Referendum e sondaggi, ai blocchi di partenza il no è in vantaggio. Ma decideranno gli indecisi

Quasi tutte le rilevazioni danno in vantaggio il fronte opposto a Renzi. Ma per Emg Acqua per La 7 c'è un 34,9% di cittadini che ancora non hanno scelto

Referendum e sondaggi, ai blocchi di partenza il no è in vantaggio. Ma decideranno gli indecisi
di An.L.   -   Twitter: @an_loi

Due mesi di tempo per convincere gli indecisi. E mentre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sguinzaglia le sue "milizie" per catturare il voto degli italiani all'estero, in patria comicia il balletto dei sondaggi che la dice lunga su quanto sarà agguerrito il dibattito. Giornali e trasmissioni tv cominciano a commissionare rilevazioni e sondaggi che tengano il polso delle intenzioni di voto. E il "no" continua a essere in vantaggio. Da quando il premier ha lanciato la sua campagna personalizzando il risultato referendario - "Se la riforma non passa ce ne andiamo tutti a casa", aveva detto Renzi - è stato un quasi costante prevalere del "no" su "sì". E ancora oggi, il giorno dopo l'annuncio della data della consultazione che si terrà il 4 dicembre, quasi tutti i sondaggi dicono che di fronte a una prevalenza dei detrattori, alla fine a decidere saranno probabilmente gli indecisi, coloro che ancora oggi non sanno dare un giudizio su questa contestata riforma costituzionale. E non sono pochi. 

Il balletto degli indecisi

Se Ipr Marketing che dà vincente il "niet" per 52 a 48%, c'è addirittura Emg Acqua che segnala il 35,5 a favore del no e il 29,6 per cento di cittadini che propendono per il sì. Ma in questo caso da segnalare c'è anche la percentuale non indifferente di indecisi: 34,9%. Ed è su questa fetta di elettori che probabilmente si giocherà l'esito elettorale, stando a quanto descritto durante il Tg de La 7, Fabrizio Masia. Abnche Renato Brunetta ha cantato vittoria nell'apprendere i dati diffusi da Eumetra Monterosa, l'istituto di rilevazioni di Renato Manheimer per Il Giornale, che danno addirittura uno scarto di dieci punti tra il no e il sì: 55 a 45. 

Secondo quanto spiegato da Masia durante il Tg de La 7, sul superamento del bicameralismo perfetto sarebbero favorevoli "quasi due italiani su tre; piace invece molto meno la composizione del nuovo Senato, con l’elezione indiretta da parte dei consigli regionali, condivisa da circa un quarto degli intervistati". Non c'è trippa per gatti insomma: il Senato non elettivo non convince. 

Il Senato che non piace

Come è fatto il Senato secondo la Riforma? Innanzitutto bisogna dire che è composto da 100 membri, 95 scelti dalle Regioni (21 devono essere sindaci) e 5 dal Presidente della Repubblica. Mantiene la funzione legislativa su leggi regionali e di rapporti con l'Ue. Partecipa al procedimento legislativo per le norme di revisione costituzionale e per le norme costituzionali. Può, se richiesto da un terzo dei senatori, proporre modifiche su una legge approvata dalla Camera; obbligatorio il voto su leggi che riguardano le competenze regionali. Partecipa all'elezione del Presidente della Repubblica, ma questo potrà sciogliere solo la Camera dei Deputati: il Senato non elettivo è amovibile per tuttii i cinque anni. I senatori avranno inoltre l'immunità parlamentare e eleggono due componenti della Corte costituzionale.

I giovani dicono no alla riforma

Secondo il direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento, il Senato è la parte più controversa della riforma. Per quanto riguarda la suddivisione per età, è Masia a spiegare che "il sì al momento è forte soprattutto tra gli over 55, il no tra i 35-55enni". I giovani insomma non sono sedotti dall'ex "rottamatore" Renzi. Secondo Vento, i dati sono comunque molto prematuri, anche perché ci sarà una corsa a frenare il voto: e questo risponde alla convizione - ammesso e non concesso che sia giusta intuizione - che l'astensione possa giovare al governo. Ma il lungo tempo serivirà anche per convincere gli indecisi coloro che, probabilmente, decideranno dell'esito della consultazione referendaria. 

I voti degli emigrati

Nel frattempo la ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, si è recata in missione in Sudamentica per convincere gli italiani all'estero della bontà di questa nuova Costituzione: 5 milioni di voti da conquiustare. Mentre Boschi partecipa a incontri con ambasicatori, rappresentanti dell'imprenditoria e assemblee dei circoli, il capo della campagna per il sì, Roberto Cociancich, è partito alla volta del Canada e degli Stati Uniti dopo essere stato al Cern di Ginevra e a Berna.