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[Il retroscena] L’ex tronista sbianchettata, il giallo dell’ex ministra e altri disastri. La rivolta dopo le candidature del centrodestra 

Polemiche in Abruzzo dove, a sorpresa, risulta candidato nel collegio maggioritario  L’Aquila-Marsica-Alto Sangro in quota Fi l’imprenditore Antonio Martino, che, a sentire il sindaco appena eletto de L’Aquila e molti esponenti locali del centrodestra, sarebbe stato fino a ieri “renziano”. “La lista definitiva”, si poteva leggere in una nota degli azzurri abruzzesi, scritta quasi per volersi discolpare, “è stata stilata dal pool di Berlusconi”

[Il retroscena] L’ex tronista sbianchettata, il giallo dell’ex ministra e altri disastri. La rivolta dopo le candidature del centrodestra 

Matteo Salvini corre in cinque collegi, il massimo consentito dalla legge. Giorgia Meloni idem. I forzisti, senza il loro leader in campo, hanno fatto meno ricorso alle pluricandidature. Nonostante questa “semplificazione” ieri sera alle venti, quando sono scaduti i termini per la consegna delle liste alle Corti d’appello, finiti i lavori di bianchetto e le telefonate sul filo dell’ansia, il partito di Silvio Berlusconi è stato l’epicentro di un piccolo terremoto. In Sicilia, nella  Marche, in Puglia, in Liguria, in Emilia Romagna e in Abruzzo si sono levate proteste e contestazioni nei confronti della dirigenza regionale, accusata di avere “ceduto” alle pressioni di Arcore e di avere accettato troppi “paracadutati”.

 

Gianfranco Miccichè, coordinatore regionale azzurro nell’Isola, lo ammette chiaramente: “Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dalle liste perché, per la prima volta, mi hanno mandato troppa gente da fuori… Si vede che sono invecchiato…”. A furia di polemiche e proteste ha dovuto sbianchettare i nomi di Ylenia Citino, che i giornali hanno definito “Ex tronista” e di Valentina Scialfa, ma, in compenso, ha candidato un magistrato, Giusi Lara Bartolozzi, ha  recuperato l’ex Guardasigilli Francesco Nitto Palma e Matilde Siracusano, mancata miss Italia nel 2005. Nelle Marche si è dimesso il coordinatore regionale azzurro, Remigio Ceroni, dopo avere appreso che non sarebbe stato ricandidato e che invece avrebbero corso nella Regione il direttore uscente del Qn, Andrea Cangini, il responsabile enti locali azzurro Marcello Fiori e il vicepresidente della Camera, Simone Baldelli. 

 

In Puglia il coordinamento cittadino di Lecce ha chiesto le dimissioni del coordinatore regionale Luigi Vitali e minaccia “il totale disimpegno di tutti gli amministratori, dirigenti e militanti” per protestare contro lo spostamento di Paolo Pagliaro, la comparsa nei listini di Elio Vito (che invece è contento di correre nella “Regione dei Marò”) e il “cedimento” a Raffaele Fitto, oggi coordinatore di Noi con l’Italia, la cosiddetta “quarta gamba” del centrodestra, che correrà in ben tre seggi.

 

Polemiche anche in Abruzzo dove, a sorpresa, risulta candidato nel collegio maggioritario  L’Aquila-Marsica-Alto Sangro in quota Fi l’imprenditore pescarese Antonio Martino, che, a sentire il sindaco appena eletto de L’Aquila e molti esponenti locali del centrodestra, sarebbe stato “renziano”. “La lista definitiva”, si poteva leggere in una nota degli azzurri abruzzesi, scritta quasi per volersi discolpare, “è stata stilata dal pool di Berlusconi, dopo aver sentito il coordinatore regionale Nazario Pagano”. Da chi era composto questo pool? Dal senatore Niccolò Ghedini, che sarà il capolista in Veneto per il Senato, da Paolo Romani (idem in Lombardia), da Renato Brunetta (candidato in un collegio uninominale appena fuori Venezia, San Dona' di Piave, e al proporzionale Camera sempre in Veneto), da Licia Ronzulli (capolista per il Senato a Brescia), Sestino Giacomoni (in lista per la Camera in Lazio) e Antonio Tajani, che è presidente del Parlamento europeo ed è ripartito domenica per Bruxelles.

 

In Emilia Romagna ha protestato e rifiutato la candidatura Massimo Palmizio. Storico esponente azzurro in una Regione difficilissima non se l’è sentita di correre dietro Michaela Biancofiore (che avrà lì il paracadute, essendo candidata nel collegio uninominale di Bolzano contro Maria Elena Boschi), Vittorio Sgarbi (idem, essendo candidato a Pomigliano D’Arco contro Luigi Di Maio), e Nunzia De Girolamo. L’ex ministro è stata al centro di un “giallo”. Domenica risultava capolista nel collegio Benevento-Avellino, cioè il suo naturale, ma ieri mattina si è scoperta al secondo posto, dietro Cosimo Sibilia. Così è stata recuperata nella Regione rossa come capolista al posto di Mariastella Gelmini, che corre all’uninominale a Desenzano sul Garda, al proporzionale a Milano e a Brescia.

 

In Liguria protesta da giorni Giovanni Toti. Il governatore ed ex consigliere politico del presidente forzista critica le liste e avrebbe voluto candidare due assessori della sua giunta (e tra questi Ilaria Cavo), invece si è ritrovato in lista (l’amico) Giorgio Mulè. “Non sono le liste che avrei fatto io”, ammette. 

 

Protestano in generale tutti gli ex An. A parte Maurizio Gasparri che sarà capolista in Lazio per il Senato e Renata Polverini che correrà senza paracadute in un collegio di Roma (Collatina), sono rimasti fuori l’ex tesoriere alla Camera per otto anni Pietro Laffranco, Francesco Aracri, il due volte sottosegretario Alberto Giorgetti.  Sono stati “sacrificati” anche alcuni berlusconiani di stretta osservanza come Franco Carraro e Rocco Crimi. Non c’è dubbio che il Cavaliere osserverà con attenzione il risultato del match che - consapevolmente o inconsapevolmente - ha avviato in Lombardia 3, cioè nel collegio tra Varese, Como e Lecco. Lì infatti correranno sia il “suo” candidato per eccellenza, cioè Adriano Galliani, capolista di Forza Italia,  che l’amico di sempre, Umberto Bossi, per la Lega di Matteo Salvini.

 

Finisce la corsa (in Parlamento, almeno) per Denis Verdini e per la sua Ala, il partito che aveva fondato per creare un gruppo di ex forzisti “responsabili” a sostegno della riforma costituzionale. Definitivamente fuori dalle liste Antonio Razzi, che per qualche ora ha sperato di rientrare come candidato all’estero in Svizzera, dove fu eletto la prima volta con l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro. “Sono stato umiliato”, si è lamentato. Nelle circoscrizioni estero i tre  partiti di centrodestra andranno uniti sotto le insegne della lista “Salvini-Berlusconi-Meloni”. 

 

Paolo Emilio Russodi Paolo Emilio Russo, giornalista parlamentare    
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