[Il retroscena] E alla fine dalla “spazzacorrotti" spunta fuori il salva-Lega. Zitta zitta al terzo tentativo la “manina” forse ce la fa

Nella legge contro la corruzione la figura del pubblico ufficiale è stato compresa nel reato che punisce chi “percepisce somme dello Stato in modo illecito”. In questo modo il peculato potrebbe essere derubricato. E scatterebbe una prescrizione più corta. Tra gli eventuali beneficiati circa 150 politici e amministratori imputati per “le spese pazze” con i fondi delle Regioni. Tra loro esponenti della Lega. La smentita categorica del ministero della Giustizia

[Il retroscena] E alla fine dalla “spazzacorrotti' spunta fuori il salva-Lega. Zitta zitta al terzo tentativo la “manina” forse ce la fa

Buona la terza. La terza manina. Il terzo tentativo. Il ministro Guardasigilli Alfonso Bonafede e il ministro dell’Interno si mettono sul petto la medaglia dell’arresto (finalmente) di Cesare Battisti. Ma preferiscono tacere su quella che ha tutta l’aria di essere una legge ad personam spuntata all’improvviso in quella legge che dovrebbe essere il monumento all’anticorruzione. Tacciono, nello specifico, sul fatto che la tanto attesa ed esaltata “spazzacorrotti” contiene una norma che potrebbe salvare da condanne imbarazzanti circa 150 politici. E tra questi, personaggi molto in vista nella Lega come il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi e il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, tutti coinvolti a vario titolo - come si dice in gergo - in quel filone di processi ribattezzato “spese pazze”, ovverosia per uso illegittimo dei fondi alle Regioni.

La legge-totem

Tra le modifiche al codice penale, infatti, la legge-totem dei 5 Stelle ne introduce una che “corregge” il reato di “indebita percezione di erogazioni a carico dello Stato” in modo da poter essere applicato ai pubblici ufficiali a cui adesso è contestato il peculato. Il 316 ter è meno grave del 314 (peculato) e quindi anche i tempi della prescrizione sono assai più brevi. Utili per chiudere i processi. Poichè quando subentrano nuove leggi vale sempre il principio del pro reo (si applicano cioè sempre le norme più favorevoli all’imputato), ecco che decine di politici e amministratori potrebbero a breve beneficiare di questa “novità” e chiudere pagine incresciose della proprio carriera politica. 

L’abilità della “manina”

Per comprendere fino in fondo l’abilità della manina, è necessario spiegare bene quello che ha tutta l’aria di essere un delitto perfetto. In premessa va detto che Rixi, Molinari, Cota (ex capogruppo della Lega) - ma si tratta solo di quelli oggi più “famosi” e visibili essendo maggioranza di governo - sono tutti sotto processo per peculato in relazione al presunto uso allegro dei fondi regionali. Rixi è in attesa della sentenza di primo grado, il pm ha chiesto per lui una condanna a 3 anni e 4 mesi per le spese sostenuto quando era capogruppo della Lega in regione tra il 2010 e il 2012. Molinari, invece, è in attesa della Cassazione: a suo carico ci sono già due condanne (in primo e in secondo grado, 11 mesi) sempre per peculato (in realtà poco più di mille euro).

L’abilità della “manina”, tanto da passare inosservata in fase di discussione e votazione del testo di legge, è stata nel trovare un classico cavallo di Troia, non puntare cioè in modo smaccato alla modifica di reati guida ma cercare soluzioni laterali che non avrebbero dato nell’occhio pur raggiungendo l’obiettivo. E così è andata. 

Il cavallo di Troia

Ecco il 316 ter prima della modifica: “Chiunque mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, consegue indebitamente per sè o per altri contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo concessi o erogati dallo Stato o da altri enti pubblici o dalle comunità europee, viene punito con una pena dai 6 mesi ai 3 anni”.

Ed ecco la modifica, anzi l’aggiunta, che compare a pagina 2 del testo pubblicato appena 48 ore fa in Gazzetta Ufficiale: “La pena è della reclusione da 1 a 4 anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio con abuso della sua qualità o dei suoi poteri”.

La “furbizia” sta nell’aver aggiunto e compreso nel 316 ter la figura del pubblico ufficiale come sono appunto i consiglieri regionali e gli amministratori in genere. Questo significa che da due giorni, e quindi da domani visto che le aule di giustizia riprendono a lavorare di lunedì, il difensore di qualche pubblico ufficiale a giudizio per peculato potrebbe chiedere ed ottenere la derubricazione dell’imputazione e passare dal peculato (art.314 cp) alla “indebita percezione” (316 ter cp). Il passaggio da un reato all’altro è certamente più vantaggiosa per gli imputati poiché la prescrizione passa dagli attuali 12 anni e 6 mesi del peculato ai 7 anni e sei mesi del reato modificato (316 ter). I reati dei processi spese pazzi sono più o meno tutti commessi tra il 2009 e il 2013. I sette anni in molti casi sarebbero già passati e dunque scatterebbe la prescrizione. La controprova potrebbe arrivare nei prossimi giorni quando a Genova riprenderà il processo dove è imputato Rixi. 

La smentita del ministero

Da via Arenula, dove appunto sono impegnati nei festeggiamenti per l’arresto di Cesare Battisti, smentiscono in ogni modo che la modifica del 316 ter possa favorire in qualche modo gli imputati per peculato. “La questione non esiste - spiegano fonti vicino al ministro Bonafede - si tratta di fattispecie giuridicamente diverse, quindi non cambierà nulla per chi è accusato di peculato”. Figurarsi, “in una legge che irrigidisce tutto il quadro sanzionatorio - ha detto - non ci sono certo scappatoie per chi ruba soldi pubblici”.

Il giallo

Vedremo. Questione di giorni. La prova dell’aula sarà inappellabile. In linea teorica, invece, la derubricazione e quindi il beneficio per gli imputati è possibile. La modifica al codice penale è passata del tutto inosservata durante l’iter parlamentare della legge. Il Pd aveva già fatto saltare un paio di tentativi di introdurre il “salva Lega”. Prima la maggioranza aveva provato ad intervenire sull’abuso d’ufficio, poi direttamente sul peculato. Il primo tentativo era andato a buon fine (dell’ex 5 Stelle Catello Vitiello) alla Camera in prima lettura (il governo fu battuto ai voti segreti e la norma passò) ma poi, nello sdegno pentastellato, fu cambiata al Senato fra le grida compiaciute di “onestà-onestà”. La terza lettura alla Camera è stata una corsa senza fiato (19 dicembre) per poi liberare l’aula per la legge di Bilancio. In quei giorni tormentati, con l’incubo della procedura d’infrazione di Bruxelles e la bocciatura dei conti pubblici, lo “spazzacorrotti” non era al centro dell’attenzione nonostante il clamore per la sospensione della prescrizione dopo il giudizio di primo grado. Poi ci sono state due settimane di black out perchè il Quirinale non firmava la legge. Fino a venerdì quando la legge è stata pubblicata in Gazzetta e la suspence è finita. Nel fine settimana, quando gli avvocati hanno potuto finalmente leggere il testo definitivo, è spuntata la sorpresa.

“Questo ci era sfuggito”

“Abbiamo beccato gli altri due tentativi ma questo c’è sfuggito” ammettono dal Pd. Matteo Renzi ricorda “il cinema fatto da Bonafede e i grillini sulla legge anti-corruzione. Bene - commenta - ora si scopre che attraverso un comma ad personam i leghisti hanno inserito una norma che salva dai processi i propri deputati condannati per peculato”. Vedremo chi ha ragione. Questione di giorni.