Rischio quorum sui referendum. L'appello dei promotori per il voto e la denuncia sul silenzio

Salvini chiede che "non venga sprecata un'occasione importante". Radicali denunciano il silenzio dei media. L'astensione è una possibilità concreta: la soglia da raggiungere è circa 25 milioni di votanti

Rischio quorum sui referendum. L'appello dei promotori per il voto e la denuncia sul silenzio

Cinque quesiti referendari che rischiano di non trovare la loro giusta risposta. A poche ore dall'apertura delle urne infatti la percezione che grava sulla consultazione è che la fatidica soglia del 50% più uno degli aventi diritto al voto, necessaria per la validità, possa non essere raggiunta. O almeno questo è quello che temono Lega e Radicali, promotori dei quesiti. Un rischio concreto, in realtà, segnalato da più parti e temuto nonostante la concomitanza delle elezioni amministrative in 971 Comuni. I cittadini chiamati alle urne per i referendum sono circa 50 milioni: movimentarne 25 non è cosa semplice.

Chi negli anni si è dato il compito di promuovere quesiti da sottoporre al vaglio dei cittadini sa bene che il rischio quorum è sempre dietro l'angolo. E forse oggi più di altre volte, se è vero, come in più occasioni ha denunciato Matteo Salvini, che il silenzio dei media insieme a quello istituzionale sarebbe caduto colpevolmente su questa consultazione. L'informazione insomma sarebbe mancata, pensa il leader della Lega, sostenuto sul punto dai Radicali. Qualche giorno fa, insieme allo stato maggiore del Carroccio, aveva persino inviato un messaggio al presidente Mattarella e al capo del governo Draghi perché siano loro stessi a rompere il silenzio ed esortare i cittadini a recarsi alle urne. Invito che - ma c'era da aspettarselo - è caduto nel vuoto.

Il silenzio dei media e il rischio quorum

I quesiti peraltro non sono materia semplice - sulla "legge Severino" per l'incandidabilità dopo condanna, sulla limitazione delle misure cautelari, sulla separazione delle carriere e sulla valutazione dei magistrati da parte dei membri laici dei consigli giudiziari, sulle firme per le candidature al Csm - e vanno a toccare elementi delicatissimi che attengono al ruolo dei magistrati e in finale al principio dell'indipendenza dello stesso potere giudiziario.

E su questo Salvini qualche ragione ce l'aveva: la materia meritava più spazio informativo. Ma il leghista oggi ha forse anche un altro motivo per non dormire tranquillo, dato che a meno di 24 ore dal voto è costretto a misurarsi con una vicenda almeno all'apparenza ruvida, quella del volo per Mosca mai decollato ma pagato dall'ambasciata russa in rubli (soldi poi restituiti ndr). Caso che ha tirato addosso a Salvini le critiche di mezzo Parlamento, e che ha indotto la Lega a gettare sul tavolo l'ipotesi di una "bomba a orologeria", esplosa proprio il giorno prima della consultazione.

Referendum e equilibri interni al Centrodestra

Il peso del risultato referendario promette di avere una qualche eco anche sull'assetto interno del Centrodestra. Se a sinistra il silenzio sui quesiti è stato tombale - e forse da quelle parti l'obiettivo è proprio l'astensione e quindi il non raggiungimento del quorum - dall'altra non si sono notate campangne particolarmente incisive, almeno a parere del promotore. Fratelli d'Italia respinge al mittente e Giorgia Meloni ha reso noto che, domenica mattina, si recherà alle urne poco prima di prendere un volo che la conduca a Marbella dove sosterrà la candidata di Vox. 

Lunedì, giorno in cui è convocato un vertice del Centrodestra, può essere che la questione dei referendum non sia all'ordine del giorno, come qualcuno ha sottolineato, ma il risultato che verrà fuori dalle urne irromperà senza scampo sulla discussione. Lo scrutinio della consultazione infatti comincerà alle 23, ora in cui verranno chiusi i seggi. Lo spoglio delle schede delle amministrative avverrà invece a partire dalle 15 di lunedì: anche da questo risultato è attesa una interessante, anche se parziale, indicazione politica.