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Renzi, la candidatura alle Europee e la lista Il Centro per sbarrare la strada alla maggioranza di Giorgia

Il leader di Iv si candida a Bruxelles. “C’è uno spazio affascinante, dobbiamo agire perchè l’Europa rischia di finire, il governo è in retromarcia e l’opposizione in stallo”. L’ipotesi di abbassare il quorum al 3%. Le proiezioni di voto danno in netto vantaggio il blocco Ppe-S&D e Liberali senza i 5 Stelle

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Matteo Renzi (Ansa)
Matteo Renzi (Ansa)

 

La mossa e la scossa, almeno la terza in quattro anni arrivano in un pomeriggio ancora caldo, con la politica assopita, il circo mediatico di ritorno dalle vacanze, giusto giusto il giorno di ripresa dei talk televisivi e di apertura del Parlamento. E diventa inevitabilmente la notizia. Attesa, nell’aria, necessaria. Matteo Renzi si rimette a tenere il banco, fa politica e spiazza. L’ultima volta aveva disarcionato il governo Conte 2 e aperto la porta a Mario Draghi. I dadi questa volta sono le elezioni europee. “L’Europa rischia di finire e dobbiamo svegliarla. Il governo è in retromarcia, l’opposizione in folle. Ecco perché mi candido alle Europee” dice in una conferenza stampa convocata al palazzo delle Stelline a Milano. Riparte dal nord, e non più dalla sua Firenze, perché stavolta il progetto ha il passo lungo di Bruxelles e il respiro dell’Europa in un mondo che sta cambiando il vecchio ordine consolidato. “Se Il Centro fa un risultato come credo quello che sarà - assicura - sarà decisivo per dare le carte. Non importa prendere il 41%, basta molto meno e possiamo farlo. Vogliamo farlo, c'è uno spazio politico affascinante. Un pertugio nel quale infilarsi per dare rappresentanza ad un popolo”.

Ago della bilancia

Matteo Renzi in Europa non andrebbe certo a fare il gregario ma a prendere la leadership di una istituzione europea e fare l’ago della bilancia con i liberali di Renew europe. La lista sarà “Il Centro” e avrà Italia viva come motore principale. “Non lasciamo ma raddoppiamo” avverte Renzi. I destinatari sono le solite Cassandre pronte da anni a scrivere l’epitaffio del partito nato a settembre - il mese ispira, si vede - del 2019 e oggetto di killeraggio giudiziario appena un mese dopo con un’inchiesta, Open, che avrebbe cambiato il corso della Storia. Inchiesta di cui resterà assai poco, praticamente nulla da quanto si legge negli atti. E non è un caso che l’annuncio arrivi alla vigilia di alcuni appuntamenti importanti del partito: la Scuola di formazione politica (Palermo, 5,6,7) e la Festa del partito a Santa Severa (15-16-17). E poi il Congresso del parito che “si farà” come ha voluto ribadire Renzi. Insomma, la candidatura sarà tenuta a battesimo proprio nei momenti più aggreganti di Italia viva. E avrà, naso, il suo momento più alto alla Leopolda in primavera.

Il ragionamento che sta dietro la scelta di candidarsi è cristallino. “La retromarcia del governo è visibile: vi sembra normale che il vice premier con delega ai Trasporti nei giorni di Brandizzo sia alla mostra del Cinema di Venezia e poi al Gran Premio di Monza e non senta il bisogno di andare in Piemonte? Vi pare normale che l'altro vice premier affermi di essere in disaccordo con una norma che ha votato in Cdm, 10 giorni dopo? Vi sembra normale che la stessa presidente del Consiglio faccia viaggi da social, lascia il G7 e salta l'incontro con Zelensky per andare in Romagna cogli stivali, ma neanche ha messo i soldi? Idem per il viaggio a Cutro o a Caivano: mi auguro portino risultati, ma al momento sono solo cibo per i social e l’algoritmo”. Poi è chiaro che “se Meloni porta in Parlamento l'elezione diretta del premier, noi la votiamo perchè è la nostra proposta. Se Nordio porta la riforma della Giustizia, io certo che la voto”. Così come altre cose giuste e necessarie.

“Opposizione all’opposizione”

Quanto all’opposizione il leader di Iv ribadisce e mette in fila giudizi e analisi delle ultime settimane ore. “Il Pd fa un referendum sul jobs act che lo stesso Pd ha votato in blocco quando io ero segretario: ho sfidato a un dibattito Schlein o uno dei tanti ministri dell’epoca ma non ho ricevuto risposta. Il jobs act ha creato un milione di posti di lavoro, il 54 per cento a tempo indeterminato ed è una norma che ha dato più diritti: vorrei sentirli su questo”. Sul Movimento 5 Stelle: “Conte dice che ha lasciato una Ferrari, ma tra Rdc, Superbonus e bonus vari ha prodotto alle finanze di questo Paese un incredibile sperpero di denaro pubblico che non c'era dai tempi della mala gestio del terremoto dell’Irpinia”. Ecco perchè “serve una proposta politica alternativa. Abbiamo lanciato l’idea del Centro, non saremo soli”.

Sonnacchiosa, la politica, ma reattiva la politica.

“Arieccolo” si mormora in una Montecitorio ancora semi deserta e imballata tra grandi e costosi cantieri per il rifacimento facciate. Dove in quel “rieccolo” c’è tutta l’attesa per gli effetti collaterali che producono le mosse di Matteo Renzi. Positive o negative, magari nulle, dipende dai punti di vista. Bruno Tabacci è fulminante: “Il centro della furbizia” che detto da uno tra i più esperti di centro e furbizia suona come un complimento. Il senior di Forza Italia Maurizio Gasparri non ha dubbi: “Sarà l’ultima mossa politica che fa”. Ma c’è da capirlo perchè è chiaro che Il Centro proverà a prendere voti dai delusi di Forza Italia e anche del Pd. “Spero di prendere voti sia da Forza Italia sia dal Pd” chiarisce Renzi “perchè il Pd che conoscevamo, quello che vinceva, non può stare dietro ai 5 stelle con il reddito di cittadinanza, i superbonus e i sussidi e non può stare a sinistra di Fratoianni e, dall'altro lato, non può stare a destra della Meloni”. Così come “penso che un lombardo che ha votato Forza Italia in passato e si sente parte della famiglia del Partito popolare europeo si senta a disagio a votare i sovranisti”. Su Calenda, infine, e gli elettori di Azione Matteo Renzi mostra rispetto: “Calenda ha escluso la possibilità, merita rispetto, sono molto colpito dall’ atteggiamento di Azione, avevamo deciso di fare la federazione ma hanno lasciato cose metà. Ciò detto non ho alcuna ostilità nei suoi confronti”. Per una volta, stranamente, Calenda si astiene da soffiare veleno. Vedremo.

Al Centro per chi e di cosa…

Ora il punto è: per conto di chi e di cosa il leader di Iv muove ancora una volta le pedine? Il Centro ma di che cosa e per fare cosa? Chi, dal Pd e dalla sinistra, semina e non da oggi certezze circa il fatto che “Renzi fa il gioco della Meloni e sarà il suo pontiere per la nuova alleanza Popolari- Conservatori”, ieri ha avuto una risposta netta: la lista il Centro sarà, con i liberali di Renew Europe il jolly che darà la maggioranza a Popolari e Dem senza i 5 Stelle e la sinistra. Pontiere e “banco” sì, ma per dare la maggioranza al centro sinistra. “Lavoriamo per una nuova maggioranza Ursula senza i 5 Stelle. Non certo per una maggioranza Giorgia” chiarisce Renzi.

Una maggioranza fotografata dalle proiezioni di voto curate da Europe Elects. Al 31 agosto le intenzioni di voto per i 705 posti disponibili danno una netta maggioranza a tre tra Popolari, Democratici e Liberali (cioè Il Centro e Renew

Europe) con 160 seggi per i Popolari, Socialisti e democratici con 146, 89 per i Liberali. Il totale fa 395 seggi su 705. Una larga maggioranza. I Conservatori (la famiglia di Meloni) sono stimati a 82 seggi e ID (la famiglia di Salvini, Le Pen e Afd) a 73 seggi. Si muove poco a sinistra: i Verdi sono a 52 e La Sinistra a 52. Insomma, il gruppone a tre Ppe-S&D-Liberali senza i 5 Stelle (in Europa con i Verdi), ha al momento ampi margini di manovra.

Lo sbarramento al 4%

Per essere ancora più chiari, dice una fonte di Italia Viva, “se arriviamo al 4% sono chiare due cose: Renzi si candida ad assumere la leadership di una istituzione Europea; è l’inizio della fine per Giorgia Meloni”. Che non ha caso da qualche giorno fa trapelare uno scenario inedito: se i voti di Orban e della sua Fidesz entrano nei Conservatori, Meloni lascerà la presidenza di Ecr. “Troppi impegni” la motivazione ufficiale. “Troppo imbarazzo”, suggeriscono altri, nel guidare un partito con dentro Orban e il suo filoputinismo.

Ora il punto è proprio questo: lo sbarramento del 4% previsto dalle legge elettorale per le Europee dove si vota con il proporzionale e le preferenze. Da giorni circola l’ipotesi di modificare la soglia di sbarramento e portarla al 3%. L’annuncio di Renzi ieri ha animato il dibattito anche se la coordinatrice di Italia Viva Raffaella Paita ha chiarito subito: “L’argomento non ci interessa. Noi lavoriamo per il 4% e non temiamo il giudizio degli elettori”.

Un’intesa non ci sarebbe ancora, si tratta solo di un'ipotesi sostenuta in particolare dai partiti minori di entrambi gli schieramenti e che non incontrerebbe neppure il veto di Fratelli d'Italia. La campagna elettorale per le Europee è ufficialmente iniziata.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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