Separazione delle carriere dei magistrati, al via l'iter per il referendum. Come funziona e quali sono gli schieramenti
Entro 30 giorni dall'approvazione dovrà essere richiesta la consultazione confermativa. E' il quinto della storia della Repubblica: il primo fu quello che nel '46 cancellò la monarchia. Tutti i passaggi e chi dirà di no
Quello sulla riforma della Giustizia varata dal Parlamento e voluta dal governo, che l'ha incardinata nell'iter parlamentare gravato dalla questione di fiducia e quindi senza nessuna possibilità di apportare modifiche, è il quinto referendum costituzionale al quale le cittadine e i cittadini italiani sono chiamati a esprimersi. Il primo fu quello del 1946 che chiamò a scegliere tra monarchia e repubblica. Tutti gli altri sono stati confermativi di leggi di revisione costituzionale che non avevano raggiunto la maggioranza dei 2/3 dei voti in entrambe le Camere.
Il referendum costituzionale va chiesto entro tre mesi dalla approvazione della legge varata dalle Camere nella cosiddetta doppia navetta, la procedura rafforzata disciplinata dall'articolo 138 della Costituzione. In questo caso a partire dal 30 ottobre. A chiedere la consultazione confermativa possono essere un quinto dei componenti di ciascuna Camera, cinque consigli regionali o 500mila cittadine e cittadini. La richiesta del referendum è sottoposta a passaggi procedurali, tra cui la verifica della Cassazione e successivamente della Corte Costituzionale. Le votazioni si possono tenere in una domenica compresa tra il 50esimo e il 70esimo giorno successivo all'indizione del referendum. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha parlato di un voto "tra marzo e aprile".
Come si vota
Nella scheda che verrà consegnata al seggio si potrà esprimere il Sì o il No a seconda che si voglia o meno approvare la riforma della Giustizia. Hanno diritto al voto tutti coloro che hanno compiuto il 18esimo anno di età. Per il referendum confermativo la Costituzione non ha previsto quorum, quindi qualunque sia la percentuale di votanti che si recherà al seggio la consultazione sarà valida.
I precedenti
Il rpimo referendum di riforma costituzionale dopo quello sulla monarchia o la repubblica è stato quello del 2001 sul Titolo V della Costituzione che trattava dei rapporti tra Stato e Regioni e ridefiniva i poteri di queste ultime. Era stato voluto dal Centrosinistra e vinse con il 65,21% dei Sì. Successivamente, nel giugno di cinque anni prima, 2006, si votò sulla riforma costituzionale del governo Berlusconi - intendeva introdurre il premierato, ridurre il bicameralismo perfetto e puntava a tagliare i parlamentari - ma prevalse il no con il 61% dei voti. Anche la riforma voluta da Matteo Renzi venne bocciata con il 59% di voti contrari. L'allora premier del Pd, a seguito della sonora bocciatura uscita dalle urne, si dimise da presidente del Consiglio. Ancora un referendum, seguito alla legge di riforma del Parlamento che tagliò il numero di depuitati e senatori, voluta dal M5S, venne approvato con il 69% dei voti.
Gli schieramenti in vista del referendum
A favore della riforma della Giustizia sulla separazione delle carriere tra funzioni inquirenti e funzioni giudicanti è ovviamente tutto il Centrodestra compatto, anche se qualche distinguo dal sen fuggito fa pensare a un fronte non così coeso. Dall'altra parte invece le opposizioni già affilano le armi. Pd, M5S e Avs sono schierati per il No, mentre Italia viva e Azione mantengono posizioni che potrebbero portare a scelte diverse da quelle del centrosinistra. Anche nel Pd si notano però esponenti come Bettini o il costituzionalista Ceccanti che guardano di buon occhio alla separazione delle carriere dei magistrati.


















