Referendum sulla giustizia, inchieste sulle toghe e “corvi” al Csm: la tempesta perfetta

Salvini spiega anche di volere un Csm estratto a sorte. “Nessuna provocazione, anzi aiutiamo Draghi”. Ma non è così. Intanto la magistratura è sempre più debole. E questo è un rischio per la democrazia. Il procuratore di Milano Francesco Greco ieri in procura a Roma: “Sono parte lesa”.

Matteo Salvini
Matteo Salvini (Foto Ansa)

Il momento più alto di una lotta di potere nella magistratura che va avanti da due anni. Ma anche il momento in cui mai è stata così vicina, quasi a portata di mano, la riforma della giustizia, civile e penale E, infine, il momento più delicato per il sistema Italia: a un passo da riforme attese da vent’anni e non più rinviabili, alla fine - si spera - della pandemia e con una pioggia di soldi, non gratuiti, in arrivo. E’ la tempesta perfetta. Sin troppo, è da pensare, per essere un caso. Non è un caso, certamente, che Matteo Salvini metta sul tavolo, proprio adesso, in un contesto così speciale, la bomba dei referendum sulla giustizia. In compagnia dei Radicali, insoliti compagni di viaggio, la Lega inizierà a breve la raccolta firme per due quesiti storici: per ottenere la separazione delle carriere e l’introduzione di una responsabilità civile “vera” per le toghe che sbagliano. Una provocazione, una fuga in avanti rispetto agli alleati di centrodestra, l’ennesima azione di disturbo per l’esecutivo Draghi che a sua volta ha sul tavolo la riforma della giustizia per tagliare tempi dei processi e dare certezza alle sentenze. Un quadro delicato e pieno di sfumature. E rischi: la magistratura così debole è un rischio per la democrazia.

La raccolta delle firme e le proposte del ministro


Il tempo di scrivere i quesiti e poi inizierà la raccolta delle firme. Già alla fine della prossima settimana. Se dovesse filare tutto liscio, prima di arrivare alle urne passerà oltre un anno. La legislatura potrebbe essere già finita o essere agli sgoccioli. E già questo dà l’idea di quanto ci sia di provocatorio in questa iniziativa. Il segretario della Lega respinge però al mittente l'accusa che questa iniziativa sia una delegittimazione nei confronti del governo e degli sforzi riformatori della ministra Cartabia. “Macchè scontro… Il nostro è un aiuto a Draghi per superare i blocchi e i litigi in Parlamento. Ho letto alcune ricostruzioni fantasiose in queste ore: i referendum sono la massima espressione della democrazia, perchè dovrebbero essere un segnale di ostilità verso il Governo?” diceva ieri quasi sorpreso delle obiezioni che stanno piovendo da destra e da sinistra. E’ convinto che l’attuale maggioranza - “così eterogenea” - non troverebbe mai l’accordo su questi punti. Inoltre il referendum “sarà solo abrogativo e non potrà in alcun modo ostacolare il lavoro del Parlamento”. Per il Consiglio superiore della magistratura, questione più che mai urgente da risolvere, la soluzione per Salvini è “la nomina per estrazione per evitare interessi di parte e guerre tra correnti”. In questo Salvini non è mai stato così d’accordo con i 5 Stelle. Tra pochi giorni il ministro Cartabia renderà noto l’orientamento della Commissione che al ministero sta completando la proposta. Entro giugno il Guardasigilli farà la sua proposta per riformare il Csm, ridurre del 40% i tempi del processo civile e del 25% quello penale. Sono i limiti che ci ha chiesto Bruxelles per uniformare l’Italia al resto dei paesi Ue.

La lotta di potere nella magistratura

La proposta choc di Salvini, che potrebbe trovare terreno fertile nei cittadini la cui fiducia nella magistratura non è mai stata così bassa, è il colpo gobbo sul corpo piegato della magistratura. Piegato e offeso con le proprie mani. E c’è da chiedersi chi la difenderà, questa volta. Se si guardano dall’alto e in prospettiva questi due anni - dal maggio 2019 quando è scoppiato il caso Palamara a oggi con i corvi all’interno dello stesso Csm e l’ennesimo tentativo di sporcare il Consiglio, le più alte cariche della Cassazione e persino il Quirinale - si notano alcun punti fermi. Entrambi le crisi - nel 2019 e oggi - avvengono nell’imminenza di due nomine chiave per la magistratura, il procuratore di Roma (2019) e di Milano (a fine del 2021). In questi due anni è successo anche che se nel 2019 gli organi di autogoverno (Csm) e di rappresentanza (Anm) erano a maggioranza nella mani delle correnti di centrodestra, il caso Palamara e le conseguenti dimissioni dal Csm e dall’Anm ha sortito subito l’effetto di spostarle di nuovo a sinistra. Se questo doveva essere l’obiettivo iniziale - sacrificando il dominus delle nomine Luca Palamara - di sicuro è scappato di mano. Perchè poi la storia è andata molto oltre. Così tanto che il caso dei corvi, oggi, non può che essere letto in continuità con i fatti del 2019. Il libro-denuncia di Palamara (“Il Sistema”) è stata la reazione inevitabile di una toga che oltre ad avere sbagliato per conto suo (è stato radiato dalla magistratura, ora pende il ricorso) non ci sta a passare per il capro espiatorio di tutto quello che lui definisce “il Sistema”. Perchè non è che eliminato Palamara, cambia qualcosa. Semplicemente sarà sostituito.

Colpo di scena in procura a Roma

Oggi è il giorno chiave nell’inchiesta che deve capire chi ha ordinato e per quale motivo la spedizione a giornalisti e ad un membro togato del Csm dei verbali segreti dell’avvocato Amara (condannato per vari reati, dalla corruzione in atti giudiziari al riciclaggio fino all’induzione a rendere mendaci dichiarazioni all’autorità giudiziaria) in cui spiega l’esistenza e l’operatività della loggia segreta Ungheria. Il procuratore di Roma Prestipino (eletto il 4 marzo 2020, dopo la bufera Palamara ma tuttora al centro di ricorsi da parte degli esclusi Viola e Lovoi) oggi interrogherà il pm milanese Paolo Storari. Indagato per rivelazione di segreto, Storari ha già spiegato di aver consegnato quei verbali il 20 marzo 2020 al consigliere togato Davigo per “autotutelarsi visto che le dichiarazioni dell’avvocato Amara sulla loggia segreta erano di dicembre 2019 ma nessuno atto investigativo era stato fatto nonostante le sue richieste al procuratore Greco”. Oggi entrerà nel dettaglio su come sono andate le cose. Soprattutto Roma dovrà decidere sulla competenza. Un analogo fascicolo è già aperto a Brescia (competente sulle toghe di Milano). Mentre a Perugia il procuratore Cantone ha aperto a maggio 2020 l’indagine sulla presunta loggia. Una situazione che potrebbe danneggiare il procuratore Greco, a un passo dalla pensione. Così ieri Greco, dopo aver depositato al pg di Milano Francesca Nanni la sua relazione sulla vicenda, si è presentato a piazzale Clodio. E' stato ricevuto dal suo omologo Michele Prestipino e dai sostituti Roberto Tucci e Rosalia Affinito, titolari di due procedimenti: quello in cui Marcella Contrafatto, l'ex segretaria di Davigo (in pensione da ottobre) è accusata di calunnia nei confronti del procuratore milanese per via della lettera anonima che ha accompagnato i verbali finiti nelle redazioni di due quotidiani; quello a carico del pubblico ministero del capoluogo lombardo con cui Greco è ai ferri corti.

“Sono parte offesa”

Il colloquio è durato circa un’ora. Il procuratore è parte offesa per essere stato tacciato dalla funzionaria, ora sospesa, di aver insabbiato l'inchiesta sulla loggia segreta. Stamani, sempre a piazzale Clodio, è atteso il pm Storari. Spiegherà ai colleghi della Capitale, con una serie di documenti alla mano (una serie di mail inviate a Greco pa partire da gennaio 2020) la scelta di “autotutelarsi” (in base ad una circolare del Csm del 1994) consegnando a Milano, nell'aprile 2020, quei verbali all’allora membro togato Piercamillo Davigo. Secondo lui, Greco e l'aggiunto Laura Pedio ritardarono di mesi le iscrizioni di indagati, Amara compreso. Storari confermerà, per quel che ne può sapere, quanto già riferito da Davigo (sentito come teste a Roma) ai magistrati: avrebbe riferito del “problema Milano” sia al vice presidente del Csm David Ermini, sia al pg della Cassazione Giovanni Salvi ma nessuno gli ha mai chiesto di fare una relazione scritta.

Il depistaggio Eni

Il pm ricostruirà la gestione dell'inchiesta - aperta quattro anni fa e non ancora chiusa - sul cosiddetto falso complotto per depistare le indagini sul blocco petrolifero Opl245 e la presunta corruzione internazionale da parte di Eni e Shell in Nigeria (in dibattimento a marzo scorso sono stati tutti assolti) nell'ambito della quale Amara ha sollevato questo nuovo polverone. Non è escluso che saranno svelati altri retroscena sull'ex manager Eni e imputato Vincenzo Armanna, che era stato molto 'valorizzato' per alcune sue affermazioni, così come Amara, nel processo sulla ipotizzata - e per il Tribunale inesistente - maxi tangente nigeriana. Tanto che il pm sulle loro dichiarazioni valutò profili di calunnia.

Gli atti a Brescia

Dopo questo primo interrogatorio, gli atti dovrebbero essere trasmessi per competenza a Brescia, perchè la consegna della carte secretate sarebbe avvenuta a Milano. In pieno lockdown nel marzo 2020. La versione di Greco e Pedio, invece, è stata messa nero su bianco in una relazione, corredata da molti allegati, depositata ieri alla pg Nanni che dovrà valutarla ed eventualmente trasmetterla al procuratore generale della Cassazione Salvi per una possibile azione disciplinare. Nel rapporto, destinato anche al Csm e probabilmente consegnato pure ai magistrati romani, il procuratore di Milano, oltre a sostenere la sua linea improntata a “prudenza” e “cautela”, ricostruisce i passaggi di quel fascicolo, trasmesso tra dicembre e gennaio scorsi a Perugia, sette mesi dopo le prime tre iscrizioni e un anno dopo gli interrogatori dell'ex legale esterno dell'Eni.

Una volta amici

E dire negli anni di Mani Pulite Greco e Davigo erano amici. Hanno lavorato gomito a gomito per anni. Nella relazione al pg di MIlano, il procuratore sostiene che primi tre nomi - Amara, il suo ex collaboratore Alessandro Ferraro e il suo ex socio Giuseppe Calafiore - vennero iscritti per associazione segreta nel maggio 2020. Storari avrebbe voluto iscrivere subito, mesi prima, almeno 6 persone per fare tabulati e intercettazioni. E fu proprio Storari a danneggiare le indagini facendo uscire, consegnandole a Davigo, le carte segretate all'insaputa dei vertici dell'ufficio. Dopo le tre iscrizioni Greco aveva coinvolto anche l'aggiunto e responsabile dell'anticorruzione Maurizio Romanelli per valutare se potenziare il pool di pm che si occupava del caso. Poi, in una riunione a settembre fu decise di trasmettere gli atti alla Procura di Perugia (dove sono arrivati materialmente a gennaio scorso), perchè l'ex legale esterno dell'Eni tirava in ballo diversi magistrati romani e un membro togato del Csm. Tutti presunti adepti della loggia Ungheria.

La tempesta perfetta

Ormai è guerra all’ultimo sangue. E non ci saranno prigionieri. Come con Palamara. I verbali di Amara furono raccolti nell’ambito delle inchieste Eni, un altro motivo di forte dissenso nella procura di Milano. Specie dopo l’assoluzione in primo grado dei vertici Eni sotto inchiesta da quattro anni. Dopo Storari, i pm sentiranno di nuovo l’ex segretaria di Davigo e funzionaria del Csm Contraffatto. Dopo un primo silenzio ha detto di voler parlare e spiegare. Soprattutto su un punto: è stata una sua decisione quella di spedire in giro quei verbali? O è stata convinta da qualcuno? Questa storia si porterà dietro altri schizzi di fango. O di verità. E’ chiaro che questo regolamento di conti finale espone la magistrarura, il terzo potere dello Stato e composta da migliaia di magistrati per bene, non malati di protagonismo nè convinti di essere giustizieri e moralizzatori. In tutto questo ciò che deve avvenire in fretta è una riforma vera e seria del Csm e dei tempi della giustizia. Tutto il resto, a cominciare dai referendum di Salvni, sarebbe solo provocatorio. E pericoloso.