Riforma della giustizia 2025: cosa cambia per giudici e pubblici ministeri
Nascono due Consigli superiori della magistratura (Csm): uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica e includeranno di diritto il primo presidente o il procuratore generale della Cassazione.
Il Parlamento ha approvato in via definitiva il disegno di legge costituzionale n. 1917, che riscrive l’assetto della magistratura italiana. Il cuore della riforma è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, insieme all’istituzione di due nuovi Consigli superiori della magistratura e di una Alta Corte disciplinare. Ma per diventare effettiva, la riforma dovrà superare un referendum confermativo previsto per la primavera 2026.
Il cuore della riforma: carriere separate tra giudici e pm
La novità principale è la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. Finora un magistrato poteva passare dal ruolo di giudice a quello di pubblico ministero (e viceversa), ma questa possibilità viene abolita.
I due ruoli seguiranno percorsi di carriera distinti, regolati da Consigli superiori diversi, con l’obiettivo di garantire maggiore terzietà dei giudici e un equilibrio più netto tra chi giudica e chi accusa. I sostenitori della riforma parlano di “più imparzialità e indipendenza”, mentre l’opposizione teme un indebolimento del ruolo dei pm e una “frattura” nella magistratura. I dettagli applicativi saranno definiti da una legge ordinaria successiva.
Due Csm distinti e sorteggiati
Nascono due Consigli superiori della magistratura (Csm): uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica e includeranno di diritto il primo presidente o il procuratore generale della Cassazione.
Gli altri membri saranno estratti a sorte:
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un terzo tra professori di diritto e avvocati con almeno 15 anni di esperienza, scelti da un elenco parlamentare;
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due terzi tra i magistrati delle rispettive categorie.
Il mandato durerà quattro anni, senza possibilità di partecipare al sorteggio successivo.
L’obiettivo: ridurre il peso delle correnti e rendere il sistema di autogoverno più indipendente dai meccanismi elettivi.
L’Alta Corte disciplinare: nuova istituzione per sanzionare i magistrati
La riforma introduce una Alta Corte di giustizia disciplinare, che sostituirà il sistema interno al Csm.
Sarà composta da 15 giudici:
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6 magistrati giudicanti,
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3 requirenti,
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6 membri esterni (professori universitari e avvocati con almeno 20 anni di esercizio).
Tre saranno nominati dal Presidente della Repubblica, tre estratti da un elenco del Parlamento e gli altri selezionati tra i magistrati più esperti.
Il presidente dell’Alta Corte sarà eletto tra i membri designati dal Capo dello Stato o dal Parlamento.
Durata in carica: quattro anni, non rinnovabili.
Compito dell’Alta Corte: giudicare le violazioni disciplinari dei magistrati in modo più trasparente e imparziale.
Sentenze non impugnabili: cosa cambia nel sistema disciplinare
Le decisioni dell’Alta Corte non potranno essere impugnate in Cassazione. Eventuali ricorsi potranno essere esaminati solo dalla stessa Corte, in secondo grado e con una diversa composizione. Si tratta di una deroga all’articolo 111 della Costituzione, che finora garantiva la possibilità di ricorso in Cassazione. Una legge ordinaria definirà nel dettaglio illeciti, sanzioni e procedure. Obiettivo dichiarato: rendere più snello e autonomo il sistema di giustizia interna.
Referendum confermativo e tempistiche
Dopo il voto favorevole del Senato, la riforma passa al giudizio dei cittadini. Sarà necessario un referendum confermativo, che il governo punta a convocare entro la primavera 2026. Solo in caso di voto positivo, la riforma potrà essere promulgata e resa operativa.
Leggi attuative: un anno di tempo dopo il referendum
Entro un anno dall’entrata in vigore, il Parlamento dovrà approvare le leggi attuative per definire nel dettaglio:
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il funzionamento dei nuovi Csm,
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la composizione dell’Alta Corte,
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le modalità della separazione delle carriere.
Fino ad allora resteranno in vigore le norme attuali, per garantire una transizione graduale verso il nuovo assetto della giustizia.


















