Risorge la Nato dopo il gelo dell’era Trump. L’orgoglio di Draghi: “Mai così forte”. Ma resta il gelo con Erdogan

La riunione dei 30 paesi a Bruxelles. Nato “alleanza delle democrazie contro le autocrazie”. Cina e Russia guidano la lista dei “pericoli”. Il premier italiano mette in evidenza “il fronte sud, la Libia e il Mediterraneo". Nessun bilaterale con il leader turco. Che però parla con Macron: “Ok al ritiro dei mercenari dalla Libia”

Risorge la Nato dopo il gelo dell’era Trump. L’orgoglio di Draghi: “Mai così forte”. Ma resta il gelo con Erdogan
Da sinistra Biden e Draghi (Ansa)

E’ come se un mondo andato “in frantumi” un po’ per la pandemia ma ancora prima per gli eccessi politici di qualche leader fuori luogo e fuori tempo, ad esempio Trump, stesse ritrovando piano piano il suo ordine. Non più quello vecchio, nulla sarà più come prima dopo il virus e povertà, disuguaglianze e mutazioni climatiche saranno nei prossimi anni in cima a tutte le agende. Ma il mondo che cambia, e su presupposti che sembrano migliori di quelli precedenti, è il filo rosso tangibile in questi giorni di incontri, vertici, bilaterali e dichiarazioni finali che hanno luogo, e forse non è un caso, nella vecchia Europa, cuore delle moderne democrazie. Tra la Cornovaglia e Bruxelles e poi la Svizzera. In Europa ha scelto di iniziare il suo nuovo corso diplomatico il presidente Usa Joe Biden.

Il filo rosso di un nuovo ordine mondiale 

Chiuso il G7 di Boris Johnson in Cornovaglia, il filo rosso del nuovo ordine mondiale ha fatto tappa ieri a Bruxelles per il vertice Nato.  I leader di 30 paesi riuniti per la prima volta dopo che per anni Trump, Cina e Russia hanno fatto di tutto per smantellare l’Alleanza atlantica. “Pensate che la prima visita del presidente Biden è in Europa, provate a ricordare dove fu la prima visita del presidente Trump…” ha suggerito il presidente Draghi incontrando i giornalisti ieri a fine vertice. Il primo viaggio di Trump fu in Arabia Saudita. Da lì cominciò a “bombardare” la Nato e “l’inutilità” dell’Alleanza atlantica prediligendo rapporti bilaterali al grido “America first”. Un incubo che spinse allora il presidente Macron a dichiarare “la morta cerebrale” dall’Alleanza. Che ieri ha invece iniziato una nuova vita. “E’ la più potente e vincente della Storia” ha riassunto Draghi.

Cina, Russia, il pericolo delle autocrazie: i temi del G7 sono stati riportati al tavolo della Nato. E saranno gli stessi  in discussione mercoledì al vertice Usa-Ue. E oggi a Ginevra quando Biden incontrerà in un bilaterale Vladimir Putin. A proposito, ieri il presidente Usa ha confermato di aver dato dell’”assassino” al leader russo: “Lo è stato talvolta nella sua vita, ho detto la verità”.

Toni diversi

Tra Draghi e Biden c’è stato qualche decibel di differenza nel trattare il dossier Cina. Come già successo in Cornovaglia, il presidente americano in generale ha usato contro Cina e Russia parole più severe di quelle usate dal premier Draghi. Nel suo intervento il nostro premier invece non ha citato né la  Russia né la Cina ma ha  avvertito che occorrerà fronteggiare “chi non condivide i nostri valori”. Ha sottolineato l'importanza cruciale che l'Italia dedica al rafforzamento della cooperazione tra la Nato e la Ue. “Stiamo costruendo - ha spiegato - un’Unione europea più forte anche nel campo della sicurezza e della difesa, convinti che la Ue possa essere l’architrave che rafforza ulteriormente la Nato. E proprio questo è ciò che inequivocabilmente intendiamo per 'autonomia strategica dell’Ue’ ”. L’Italia ha confermato anche l’impegno economico del governo sulle operazioni e sulle missioni Nato e sulle spese per la Difesa. “La sicurezza è un presupposto necessario per preservare e rafforzare le nostre democrazie e i nostri sistemi economici e sociali” ha premesso Draghi. "L'Italia sostiene pienamente le decisioni odierne di avviare, attraverso “Nato 2030”  un processo di ulteriore adattamento per il prossimo decennio e di aggiornamento del concetto strategico 2010, basato sui tre compiti fondamentali: difesa collettiva, gestione delle crisi, cooperazione in materia di sicurezza”.

Le priorità e il “Fronte sud”

Il Capo del governo ha indicato quali a suo parere sono le priorità dell'agenda dell’Alleanza indicando i principali nemici. Occorre certamente  “mantenere la nostra superiorità tecnologica collettiva ed essere pronti ad affrontare tutti coloro che non condividono i nostri stessi valori e sono una minaccia per le nostre democrazie; preservare  la stabilità strategica e rinnovare anche i nostri sforzi per rafforzare il controllo degli armamenti, il disarmo e l’architettura internazionale della non proliferazione; affrontare le implicazioni per la sicurezza dei cambiamenti climatici; rafforzare la nostra resilienza nazionale”. In ogni caso bisogna “guardare in tutte le direzioni strategiche, dalla regione indo-pacifica a un focus costante sull'instabilità della regione mediterranea”.

Il “fronte Sud”  come ulteriore campo d'azione della Nato, con un occhio "costante" alla crisi libica. Al vertice dell'Alleanza atlantica di Bruxelles il premier Mario Draghi mette sul tavolo uno dei dossier piu' cari al suo governo. E invita la Nato ad avere un "focus costante" su quel Mediterraneo del quale, in chiave immigrazione, il presidente del Consiglio tornerà  a parlare tra dieci giorni al Consiglio europeo.

La franchezza di Biden

Si vede, forse, che Draghi è rimasto scottato dopo l’uscita di un paio di mesi fa quando dette a Erdogan del “dittatore”. Un fuori dal coro che è costato mesi di recuperi diplomatici. E che ha suggerito in generale di misurare molto ben ogni singola parola. Così di fronte al Presidente del Consiglio italiano che è sembrato più “diplomatico”, chi è stato invece sin troppo esplicito è stato Joe Biden.  Che senza giri di parole ha indicato i pericoli e le insidie almeno da qui al 2050: l'espansionismo militare di Pechino e l’aggressività di Mosca. “Abbiamo due nuove sfide” e le ha indicate: Russia e Cina. La Nato quindi è “l’Alleanza delle democrazie in alternativa ai regimi autoritari, che come quello del Dragone “perseguono politiche coercitive e non condividono i valori democratici ed il rispetto dei diritti”.

L’imputazione cinese

Preoccupa l'espansionismo militare cinese, compreso lo sviluppo del suo arsenale nucleare, “i cyber-attacchi sempre più frequenti”, l'attività di disinformazione e l'utilizzo di tecnologie sofisticate, compresa l'intelligenza artificiale. La Cina, che solo 18 mesi fa veniva trattata come un dossier marginale, irrompe così sulla ribalta come epicentro di “sfide sistemiche”. Pechino si avvicina sempre più minacciosamente all'Occidente, “anche attraverso la collaborazione militare con l'altra grande fonte di preoccupazione, Mosca, partecipando alle sue esercitazioni nell'area Euro-Atlantica". E questo l'Alleanza dell'era Biden non lo puo' permettere.

Il cambio di passo e la nuova vitalità che Biden ha cercato di imprimere alla Nato è in continuità col G7 di Carbis Bay e con il vertice Ue-Usa in programma oggi. Si tratta di un totale e sostanziale rilancio delle relazioni transatlantiche che vedono Ue e Usa trovare soluzioni anche alla guerra dei dazi, retaggio dell'era trumpiana, e andare a braccetto sulla lotta ai cambiamenti climatici. Anche i trenta leader della Nato si sono impegnati sul fronte delle emissioni. Fenomeni come lo scioglimento dei ghiacci, le desertificazioni o l'innalzamento delle temperature pongono serie sfide alla sicurezza.

Domani Putin

Il vertice Nato per Biden è stata anche una palestra per prepararsi all'incontro con Vladimir Putin in programma domani a Ginevra. Moti leader, ad esempio Johnson, a margine del vertice hanno confidato nel fatto che Biden saprà essere molto duro con il presidente russo.  Del resto buona parte della dichiarazione al termine dei lavori è stata dedicata proprio alle politiche aggressive di Mosca, che “oltre alle sue attività militari, ha intensificato le sue azioni ibride contro alleati e partner, con tentativi di interferenza nelle elezioni e nei processi democratici, con pressioni economiche e campagne di disinformazione diffuse, chiudendo anche un occhio sui criminali informatici nel suo territorio”.

Resta il gelo Roma-Ankara 

Intanto ha fatto qualche passo avanti verso la distensione il dossier turco. Il presidente Recep Tayyp Erdogan si è lamentato per non aver “ricevuto il sostegno in cui aveva sperato” nella lotta al terrorismo. Molti i bilaterali con i leader, dal presidente Usa al premier greco Kyriakos Mitsotakis passando per il francese Macron ed Angela Merkel. Obiettivo condiviso è allentare le tensioni sul tavolo e riportare Ankara nella piena orbita dell'Alleanza. Con Macron, in particolare, hanno parlato del dossier libico, decidendo "di lavorare per il ritiro dei mercenari stranieri”, circa ventimila unità che si aggiungono alle tribù locali e rendono ancora più insicura la Libia. Nulla da fare invece per la sperata distensione fra Draghi e Erdogan. Il presidente turco e Draghi si sono incrociati, sono comparsi assieme nella foto di famiglia dei 30 leader dell'Alleanza, ma non hanno avuto alcun bilaterale chiarificatore a margine del summit. L’unica mano tesa sul fronte libico è arrivata dunque dal bilaterale Macron-Erdogan e dall’impegno al ritiro dei mercenari. Certamente una buona notizia anche per  l’Italia. Soprattutto per la stabilizzazione della Libia.

Un leader europeo

C’è anche un altro aspetto che balza agli occhi cercando di avere uno sguardo un po’ d’insieme sulla lunga missione di Draghi in Europa iniziata venerdì scorso in Cornovaglia e proseguita ieri con la Nato. Nei prossimi giorni (il 21) sarà a Barcellona per il ritiro di un premio a lui assegnato in quanto economista. Poi a seguire a Berlino  con la cancelliera Merkel. A Roma invece riceverà la presidente della Commissione Ue, Von der Leyen, per il via libera dell'Europa al Pnrr e il 25  parteciperà al Consiglio europeo sul tema dei migranti. Giorno in cui Draghi si è impegnato a mettere il dossier libico e quello delle partenze al primo posto dell’agenda della Commissione. Insomma, fin troppo facile immaginare un leader europeo col passo da Presidente di Commissione.