[Il retroscena] Le polemiche su Reddito di cittadinanza e Quota 100: il rischio “nero” incombe sul decreto

I giuristi giudicano discriminatoria l’esclusione dei cittadini stranieri con meno di 10 anni di residenza. Il mistero dei Centri per l’impiego: come potranno funzionare a regime in soli tre mesi? Solo il 5% dei pensionati avrà quella di cittadinanza

[Il retroscena] Le polemiche su Reddito di cittadinanza e Quota 100: il rischio “nero” incombe sul decreto

Il rischio che metà dei fondi destinati al reddito di cittadinanza, circa tre miliardi dei 6,5 stimati, vada a chi lavora già ma a nero, quindi con un danno doppio per lo Stato. L'incognita dei Centri per l'impiego, motore e regia di tutta l'operazione “reddito di cittadinanza” e di cui però oggi, a tre mesi dall'avvio della distribuzione, esiste solo una brillante esercizio retorico, doppio: del legislatore e del loro "curatore", il direttore dell’Anpal Mimmo Paradisi. Le 250 mila famiglie di stranieri residenti in Italia da almeno 10 anni compresi nella platea dei beneficiari. All'apposto, rischiano di essere solo il 5% degli aventi diritto i pensionati che avranno accesso alla pensione di cittadinanza (780 euro). 

Attese correzioni

La bozza del decreto che definisce le misure simbolo del governo Lega-5Stelle è pronta: 27 articoli, i primi 14 dedicati al Reddito e gli altri a Quota 100. Porta la data del 4 gennaio, è indirizzata al Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi, e, sotto la firma del consigliere Antonio Sabbatella, capo del legislativo del ministero del Lavoro, non si esclude una nuova edizione “dell'articolato in versione definitiva con relativa  relazione tecnica entro il 7 gennaio”. Cioè domani. In tempo per la discussione nella riunione del Consiglio dei ministri in calendario giovedì 10 gennaio. Al più tardi, il 14. 

In linea con i tempi

Con un tempismo perfetto, in linea con le promesse fatte (“i decreti saranno pronti nella prima settimana di gennaio” ha ripetuto per settimane Di Maio) le "bandiere" la cui realizzazione ha sin qui condizionato la vita del governo e  tutto l’iter  della legge di bilancio visto che hanno impegnato circa 11 miliardi in deficit, cominciano a prender forma e a camminare. A dimostrazione  che la legge di bilancio approvata tra le polemiche, e con una dozzina di deputati 5 Stelle tra gli assenti al voto, in realtà ha approvato solo un progetto per quanto esecutivo, che ha delegato tutti ai successivi decreti che dovranno esser convertiti dopo ampio dibattito parlamentare.

La bozza fatta circolare ieri intorno alle due del pomeriggio sembra allontanare le voci di nuove tensioni tra Lega e 5 Stelle che volevano due distinte bozze di decreto, una per il Reddito e l’altra per Quota 100, a tutela del fatto che i leghisti preferivano issare la propria “bandiera” a distanza della misura gemella che considerano ancora “acerba”, passibile di ritocchi e revisioni e quindi in grado di rallentare l’iter di approvazione della propria. In compenso, l’analisi – finalmente - del primo vero testo congiunto ha alimentato subito dubbi e polemiche. 

Il rischio del “nero”

La prima denuncia arriva dall’ufficio studi della Cgia di Mestre. Gli analisti del centro studi economici evidenziano che “circa tre miliardi di euro vengano devoluti a chi non avrebbe titolo per ricevere il contributo”. Per la Cgia, infatti, è possibile “ipotizzare che circa la metà della platea dei teorici destinatari di tale misura potrebbe essere composta da persone che lavorano in maniera irregolare”.  Secondo l’Istat in Italia ci sono  3,3 milioni di occupati in attività irregolari. Se da questo numero vengono rimossi i dipendenti che lavorano anche irregolarmente ma non potranno chiedere il Reddito e i pensionati che non hanno i requisiti per accedere alla pensione di cittadinanza (circa 1,3 milioni), coloro che svolgendo un’attività irregolare potrebbero, in linea teorica, percepire questa misura sarebbero 2 milioni (tra i quali casalinghe, formalmente inattive, studenti ecc); vale a dire la metà dei potenziali aventi diritto.Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi, ammette che “non è possibile dimostrare con assoluto valore statistico questa tesi a causa dell’assenza di dati omogenei”.  Tuttavia ci sono elementi “che ci fanno temere che buona parte dei percettori del reddito di cittadinanza potrebbe ottenere il sussidio nonostante svolga un'attività lavorativa in nero, sottraendo illegalmente alle casse dello Stato un'ingente quantità di imposte, tasse e contributi previdenziali”. In altre parole, lo Stato, al netto delle misure anti- furbetti previste, sosterrà un pezzo importante dell'economia non osservata”. Pagando due volte: per il mancato incasso di tasse e contributi relativi al lavoro a nero; per l’elargizione del Reddito. Inutile dire che invece per i 5 Stelle la misura è stata pensata con tutti gli anticorpi del caso (dal navigator al prelievo bloccato a 100 euro per volta, l’esclusione per chi ha precedenti penali fino a 6 anni di carcere per chi viola le regole) e che questi dubbi sono solo fake news. 

Un miliardo e mezzo per gli stranieri

Il testo del decreto parla chiaro: della misura di contrasto alla povertà che parte da aprile e valida 18 mesi  potranno beneficiare  “anche i cittadini comunitari e gli extracomunitari purchè abbiano un permesso di lungo soggiorno e siano residenti in via continuativa in Italia da almeno 10 anni al momento della presentazione della domanda”. Si tratta, secondo le tabelle della relazione tecnica allegata, di 259.000 famiglie composte di soli stranieri, tra cui anche numerosi nuclei sinti, per una spesa di un miliardo e mezzo. Certo, molto meno rispetto alla cifra quasi doppia che sarebbe risultata se la misura fosse stata disponibile per i residenti da 5 anni. Cosa che nei giorni scorsi ha fatto andare di traverso i cenoni di fine anno a Salvini. Poi anche il leader leghista ha dovuto accettare l’evidenza costituzionale per cui non si possono discriminare i cittadini stranieri una volta che sono residenti. Anche in questo modo (residenti da 10 anni), in ogni caso, non sono esclusi i ricorsi alla Consulta per violazione di vari articoli della Carta. I legali stanno già studiando come fare.  Intanto Forza Italia suona la carica. “Altro che ‘italiani first’ come ci ricorda ogni giorno Salvini – attaccano Renato Brunetta e la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini – gli stranieri vengono prima di un italiano che magari è stato all’estero in cerca di lavoro e quando torna non avrà però diritto al Reddito. Siamo davanti alla solita menzogna”.  

Il mistero-prodigio dei Centri per l’impiego

Tutta l’operazione del reddito ruota intorno ai Centri per l’impiego che hanno segnato il fallimento delle politiche per il lavoro nella passata legislatura: pochi dipendenti, soprattutto poche offerte di lavoro perché non si è mai riusciti a mettere a sistema la domanda e l’offerta di lavoro.

Luigi Di Maio parte esattamente da qua e dal “modello Mississipi” messo a punto dal professor Mimmo Parisi, 52 anni, docente all’università del Mississipi da circa trent’anni, nominato direttore dell’Anpal (Agenzie nazionale per le politiche attive del lavoro) un mese fa ma è ancora negli Usa. Il modello Mississipi consiste, ha spiegato, “nell’aiutare le persone a trovare un lavoro superando gli ostacoli che gli impediscono di connettersi con successo ad una occupazione”. Le soluzioni per creare questa “connessione” sono due: i navigator, cioè i tutor che assisteranno i disoccupati, “ne serviranno 10 mila” ha spiegato Parisi; la tecnologia, che realizzerà un’unica banca dati (“creare un cybernetic state che garantisca il labor exchange”) in grado di mette a sistema la domanda e l’offerta di lavoro, da Bolzano a Canicattì. Anche perché il testo del decreto prevede che le tre offerte di lavoro che arriveranno ai destinatari del reddito e non rifiutabili pena l’esclusione dalla misura prevedono che l’impiego sia entro i 100 km, entro i 250 e poi, ultima chiamata, nel territorio nazionale.

Ora il punto è come si possa creare il cybernetic state in tre mesi visto che il professore è ancora negli Usa, nessuno sta selezionando i 10 mila navigator e meno che mai qualcuno sta lavorando per creare la piattaforma digitale unica superando i limiti, ad esempio, delle Regioni che gestiscono in autonomia le offerte di lavoro. L’unica cosa certa al momento è  che sono disponibili un miliardo di euro per assumere i tutor e ristrutturare i Centri per l’impiego. Questo punto leva il sonno a Salvini. Di Maio invece è sicuro, come Parisi, del successo. 

“Rischio Fornero”

C’è un incubo ricorrente nei sonni di Salvini: che le regole sulle nuove pensioni possano, magari per la fretta, produrre un nuovo effetto Fornero, presentare cioè buchi e dimenticanze. Qualcuno è già visibile all’orizzonte.Ad esempio nella cosiddetta “platea”. Deborah Bergamini (Fi) fa notare che “su  quindici milioni di pensionati italiani, cinque milioni sono sotto la soglia di povertà e percepiscono meno di 780 euro al mese”. La pensione di cittadinanza dovrebbe permettere loro di raggiungere quella cifra e invece, stando alla tabelle,  “solo 200mila pensionati di quei 5 milioni (il 4-5%) potranno goderne”. Un altro punto debole è la riscossione del Trf per chi deciderà di approfittare di Quota 100 (che già sottrae valore totale alla pensione): i dipendenti pubblici la potranno incassare solo a scadenza naturale. Dubbi anche le finestre di accesso (dal primo aprile; per gli statali da luglio).  Di sicuro per fare bene e presto il governo avrà bisogno della massima collaborazione da parte dei vertici di Inail e soprattutto Inps. In questa chiave viene letto l’articolo 24 del decreto che prevede di sostituire le gestione monocratica dei due istituti e il ritorno ai cda con 5 componenti ma senza maggiore spesa. C’è chi vede in questo il tentativo di sostituire prima della fine del mandato il ribelle Boeri, numero 1 dell’Inps. L’indiscrezione è stata smentita. La modifica resta. Per l'Inps sono previsti 50 milioni di euro per l'assunzione di nuovo personale (ma non prima di novembre) per far fronte alle domande in arrivo. Si calcola che siano circa 400 mila. Ma cosa succederà negli uffici, o negli ospedali che libereranno così tanti posti di lavoro mentre resiste il blocco di assunzioni nel settore pubblico fino a novembre 2019? 

I beneficiari

E’ utile a questo punto un veloce ripasso con i numeri e la geografia. I nuclei beneficiari del R di C  si trovano al 47% al Centro Nord e per il restante 53% al Sud e nelle Isole. Le prime sei regioni beneficiate sono, nell'ordine: Campania, Sicilia, Lazio, Lombardia, Puglia, Piemonte. I single che potranno chiedere il reddito sono il  27%. Saranno 1,4 milioni i nuclei famigliari beneficiari pari a circa 4,5 milioni di persone. Per combattere la povertà nel 2019 saranno spesi 6,5 miliardi di cui 400 per i primi tre mesi di Rei (reddito di inclusione) che resta in vigore finchè non è pronto il Reddito.  La spesa prevista per un anno intero (nel 2019 parte in aprile) è 8,14 miliardi per 4,34 milioni di persone in 1.375.000 famiglie.Numeri molto alti.