[il caso] Tra insulti e promesse di “asfaltare”, crisi inevitabile. I renziani assicurano il voto poi tutti liberi

La bozza numero quattro è arrivata ieri sera alle 21.30. Esattamente 24 ore prima del Consiglio dei ministri convocato per questa sera alle 21. 30. In notturna, come sempre. Poi dovrebbero arrivare le dimissioni delle ministre Bellanova e Binetti. Il portavoce Casalino assicura che “Italia viva sarà asfaltata in aula”.  Al netto della tattiche, il difficile compromesso di una “crisi breve” su cui lavora il Pd, diventa sempre più stretto.

Matteo Renzi, leader di Italia Viva
Matteo Renzi, leader di Italia Viva (foto Ansa)

 

La bozza è arrivata. Alle 21 e 30. Dopo una giornata di attesa e di tensioni. In 171 pagine e quattro tabelle allegate si prova a disegnare il futuro dell’Italia. Il Piano della ripartenza e della resilienza, acronimo Pnrr, il Recovery plan della discordia. E’ arrivato all’ultimo minuto utile per garantire le 24 ore necessarie ai ministri per leggerlo e portarlo stasera nel Consiglio dei ministri che Conte aveva già annunciato nel primo pomeriggio passeggiando in centro vicino a palazzo Chigi per andare a prendere un caffè. Quando il premier fa “due passi” vuol dire che deve comunicare qualcosa. In questo caso, freddezza, superiorità e sicurezza rispetto alla resa dei conti con chi, Italia viva ma anche il Pd, gli sta dicendo che il tempo è scaduto e si deve cambiare, con o senza Giuseppe Conte.  “Il Cdm sarà domani - ha detto - la bozza sarà consegnata stasera ai ministri. E’ stato fatto un buon lavoro” ha detto il premier che ha voluto informare soprattutto sulla grave situazione del virus. Il tono è sempre lo stesso, da undici mesi: c’è il virus e tuto il resto non conta. Ma “tutto il resto” serve anche e soprattutto ad uscire il prima possibile dalla pandemia. 

Troppo tardi?

La bozza è arrivata dunque. Ma la sensazione è che sia troppo tardi. E questa volta perchè la forma potrebbe superare il merito. Il patto con Pd e Quirinale per uscire dallo stallo della crisi - approvare il Recovery plan come chiede il Colle e poi procedere  ad un nuovo programma e nuova squadra di governo a guida Conte - ha retto per 48 ore. Ieri mattina la lettura dei giornali ha fatto saltare di nuovo tutto. Soprattutto certe frasi di Rocco Casalino che avevano più o meno questo tenore: “Andiamo pure in aula a fare la conta così asfaltiamo Renzi e i suoi una volta per tutte”. Riportate da più giornali, tra virgolette, si fa fatica a credere che siano frutto di una allucinazione collettiva. Casalino stesso ha dovuto smentire con una lunga nota. Ma non è bastato. L’irritazione per queste affermazioni e il fatto che per tutto il giorno non ci sia stata traccia della bozza, ha fatto il resto. Il timing è importante. Renzi, ieri era anche il suo compleanno,  ha parlato intorno alle 13 e ha “accolto” irritato l’invito del premier e del portavoce: “Conte nella conferenza stampa di fine anno ha detto che se una forza di maggioranza lascia, andrà in aula. Bene, andremo in aula, a contarci. Come stamani ha ripetuto il portavoce del Presidente del consiglio. Lui è convinto di asfaltarci. Lo vedremo. Credo che sarà un errore numerico oltre che politico”. E poi questa cosa che Conte ha preso a dire da un paio di giorni, che il governo deve “correre e fare presto”: suona un po’ “surreale” visto che fino al 7 dicembre nulla era stato sottoposto all’attenzione dei ministri e del Parlamento. Visto che “da luglio chiediamo di lavorare al Piano e da settembre di dare una svolta all’azione di governo la cui principale caratteristica è per l’appunto l’immobilismo”.

Verso le cinque del pomeriggio, dopo i due passi in centro del premier, ha parlato anche Teresa Bellanova. Ed è sembrato un addio. “Il problema è la qualità della proposta, del Recovery fund e dell'azione complessiva del governo. Tutti domandano se Italia viva apre o no la crisi? Proviamo a metterla così: arrivano o no le proposte del governo? E a che livello sono? Quello che è arrivato finora non ci andava bene.Ora vediamo gli appelli a fare presto e a non perdere tempo ma io sono stufa... a fare presto su che cosa? Non si capisce. Comunque, se Conte vuole discutere con i suoi alleati di governo, bene. Se vuole asfaltarci ne prendiamo atto”.

 Le dimissioni

Ieri sera più fonti di Italia viva facevano intendere che l’ora delle dimissioni è arrivata. I renziani faranno passare il testo del Recovery “per responsabilità istituzionale”, così come daranno il loro appoggio al decreto Ristori (il quinto) e allo scostamento di bilancio. Ma le ministre Bellanova e Bonetti sono già nell’animo di tornare una nei banchi del Senato e l’altra all’università. Di certo non hanno aiutato le parole di Goffredo Bettini, il consigliere politico di Zingaretti e colui che in questa fase ha lavorato alla mediazione tra Conte e Renzi. “Mi pare che quello che punta i piedi sia Renzi: dice di essere disponibile, di voler entrare nel merito, poi, quando si entra nel merito e si parla di una possibile riorganizzazione, ho la sensazione che non abbia le idee chiare”. Nessun tentativo di smussare da una parte le parole di Casalino o quelle del premier che all’improvviso dice di voler correre quando anche il Pd chiede, inascoltato, da settembre una svolta. 

Al lavoro per una crisi “vera ma breve”

In queste fasi , prima di uno showdown in un senso o nell’altro, la tattica tende a prendere il sopravvento. I bluff, le fughe in avanti, le minacce, la polvere negli occhi.  Ma, al netto delle tattiche e dei modi da gambler, le dimissioni di entrambe le ministre di Italia viva sono imminenti. Stasera dopo il cdm. Al massimo domattina, visto che il Consiglio dei ministri è convocato come al solito in orario notturno.  A quel punto Conte dovrà salire al Quirinale, unico vero arbitro della crisi.

Goffredo Bettini prova a chiedere a tutti un passo indietro: una “crisi vera ma breve, parlamentare” che passi dalle dimissioni di Conte ma che non lo metta in discussione. Il Presidente della Repubblica può accogliere le dimissioni ma congelarle. Il Conte ter porterebbe con sè un nuovo patto di governo e anche a una squadra di ministri rinnovata. “C’è una disponibilità a fare questo, persino con una crisi breve - ha spiegato Bettini che ha detto di aver parlato con Conte - gestibile, parlamentare, che non apra quelle fibrillazioni che di solito le crisi procurano”. Dunque “avanti con un'alleanza molto solida, con un programma di fine legislatura preciso e chiaro. E fare un riassetto di governo”. 

I leader nella nuova squadra?

Vediamo cosa succede in queste ore. Ma sarebbe utile ipotizzare l’ingresso nella squadra di governo dei leader dei partiti, da Renzi a Zingaretti. Vorrebbe dire una squadra più forte. “Basta con questo moralismo che gira - ha detto Bettini  - Le poltrone sono una cosa brutta se sono slegate da un progetto politico”. Un messaggio che sembra diretto sia a Renzi che a Conte: il leader di Iv deve accettare il reincarico all'attuale premier, impegnarsi in maniera solenne a non tentare altre strade, anche perché il Pd continua a dire no a governi tecnici; Conte deve accettare di aprire una crisi vera e propria, anche se pilotata, per definire un nuovo patto di governo e - inevitabilmente - anche una squadra diversa. Conte sa, e ieri lo ha ripetuto con puntualità Ettore Rosato, presidente di Italia viva, che “il Recovery è un pezzo del ragionamento. Noi abbiamo posto richieste su Mes, infrastrutture, lavoro…”. Sono i 30 punti programmatici che Renzi ha consegnato a Bettini che li ha consegnati a Conte. In modo che li sappia anche il Pd. O forse li ha offerti anche al Nazareno. 

La quarta bozza 

E’ un piano in 171 pagine, 6 missioni, 47 linee di intervento e 4 tabelle per un valore di ben 310 miliardi. Il documento promette di spendere subito, nel 2021, 25 miliardi di euro per gli obiettivi individuati e aumenta le risorse per i due importanti capitoli di istruzione e digitale. Ai 222,9 miliardi (144,2, il 70% per investimenti) previsti imbarcando anche i fondi per la coesione, vengono poi aggiunti i soldi della programmazione di bilancio 2021-26. Il totale sale a 310 miliardi. Una massa enorme dalla quale il governo si aspetta una “svolta per l'Italia nella programmazione e attuazione degli investimenti”per un Paese che intende essere “protagonista del rinascimento europeo”. Parole che sottintendono “una visione generale e complessiva”, il famoso “sapere dove vogliamo andare” che Renzi ha più volte chiesto. La bozza numero quattro risponde a molte delle richieste di Italia viva. Da questo punto di vista i reziari possono essere soddisfatti. Se non avessero alzato il muro il 7 dicembre scorso, sarebbe passata una cosa completamente diversa. Persino pericolosa e umiliante per la democrazia. 

La governance al Parlamento

Nella nuova bozza non si parla della famigerata governance perchè sarà il Parlamento a decidere come strutturare la cabina di regia che dovrà seguire i progetti e i lavori del Piano. Così come non si parla di strutture per la cybersicurezza: ci sono i soldi (due miliardi)  ma non si entra nello specifico. Anche qui, trattandosi di materia di sicurezza, se ne occuperà il Parlamento. 

Tre sono gli assi strategici del progetto - digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale - ma tre sono alcune priorità trasversali a molti progetti: donne, giovani, Sud. Alla Sanità, che era partita da 9 miliardi, adesso ne vanno venti. Anche Istruzione e ricerca diventano più ricche: 28,49 miliardi. Il 7 dicembre erano ferme a sette miliardi. E poi filiera agroalimentare e la famiglia con la stabilizzazione del bonus Famiglia. La riforma delle tasse, della giustizia e della pubblica amministrazione.

Il dossier potrà bastare per tranquillizzare e ben impressionare Bruxelles.  Ma per il governo italiano, vecchio o nuovo, è “solo un pezzo di una lunga lista di cose da fare”.