[Il ritratto] Lezzi, la ministra che buca lo schermo tv e fa infuriare i No Tap: "Non temo i teppistelli"

La titolare del dicastero per il Sud è nella tempesta per il gasdotto che arriverà in Puglia. Non nuova a polemiche e gaffe, ma con grinta bastante a mettere in riga chi le punta contro per fare la guerra

Barbara Lezzi (M5S)
Barbara Lezzi (M5S)
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Quando diventi madre e chiami tuo figlio Cristiano Attila, già si capisce di che tempra sei. Tosta, diretta, per niente preoccupata delle figure che farai con le tue uscite a tutta grinta. Barbara Lezzi prima di diventare ministro per il Sud del governo Conte (lei che è leccese Doc) è stata attivista della prima ora del MoVimento 5 Stelle. Fin qui, sempre benedetta da Grillo, che ne apprezza la decisione e la spontaneità appassionata. E che lei rimerita definendolo come un papà: "Ogni tanto ci bastona. Ma se un padre bastona un figlio, lo sta facendo per il suo bene. E quindi non è un problema". ll problema sono tutti quelli (non pochi) che di fronte al governo giallo-verde che nella sua componente pentastellata aveva sempre promesso che avrebbe fermato il progetto del Gasdotto-Trans-Adriatico (Tap) e ora dice che la costruzione va avanti, gridano tuoni e fulmini contro gli ex grillini, strappando e bruciando le tessere del movimento diventato partito di potere. Un tradimento che infiamma gli animi e i social. E di fronte a cui la Lezzi non si tira certo indietro, com'è nel suo stile.

"Sono gli ultimi a poter chiedere le mie dimissioni"

Fra la ministra Lezzi (si usa ancora questo termine, dopo la caduta della Boldrini?) e i No Tap il detestarsi a vicenda è un adagio che dura nel tempo. Lei stessa ha confermato: "Con i No Tap non ho mai avuto un buon rapporto. Non hanno mai calcato i nostri palchi né condiviso la battaglia con noi e questo è legittimo ma allora sono gli ultimi a poter chiedere le mie dimissioni". E in video aggiunge: "Partiamo dall'inizio. Il MoVimento 5 Stelle non ha mai dato l'autorizzazione al Tap. Noi ci ritroviamo adesso nella condizione di non poter fermare una procedura che è stata già chiusa. Dal governo precedente". E su chi oggi l'accusa di aver saputo tutto fin dal 2013 circa l'opera che dovrebbe portare il gas naturale dall'Azerbaigian all'Italia attraverso l'Albania e la Puglia, la Lezzi risponde: "Certo, abbiamo cercato l'appoggio di tutti i partiti politici per bloccare quella follia. Cioè il tracciato del gasdotto che doveva passare proprio a San Foca e a Melendugno". In quest'ultimo centro ora c'è un sindaco che si scaglia contro di lei e che per tutta risposta si prende l'etichetta di "teppistello". Ne ha per tutti, la Lezzi dal passo e dal tono guerriero: per il Pd, per Leu, per quelli che oggi fanno gli esperti di carte ma "dove erano quando hanno votato favorevolmente quel trattato?". Compreso il decreto Sbloccaitalia in cui la realizzazione del Tap era prioritaria proprio in considerazione dell'accordo internazionale già siglato. Ancora la titolare del dicastero per il Sud chiama in causa il Partito democratico: "Hanno le mani dappertutto, Emiliano oggi dice che si sente tradito. Ma tradito da chi? Dal tuo partito, dimettiti, vattene a casa". Le sue parole riportano alla mente quelle di Alessandro Di Battista, che quando era più attivo politicamente giurava che i pentastellati avrebbero sradicato il Tap in 15 giorni.

Compensazioni, condizionatori e nursery in Parlamento

Barbara Lezzi non si nega al confronto, annuncia che affronterà di persona chi oggi vorrebbe incenerirla lì nella sua Puglia, che continua a lavorare sull'ipotesi di compensazioni economiche per le comunità "ferite" dal passaggio del Tap. E di aver ribadito ancora lo scorso febbraio che era impossibile fermare il gasdotto, perché già realizzato all'80 per cento, con contratti commerciali già in essere e il rischio di pagare risarcimenti miliardari alla controparte (fino a 35 miliardi di euro, conferma il premier Conte). E dunque che i giornalisti d'inchiesta andassero a leggersi meglio le sue esternazioni sui social. A suon di esternazioni, Barbara Lezzi si è fatta apprezzare dal MoVimento e dai suoi supporter eccellenti. Come il giornalista del Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, che tra una lampada e una lacca per capelli l'anno scorso ribadiva: "E' una delle parlamentari più preparate che abbia il M5S" tenendo conto che "uno degli elementi più critici del MoVimento è la classe dirigente". Per tanto tempo si è parlato di lei come perfetta ministra dell'Economia di un governo a 5 Stelle. E' andata diversamente. La Lezzi non si è scomposta. Non si scompone mai, neanche di fronte alle sbandate: come quando disse che i parlamentari si possono ridurre per decreto (ma la Costituzione non lo prevede) o quando decise di nominare come portaborse il fidanzato della figlia, innescando proteste grilline a go go. Sfiorata dal caso della Rimborsopoli pentastellata, la ministra Lezzi ha chiesto e ottenuto (giustamente) di avere una nursery al Senato per allattare e cambiare i bambini piccoli, incluso il suo Cristiano Attila. E ha sempre risposto colpo su colpo a chi le faceva notare di aver detto che per via del gran caldo il Pil italiano era aumentato, siccome era aumentata la produzione industriale, condizionatori compresi. Nei talk show è difficile batterla, sa come zittire l'avversario. Insomma, chi va all'urto con la Lezzi (come i No Tap che l'aspettano in Puglia) è avvisato: se gliele dai, capace che te le riprendi indietro, con gli interessi.