Renzi “è tornato”. Gli avversari lo evocano, lui invoca la “partita di ritorno". Ma c’è l’ha anche con il Pd

Dopo mesi di silenzio, intervallati da alcune rare interviste, l’ex premier ed ex leader del Pd si riprende la scena pubblica e quella politica

Renzi “è tornato”. Gli avversari lo evocano, lui invoca la “partita di ritorno'. Ma c’è l’ha anche con il Pd

Sei peggio di Matteo Renzi, più arrogante” dice Di Maio a Salvini. “Volete andare al governo con Renzi”, dice Salvini. “Prima di insultarmi provate a governare come ho fatto io”, ribatte lui, Matteo Renzi, oggi senatore ‘semplice’ del Pd, e – in ogni caso – “se il governo cade, dopo c’è solo il voto”. Non c’è che dire, l’ex leader e segretario dem ‘è tornato’.

L’ex leader dem viene tirato in ballo dai suoi avversari

Dopo mesi di silenzio, intervallati da alcune rare interviste, l’ex premier ed ex leader del Pd si riprende la scena pubblica e quella politica. Certo, in fondo non se n’era mai andato, ma è tornato a fare capolino sui mass media italiani, dopo qualche mese di, appunto, volontario autoisolamento. Del resto, l’uomo è fatto così: non riesce a fare Cincinnato, il condottiero romano che si ritirò in campagna in attesa che la Repubblica lo richiamasse a sé, ha introiettato – di una filiera che non lo ha mai rappresentato e in cui non si è mai riconosciuto, quella del Pci-Pds-Ds – l’antico grido “e ora al lavoro e alla lotta, compagni!”, non riesce a stare lontano dalla pugna, specie quando sente forte “l’odore del sangue”.

La replica di Matteo

E così, come ha visto che Di Maio e Salvini si rinfacciano, in senso dispregiativo, l’insulto “Sei come Renzi” replica puntuto: “è la frase più gentile che Di Maio e Salvini usano reciprocamente per insultarsi. Sono lieto di essere sempre nei loro pensieri, anche se da italiano preferirei che pensassero alle cose da fare. Ma, a onor del vero, vorrei verbalizzare che per essere ‘come Renzi’ bisogna aver creato più di un milione di posti di lavoro; (etc., etc., etc.)”. Quando farete questo, sarete liberi di utilizzare l’espressione ‘Sei come Renzi’ come un insulto”. Insomma, sembra il ‘solito’ Renzi, quello che dice “ho visto battaglie nei cieli di Orione, navi fiammeggianti affondare nel Thannauser”, direbbe il replicante di Blade Runner, nel senso che Renzi è sempre lì a rivendicare le ‘cose’ fatte.

La crisi

Ma dato che il governo gialloverde sembra sul punto di esalare i suoi ultimi respiri, ecco che Renzi si riprende la scena e, guarda caso, lo fa proprio mentre il Pd di Zingaretti non riesce più a decollare non solo nei sondaggi, e nella percezione dell’opinione pubblica, figurarsi sui media. Impossibile dire se, come pare abbia detto ad alcuni amici, “se ci fossi stato io, al timone, non gliene avrei fatta passare una. Sarebbe stato il Pd al centro della campagna elettorale” (frase forse vera, forse mal riportata, forse pure ingenerosa), ma certo è che ‘tutti’ – nota con soddisfazione malcelata – “devono fare i conti con me, dentro e fuori il partito”.

Cincinnato si è stufato di restare a bordo campo…

E così, ecco che spunta prima un’intervista a Repubblica in cui l’ex leader promette “lealtà” al nuovo segretario e poi, però, forse maliziosamente, fissa molto alta l’asticella del risultato del Pd alle Europee: “il 25%”, dice Matteo Renzi, che è molto distante dal 18,7% preso da lui alle Politiche (e, quindi, sarebbe un successone), ma anche dai sondaggi che, pur vietati, girano e che vedono il Pd fermo al 21-22%. E se il 25% non arriva? Renzi potrà sfoderare un suo classico “ecco, avete visto? Non ero io il problema del Pd…”. Insomma, ‘senza di me’ il partito non recupera, sarà – anzi, in parte già è - il mantra dei renziani, dentro e fuori il Pd.

Due appuntamenti che vedranno Renzi protagonista

Il primo si è tenuto oggi e, del tutto a sorpresa, per il quartier generale zingarettiano, vede Renzi ritirare fuori dalla naftalina un progetto a cui aveva creduto molto, e cui aveva dato molto peso, ma che – da quando è arrivato Zingaretti sulla tolda di comando – si era perso nelle nebbie: quello dei giovani Millennials che Renzi volle far entrare, addirittura, dentro la Direzione nazionale. Come è arrivato Zingaretti, i Millennials son stati cancellati da un rapido colpo di penna e, in Direzione, sono entrati i più classici rappresentanti di categorie da partito ‘post-Pci’, ma Renzi ha pensato bene di riesumarli, per le Europee e li ha riuniti oggi, a Roma, per un incontro dal titolo pomposo.

Ecco che rispuntano fuori i ‘Millennials’…

“Think Europe” è il logo (in inglese, ci mancherebbe pure) dell’iniziativa, sottotitolo, lungo come una Quaresima, “Che cos’è l’Ue? Per quale motivo non sappiamo immaginare un mondo senza Unione Europea? Think Millennials: cosa può fare la nostra generazione per questa Europa? Come la immaginiamo in futuro? Il sogno di Altiero Spinelli è ancora realizzabile?” i temi di confronto. A due anni dalla loro nascita (e, si presumeva, dalla loro morte), i Millennials “hanno deciso di riunirsi in un unico grande evento che vede la partecipazione di ragazzi e ragazze provenienti da 18 regioni diverse”. Tutto bello, molto bello, ma l’annuncio dell’iniziativa porta, come sempre, in cauda venenum. Infatti, all’iniziativa, oltre allo stesso Renzi, partecipano ‘solo’ alcuni specifici candidati alle Europee, quelli della lista ‘Pd-Siamo Europei’ (il suffisso che Carlo Calenda ha preteso fosse inserito). Quelli che, cioè, sono renziani di provata fede, fedelissimi doc. 

Renzi fa campagna elettorale solo per i renziani…

Sono, nella circoscrizione Centro, Simona Bonafé e Nicola Danti, entrambi europarlamentari uscenti e, la prima, segretaria del Pd toscana rieletta con una messe di voti. Non mancano i deputati dem – renziani fino al midollo - Anna Ascani e Luciano Nobili, la prima umbra e vestale del renzismo (e dello ‘giachettismo’, nel senso dell’unico candidato che Renzi ha riconosciuto come suo, al congresso, Giachetti), il secondo romano e ‘turborenziano’ della prima ora (dopo lontani trascorsi ‘gentiloniani’). Poi, certo, c’è anche Roberto Pontecorvo, civic leader dell’Obama Foundation, cui Renzi è assai legato da tempo, per dare al tutto la spruzzata di internazionalismo democrat. Insomma, spazio per esponenti politici del Pd che non siano in odore di renzismo, all’incontro di oggi, proprio non c’è.

I candidati che Renzi sponsorizza nel resto d’Italia

Sono il capolista nel NordEst, Carlo Calenda, che incontrerà a Milano lunedì, il candidato nel NordOvest Enrico Morando, capofila dell’area liberal del Pd, la ex renziana Pina Picierno al Sud. Renzi, finora, ha partecipato solo a un’altra iniziativa pubblica, per le Europee: guarda caso a Firenze, casa del suo sindaco – e successore – Dario Nardella, che si gioca la partita, sempre il 26 maggio, per mantenere a sé la città, sempre con Bonafé e Danti, oltre che Frans Timmermans.

 “Albano&Romina”: l’iniziativa a Milano con Calenda

Lunedì sera, infine, Renzi sarà a Milano con Carlo Calenda. L’ex ministro dello Sviluppo economico ha annunciato l’evento su Twitter definendolo una ‘reunion’ storica. Renzi ha replicato da par suo: “Addirittura storica? E che sarà mai, Albano e Romina?!”, ma la sfida a Matteo Salvini, nella sua Milano, è lanciata. “Io e Renzi lunedì saremo assieme a Milano perché ce lo ha chiesto Irene Tinagli. Lei è una brava (del resto, è stato Calenda a volerla in lista, ndr.) e noi gli daremo una mano - spiega - Ma non faremo un partito insieme. Quando stavamo nel governo ce ne siamo date di santa ragione, ero uno dei pochi che non gliele mandava a dire, ma non metto Renzi nella damnatio memoriae come si fa a volte nel Pd”. Ecco, appunto, il Pd.

“Sta per iniziare la partita di ritorno”…

Renzi, parlando in generale, ma anche parlando al ‘suo’ Pd, all’incontro con i Giovani Millennials, almeno all’inizio, la prende con filosofia: “Dopo la partita di andata, c’è sempre una gara di ritorno. La partita è aperta. Alla faccia di chi pensa che il nostro tempo sia finito”. “Occhio a dare per scontate le cose – ammonisce - . La fase che stiamo vivendo mi ricorda molto le ultime semifinali di Champions League: vedi la partita di andata e dici ‘è fatta’. Valeva per la partita del Barcellona come per quella dell’Ajax e invece avete visto com’è finita...” dice sornione, con uno dei paragoni che gli vien meglio, quello del calcio. In prima fila c’è, appunto, la ‘sua’ candidata, la renziana della prima ora Simona Bonafé, capolista al Centro, un nome che neppure Zingaretti ha mai pensato di togliere, dai capolista, altrimenti sapeva che Renzi gli avrebbe scatenato contro una ‘guerra termonucleare globale’. Ci sono, poi, appunto, i turborenziani Anna Ascani e Luciano Nobili nella sala, calda e affollata, dalle parti di villa Torlonia. Si fa vedere anche il portavoce dei tempi di palazzo Chigi, Filippo Sensi, oggi deputato dem, ma di rito gentiloniano, e il candidato alle Europee Nicola Danti. Renzi, che era di ritorno – tanto per cambiare - da una conferenza all’estero, ha voluto fare qui la prima delle sue due uniche iniziative elettorali, entrambe nell’ultima settimana prima del voto. Lunedì sera a Milano, ecco l’altra: un evento con Carlo Calenda che ha già causato molte ironie, sui social, e poi forse un’altra iniziativa sempre nel capoluogo lombardo venerdì prossimo, proprio in chiusura della campagna.

C’è chi pensa che in questa fase io sia arrabbiato, nervoso. E’ invece questa è una fase in cui ho il tempo per imparare” dice Renzi, tanto per sgombrare il campo dagli equivoci. Certo, sottolinea, “non ci dimentichiamo di quello che ci hanno fatto. Siamo stati insultati, sparati alle spalle. Hanno creato le condizioni per mandare al governo questi scappati di casa. Ma noi come rispondiamo? Con la lealtà. Perché noi abbiamo voglia di futuro e -insiste – c’è ancora da giocare la partita di ritorno”. Quella, cioè, delle Politiche.

 “Non esiste un piano B. Se il governo cade, si vota”

E la partita di ritorno potrebbe non essere troppo lontana. “Dicevano che doveva governare per 30 anni, ma il tempo di Salvini è già agli sgoccioli”, incalza Renzi. E se le cose precipitano l’ex-premier è d’accordo con Nicola Zingaretti per il voto subito: “Non esiste un piano B per il governo”, dice ai giornalisti, confermando di “essere orgoglioso” di non aver fatto l’accordo con i 5 Stelle, dopo le elezioni, accordo che molti maggiorenti del Pd di Zingaretti (da Andrea Orlando a Dario Franceschini) invece volevano. “Lo rivendico con forza”, dice sorridendo e assicurando che, ora, la ruota sta già girando: “Il palloncino populista si sta sgonfiando. Di Maio dice che non voterà mai una manovra che aumenta debito. Tranquillo ‘Giggino’, lo hai già fatto... Lui gioca a fare il leader serio e istituzionale ma cambia idea continuamente. Anzi non ha idee, le prende in prestito e le cambia continuamente”. Quelli con Salvini sono “finti litigi per prendere più voti possibile ma hanno la stessa cultura dell’odio a legarli”, sostiene il senatore dem.

 Renzi attacca la Bestia di Salvini, ma si dimentica Bob

 Un “odio ingegnerizzato”, per Renzi, quello propagato da Salvini sui social. Poi prende di mira la ‘Bestia’ di Luca Morisi, capo staff e capo comunicazione, sui social, di Salvini: “Parte dei 49 milioni (quelli che la Lega avrebbe sottratto allo Stato sotto forma di rimborsi elettorali, ndr.) sono stati usati per creare” quel sistema, la più scandalosa macchina di propaganda sui social”. E non solo. “Come mai Salvini ha tanti like? Perché se li compra. Spende fino a 50 mila euro” dice l’ex premier. E poco importa se girava voce, anni fa, che anche Renzi ‘li comprasse’ (si chiamano ‘bot’) o che anche lui abbia cercato di mettere in piedi una ‘piattaforma digitale’: si chiamava “Bob”, da Bob Kennedy, però ebbe scarsa fortuna e fu chiusa dopo pochi mesi. Come non lo ebbero altre sortite sue e del suo Pd sui social, dalla ‘Matteo Renzi enews’ alla rinnovata veste grafica del Pd.

 Renzi, in parte, fa autocritica

“Colpa mia non aver colto la questione delle fake news. Mi sentivo all’avanguardia, ma non ho visto quel che stavo accadendo. Hanno distrutto la vita delle persone sui social”. Per questo l’ex-premier torna a chiedere una commissione d'inchiesta sulle fake news e rilancia l’evento a giugno dei Comitati Ritorno al Futuro: “Cercheremo di coinvolgere anche Carole Cadwalladr”, la giornalista britannica che ha pubblicato l’inchiesta su Cambridge Analytica e sui troll russi che hanno inquinato le campagne elettorali di molti Paesi, tra cui anche l’Italia.

 I comitati civici ‘Ritorno al Futuro’ lavorano  in apnea

 Ecco, appunto, i comitati civici legati a lui e nati nel suo nome. Lavorano sottotraccia, ma lasciano importanti indizi e segnali di dove vogliono andare a parare. Coordinati da Ivan Scalfarotto, all’inizio, poi affiancato da Ettore Rosato (“Serviva un organizzatore e un mulo, ed eccomi qua…”, dice lui schermendosi), sono già diventati quasi un migliaio, in tutta Italia, e attirano elettori del Pd e – soprattutto – ‘non’ elettori del Pd, ma entusiasti di Renzi. I comitati hanno già lanciato la raccolta firme per una proposta di legge sullo ius culturae (evoluzione dello ius soli) e ora ne faranno un’altra, appunto, per chiedere una commissione d’inchiesta sulle fake news. Appuntamento nazionale (il secondo, dopo uno, clandestino, a gennaio) a giugno. Poi, ovviamente, tutti alla Leopolda, a ottobre.

Il nuovo partito

Sono, in nuce, l’embrione di un nuovo partito personale, ovviamente da Renzi guidato? Dipende da molti fattori. Innanzitutto, da quando si voterà. Se si andrà alle urne anticipate in autunno, è evidente che “non si fa in tempo”, dice un renziano di stretta osservanza, e che “faremo la nostra battaglia nel Pd”, pur sapendo che Zingaretti opererà una ‘pulizia etnica’, nelle candidature alle future Politiche, liberandosi il più possibile di tutti i parlamentari ‘renziani’. Se, invece, la legislatura durasse, allora ecco che il progetto di un ‘partito di Renzi’ (ma non, anche, di Calenda) potrebbe prendere piede e corpo, battendo l’Italia palmo a palmo, con i Comitati civici come sua ossatura primigenia. Si vedrà. Una cosa è certa: nelle chat e le pagine Facebook dei renziani – sia i parlamentari che i membri dei Comitati – l’indicazione è di votare ‘solo’ per i candidati renziani, gli ortodossi del renzismo e non anche per gli altri candidati.

 Qualcuno, addirittura, sempre più insofferente del ‘nuovo corso’ “post-socialista” impresso da Zingaretti al partito, ha persino la tentazione di votare per i candidati di Più Europa, ritenuti più affini, vicini, all’idea che Renzi ha della politica e di una ‘Sinistra’ che, per lui, deve essere europeista e democratica, certo, ma non “da Tsipras a Macron”, come dice Zingaretti, ma “da Macron a… Gozi”. Nel senso di Sandro, l’ex sottosegretario dei governi Renzi che si è candidato dentro En Marche! e che guarda, come modello, a una sintesi tra il partito di Macron e quello spagnolo di Ciudadanos. Modelli anni luce lontani dal Pd di Zingaretti.