[Il retroscena] Il primo giorno di Renzi da senatore: "Certe partite non durano cinque set ma un punto solo"

Il primo voto dell’ex segretario Pd tra citazioni di film e di libri. Pensando alla fine di Borg e Mcenroe. Palazzo Madama pieno fino all'inverosimile per la prima seduta. Un Senato molto più giovane, età media 51, prende un andamento rock. Molti i big trasferiti nella camera alta, Bossi, Bonifazi, Salvini, Galliani

Renzi lascia il Senato dopo la seduta di insediamento (Ansa)
Renzi lascia il Senato dopo la seduta di insediamento (Ansa)

"La prossima partita non dura cinque set ma dura un punto solo, un punto secco si direbbe oggi". Il senatore Matteo Renzi è appoggiato a una parete prima del corridoio che porta al gruppo Pd a palazzo Madama. Il senatore Andrea Marcucci gli sta accanto e non lo molla un attimo. A breve distanza, tipo scorta, lo "controllano" Francesco Bonifazi e Davide Faraone. Intorno una trentina di giornalisti in cerca di una chiave che possa aiutare a sbloccare lo stallo nelle votazioni per le presidenze delle due camere.

L'esordio dell'ex segretario a palazzo Madama è quello che doveva essere: uno scompiglio. Certo il senato è rock in questa XVIII legislatura: ci sono i tre Mattei, Renzi, Richetti e Salvini che però arriverà solo alle 13 per la prima votazione; c'è Daniela Santanchè ("non ci volevo venire però dai... mi sembra molto giovane"), l'imprenditore senegalese Toni Iwobi arruolato dalla Lega e che è già una star nel piccolo Transatlantico di palazzo Madama, l'ex Presidente Piero Grasso perfettamente a suo agio nei panni del senatore semplice che entra e esce dalla buvette e fa capannello con i suoi senatori, Loredana De Petris, Vasco Errano e Francesco Laforgia, 40 anni, il più giovane dei 320 senatori di questa assemblea dove l'età media si è drasticamente abbassata a 51 anni. Se poi ci si mettono i 112 grillini di seconda generazione che, contrariamente alla prima, stanno anche loro in giro a socializzare; circa un accampagnatore per ogni eletto; la presidenza affidata, in base al regolamento, ad un arzillo e severo 93 enne di nome Giorgio Napolitano che tiene l'aula e lo spoglio con la voce squillante di un giovanotto; se si mette tutto questo insieme si capisce perchè palazzo Madama questa mattina oltre che rock sembrava l'appartamento di New York con la festa di Capodanno in "Colazione da Tiffany": quasi impossibile camminare. I vigili del fuoco a presidiare, in divisa, la tenuta delle sale per lo più di legno.

Libri e film

Inevitabile che il protagonista di queste prime ore di legislatura fosse Matteo Renzi: non tanto perchè ex premier, e neppure perchè fresco di dimissioni dalla segreteria del Pd dopo una sonora sconfitta. Ma perchè la prima volta che mise piede qui dentro, era il 24 febbraio 2014, diventato da poco premier, disse all'aula, mani in tasca, che quella sarebbe stata l'ultima fiducia per quelramo del Parlamento. I senatori presenti ieri e oggi, e persino gli assistenti parlamentari, ancora se lo ricordano. "Siamo diventati 630 come alla Camera" gli sorride un assistente parlamentare mentre Renzi cerca di lasciare la buvette dove ha preso un caffè nella pausa prima della prima votazione.

"Diritto all'oblio"

"Non parlo per due anni, sto qui buono buono e faccio il senatore, dovete imparare a dimenticarmi" dice ai giornalisti che lo assediano. Niente politica, non una parola di strategie, accordi, capigruppo, presidenze, "sentite Martina". Aggiunge "decideranno loro" cioè il capogruppo, anche in quale commissione andare, "a me piacerebbe Cultura o Difesa". I fedelissimi non spostano un ciglio. Chi gli sta accanto racconta invece come l'ex segretario non stia perdendo neppure un passaggio della partita in corso. Che, è chiaro, non è solo quella per le Presidenze delle due camere ma per il destino della legislatura. Così, mani dietro la schiena, appoggiato alla parete, non si parla di politica ma di film, libri e tennis, lo sport che in questo momento sembra intrigarlo di più. "Perchè è la dimensione psicologica quella che più conta, è la testa, la tenuta mentale...". Dunque non solo tecnica ma soprattutto capacità di analisi, di tattica, dosaggio delle energie, i tempi lunghi di una partita che richiedono anche umiltà perchènon si vince solo con i vincenti, le volee ma anche con i pallonetti, le smorzate, il gioco meno bello eppure efficace. Non si entra mai in campo da vincitori ma sapendo che una partita può essere un puzzle complicato di momenti Sì alternati a quelli No.

Borg-Mcenroe

Dunque si parla di film e libri. E i giornalisti annotano metafore. "Non tirate conclusioni fuori contesto" si raccomanda Renzi. Ha visto "Borg-Mcenroe", il film che racconta la mitica finale di Wimbledon del 1980 tra i due guerrieri della racchetta. Nella storia del tennis quella partita è insieme un'opera d'arte e una rivoluzione. "Bellissimo film, difficile, affascinante la descrizione e lo sviluppo degli stati d'animo ...". Ma ci sono partite e partite. La legislatura e le forze politiche elette ne stanno giocano una importante. Proprie in queste ore. "Vi cito una frase che mi è piaciuta molto: 'La prossima partita non dura cinque set ma si gioca tutto in un punto...'" cita a memoria l'ex segretario. Fuor di metafora, vuol dire che sbagliare un quindici adesso, un punto, mette a rischio tutto. Renzi non dice cosa sia il "tutto". La legislatura? Il Pd e la sua comunità di uomini e donne che Renzi vuole all'opposizione senza cedimenti? L'assetto democratico? "Quindici su quindici - ripete - ma questo punto vale tutto". Da qui la calma, almeno apparente, perchè se un punto vale tutto pretende freddezza, lucidità e visione.

Le ciglia

Tra Borg e Mcenroe, il prescelto è il secondo. "Ho amato molto un libro - racconta Renzi - 'Essere John Mcenroe, storia di un ribelle che ha rivoluzionato lo sport'. Me lo ha regalato una mia amica con una questa dedica: 'Il mondo si divide tra chi ha il ciglio accipigliato come Mcenroe o spelacchiato come Lendl. Noi non abbiamo dubbi da che parte stare'". Quella del tennista americano. "Alessia Ballini, che me lo ha regalato, era assessore con me in Provincia. E' morta nel 2011, aveva 41 anni...". Uccisa dal cancro. L'emozione si può nascondere tra i mezzi sorrisi.

I tre manifesti

I giornalisti continuano l'assedio in cerca di un indizio. Renzi non si sottrae. Lascia fare. "Sto facendo il babbo in questo periodo e quindi posso anche leggere e vedere film". Indugia su "Tre manifesti a Ebbing" che ha vinto l'Oscar proprio nelle ore in cui il Pd affondava nello spoglio delle urne. "Anche questo è un film chi mi ha fatto molto riflettere", è una storia di violenze subite, di giustizia negata, di vendette alimentate ma forse mai consumate. Quanto ha pesato l'omicidio e lo scempio del corpo di Pamela nelle urne del 4 marzo? Quanto ha pesato il senso di insicurezza delle persone? Tutti elementi, insieme con molti altri, da valutare nella famosa partita che dura un punto solo.

I caffè di Faraone e le correnti

Il resto sono battute. A Davide Faraone, l'ex sottosegretario ora anche lui senatore, che "siccome in Sicilia ha fatto questo brillante risultato, ora gli tocca pagare i caffè di questa legislatura, a noi e anche ai vincitori". Sullo correnti del Pd e sul peso specifico dei "renziani". I giornalisti elencano i "renziani così e così", "i turbo renziani", quelli delle "origini". "E poi ci sono i renziani di peso, quelli sopra i 90 chili, come me e Marcucci" che gli sta fisso accanto. Alla buvette incontra Grasso e gli chiede "quanti senatori sono entrati grazie a Leu". Stringe la mano a Emma Bonino. Fa un selfie con il nipote, 15 anni, di Monica Cirinnà. "Il posto più sicuro è in aula" lo spinge via Bonifazi. Il suo primo voto da senatore è alle 14. "Renzi..." chiama l'assistente d'aula. Un passaggio veloce nell'urna, e poi "Renzi ha votato". Camicia bianca, abito blu scuro come la cravatta, l'ex premier siede in quarta fila. Accanto ha Bonifazi, Bellanova, Verducci. Sotto c'è Tommaso Cerno ("Hai visto cosa capita facendo il giornalista..."). Sopra Salvatore Margiotta. Non tutti fedelissimi ma quasi. In aula c'è anche Umberto Bossi, ed è una scena che fa riflettere vederlo attraversare l'aula e issarsi fino alla quarta fila per salutare l'ex segretario. Salvini, dal lato opposto, osserva la scena. C'è da giocare la partita delle presidenze, delle formazione del governo, c'è da tenere il Pd all'opposizione. E' questa la partita. E' questo quel punto, quel quindici. Quando sarà il momento. Perchè vale tutto.