euro al mese che i parlamentari Cinquestelle devono decurtare dalle loro indennità non saranno più versati al fondo pubblico per le Pmi o alla Protezione civile

[Il retroscena] E’ rivolta dentro il M5s contro i rimborsi versati su un conto corrente intestato a Di Maio
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Tempi difficili per il M5s che continua ad essere lacerato dai malumori di una parte dei parlamentari e degli attivisti. Un retroscena de Il Messaggero ha svelato l’esistenza di una rivolta di deputati e senatori contro la decisione dei vertici di imporre il versamento dei rimborsi non più al fondo pubblico per le Pmi o alla Protezione civile ma a un conto bancario privato intestato al capo politico e tesoriere Luigi Di Maio e ai due capigruppo alla Camera e al Senato, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli.

Novità annunciata da Rousseau 

Secondo quanto raccontato dal quotidiano romano la rivolta è scoppiata mercoledì pomeriggio quando sulle email di deputati e senatori è arrivata la comunicazione di Rousseau (la piattaforma informatica gestita da Davide Casaleggio) che ha annunciato l’importante novità: d’ora in poi i 2 mila euro che ognuno è obbligato a decurtare dall’indennità dovranno prendere una strada diversa rispetto al passato.

"Si finanzia la propaganda di partito" 

Strada che a molti non è piaciuta. “I soldi dei nostri stipendi in un conto privato: inaccettabile” hanno tuonato alcuni esponenti che preferiscono conservare l’anonimato. “Se l’obiettivo è questo smettiamola con la storia delle restituzioni ai cittadini, e chiamiamole con il loro vero nome: spese per la propaganda di partito” hanno aggiunto altri.

Fuori dai giochi Grillo e Dibba

La polemica è divampata nelle chat dei vari parlamentati ma, almeno per il momento, i due nuovi “padroni” del Movimento, ovvero Luigi Di Maio e Davide Casaleggio, sono riusciti a contenere la protesta entro le mura domestiche. Non c’è dubbio però che il profondo mutamento genetico imposto dai due leader stia incominciando a produrre scorie non indifferenti. Nell’atto costitutivo della nuova associazione Movimento 5 stelle, Beppe Grillo di fatto è stato estromesso. Compare solo come “garante” depotenziato. Tutto il potere è stato concentrato nelle mani di Di Maio e Casaleggio Jr. Anche Alessandro Di Battista è fuori dai giochi. “E’ stato messo in naftalina perché ormai più dannoso che utile” ha commentato ironicamente uno dei massimi esperti di M5s, Jacopo Iacoboni, in una intervista rilasciata a Tiscali News.

La resa dei conti alle europee 

La sensazione è che la resa dei conti potrebbe arrivare con le ormai prossime elezioni europee di fine maggio. Tuttavia solo un clamoroso calo al di sotto del 20% potrebbe mettere in discussione l’attuale struttura di comando e dunque la linea politica all’insegna della realpolitik, volta unicamente alla gestione del potere assieme all’alleato leghista. Se invece il crollo dei consensi non dovesse esserci, allora niente e nessuno potrebbe fermare la metamorfosi dei Cinquestelle in qualcosa di molto diverso e distante anni luce dal Movimento degli esordi.