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Eutanasia e giustizia, la “referendite” è la nuova moda dell’estate: parte l’esperimento della democrazia del click

Ecco le due vie per cambiare il Paese dal basso

Ettore Maria Colombodi Ettore Maria Colombo   
Marco Cappato (Foto Ansa)
Marco Cappato (Foto Ansa)

Cinquecentomila firme già raggiunte sul referendum per l’eutanasia, promosso dall’Associazione Luca Coscioni e dai Radicali. Altre cinquecentomila firme raccolte intorno ai referendum sulla giustizia, promossi dalla Lega e dal Partito radicale con l’obiettivo di arrivare a un milione di firme, nelle intenzioni di Salvini.

In una calda, e afosa, e pesante, estate italiana, due quesiti referendari stanno cambiando il volto del Paese. Si potrebbe dire che non c’è niente di nuovo, sotto il sole: i referendum – quelli promossi dai Radicali sul divorzio e sull’aborto, come molti altri, ad esempio sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (quorum mancato nel 1978, raggiunto nel 1993), come pure quelli elettorali, marcati Mario Segni (abolizione della preferenza unica e poi del sistema proporzionale, stagione 1991-1993) – lo hanno più volte cambiato, il volto del Paese.
 
Nessuno, però, si aspettava un tale successo, in quest’estate 2021, per due referendum così speciali e, anche, ‘settoriali’: l’eutanasia e la giustizia. Le firme, dunque, ci sono, e l’obiettivo è stato raggiunto. Ora si tratterà di superare il controllo di forma della Corte di Cassazione, sulla validità delle firme, e poi quello della Corte costituzionale, sull’ammissibilità dei quesiti. Una volta espletati questi due passaggi, nella prossima primavera il governo dovrà stabilire la data in cui celebrare i due referendum. A meno che, certo, dopo l’elezione del Capo dello Stato (febbraio 2021), non vengano sciolte le Camere in via anticipata e non si corra verso elezioni politiche. In quel caso, entrambi i referendum slitterebbero.
Ma è molto, molto, difficile che questo accada e molto più facile che si voti solo per i referendum. Certo è che se si arriverà a un milione di firme per i referendum sulla giustizia e 750 mila firme sull’eutanasia, vorrà dire che quasi due milioni di italiani credono ancora oggi nell’istituto referendario e non vedono l’ora di usarlo.
 
Si tratta, appunto, di due referendum a loro modo, ed entrambi, di portata ‘epocale’. Destinati, cioè, a cambiare volto al Paese. Meglio esaminarli con dovizia di particolari, cercare di capire la materia, ma è anche molto meglio esaminarli uno per uno.

Il referendum sull’eutanasia: un successo inaspettato

Sono più di 500.000 le persone che hanno firmato il referendum per la legalizzazione dell'eutanasia. Lo annunciano Filomena Gallo e Marco Cappato, a nome del comitato promotore del referendum “Eutanasia legale” e dell'associazione “Luca Coscioni”, chiarendo che la cifra è stata comunicata al Comitato promotore da parte dei gruppi di raccolta firme ai tavoli (430.000 firme), alle quali si aggiungono oltre 70.000 firme raccolte on line (vedremo la novità) e un numero ora imprecisato di firme nei Comuni.

Un successo indubitabile. In soli 46 giorni il referendum ha superato l’asticella fissata dall’articolo 75 della Costituzione. Inoltre, i due comitati – entrambi legati alla galassia radicale – hanno dimostrato che, dopo anni di impasse forzato, tra commissioni speciali, verdetti storici della Cassazione sul ‘diritto di morire’ e progetti di legge che si sono infranti nel ‘pantano’ del Parlamento, il tema sta molto a cuore agli italiani.

Alla faccia del Parlamento che ‘non’ legifera…

“Nell’esprimere profonda gratitudine per le migliaia di volontarie e volontari che stanno dedicando parte delle proprie vacanze a fornire il servizio pubblico dell'esercizio del diritto al referendum - dice il Comitato in una nota - vogliamo sottolineare che la raccolta firme naturalmente prosegue con ancora maggiore forza, con l'obiettivo di raccogliere almeno 750.000 firme entro il 30 settembre in modo da mettere in sicurezza il risultato da ogni possibilità di errori nella raccolta, ritardi della Pubblica amministrazione e difficoltà nelle operazioni di rientro dei moduli”.

“Di fronte agli annunci di iniziative parlamentari e al proseguirsi della violazione dei diritti dei malati, già sanciti dalla sentenza della Consulta sul caso Cappato-Antoniani, meglio noto come ‘dj Fabo’ (sentenza del 2019 che dichiarava “non punibile”, a “determinate condizioni”, chi “agevola l'esecuzione del proposito di suicidio”, ndr.) - prosegue la nota dei promotori - vogliamo precisare che il referendum è uno strumento legislativo per realizzare riforme con effetto vincolante, non è - né dal punto di vista legale né da quello politico - uno ‘stimolo’ al Parlamento affinché legiferi, né tantomeno un alibi per il Governo e le Regioni per continuare a violare impunemente la legge. Continueremo infatti ad agire al fianco di persone malate che, come nel caso di ‘Mario’, si vedono conculcata con la violenza la propria libertà di decidere sul fine vita”. Insomma, il referendum ‘tira dritto’, alla faccia di un Parlamento che ‘non’ legifera (la proposta di legge in materia, relatori Trizzino e Bazoli è ferma, ormai da anni, in commissione).

“A 37 anni dal deposito della prima proposta di legge sull'eutanasia, a prima firma Loris Fortuna (padre del ‘divorzio all’italiana’, peraltro, ndr.), il referendum è lo strumento per abrogare la criminalizzazione del cosiddetto ‘omicidio del consenziente’ (articolo 579 del codice penale) e rimuovere così gli ostacoli alla legalizzazione dell'eutanasia anche con intervento attivo da parte del medico su richiesta del paziente, sul modello di Olanda, Belgio, Lussemburgo e Spagna, seguendo i principi già stabiliti anche dalla Corte costituzionale tedesca”, proseguono i promotori.

“Se nel frattempo il Parlamento avrà la forza di approvare una legge (come quella ora ferma in Commissione alla Camera) che depenalizzi il cosiddetto ‘aiuto al suicidio’ (articolo 580 del codice penale) - conclude la nota - ricalcando la sentenza della Consulta, certamente si tratterà di un passo avanti positivo per impedire ostruzionismi come quello in atto contro ‘Mario’, ma non si supererà l'utilità del referendum sull'art. 579. Nei casi in cui sarà necessario, con Mina Welby e Gustavo Fraticelli siamo pronti a ricorrere alla disobbedienza civile per affermare il diritto fondamentale all'autodeterminazione dei malati in condizione di sofferenza insopportabile e malattia irreversibile”.

L’opposizione della Chiesa e del mondo cattolico

Ma proprio nel giorno in cui viene raggiunto l'obbiettivo del mezzo milione di firme, il Vaticano – finora silente - esprime preoccupazione attraverso le parole di monsignor Vincenzo Paglia, arcivescovo e presidente della Pontificia Accademia per la Vita: “La mia preoccupazione è davvero profonda”, dice intervistato da Vatican News. “C'è la tentazione di una nuova forma di eugenetica: chi non nasce sano, non deve nascere. E insieme con questo c’è una nuova concezione salutistica per la quale chi è nato e non è sano, deve morire. È l’eutanasia”. E ancora: “Questa è una pericolosa insinuazione che avvelena la cultura. In questo senso, è indispensabile che la Chiesa ricordi a tutti che la fragilità, la debolezza, è parte costitutiva della natura umana e dell'intero creato”. “Si sta man mano incuneando – continua mons. Paglia - nella sensibilità della maggioranza una concezione vitalistica della vita, una concezione giovanilistica e salutistica in base alla quale tutto ciò che non corrisponde ad un certo benessere e ad una certa concezione di salute viene espulso. E questo richiede che sia urgente un nuovo rapporto di fraternità tra tutti. È nella fraternità, ricordo l’enciclica “Fratelli tutti”, che possiamo delineare un futuro più umano”, conclude mons. Paglia.

Arriva, ovviamente, subito la replica dei promotori del referendum sul fine vita, secondo cui “mons. Paglia non pare dare alcun valore al diritto fondamentale alla libertà e responsabilità individuale, riconosciuto dalla Consulta. Solo operando tale grave rimozione si può arrivare ad equivocare come 'salutismo', 'eugenetica', o ' dover morire' il sacrosanto diritto a rifiutare l'imposizione di scelte altrui sul proprio corpo e sulla propria vita”, dice Marco Cappato.

Di certo, l’ostilità del Vaticano sta dietro anche l’ostilità del centrodestra a licenziare un provvedimento sul ‘fine vita’, tema che vede non solo Lega, FdI e FI scettici, se non del tutto contrari, a una legge sul tema, ma anche Italia Viva molto tiepida, sull’argomento. Ma dove non è arrivata – e, molto probabilmente – non arriverà la legge e il Parlamento, arriverà il referendum.

I referendum sulla Giustizia: verso un milione di firme

E’ stata una raccolta firme di incredibile successo anche quella promossa dalla Lega e dai Radicali italiani: ad oggi, infatti, la proposta per il referendum sulla giustizia ha raggiunto ben mezzo milione di adesioni e punta a 1 milione. “I referendum sulla giustizia – spiega una nota del Carroccio – hanno già superato il traguardo delle 500 mila firme e, quindi, salvo sorprese in fase di autenticazione, i sei quesiti referendari saranno resi ammissibili dalla Consulta”. La campagna, stavolta, è un po’ sui generis: si sono visti banchetti nelle principali città italiane, ma condotta anche sulle spiagge e nei principali luoghi di villeggiatura. Presenza massiccia di banchetti, ma anche possibilità di firme on-line.

Sono sei i quesiti proposti da Lega e Radicali: si va dalla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, con l’apertura ai ‘laici’, alla responsabilità civile ‘diretta’ dei magistrati, dall'equa valutazione dei magistrati alla separazione delle carriere dei magistrati sulla base della distinzione tra funzioni giudicanti e requirenti (il quesito interviene su cinque differenti leggi e vuole cancellare la possibilità per i magistrati di passa dalla carriera di giudice a quella di pm e viceversa), dai limiti agli abusi della custodia cautelare da porre all'abolizione del decreto Severino (qui si vuole cancellare l’incandidabilità e la decadenza per i parlamentari nazionali ed europei e per i membri di governo in caso di condanna a più di due anni). Fin dall'inizio non sono mancate adesioni ‘speciali’ anche da parte di coloro che non sono della Lega.

Firme “rumorose”, quelle della sinistra

A fare decisamente molto chiasso è stata l'adesione di Matteo Renzi, che a fine luglio ha deciso di apporre la propria firma alla proposta di referendum in uno dei gazebo allestiti a Roma.
A firmare anche l'ex vicepresidente del Csm Michele Vietti, così come i giornalisti Pierluigi Battista e Paolo Mieli, e lo scrittore Mauro Corona. Anche il vignettista Sergio Staino, padre di Bobo e anima critica della sinistra, si è detto favorevole al referendum, bacchettando il Pd, che però ha visto alcuni suoi esponenti firmare: l’ex eurodeputato Goffredo Bettini e l’attuale eurodeputato Massimiliano Smeriglio, come pure l’attuale sindaco di Bergamo Giorgio Gori.

Fra i firmatari, anche i giornalisti Nicola Porro, Alessandro Sallusti, Maria Giovanna Maglie, Hoara Borselli, Rita Dalla Chiesa ed Augusto Minzolini. A rispondere all'appello di Lega e Radicali anche il figlio dell'ex presidente del Consiglio Bettino Craxi, Bobo e altri socialisti.
In queste ore è arrivata anche l'adesione di Luca Palamara, finito al centro dell'inchiesta che imbarazza le toghe di mezz’Italia, e molti altri.

“Basta un click!”. Il ‘barbatrucco’ di Magi…

Da meno di un mese, per firmare i referendum, c’è anche una novità, quello della firma on-line. I referendum e le leggi di iniziativa popolare, infatti, si possono, e si potranno, firmare, oltre che ai tavoli dei gazebo anche on-line.
È la novità di un emendamento al decreto Semplificazioni, approvato a fine luglio all’unanimità dalle commissioni Affari costituzionali e Ambiente e fortemente voluto dall’ex radicale, e oggi deputato di +Europa, Riccardo Magi, che è riuscito a far approvare la norma ‘alla chetichella’ senza cioè che gli altri partiti, digiuni di know how referendari, ne capissero appieno la rivoluzionaria portata.
 
Si tratta di una misura che consente ai cittadini di poter apporre la propria firma tramite Spid, il sistema pubblico di identità digitale. Ergo, i referendum possono essere firmati anche on-line, con tanti cari saluti ai cari, vecchi, ‘banchetti’, che i radicali importarono dall’esempio della Francia rivoluzionaria, facendo la loro fortuna.
 
Di questa nuova procedura si è già servita l’associazione Luca Coscioni per i referendum sull’eutanasia legale, ma anche la Lega per quelli sulla giustizia. Esulta Mario Staderini che rivendica la novità con l’associazione Luca Coscioni: «Una vittoria per chi crede che la democrazia sia per tutti. Con la firma digitale il referendum torna ai cittadini, che potranno raccogliere le firme senza dover chiedere permesso ai partiti. È il risultato di anni di battaglie ed è il primo passo verso un ritorno alla legalità internazionale e la rimozione delle irragionevoli restrizioni che ancora limitano i diritti politici”.
 
Magi, primo firmatario dell’emendamento, ovviamente gioisce: “È una conquista storica perché consente di superare gli ostacoli alla raccolta delle firme che avevano reso quasi impraticabile lo strumento referendario”. Anche il grillino Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, si mostra soddisfatto: “Una vittoria del Parlamento e dell’innovazione, consapevoli che la tecnologia può liberare diritti”. Già, peccato che, in tutta questa sarabanda referendaria, l’M5s – che poneva proprio i referendum popolari come le migliori frecce al proprio arco – sia rimasto totalmente afono e silente, disinteressato e avulso da due campagne referendarie che, come detto, stanno cambiando profondamente volto all’Italia.

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