Taglio dei parlamentari: i partiti arrivano divisi al referendum mentre cresce "l'onda del No"

Salvini vota Sì e tacita i suoi, mentre Forza Italia mostra le due anime. Il Pd promette riforme ma c'è chi dice no. E Di Maio serra i ranghi: chiusura della campagna per il Sì giovedì nella sua Napoli

Taglio dei parlamentari: i partiti arrivano divisi al referendum mentre cresce 'l'onda del No'

Al referendum "l'importante è andare a votare. Io voterò sì. Lo faccio per coerenza, perché il Parlamento può funzionare bene anche con meno parlamentari". A dirlo, durante un intervento a Mattino 5, è il leader della Lega Matteo Salvini che si appella alla coerenza. "Io ho una faccia - precisa -. Se una cosa per me è giusta io non ho pregiudizi. Certo, non è la soluzione di tutti i mali...". Ma se per il leader della Lega il percorso è già avviato e va seguito senza esitazione, sono tanti i distinguo e le prese di posizione che ondeggiano all'interno di quella "terra di mezzo" fatta di dubbi e incertezze di fronte all'appuntamento referendario del 20 e 21 settembre, indetto per confermare o respingere la legge di revisione costituzionale dal titolo "Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari".

Il leghista ha dunque sciolto ogni riserva. Non così Attilio Fontana, governatore lombardo al centro degli scandali per la gestione del Covid, ma comunque elemento di spicco della compagine leghista. Il suo sarà un "No convinto", ha detto qualche giorno fa lodando la posizione già espressa da Giancarlo Giorgetti, numero due del Carroccio ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e da altri esponenti. Quella di Fontana sarà però l'ultima esternazione in antitesi con la posizione del segretario che infatti, scrive il Corriere della sera, avrebbe imposto il silenzio ai suoi secondi: l'eventalità di rimanere da solo con il Sì tra le dita sarebbe un ulteriore colpo alla sua leadership già offuscata. Che poi dietro ci sia del tatticismo - la vera volontà sarebbe lasciare libertà di coscienza e quindi spazio al No - è cosa possibile.

Padoan vota No ma il Pd mette in campo un pacchetto di riforme

NOn solo Lega. Anche all'interno dei partiti di governo, in primis il Pd, le anime diverse si agitano. A muovere un po' le acque, rivendicando il diritto a riflettere sui propri "dubbi" di "coscienza", è Carlo Padoan, voce piuttosto ascoltata tra i corridoi del Nazareno. Davanti alla riduzione del numero dei componenti di Camera e Senato (che passerebbero complessivamente da 945 a 600 ndr), l'ex ministro dell'Economia spiega in un'intervista a Repubblica che "da una parte sono molte le ragioni per cui ritengo che questa non sia una buona riforma, dall'altra ci sono le indicazioni del Pd per il Sì; io rivendico il mio diritto al dubbio". Ammette di essere orientato per il No, "perché è una riforma che ritengo sia negativa per il Paese - dice -, che ha invece bisogno di riforme buone, avendo davanti a noi la sfida del Recovery fund". 

Nicola Zingaretti, incassa e tira dritto, promettendo per contro un piano di riforme di cui il taglio dei parlamentari è solo l'incipit. La legge elettorale è il prossimo obiettivo, che da questa prospettiva, per la verità, appare ancora lontana da una sintesi politica. Le proposte del segretario spaziano dalla riforma dell'assetto istituzionale sul modello tedesco, con l'introduzione della sfiducia costruttiva e la possibilità per il Capo dello Stato di rimuovere (oltre che nominare) i singoli ministri, fino alla differenziazione delle funzioni delle due Camere, ove il Senato, eletto sempre a suffragio universale, sia integrato dai rappresentati dei consigli regionali e dalle provincie autonome. Un pacchetto di riforme che non si esaurisce certo qui, ma che richiede maggioranze forti e coese: il taglio dei parlamentari sarà il banco di prova. 

Le anime diverse di Forza Italia

Altri arrivano alle urne in ordine sparso. Maria Stella Gelmini, capogruppo alla Camera di Forza Italia, rivendica la primogenitura dell'idea del taglio dei parlamentari assegnandola alla "lungimiranza" del fondatore. "Al referendum io voterò sì, perché ritengo che il taglio del numero dei parlamentari non sia una battaglia del Movimento 5 Stelle. Il primo a chiedere un risparmio, a chiedere una razionalizzazione dei costi della politica è stato Silvio Berlusconi", dice Gelmini. "È chiaro - prosegue - che questa riforma è imperfetta, non si occupa ad esempio dell'efficientamento delle Camere. Ma non voglio lasciare ai grillini una bandiera che non meritano e che è innanzitutto una bandiera di Silvio Berlusconi, non di chi prova a scimmiottare con l'antipolitica l'importanza di riforme vere".

Si posiziona dall'altra parte della barricata il compagno di partito, Renato Brunetta, da dove osserva, dice, la realizzazione del suo "sogno", "quello di un patto tra il centrodestra e il centrosinistra per votare No al referendum e per una grande riforma costituzionale con il superamento del bicameralismo perfetto, il presidenzialismo, un nuovo federalismo e una riduzione ragionata e strutturale del numero dei parlamentari". 

Di Maio a Napoli per chiudere la campagna per il Sì

Il grande sostenitore e promotore del taglio dei parlamentari cerca di tenere serrati i ranghi. L'ex capo politico del M5S, Luigi Di Maio, dà appuntamento a Napoli per il comizio finale per il Sì al referendum. Per la chiusura della campagna referendaria la scelta è ricaduta su Largo Berlinguer, cuore del centro storico della città partenopea. La piazza del leader. "Tutti a Napoli per il Sì al taglio dei parlamentari", è l'invito che lancia Di Maio dalle pagine del Mattino ribadendo le motivazioni dell'ok alla riforma: "Avremo istituzioni centrali più efficienti e un Parlamento più veloce e più attento ai territori".

Il risultato appare ancora incerto ma il ministro degli Esteri è sicuro che la riforma "chiesta dagli italiani già trent'anni fa", sia l'occasione per "scrivere la storia", come afferma anche il pentastellato Giuseppe Brescia. "Il sì sarà un nuovo big bang per il cambiamento della Costituzione e delle istituzioni. Vogliamo mettere al centro una sola parola per le riforme che approveremo entro il 2023: partecipazione - afferma il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera -. Vogliamo allargare la partecipazione democratica facendo spazio ai giovani e introducendo in Costituzione il referendum propositivo", aggiunge.

I timori che "l'onda del no" stia salendo fino a vanificare lo sforzo parlamentare c'è, anche se Riccardo Fraccaro, in un'intervista al Corsera, riformula le percezioni. E dice: "Sento forte l'orientamento di chi vuole confermare la riforma puntuale, semplice e chiara che è stata votata a larghissima maggioranza in Parlamento e che i cittadini stanno apprezzando". E sul centrodesra che si starebbe spostando sul No afferma che "ora non vota il centrodestra, votano gli italiani e la coerenza in politica viene premiata. È difficile spiegare, se non con giochini molto vecchi, la posizione di chi in Parlamento ha votato in un modo e al referendum chiede di fare l'opposto".