[Il retroscena] Lo strano caso di Giulia Sarti: chi sta incastrando la deputata 5 Stelle tra video falsi e vecchie foto osé?

Il Garante ha vietato la riproduzione delle foto hard delle deputata che girano sulle chat dei telefonini. Sono vecchie di sei anni. Il video, invece, è un clamoroso falso. La vera storia dell’esperto informativo Bogdan Tribusche, amico di Tofalo dai tempi in cui stava al Copasir. Il mistero del sistema di videosorveglianza montato a casa della deputata. Ieri è scattata la solidarietà delle colleghe, soprattutto Pd e Forza Italia. Clamoroso silenzio dei vertici 5 Stelle

[Il retroscena] Lo strano caso di Giulia Sarti: chi sta incastrando la deputata 5 Stelle tra video falsi e vecchie foto osé?
La deputata Giulia Sarti (32 anni). Foto Ansa

Chi sta giocando al massacro e perché sulla pelle di Giulia Sarti, una giovane donna e, soprattutto una parlamentare 5 Stelle? E cos’è questa storia delle microtelecamere sparse in casa sua? E poi: solo in casa sua?

ll caso è esploso tre settimane fa quando la procura di Rimini ha archiviato la denuncia con cui nel febbraio 2018 l’allora deputata cercò di nascondere il fatto che non aveva restituito 23 mila euro. “Ho delegato la gestione dei rimborsi ad un mio collaboratore” spiegò. Allora, su suggerimento del potente capo della comunicazione Rocco Casalino, Giulia Sarti denunciò per appropriazione indebita il suo ex collaboratore, Bogdan Tibusche, un hacker buono, uno smanettone esperto di sistemi informatici, nato a Bacau in Romania, 38 anni fa ma stabilmente residente a Salerno. In quel modo Sarti salvò la candidatura. Come altri, altri invece furono espulsi sebbene candidati. Sarti è riuscita anche a conquistare un ruolo delicato come la presidenza della Commissione Giustizia.

Il sogno spezzato

Il sogno s’è interrotto tre settimane fa quando l’accusa contro Bogdan è caduta nel vuoto: la mancata restituzione dei soldi non è stata colpa di Bogdan che non ha rubato o distratto alcunchè. E poichè si tratta di una regola interna ai 5 Stelle e non di un reato, il caso si è chiuso lì. Per la procura. Ma non per i 5 Stelle e quello strano mondo che si muove tra il cyber, il web, la politica e le questioni di potere interne al Movimento, un mondo sempre più accanito via via che è cresciuto il potere del Movimento.

Il video fake

L’archiviazione, e dunque la conseguente responsabilità di Giulia Sarti, hanno provocato una serie di effetti collaterali: le sue dimissioni dalla presidenza della Commissione; il coinvolgimento di Rocco Casalino, che oltre alla comunicazione del Movimento è portavoce del premier, dunque a contatto con i dossier più sensibili, e sovrintende anche le mosse di Luigi Di Maio; l’ira di Bogdan e la sua lenta vendetta fatta di interviste piene di mezze allusioni e rivelazioni a metà. Il tutto veicolato dalla trasmissione Le Iene e dalla iena più “cattiva”, Filippo Roma. A margine di tutto ciò, è iniziata la diffusione spam di foto pornografiche della deputata che stanno girando sugli smart phone di mezza Italia, dal maestro di tennis al barista, dai giornalisti a tutti i parlamentari (maschi ovviamente) passando per il bancario e l’addetto al nastro trasportatore dell’aeroporto di Fiumicino. E questi sono solo quelli verificati di persona. Alle foto, che sono comunque vecchie di almeno sei anni, si è aggiunto anche un video pornografico molto hard, veicolato sempre attraverso chat e social network. Il video è un fake, un clamoroso falso. La prova è un tatuaggio sul braccio sinistro della protagonista del video, una ragazza che assomiglia alla deputata e che non ha mai avuto quel tatuaggio (una frase su tre righe).

L’intervento del Garante

Insomma: da quattro, cinque giorni Giulia Sarti è sottoposta ad un massacro mediatico mai visto, di una violenza inaudita rispetto al quale solo ieri il Garante della privacy prima e poi il Parlamento si sono ribellati. Il Garante, il professor Antonello Soro, ha chiesto ai media di “non pubblicare le immagini molto personali della deputata in rispetto alla normativa in materia di protezione dei dati personali e del codice deontologico dei giornalisti”. Tutto ciò, infatti, che non ha attinenza con il ruolo e la vita pubblica, “non può essere diffuso e richiede il massimo rispetto”. Il Garante ha preso posizione ieri mattina. A seguire sono arrivate le parole a difesa del presidente della Camera Roberto Fico, di qualche parlamentare 5 Stelle, soprattutto donne (tra cui Paola Taverna e Francesca Businarolo che ha preso il posto di Sarti), della sindaca Raggi, del capogruppo Francesco D’Uva. Prima di loro si sono mosse deputate e senatrici del Pd (Morani, Ascani, Pini e Bellanova), della presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini e delle parlamentari di Forza Italia, la vicepresidente della Camera Mara Carfagna, delle capogruppo Bernini e Gelmini e altre. Un altolà netto, un muro contro “l’inaccettabile e vigliacco accanimento contro Giulia Sarti”. Il cui hastag è stato trend topic tutto il giorno.

Impassibile

Giulia Sarti anche ieri era alla Camera, è andata prima in Commissione Giustizia e poi in aula. Impassibile, assente, distante. Gelidamente normale. Ha 32 anni e questa storia ha un peso insostenibile per chiunque.

Da segnalare che la trasmissione Le Iene, probabilmente in allarme dopo l’intervento del Garante, ha fatto un comunicato per dire che loro “non c’entrano nulla” e che la redazione, come sempre, “si è mossa per motivi di pubblico interesse, ad esempio capire dove sono finiti quei 23 mila euro che, pare, siano stati destinati all’acquisto di sistemi di videosorveglianza forse per girare filmini privati”. Insomma, nessuna diffusione di materiale privato e pornografico da parte delle Iene. Non solo: “Chi diffonde scatti rubati o li trattiene sul telefonino - hanno ricordato - compie un reato”.

La difesa di Bogdan

Si è fatto sentire anche Bogdan, pure lui preoccupato di essere accusato di aver diffuso immagini private. “Querelo chi fa passare anche la semplice allusione”. E poi: “Giulia non merita questa gogna”. Diciamo però che Bogdan da tre settimane rilascia interviste a puntate, sempre alle Iene, in cui ogni volta aggiunge un pezzo di questa strana storia. L’ultimo pezzo è stato calato nell’intervista di domenica: «Le telecamere in casa di Giulia Sarti – ha spiegato - erano in tutte le stanze, anche in camera da letto. Registravano 24 ore su 24 tutto e tutti. Giulia ne era a conoscenza, lei ha le schede e io le copie di backup». Telecamere professionali, grandi come una moneta da 2 euro, installate, ha spiegato Bogdan, “per i videocontrolli di Dedo e Luca”. Nessuno sa, per ora, chi siano Dedo e Luca, “amici di Giulia”. E sono molte altre le cose poco chiare di questa storia.

Reset & rewind

Proviamo a fare un reset e rewind. Giulia Sarti arriva in Parlamento nel 2013, ha 26 anni, è laureata in legge ed è una dei pochi superstiti del nucleo originale del meet up emiliano-romagnolo dei 5 Stelle, il primo, il più prolifico, il primo anche ad essere segnato dalle espulsioni. Sarti era la fidanzata, ad esempio, di quel Giovanni Favia che per primo accusò il Movimento di “derive fasciste”. Favia fu espulso. Come altri “bolognesi”. Se ne sono salvati pochi di quel nucleo storico: Giulia Sarti, eletta deputata nel 2013; Giovanni Bugani, uomo alla consolle della Casaleggio; Nick il nero, nome d’arte di Nicola Virzì, video maker del Movimento e dal 2013 tra palazzo Madama e palazzo Chigi nella war room diretta e coordinata da Rocco Casalino.

 

Il primo hackeraggio

Dopo neppure un mese in Parlamento, nel 2013 i 5 Stelle inciampano in una brutta storia di hackeraggio. Quaranta parlamentari vengono “bucati” nel privato delle loro mail che finiscono in vari siti più o meno pirati. Tra loro c’è Giulia Sarti. Ed è subito una storia di sesso. O meglio, di foto osé. Che poi ognuno in privato fa quello che vuole, ovviamente, ma la giovane deputata cade ovviamente in depressione. E’, quella, una storia più grande di lei. Ce ne vuole per riprendersi. Prima l’amicizia con Angelo Tofalo, deputato, all’epoca membro del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, prima allievo e poi docente alla Link Campus e oggi sottosegretario alla Difesa. E’ Tofalo che presenta a Giulia l’amico di origine romena Andrea Bogdan Tribusche.

Prima protettore e poi uomo di fiducia

Esperto di sistemi informatici e presunto social media manager, Bogdan si mette al lavoro per, racconta oggi, “liberare il web da quel pruriginoso hacking. Abbiamo impiegato mesi per scovare tutta quella robaccia ed è stato necessario coinvolgere la polizia postale”. Concluso quel compito, la collaborazione con Sarti va avanti. Dopo neppure un mese dall’inizio della legislatura, la deputata, su pressione di nuovo arrivato, licenzia Lorenzo Andraghetti, fino a quel momento responsabile dei suoi social. Pare che tra Sarti e Tribusche sia scattata una scintilla. Chissà, affari privati, appunto. Fatto è che non si separano più per cinque anni. Bogdan resta assistente di Sarti, ma non assistente parlamentare, è il suo consulente e spicciafaccende. Si occupa anche delle gestione dei rimborsi.

Andrea De Girolamo

Nell’ultimo scorcio di legislatura Bogdan avvia anche un’altra attività: con un nome de plume s’improvvisa giornalista e nelle vesti di Andrea De Girolamo è il fondatore della pagina Facebook SocialTv Network dove, tramite video ben fatti, veicola notizie improbabili (tutte a favore dei 5 Stelle) e chiede donazioni per fare “la vera controinformazione contro la casta dei giornali”. Nelle more di questo doppio lavoro - consulente parlamentare e giornalista - Bogdan si occupa anche della sicurezza dell’onorevole Giulia Sarti, utilizza parte di quei 23 mila euro spariti per un impianto di videosorveglianza “in funzione 24h e in tutte le stanze delle casa”.

Oggi Bogdan spiega che “quelle foto sono vecchie, non sono mai veramente sparite e ogni volta che il nome di Sarti è tornato alla ribalta, le foto sono tornate di nuovo in circolazione”. Questa volta con l’aggravante che vengono veicolate in massa via whatsapp. E i video girati dalle mini telecamere in casa? “Giulia ne era a conoscenza, lei ha le schede e io le copie di backup” ha spiegato ai microfoni delle Iene.

I 23 mila euro spariti a questo punto sono quasi un dettaglio. Giulia Sarti è nella mani dei probi viri che stanno valutando la sua espulsione. Lei non vuole lasciare. “Non ho fatto nulla di male” si giustifica.

Cyberbullismo o spy story?

Non è ancora chiaro cosa sia questa storia. Cyberbullismo? Ricatto? Spy story? Un metodo diffuso di cui questa è solo la punta dell’iceberg? Uno spiacevole incidente capitato a persone che maneggiano il ruolo pubblico avendo sottovalutato le insidie del web? Sono coinvolti apparati dello Stato? O solo esperti informatici senza scrupoli? E quanto è diffuso questo metodo? Quanti e quali misteri nasconde ancora la chat su Telegram tra Bogdan e un suo amico in cui si parla di video, tv collegate a telecamere, Dedo, Luca e altri?

Vedremo. Un fatto è certo: Giulia Sarti è vittima di uno sciacallaggio senza precedenti, infame e molto pericoloso. Ieri è scattata, finalmente, la solidarietà. A cui ha fatto eco il clamoroso silenzio dei vertici del Movimento. E anche di palazzo Chigi.