[il caso] C’è una data per l’Italia che vuol riaprire: il 20 aprile. A metà settimana la cabina di regia per decidere

I dati vanno nella giusta direzione. Il 20 % degli italiani “coperto” almeno con la prima dose. Settimana cruciale per arrivare a 500 mila dosi al giorno. Il Commissario: “Le dosi ci sono, vanno usate tutte”. Circa tre milioni restano nei frigoriferi

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Ristorante (Foto Ansa)

“A metà settimana ci sarà una cabina di regia e saranno valutate tutte le opzioni”. Tra queste anche la riaperture di alcune attività - sportive, culturali e di ristorazione - con “ferrei protocolli di sicurezza”. C’è anche una data: il 20 aprile, lunedì prossimo. Potrebbe essere quello il momento in cui cominciare a riaprire l’Italia. Resterebbe il coprifuoco, la chiusura totale dopo le 22 e tutte le limitazioni, anche qualcuna in più, da zona gialla. Sarebbe quindi soprattutto una data simbolica, con tre significati: un segnale di speranza per centinaia di migliaia di titolari di bar e ristoranti ridotti allo stremo; una bandiera politica per chi chiede di ripartire e almeno dare un segnale di speranza, se l’andamento delle curve lo consente; una “sconfitta” per i custodi del rigore - il ministero della Salute, Leu, un pezzo di Pd e di 5 Stelle che paventano continuamente rischi, ricadute e varianti.

Verso un nuovo decreto

Nella maggioranza Lega, Forza Italia e Italia viva spingono per annullare “sulla base di dati scientifici”, ma prima della scadenza, il decreto che a fine marzo ha “condannato” l’Italia tra il rosso e l’arancione per tutto il mese di aprile. “Se i dati scientifici sono stati il fondamento che ha regolato le nostre vite negli ultimi sei mesi dividendo l’Italia a colori, non si capisce perchè sia stato deciso che quel criterio non funziona più. Noi chiediamo che venga applicato” è stato il mantra di Salvini nelle ultime settimane. Il punto è che anche a palazzo Chigi si sta facendo largo una certa “predisposizione” a tentare qualche riapertura. Il 22 esimo parametro - la percentuale nazionale degli over 80 e over 70 immunizzati almeno con una dose - indicato dal premier Draghi giovedì scorso non è ancora stato lavorato. Però i numeri assoluti cominciano a dare buone notizie. E la prossima settimana dovrebbero confermare il trend per cui ospedali e terapie intensive scendono sotto il livello di guardia, le infezioni calano e, soprattutto non si ammalano già anziani e fragili. E proprio davanti all’andamento delle curve ieri i capigruppo di Forza Italia Anna Maria Bernini e Roberto Occhiuto hanno ribadito con forza: “Riaperture per le attività all’aperto e tornare alla zona gialle dove è possibile”. I ministri sono si espongono meno volentieri visto che la decisione finale spetta poi Draghi. Molti di loro però sottolineano due passi del premier in conferenza stampa: “Le prossime settimana saranno di apertura e non di chiusura”; “non ho una data precisa per le aperture perchè non la posso dare però potrebbe essere anche prima del 30 aprile”. Nel caso, ha aggiunto Draghi, “faremo un altro decreto”. In serata ieri è circolata con insistenza la voce che mercoledì ci possa essere il consiglio dei ministri.

Il 20%

Sicuramente per il Def e la richiesta di un nuovo scostamento di bilancio che potrebbe aggirarsi sui 40 miliardi ed essere destinato in modo mirato alle attività che non hanno più riaperto. Tra scostamenti e manovra 2021 saremmo a 180 miliardi in deficit da marzo 2020. In pratica il valore del Recovery fund. Importanti ieri le parole del commissario Gentiloni: i parametri Ue su debito e pareggio di bilancio dovrebbero essere congelati anche per tutto il 2022.
Ma torniamo ai numeri della pandemia. Il cruscotto pubblicato sul sito di Palazzo Chigi - aggiornato in continuazione dallo staff della Protezione civile e del Commissario all’emergenza Figluiuolo - oltre che un’operazione di trasparenza fa chiarezza su tanti aspetti. Mette anche a tacere qualche polemica e zittisce qualche Cassandra. A ieri sono 12 milioni e 820.510 i vaccinati di cui 3 milioni e 800 con doppia dose. In assoluto sono 9 milioni gli italiani che hanno una protezione contro il virus. Su 51 milioni da vaccinare (per gli under 16 non c’è ancora un vaccino testato) siamo quasi al 20% di copertura. Un mese fa non eravamo neppure al 4%. Nell’ultima settimana sono state somministrate due milioni di dosi. Il record. “La macchina comincia ad andare a regime, correndo” dicono negli uffici della Protezione civile.

Il “buco nero” degli over 70

Per quanto riguarda la categoria degli over 80 il 68,20% delle persone ha ricevuto almeno una dose e il 38,79% entrambe. Le cose vanno male per gli over 70, non a caso la fascia più colpita in questo momento. Nella categoria 70-79 anni il 19,89% ha ricevuto una dose e il 2,48% ne ha avute. Ancora indietro rispetto a sanitari (91,3 con una dose) e personale scolastico e docente (72%) ma il gap dovrebbe chiudersi almeno per gli over 80 nella settimana entrante. L’ordinanza firmata ieri dal generale Figliuolo è chiarissima: priorità assoluta a over 80 e fragili; poi si passa agli over 70. Non sono ammesse deroghe. Nelle settimana entrante quindi tutti gli over 80 avranno almeno una dose. Incrociando questi dati con quelli degli ospedali (la mortalità purtroppo sarà ancora alta perchè si tratta di persone ricoverate 2-3 settimane fa), a metà settimana sarà deciso se iniziare a riaprire l’Italia.

Quei 3 milioni di dosi ancora in frigo

Alcune regioni lamentano la scarsità di vaccini. Ad esempio la Sardegna, prima regione ad essere tornata bianca e però da domani di nuovo in rosso. Nell’isola, che pure ha introdotto il passaporto vaccinale in ingresso (un modello che il ministro Garavaglia vuole esportare in tutte le isole in previsione delle vacanze) la copertura vaccinale è indietro rispetto a quella nazionale eppure il 22% delle dosi consegnate è ancora nei frigoriferi dei vari hub, piccoli e grandi. Non è stata somministrata. Il “fenomeno” riguarda quattro regioni, Basilicata, Puglia, Calabria, Sardegna: la circolare del Commissario Figliuolo ha fissato all’85% del ricevuto i quantitativi che devono restare nei frigoriferi in vista delle seconde dosi. Solo solo sette le regioni in ordine con questo parametro. Le altre sono tutte tra il 70 e il 75%. In Italia sono disponibili al momento due milioni e 755 mila dosi non utilizzate. Sarebbe in paio di milioni di persone vaccinate in più.
Pfizer e Moderna hanno un richiamo a tre settimane-un mese ma ieri Aifa lo ha portato a 42 giorni. Astrazeneca può arrivare a tre mesi. Anche oltre. Tutto questo dovrebbe servire ad eliminare scorte in eccesso.

Nuovi arrivi

Non c’è dubbio che se ci fossero più vaccini, la procedura sarebbe più spedita. Intanto però usiamo le dosi che abbiamo. Tra martedì e mercoledì arrivano le prime 180mila fiale del vaccino di Johnson & Johnson, prima tranche delle 400-500 mila che la casa farmaceutica americana si è impegnata a consegnare entro la fine di aprile. A queste si aggiungono un milione di dosi Pfizer, 175 mila Astrazeneca (che ha ridotto del 50% ma promette di recuperare tra il 16 e il 25 aprile), 300 mila da Moderna. In Protezione civile si fanno questi conti: considerando che nei frigoriferi ci sono ancora 3 milioni di dosi - la metà circa del vaccino inglese - e fissata la riserva massima ad un milione di dosi, le Regioni avranno a disposizione circa 3,5 milioni di dosi in una settimana. Numeri che consentono di raggiungere l'obiettivo delle 500mila somministrazioni al giorno indicato per la seconda parte di aprile. Venerdì sono state toccate le 300 mila inoculazioni al giorno. Il problema è la diffidenza verso Astrazeneca, soprattutto al sud. In Calabria e Puglia, le rinunce sono intorno al 30%. In Sicilia - ma qui forse ci sono anche altri timori visto le inchieste sui numeri truccati - si arriverebbe all’80%. Il messaggio del governo è chiaro: chi termina la protezione di anziani e over 70, può riaprire. Gli altri no.La circolare di Figliuolo, per essere chiari, sospende la vaccinazione di personale scolastico, forze dell’ordine e i famosi “altri” (più di due milioni). Il personale sanitari sarà vaccinato solo chi sta in prima linea. Stop agli amministrativi che stanno in ufficio.

Il tesoretto sulla scuola

Una settimana cruciale, quaindi. Anche perché domattina tornano a scuola in presenza 6 milioni e mezzo di studenti, un milione in più rispetto alla scorsa settimana. Praticamente 8 su 10. Anche su questo Draghi è stato chiaro: “Dobbiamo far fare a tutti almeno un mese di scuola in presenza”. Il tesoretto dei primi miglioramenti sui dati della pandemia sono stati investiti proprio sulla scuola. Giovani e anziani. Anchise e Ascanio, Enea se li carica entrambi per metterli in salvo. Le generazioni di mezzo devono farsi carico di entrambi. Le riaperture dal 20 aprile in poi dovranno fare i conti, giustamente, con tutto questo.