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Regionali e il retroscena sulle posizioni di Meloni, Salvini e Tajani

In vista delle elezioni per il nuovo governatore della Sardegna si è aperta una sfida a tutto campo fra Fratelli d’Italia e la Lega, ma anche Forza Italia non è estranea, sul futuro del centrodestra.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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Tajani, Meloni e Salvini (Foto Ansa)

Teniamo un attimo sullo sfondo la questione Sardegna e il derby fra Christian Solinas e Paolo Truzzu. Perché si rischia di fossilizzarsi sul dito, mentre dietro c’è la luna. Perché il dibattito sulle regionali in Sardegna, in verità è tutt’altro che un dibattito sulle regionali in Sardegna, ma una sfida a tutto campo fra Fratelli d’Italia e la Lega, ma anche Forza Italia non è estranea, sul futuro del centrodestra. La discussione di questi giorni va molto al di là di questioni locali, ma si basa sostanzialmente sull’andamento delle elezioni 2022 e soprattutto sui sondaggi che danno Giorgia Meloni al doppio dei voti degli alleati. E quindi, sulla base di questi numeri, Fratelli d’Italia chiede un “riequlibrio” nelle presidenze delle Regioni o quantomeno nelle candidature alle presidenze, visto che i presidenti meloniani in questo momento sono solo tre: Marco Marsilio in Abruzzo, Francesco Acquaroli nelle Marche e Francesco Rocca, appena eletto nel Lazio.

Dai tre  governatori di Fdi ai sei della Lega 

E a questo punto vale la pena di fare l’appello di tutte e venti le Regioni: detto dei tre di Fratelli d’Italia, la Lega conta su sei governatori: Massimiliano Fedriga, rieletto da poco alla guida del Friuli-Venezia Giulia, esattamente come Maurizio Fugatti in Trentino-Alto Adige, dove pure la legge elettorale è più complicata e nasce dalla somma dei due consigli provinciali autonomi di Trento e Bolzano; Attilio Fontana in Lombardia e Luca Zaia in Veneto, tutti presidenti amatissimi dai rispettivi elettori e confermati con risultati plebiscitari alle urne. A cui si aggiungono, due governatori al primo mandato, che hanno espugnato Regioni che al mandato precedente erano di centrosinistra e dove si vota ora: Donatella Tesei in Umbria e, in virtù del patto fra Lega e Partito sardo d’azione, il segretario del Psdaz Christian Solinas in Sardegna, che è la Regione più a Sud del governo del Carroccio, il segno vero della “Lega nazionale”. Forza Italia, dal canto suo, ha cinque governatori, due dei quali al primo mandato in Regioni dove si vota ora: Alberto Cirio in Piemonte, Vito Bardi in Basilicata, e tre più freschi di elezione: Renato Schifani in Sicilia, Francesco Roberti in Molise e Roberto Occhiuto in Calabria. E chiude la lista dei governatori della maggioranza il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che, con il suo movimento Italia al Centro è parte di Noi Moderati con Maurizio Lupi. Dei restanti cinque presidenti delle Regioni quattro sono appannaggio del Pd (Vincenzo De Luca in Campania, Michele Emiliano in Puglia, Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna e Eugenio Giani in Toscana) e uno è esponente dell’Union Valdotaine, partito che in questo momento si astiene sulla fiducia al governo di Giorgia Meloni, Renzo Testolin.

Il discorso di Giorgia Meloni

Insomma, il discorso di Giorgia Meloni è molto semplice: rispetto al risultato delle politiche e a quello probabile della Europee, Fratelli d’Italia è sottodimensionata. Ma è altrettanto chiaro anche il ragionamento di Matteo Salvini: quando, alle Europee del 2019, la Lega prese il 34 per cento dei voti, risultando il partito nazionale più votato di tutti i Paesi dell’Unione – in realtà subito sotto il Brexit Party di Neil Farage che però si sapeva avrebbe salutato la compagnia dopo pochissimi mesi – non si impose sugli alleati e anzi prese per sé le candidature in Regioni che erano governate dal centrosinistra: Toscana ed Emilia-Romagna e su quest’ultima puntò tutto in una sorta di all-in andato male, e poi Umbria e Sardegna e anche Trentino. Gli altri, da Zaia, a Fedriga, allo stesso Fontana che ha stravinto nonostante fosse uno dei bersagli preferiti delle inchieste giornalistiche ai tempi del Covid, erano talmente forti nella percezione dell’elettorato che anche solo metterli in discussione sarebbe stata una piccola follia.

Il ragionamento di Salvini

“Insomma – è il ragionamento di Salvini con i suoi – io mi sono messo in gioco quando avevo più voti di Giorgia, non si vede perché ora dovrebbe funzionare al contrario per lei. Faccia correre gli esponenti di Fratelli d’Italia in Puglia, in Campania e in Toscana, Regioni importantissime dove si vota l’anno prossimo e noi la appoggeremo lealmente”.
Così la partita della Sardegna diventa anche la partita dell’Umbria fra pochissimo e soprattutto anche quella per il Veneto del prossimo anno, anche perché a Salvini non sfugge la costante freddezza della presidente del Consiglio nei confronti del terzo mandato per i governatori. Il cui obiettivo è chiaramente il Veneto, dove Fratelli d’Italia sta crescendo e quindi mirerebbe al posto di Luca Zaia.

Il caso Liguria

Ma, in subordine, Salvini difende anche Toti che, pur non essendo leghista e pur avendo anche avuto in passato scontri aperti con il Carroccio, è un presidente di Regione che può rivincere e non è un caso che Edoardo Rixi, plenipotenziario ligure del Carroccio e viceministro proprio dello stesso Salvini al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, il fedelissimo che gli presidia il dicastero di Porta Pia, che sarebbe stato il candidato alternativo a Toti, l’unico altrettanto vincente, ha riconfermato il governatore uscente: “Poi, magari da qui alle elezioni sbarcano gli alieni e si ridiscute tutto. Ma, al momento, non vedo gli alieni e quindi Toti è il nostro candidato”. Anche perché la partita ligure non sarà semplice, visto che dall’altra parte il candidato più probabile è Andrea Orlando, ministro dell’Ambiente nel governo di Enrico Letta, della Giustizia in quelli di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni e del Lavoro in quello di Mario Draghi e soprattutto l’unico proconsole di Elly Schlein in Italia a farla vincere anche nei circoli e non solo nei gazebo.

Il terzo mandato

E il terzo mandato? In questo caso la questione è ancora più complessa perché Toti ha in mano i pareri pro veritate di due superavvocati che testimoniano che, essendo cambiata la legge elettorale ligure, l’attuale mandato va considerato il primo e quindi non c’è il problema. Ma Forza Italia in tutto questo con chi sta? Antonio Tajani, e anche il portavoce Raffaele Nevi, stanno insistendo in queste ore sul ruolo di mediazione di Forza Italia: “Pensiamo agli elettori e non a vicende interne alle coalizioni e quindi troveremo una quadra, come ha sempre fatto il centrodestra”. Parole  che, tradotte, significano sostanzialmente che per loro non si tocca nulla e i governatori al secondo mandato – di cui due sono azzurri, e soprattutto uno, Alberto Cirio, trionfante in tutti i sondaggi – verranno tranquillamente ricandidati. “Altrimenti – spiegano all’unisono leghisti e azzurri – torna in ballo tutto, anche l’Abruzzo che è di Fratelli d’Italia”. Anche perché cambiare candidati in corsa vorrebbe dire sconfessare i governatori uscenti, ma anche le loro giunte. Dove Fratelli d’Italia aveva assessori, anche di peso. Il braccio di ferro continua, fra poche ore “la quadra”, come la chiamava Umberto Bossi. Anche se allora c’era Silvio Berlusconi che, a volte sacrificando qualcuno dei suoi, aveva la parola finale. Ed era la Cassazione (politica, ovviamente) del centrodestra.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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