[Il retroscena] Ritratto di Italia Viva, il partito che ha già destabilizzato il governo: i piani di Renzi

Si dice che l'ex premier inizierebbe a far ‘ballare’ il governo già da gennaio 2020, una volta portata a casa la manovra, pronto a offrire la nuova leadership del governo persino a Di Maio

Matteo Renzi
Matteo Renzi

“Ti ricordo che ho fatto cadere Letta con soli dieci deputati e oggi ne ho molti di più” recitava il testo di un Whatsapp del senatore Matteo Renzi, fondatore e primo motore immobile di Italia Viva, a un suo ‘collega’ (senatore, cioè) pentastellato che gli chiedeva lumi sulle sue mosse, scettico sull’iniziativa di fondare un partito quotato oggi al 4%. Una dichiarazione di guerra in piena regola, quella di Renzi, che ha preoccupato non poco il premier in carica Conte. Si dice che Renzi inizierebbe a far ‘ballare’ il governo già da gennaio 2020, una volta portata a casa la manovra, pronto a offrire la nuova leadership del governo persino a Di Maio. Forse è davvero troppo, immaginare uno scenario simile, forse, quando si tratta di Renzi, si abbonda in dietrologie. Forse ha ragione Carlo Calenda quando dice che “Il governo durerà pochissimo. Ma Italia Viva non lo farà cadere perché se no prende il 3 per cento. Lo farà cadere il M5S, che sta risalendo. Questo non vuol dire che si andrà alle elezioni ma potrebbe voler dire che ci sarà un governo istituzionale”, ma certo è che il braccio di ferro al governo, sulla manovra, con il Pd ‘lealmente’ al fianco del premier e M5S e Iv che fanno, a corrente alternata, il controcanto e la voce grossa, è un fatto. Lo scontro, dentro il cdm dell’altra notte è stato pesantissimo, ai limiti della crisi di governo.

Conte in mezzo al braccio di ferro in cdm tra M5S e Iv

Uso del contante da limitare al massimo, la bandiera di Iv, manette agli evasori quella dell’M5S. Ieri nuova riunione della maggioranza sui reati fiscali e il carcere agli evasori: l’M5S lo vuole inserire come emendamento alla manovra, le altre forze politiche sotto forma di apposito decreto legge. Ma sulla manovra “non finisce qua” è il messaggio lanciato dai renziani, dopo un incontro con lo stesso Renzi che – irritato nel leggere che Conte, nelle interviste rilasciate ieri, paragona di fatto Renzi a Salvini - ha ribadito il ‘no’ a qualsiasi tipo di nuova tassa (sugar tax, aumento della cedolare secca) ma anche sull’aumento delle tasse sull’uso del contante (misura cui sono contrari anche molti pentastellati) e quota cento, misura che i pentastellati difendono come fosse farina del loro sacco ma che hanno ereditato dalla volontà dell’ex alleato, la Lega, che la impose l’anno scorso. Insomma, sulla manovra la tensione, nella maggioranza, resta alta e la stessa manovra è stata approvata “salvo intese”, un eufemismo per dire che l’intesa non c’è proprio. Senza dire che il bracco di ferro tra M5S e Iv, che però schiaccia di fatto la posizione di Conte su quella del Pd, continua imperterrito e che il capogruppo al Senato, Davide Faraone, fa mettere a verbale che “Il fatto che noi si abbia dei numeri decisivi per tenere in piedi questo Governo deve essere messo a frutto per il Paese”. Lunedì la legge di Bilancio andrà approvata dentro il cdm in via definitiva, per essere trasmessa in Parlamento, ma in mezzo ci sono i tre giorni della X edizione della Leopolda, che si apre oggi e dove Renzi presenterà nome, simbolo, statuto e programma della sua nuova formazione politica.

Manifesto e simbolo di Iv: le ‘sorprese’ della Leopolda

Matteo Renzi, via Twitter, ieri si limitava ad annunciare che “alla Leopolda parliamo di famiglia, clima e futuro” e che racconteremo come immaginiamo i prossimi dieci anni: Italia ventinove, Italia ventinuovi. L'#ItaliaViva!”, ma tutti si aspettano sorprese e annunci politicamente impegnativi. Da quello che si sa, Renzi firmerà – dal palco e in diretta social – il “Manifesto” programmatico di Italia Viva (ci stanno lavorando Gennaro Migliore e Lisa Noja, contenuti top secret, ma ci saranno i caposaldi di due provvedimenti già annunciati, il Family Act e il Green Act), la Carta dei Valori (di fatto lo Statuto, lo sta scrivendo Ettore Rosato). e il simbolo della nuova formazione, che uscirà da un sondaggio lanciato in Rete una settimana fa tra i sostenitori del Movimento in un panel ristretto di tre simboli, e lo farà alla presenza di un notaio. Immagine, quella del notaio, che ricorda un po’ troppo da vicino il “contratto con gli italiani” firmato da Silvio Berlusconi negli studi di Vespa nel 2001. Dovrebbe avvenire, il tutto, sabato pomeriggio (venerdì sera saranno solo inaugurati i lavori e sabato mattina si terranno i tradizionali “tavoli tematici” leopoldini, coordinati da Maria Elena Boschi, capogruppo alla Camera) mentre domenica mattina, per le conclusioni, accanto a Renzi ci sarà la ministra Bellanova, capodelegazione di Iv al governo. Ma il condizionale ‘dovrebbe’ è d’obbligo perché con Renzi non si può mai prevedere nulla e potrebbero esserci novità dell’ultima ora, fuori scaletta. Inoltre, dovrebbe passare qualche vip (attori, registi, cantanti) ma in misura minore rispetto alle edizioni passate (uno storico amico di Renzi, Oscar Farinetti, non ci sarà), e rari e radi esponenti del Pd (la segretaria del Pd toscano, Simona Bonafé), dato che l’ordine di scuderia del Nazareno è di non farsi vedere e, anzi, di ritenere in ‘odore d’eresia’ i democrat cui verrà la brillante idea di andare alla Leopolda, come hanno detto ieri Luigi Zanda ed Enrico Rossi. Nel frattempo, fervono i preparativi (palco, logo e format compresi) con il numero “dieci” (numero dell’edizione) che apparirà in modo seriale un po’ ovunque e che avrà la forma ‘squadrata’ delle vecchie maglie di Baggio e Gullit. Dall'organizzazione parlano di record di iscrizioni, oltre ventimila, con richieste triplicate rispetto alle scorse edizioni già la scorsa settimana, mentre la regia dell’evento è affidata, oltre all’ormai storico portavoce di Renzi, Marco Agnoletti, al manager di attori e volti noti tv Lucio Presta, altro storico amico di Renzi e che, ormai, lo segue come un’ombra e che era anche nei camerini di Porta a Porta per dare a Renzi gli ultimi consigli prima dello scontro/confronto andato in onda l’altra sera con Salvini.

Che cos’è, oggi, Italia Viva e come si sta strutturando

Ma che cos’è, oggi, Italia Viva e come si sta strutturando? Partiamo dai gruppi parlamentari, lancia di punta del partito (ma guai a chiamarlo tale! Come l’M5S preferisce dirsi un “movimento”). I deputati sono 26 e i senatori sono 17. Alla Camera il capogruppo è la Boschi, vice-capogruppo Luigi Marattin (esperto di temi economici) e tesoriere Mauro Del Barba. Vengono tutti dal Pd, tranne Gabriele Toccafondi, ciellino, una storica militanza in Forza Italia e nell’Ncd, poi eletto con la lista “Civica e Popolare” nel centrosinistra. Tra i volti noti, Roberto Giachetti, Luciano Nobili, Michele Ansaldi (watch dog di Renzi sulla Rai), Lucia Annibali, Matteo Colaninno, Silvia Fregolent, Gennaro Migliore, Ettore Rosato e Ivan Scalfarotto (i due bracci, destro e sinistro, di Renzi nell’organizzazione dei comitati civici) e – curiosità – ben due eletti all’Estero, Curò e Ungaro. Al Senato, invece, dove il capogruppo è David Faraone, i senatori sono 17. Tra questi, spiccano le presenze del ministro Bellanova, Laura Garavini (vicepresidente vicario), del tesoriere Francesco Bonifazi, Annamaria Parente, Daniela Sbrollini, ma anche quelle degli innesti di senatori che non vengono dal Pd come il socialista Nencini (vicepresidente) e Gelsomina Vono (che viene dai 5Stelle). Una forza parlamentare notevole (43 parlamentari) che, al governo, oltre che dalla Bellanova, conta anche su un altro ministro, Elena Bonetti (non parlamentare) alla Famiglia e un sottosegretario, Scalfarotto (agli Esteri), ma che è molto difficile strappi, al Pd o ai M5S, presidenti di commissione. Invece, nuovi ingressi nei gruppi sono altamente probabili.

Gli altri nomi in ballo

Si parla delle senatrici Caterina Bini e Caterina Biti (non è un refuso: sono due persone diverse), dell’ex governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, e del vicecapogruppo dem al Senato, Dario Stefano, storicamente legato a Renzi. Tutti arrivi, se ‘arriveranno’, che provengono dal Pd, ma anche pezzi di pentastellati dissidenti guardano a Italia Viva come pure schegge impazzite di un partito, Forza Italia, in via di disfacimento. Come, alla Camera, Renata Polverini. Ma se i numeri degli ‘italovivi’ (come chiamarli sennò?) cresceranno di sicuro, come pure le turbolenze che Renzi e i suoi provocheranno al governo, nei territori e nel Paese il radicamento del partito/movimento di Renzi è più difficile. Quotato, nei sondaggi, intorno al 4%, percentuale da cui, per ora, non si schioda, i renziani annunciano arrivi “di peso” dai territori proprio alla Leopolda (in queste ore annunciano la loro adesione l’ex ministro Lanzetta e l’ex presidente del Pd della Valle d’Aosta Giovanni Sandri), per ora dal Pd non si sono mossi esponenti locali di peso. Invece, interesse e anche adesioni arrivano, sui territori, da esponenti azzurri. Certo, i comitati “Azione civile – Ritorno al Futuro” (coordinatori Rosato e Scalfarotto), che sono circa 300 (diecimila circa le persone coinvolte) hanno raccolto, in otto mesi, quasi mezzo milione di euro di finanziamenti, oltre che una proposta di legge per combattere le fake news che è già stata depositata in Parlamento, anche se tra i nomi dei maggiori finanziatori compaiono molti parlamentari. Ma per radicare un partito, e strutturarlo, ci vuole ben altro. Per ogni nuovo tesserato, a cominciare dalla Leopolda, “verrà piantato un albero”, annuncia Renzi, ma il numero degli ‘alberi’ sarà valutato e pesato da tutti, specie dentro il Pd, per capire se e quante gambe ha davvero il nuovo movimento per camminare. Sulle liste alle elezioni amministrative Renzi, intanto, ha già cambiato idea: prima aveva annunciato che non ci sarebbero state, ora invece fa sapere che liste di Italia Viva, magari insieme a esperienze civiche, nasceranno di sicuro per le regionali in Emilia-Romagna e in Calabria (entro l’anno) e, a maggior ragione, nelle sette regioni dove si andrà a votare nella primavera del 2020. Solo per l’Umbria, che vota il 26 ottobre, proprio non si faceva in tempo. Proposito ovvio, ma non scontato, quello di cercare i ‘radicare’ il nuovo partito nei territori, non foss’altro che per tenere fede al proposito “stiamo tra la gente, non nei Palazzi”. Ma sono proprio i Palazzi della Politica quelli che più temono le mosse di Renzi, ben sapendo che le ‘turbolenze’ di volo che l’ex premier sta facendo vivere al Conte bis non promettono nulla di buono. Se le avvisaglie sono quelle che si sono viste sul varo della manovra, il rischio che Renzi provi a staccare la spina al governo è alto.