[L'analisi] Il Reddito di cittadinanza esce allo scoperto: come funzionerà, chi potrà chiederlo e le norme antifurbetti

Si delineano i contenuti del provvedimento più atteso della manovra. Riguarderà un massimo di cinque milioni di cittadini senza lavoro e nei centri per l'impiego i nuovi lavoratori saranno 4 mila

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Il grosso delle critiche al provvedimento sono arrivate ieri, e quasi tutte dal fronte del Partito Democratico: “Perché non hanno implementato il Rei!?”. Oppure: “A che serve il Reddito di Cittadinanza se c’era già il Rei!”. O addirittura: “Con il Reddito di cittadinanza è stato stravolto il Rei!”. Obiezioni, come vedremo, a dire poco singolari.
Cosi, mentre con la diffusione della bozza della relazione tecnica arrivano i primi numeri “veri” sul Reddito ci Cittadimanza (il più importante: secondo questo documento assisterà un milione e 375mila nuclei familiari) si alza anche un curioso fuoco di sbarramento azionato dei dirigenti del Pd (soprattutto degli ex renziani) che sparano a zero contro la misura finanziata dalla manovra, come se arrecasse un danno ad un meccanismo perfetto già esistente. Il senso di queste critiche è ben rappresentato da questo tweet postato dalla deputata Alessia Morani: “Alla fine i fondi disponibili per il RDC saranno 3,5 miliardi di € per una platea di 5 milioni. Il RDC sarà totalmente inadeguato, se mai verrà alla luce”.

Un atteggiamento curioso. Forse tra un anno avremo motivo di criticare il Reddito di Cittadinanza per qualcosa che non ha funzionato (che oggi ancora non conosciamo ma che - come vedremo - potrebbe verificarsi) nel complesso meccanismo che mette in moto, ma sicuramente paragonare questa misura al Rei, addirittura con toni di accorato rimpianto, data l’entità dei fondi e degli assistiti, è come paragonare un abete ad un bonsai. È come dire: Ti sei comprato questo schifo di scooter? Ma guarda che bella la mia bicicletta!

In realtà è davvero infantile l’idea che il dibattito su uno strumento così delicato avvenga a colpi de “il mio” o “il tuo”. Con l’ex consigliere economico Marattin che diceva: “Dentro il finanziamento per il reddito ci sono due milioni di euro di soldi nostri, quelli del Rei!”. Quel giorno Marattin si trovava a Piazzapulita e strappó a Corrado Formigli una sorta di ululato: “Caro Marattin, finiamola con queste bambinate! I soldi stanziati sono dello Stato, di tutti, non di una parte politica”. Il problema dei Renziani, quindi sembra la difficoltà di accettare l’idea che qualcuno abbia investito più di loro nella spesa sociale.

Tutti peró hanno le loro magagne piccole e grandi da nascondere in questa corsa comparativa. Il Movimento cinque Stelle, ad esempio, ha ripetuto per tutta la campagna elettorale che il Reddito avrebbe interessato “tutti gli italiani senza lavoro”, poi ha corretto il tiro passando ai “sei milioni di italiani più poveri”, adesso l’ha circoscritta ulteriormente, individuando la platea in un milione 375 mila famiglie potenzialmente aventi diritto: è implicito che questa cifra si possa moltiplicare al massimo per 3, o per 3,5 motivo per cui la Morani dice che andrà a cinque milioni, ma è possibile anche che siano un po’ meno. Il punto non è quello, non è una valutazione da fare un tanto al chilo, ma piuttosto sul piano della qualità. È vero - per esempio - che tra la prima bozza della manovra e l’ultima è intervenuta la trattativa con l’Europa, con i suoi vincoli e le sue limature, ma è evidente che gli italiani interessanti saranno 4-5 milioni (il Rei con 267 mila nuclei familiari ha raggiunto 841 mila persone) e non 6 milioni come detto dal governo subito dopo il voto.

Tuttavia non è detto che questo sia necessariamente un male. Sia perché lo strumento viene messo in rodaggio con numeri più facilmente gestibili (e dopo la sperimentazione nulla toglie che possa essere implementato), sia perché l’investimento di più di un milione di euro per ristrutturare i Centri per l’impiego darà i suoi frutti non subito, ma nel tempo. Ed è folle che chi ha governato in questi anni dica: “Ma tanto i centri in Italia non funzionano”. Bravi: e voi dove eravate?

Sicuramente non si può criticare il Reddito dicendo “Era meglio il Rei”. Perché, se uno deve fare 15 chilometri, lo scooter è sicuramente meglio della bicicletta, con buona pace dell’onorevole Morani. Se qualcuno ha deciso di investire sette milioni di euro sui nuovi poveri italiani è davvero curioso criticarlo, dicendo: “Ma come! Noi avevamo già speso due milioni!”.

Il punto vero è capire come funzioneranno gli strumenti in più che il Reddito aggiunge a quelli già previsti dal Rei. Dice infatti Il professor Pasquale Tridico, uno dei padri di questo progetto, docente di economia a Roma 3 e consulente al ministero: “Questo non è solo un sussidio di povertà: è la prima misura in cui si fondono il sostegno all’occupazione e l’investimento per la formazione e la riqualificazione dei lavoratori”.

La gamba in più - dunque - è quella importantissima dell’inserimento lavorativo, e del rilancio dei centri. Il reddito durerà 18 mesi, e durante questo periodo ogni cittadino che lo percepisce avrà una “dote”, uno sgravio che potrebbe essere incamerato come credito contributivo da chi dovesse assumerlo.

Potrà presentare domanda per ottenere il Reddito chiunque abbia un Isee di 9.360 euro. E poi c’è una barriera di “filtro” sulle proprietà personali (oltre alla prima casa) che non potranno avere valore non sia superiore oltre 30mila euro. Il terzo paletto riguarderà il conto corrente: su cui (retroattivamente al 2018 per dribblare i furbetti) un singolo no potrà avere più di 6mila, una coppia di 8mila, con tre componenti del nucleo familiare si arriva a 10mila euro. Il possesso della prima casa - invece - non intacca il diritto al reddito. Lo riduce soltanto.

L’Isee, che fa testo, si riferisce all’anno precedente all’introduzione del reddito, il 2018: quindi non ci si può spogliare dei beni ora, perché sarebbe inutile. Al pari del Rei il reddito prevede un controllo incrociato di Comune, Inps e Agenzia delle entrate. Tre setacci abbastanza stretti. E in più rispetto al Rei, in vista del Reddito sono state incrementate le dotazioni dei fondi sociali (ad esempio degli assistenti sociali, che spesso con il Rei potevano preparare bei programmi, ma poi non erano finanziati nei loro interventi).

Le norme anti furbetti

Ci sono poi delle norme anti-furbetti. Se uno è separato per finta nella speranza di prendere del reddito di cittadinanza, non dovrebbe ottenere un centesimo (perché il controllo incrociato con l’anagrafe dei comuni segnalerà gli stati di famiglia congiunti dei finti separati).

Il reddito in realtà è composto di due parti: la prima è quello che in Europa viene chiamato “Housing support”. Ovvero la parte di finanziamento che va a chi non ha una casa. Chi è senza domicilio prenderà fino a 280 euro (di contributo di Housing support) e fino a 500 (per la parte del reddito economico diretto). Chi non ha il contributo affitto percepisce il reddito pieno. Chi ha una casa percepirà il reddito con la detrazione della quota Housing support.

I centri per l’impiego potranno assumere da subito i nuovi “navigator” (li chiamano così) ovvero gli operatori che dovranno trovare lavoro agli altri. Qui andrebbe ricordato ai nostalgici del passato che con la riforma Del Rio i dipendenti dei centri vennero colpevolmente sottratti alle province e inquadrati nelle regioni (dissolvendo tante realtà), e che la maggior parte di loro erano precari a tempo indeterminato (gente che non poteva trovare lavoro a chicchessia, visto che in promo luogo avrebbe dovuto trovarlo per sé).

Chi sono i navigatori

I “Navigators”, invece, guadagneranno 30mila euro l’anno e saranno il cardine dei nuovi centri. Se ne assumeranno in tutto 30mila, e dovrebbero lavorare dentro e fuori dagli uffici, in giro per le imprese, con un compito di cerniera. Dicono i critici renziani: “Ma come possono assumerli se c'è il blocco nel pubblico impiego?”. A questo al ministero hanno pensato, ed infatti i nuovi dipendenti dei Centri vengono assunti da Ampal Serviti spa (che dal punto di vista legale non è una società di Stato).

Il primo anno saranno 4mila, “la più grande assunzione per un servizio di pubblica utilità della storia italiana”, dice con malcelata enfasi Tridico, preconizzando che alla fine arriveranno a 30mila.

A questo punto, sul convegno, si innesteranno i criteri di accettazione e rifiuto delle offerte di lavoro prodotte dai centri e dalle agenzie interinali coinvolte. Ma se ne potranno declinare solo tre: “Al terzo No - spiega Tridico - sei fuori”. Ma dire no a cosa? Da mesi al ministero discutilo della cosiddetta “territorialità”. E alla fine - sempre che il testo finale non riveli sorprese - secondo quanto dicono i tecnici del ministero ci sarà un mix di condizioni. Se sei disoccupato da 6 mesi potrai rifiutare offerte fino a 250 chilometri dalla tua residenza anagrafica.

Se sei disoccupato da più di 12 mesi potrai rifiutare un lavoro solo sopra 500 km. Una distanza enorme, a ben vedere, ma Tridico la spiega così: “È vero, ma dobbiamo fissare dei criteri validi per tutti. Altrimenti, se non ti va bene dici di no e perdi il reddito”. Infine le tessere con cui vengono erogati i soldi: saranno probabilmente simili, se non identiche a dei normali Postamat “Perché - come spiega Laura Castelli - non vogliamo che ci sia identificabilità”. Data di partenza prossimo aprile.

Ecco allora, alla fine di questa complessa e ambiziosa architettura, i veri punti su cui verificare il collaudo del reddito:

1. Cosa succede nel periodo di transizione? In alcune parti d’Italia i centri funzionano già ora, in altre No, e quindi non ci saranno offerte (in questo caso il reddito - per i primi 18 mesi - diventerà un semplice Rei senza reinserimento lavorativo).

2. Funzioneranno i Riders? Non sarà facile integrare tante persone, e tutte insieme in una macchina arrugginita: quanto ci metteranno a produrre offerte? Chi li selezionerà e con quali criteri?

3. Quanti furbetti, malgrado tutto idolatro riusciranno a sfuggire ai setacci dei Comuni e dell’agenzia delle entrate? Nessuno è in grado di fare stime, né in positivo, né in negativo. Ma i controlli sono gli stessi del Rei, lo strumento base pure (l’Isee) quello che ha funzionato nel primo caso può funzionare anche nel secondo.

4. Grande interrogativo. Riuscirà, e nei tempi giusti, la titanica opera di registrazione e accreditamento digitale degli aventi diritto? Gli uomini de M5s ne sono convinti, ma nulla può essere dato per scontato.

5. In conclusione: lo scooter è sicuramente meglio della bicicletta, a patto che si verifichino questa Cinque condizioni preliminari. Ma se questo accadrà davvero, o meno, e in quale misura, potrà dirlo solo la prova dei fatti.