Boom di firme online: dopo eutanasia e cannabis, anche il comitato "No Green pass" spera nel referendum

Numero di firme, quorum e tempi di approvazione dei quesiti: servono leggi più attuali. Fico: "Segnale positivo è la voglia di partecipazione"

Una manifestazione contro il Green Pass (Ansa)
Una manifestazione contro il Green Pass (Ansa)

Adesso i comitati "No green pass" sperano e puntano sul referendum abrogativo per cancellare la misura "discriminatoria". Ma sarà una lotta contro il tempo perché per andare a consultazione la prossima primavera sarà necessario raccogliere le 500 mila firme entro il 30 settembre, fatto salvo ovviamente il giudizio di ammissibilità costituzionale e sempre che l'obbligo venga esteso oltre l'anno in corso. Ieri una chimera oggi una possibilità concreta, resa possibile dall'emendamento al decreto Semplificazioni del 30 luglio, presentato dal deputato di +Europa Riccardo Magi: grazie a questa modifica le sottoscrizioni necessarie per presentare il quesito referendario si possono raccogliere anche online con la firma digitale. Una "semplificazione" anche nei fatti insomma che permette ai comitati promotori di raggiungere il risultato in tempi ben più brevi.

E' così che il quesito referendario sull'Eutanasia legale (Ass. Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione, Antigone e dai partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani) è schizzato oltre le 800 mila firme, ben al di sopra della soglia minima. Ma anche i sostenitori della campagna sulla Cannabis legale hanno di che festeggiare, visto il confortante risultato delle 500 mila sottoscrizioni raccolte in una settimana. 

Idem per i quesiti sulla Giustizia promossi dalla Lega e dal Partito Radicale che hanno superato il tetto minimo e viaggiano ora verso le 800 mila firme. A questo punto potrebbe riprendere quota anche il referendum sull'abolizione della caccia che ha già raggiunto il numero di 285 mila mentre ne conta 150 mila quello che chiede il divieto di ingresso nei fondi privati per l'attività venatoria. Da notare che la vaexata questio dell'abolizione della caccia è il grande sogno proibito (almeno fino a ieri) di tante associazioni animaliste che mai erano riuscite a raggiungere i numeri necessari per attivare la consultazione. Oggi tutto sembra possibile.

I No Green Pass sperano nella firma digitale

Proprio su questa maggiore "facilità" nel reperire le adesioni di legge contano coloro che si oppongono alla Certificazione Verde che di fatto impone la vaccinazione anti-Covid, aggirando l'obbligo per legge al trattamento sanitario. Sul vincolo i promotori del Comitato No Green Pass ravvedono "discriminazioni" e precise violazioni del dettato costituzionale, in particolare agli articoli 3 e 32. L'obiettivo è chiedere direttamente ai cittadini se sia o meno accettabile l'imposizione, attraverso 4 quesiti referendari per i quali, a partire da domenica 20 sttembre, si può firmare anche online.

Promossa da "comuni cittadini e studenti universitari", si legge nel sito ufficiale, la campagna contro la Certificazione è portata avanti da un comitato organizzativo di cui fa parte l'avvocata Olga Milanese, Luca Marini, docente di Diritto internazionale alla Sapienza di Roma, e il professor Francesco Benozzo, docente di Filologia romanza all'Università di Bologna. Nel comitato dei Garanti si leggono tra gli altri i nomi dell'autore Tv Carlo Freccero (per il quale "il Green pass è destinato a diventare l'embrione della futura tessera di identificazione digitale a cui mira il Grande Reset attualmente in attuazione") e del presidente emerito di sezione della Corte Costituzionale, Paolo Sceusa.

Un referendum possibile sul quale però pende la non ammissibilità, se non altro per il fatto che il Green pass è obbligatorio fino al perdurare dello stato di emergenza, ovvero - per ora - fino al 31 dicembre 2021: il referendum si terrebbe in un fine settimana compreso tra aprile e giugno del prossimo anno.

Referendum e firma digitale: proposte e polemiche

Non mancano le polemiche sulla inadeguatezza delle norme sul referendum. Chi chiede la revisione del dettato costituzionale punta il dito sul tetto minimo delle sottoscrizioni ("troppo poche") e sul quorum richiesto per rendere valida la consultazione ("troppo alto"). Le 500 mila firme raccolte online per il referendum sulla Cannabis Legale in meno di una settimana, fanno parlare i promotori di vera e propria rivoluzione. I "miracoli" consentiti dalla digitalizzazione sono per questo "inadeguati ai tempi", ha detto Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale co-firmatario insieme alla Lega dei referendum sulla Giustizia. "Si è inserita una rivoluzione su un impianto democratico del '900 — ha spiegato — e qui rischia di essere messo in discussione il modello organizzativo di una democrazia". Mettere mano alla legislazione vigente risulta quindi indispensabile. 

Punto sul quale è d'accordo anche Magi, pur nella consapevolezza che "i padri costituenti" pensando le norme sul referendum non puntavano certo ad "una corsa a ostacoli". Disinnescata l'argomentazione che la digitalizzazione rende tutto "troppo veloce" è vero però che "è giusto ragionare sulla soglia delle 500 mila firme ma anche sul quorum perché finora troppo spesso chi era contro ha fatto leva più sulla astensione che sugli argomenti", ove il riferimento è al fatto che la consultazione è valida solo se si reca ai seggi la metà più uno degli aventi diritto al voto. 

E non è tutto. Firme e quorum, ma anche esame di ammissibilità: le argomentazioni sulla revisione dell'istituto chiedono spazio. "I problemi sono due, successivi alla raccolta delle firme - ha detto al Qn da Stefano Ceccanti, deputato e costituzionalista -. Il primo è il giudizio della Consulta, che rischia di frustrare le istanze dei richiedenti perché applica sempre criteri molto rigorosi nel vagliare i quesiti. Invece non vogliamo affatto frustare la partecipazione", magari promuovendo un'anticipazione dell'ammissibilità dopo le prime 100mila firme. Il secondo problema, ha detto ancora il deputato del Pd, è il quorum elettorale, ovvero "il numero degli elettori fissato affinché un referendum abrogativo sia valido: è troppo alto". 

Fico: "C'è voglia di partecipazione"

In attesa che il dibattito si evolva e trovi un approdo, è il presidente della Camera, Roberto Fico, a benedire quanto sta accadendo. Dalla raccolta online "arriva un ottimo messaggio, un messaggio di voglia di partecipazione e anche uno stimolo al Parlamento a legiferare laddove magari a volte è carente". Interrogato a Napoli sulla Cannabis Legale, Fico ha detto: "Da questo punto di vista, ma parlo soprattutto della questione dell'eutanasia, abbiamo un testo base fermo in commissione però la Corte costituzionale ci dice che avremmo dovuto legiferare già tempo fa. Quindi è una cosa che va fatta. Dove il parlamento non riesce ad arrivare, spesso sono i cittadini che arrivano dicendo 'noi vogliamo affrontare questa questione' ed hanno ragione".