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[l’intervista] “Governo, parlamento, amministratori locali, prefetti: ecco la cabina di regia francese per i fondi Ue”

Intervista all’eurodeputata francese Irene Tolleret di Renew-Europe. “Anche per noi è fondamentale spendere quei soldi nei tempi dati. Per questo abbiamo coinvolto da mesi i nostri uffici e tutti i livelli politici e amministrativi in questa sfida”. Il Piano Relance France è on line e ogni cittadino lo può monitorare

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Irene Tolleret
Irene Tolleret, eurodeputata francese e macroniana convinta

Dare un’occhiata a cosa fanno gli altri per capire cosa si è inceppato in Italia sulla gestione dei fondi europei del piano Next generation. Non vuol dire copiare, ma prendere spunto. E rasserenare un po’ il dibattito facendo proposte. Irene Tolleret è un’eurodeputata francese, macroniana convinta, a Strasburgo nei banchi di Renew Europe. Governo e parlamento francese lavorano al piano francese, con finanziamenti assai più esigui rispetto a quelli italiani, dai mesi estivi. Il Piano “Relance france” è stato gestito ad ogni livello politico e amministrativo. Nella cabina di regia ci sono parlamentari, amministratori locali, ministri. I soggetti attuatori sono i prefetti delle varie regioni. Anche questa è una task force ma interna all’amministrazione su cui sono stati decisi da mesi investimenti per evitare intoppi e ritardi. Soprattutto, il piano è on line e ogni cittadino lo può monitorare collegandosi ad uno specifico sito.

Quante risorse Next generation Eu ha riservato al governo francese e alla Francia così duramente colpita dalla pandemia tra la prima e la seconda ondata?

«Relance France », cosi è stato battezzato, è il piano di rilancio dell’economia francese. È costituito da un fondo di 100 miliardi, di cui 40 provengono dall’Unione europea cioè da Next Generation EU.

Le sfide oggi sono due: sbloccare la situazione a Bruxelles cioè evitare il veto polacco e ungherese senza rinunciare alla condizionalità sullo stato di diritto e spendere questi fondi in modo efficace e celere

La Francia ha previsto di spendere 10 miliardi di questo piano già nel 2020 (ci restano una quindicina di giorni), 42 miliardi nel 2021 e la totalità entro il 2023. Non è un’impresa facile”.

Che tipo di programmazione ha fatto il governo francese? Mi spiego meglio: quando è stato redatto il Piano nazionale? Se, come e quanto sono stati coinvolti governo e parlamento nazionale? E le autorità locali sono state invitate a collaborare alla stesura del Piano nazionale?

"Il piano di rilancio è stato pensato e scritto dal Governo francese, ovviamente in concertazione con le parti sociali, il mondo dell’impresa, le associazioni e gli eletti nazionali e i rappresentanti dei territori. La regia è interministeriale con la predominanza di certi ministeri: economia, ambiente, lavoro e coesione dei territori. Il Piano è stato presentato dal Governo il 3 novembre ed è stato approvato dalla Camera a metà novembre e ieri dal Senato che ha apportato alcune modifiche marginali”.

Bruxelles pone regole rigorose per la realizzazione dei piani nazionali, chiede tempi e obiettivi dettagliati. E chiede di avere un interlocutore nazionale con cui interfacciarsi per le verifiche semestrali. Il governo francese ha individuato il soggetto attuatore del Piano nazionale francese?

“Come dicevo prima, la regia è interministeriale e l’interlocutore della Commissione è il ministro dell’economia. Dopodiché, per l’implementazione è stata definita una governance precisa: un comitato di implementazione nazionale, di cui faccio parte, composto dal primo ministro, il ministro dell’economia, dell’ambiente e del lavoro, dei parlamentari nazionali e europei in rappresentanza di tutte le forze politiche, del presidente del comitato delle regioni e dell’associazione dei sindaci, dei rappresentanti dei sindacati e del mondo dell’impresa. L’obiettivo di questo comitato è di tener informata la regia interministeriale degli eventuali ingorghi nell’implementazione del piano sul territorio.

Ogni regione ha un comitato di implementazione regionale del piano. Faccio parte di quello dell’Occitanie. Per essere sicuri dell’implementazione concreta del piano, il governo ha nominato dei sotto prefetti al piano per ogni provincia

La regia è interministeriale in concertazione con i rappresentanti del Parlamento, ma per l’implementazione abbiamo bisogno di funzionari formati che istruiscano le pratiche il più rapidamente possibile in modo che i fondi arrivino all’economia reale, creando lavoro e sviluppo fin da subito. Il piano può essere perfetto ma se i soldi non arrivano all’economia reale, allora non serve a nulla. Anche perché i tempi per spendere i fondi del Next Generation Eu sono molto corti. Gli ultimi 100 metri sono i più difficili da percorrere. Al di là delle richieste di Bruxelles che ovviamente vanno soddisfatte, considerati gli ingenti investimenti in gioco, la trasparenza è fondamentale e d’obbligo. Il Governo francese ha creato una piattaforma internet che permette di seguire, giorno per giorno, l’implementazione del piano di rilancio”. (https://www.economie.gouv.fr/plan-de-relance/suivi-mesures-indicateurs).

Quali sono gli obiettivi principali del Piano nazionale francese di Next Generation Eu? Quali i settori a cui avete deciso di destinare i fondi europei?

“Il primo è l’ecologia al quale il piano francese destina 30 miliardi, quindi un terzo del totale. In vent’anni, la Francia ha ridotto la sua produzione di CO2 del 20% ed ha aumentato la sua impronta di carbonio (parametro per misurare le emissioni di gas serra causate dal carbonio, ndr) del 17% e questo perché non produciamo più quello che consumiamo. Se vogliamo arrivare alla neutralità carbonio nel 2050, dobbiamo reindustrializzare la nostra economia ma con un nuovo modello più ecologico e sostenibile. Questo permetterà inoltre di creare posti di lavoro non delocalizzabili. Il secondo asse è la competitività: se vogliamo che le imprese restino sul nostro territorio e non delocalizzino dobbiamo migliorare le nostre infrastrutture in particolare sulle tecnologie digitali, investire sull’innovazione e abbassare le tasse sulla produzione. L’obiettivo è quello di ricreare filiere produttive nei settori strategici: la fabbricazione dei principi attivi per la fabbricazione di farmaci e materiale medico in genere, l’agroalimentare, l’energia, penso in particolare all’idrogeno verde. Il terzo asse è quello della coesione sociale e territoriale per evitare l’esplosione delle disuguaglianze. Una particolare attenzione è data ai giovani attraverso il dispositivo “un giovane, un lavoro”.

Quanti di questi fondi sono destinati esclusivamente alla Sanità?

“Il piano di rilancio prevede 6 miliardi di investimenti per la salute. 2,1 per gli anziani e quindi per la creazione di case di riposo e il rinnovamento dell’esistente. 2,5miliardi saranno investiti per la costruzione di ospedali e case di cura nelle cosiddette zone bianche, cioè quei territori sprovvisti oggi di strutture ospedaliere. E 1,4 miliardi verranno utilizzati per modernizzare il sistema digitale della salute e completare l’interoperabilità: ogni paziente avrà un dossier personale completo di tutti gli esami fatti, malattie contratte, cure seguite, questo permetterà un’assistenza medica complete e una migliore prevenzione”.

In relazione ai fondi europei che ogni sette anni il bilancio europeo assegna ai singoli paesi membri della Comunità europea, la Francia, in generale, riesce a spendere tutti i fondi che le vengono assegnati?

“Si, la Francia ha un tasso di utilizzo dei fondi europei allineato alla media UE, oggi è all’ 83%, arriverà a quasi 100% nel 2023. L’unica eccezione è il fondo Leader per lo sviluppo rurale dove constatiamo un tasso d’utilizzo debole (44%). Stiamo lavorando per capire cosa blocca e come dicevo prima, spesso si tratta degli ultimi 100 metri”.

Che aspettative ha la Francia rispetto a Next Generation Eu? Le risorse sono giudicate sufficienti per la ripresa dell’economia nazionale dopo la pandemia?

“L’obiettivo è di ritrovare la sovranità della Francia per dare futuro alle prossime generazioni e questo possiamo farlo soltanto ritrovando la sovranità in Europa. Ecco perché l’accordo su Next Generation Eu porta questo nome e perché è cosi importante. La pandemia Covid19 ha acceso i riflettori sulla nostra fragilità e sulla dipendenza alla Cina. Stiamo rimediando investendo in settori strategici come la salute, l’agroalimentare, la 5G. 32 imprese innovative in settori strategici hanno già ricevuto i finanziamenti, permettendo di salvaguardare 4200 posti di lavoro e creandone 1800 nuovi. Questa è la strada da proseguire”.

In Italia c’è un dibattito molto duro perchè il governo ha individuato una struttura di missione per l’attuazione di Next generation Eu estranea al governo e al parlamento nazionale. Alcune forze politiche sono contrarie. Sarebbe possibile questo in Francia?

“Il Governo è stato nominato per tenere il timone, adesso che siamo in tempesta e dire in che direzione andare per trovare acque tranquille. I parlamentari, come i presidenti delle regioni e i sindaci devono ovviamente dare una mano e assicurarsi della buona implementazione del piano, nei tempi stabiliti. Nominare una squadra esterna al Governo sarebbe una sconfitta per il Governo stesso e per il presidente Macron, oltre che sarebbe incomprensibile agli occhi dei cittadini che hanno riposto la loro fiducia in questa maggioranza e questa squadra. Dopodiché, un ruolo fondamentale lo gioca l’amministrazione. Come per i fondi europei, se il personale è scarso in numero o non è formato, alla fine i bandi non escono e i fondi non arrivano all’economia reale e quindi l’obiettivo non è raggiunto. In Francia il governo ha stimato un aumento del 30% del carico di lavoro per l’amministrazione per spendere 100 miliardi entro il 2023. Questo sovraccarico va anticipato o tutta la macchina si blocca negli ultimi 100 metri”.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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