[L'intervista] Realacci: “Su clima e ambiente rischiamo grosso ma l’Italia su alcune cose è avanti. Ecco gli esempi”

Il 15 marzo i giovani scendono in piazza per reclamare il diritto a un mondo pulito e chiedere attenzione sui cambiamenti climatici. “Speriamo ricevano dalla politica risposte date senza lingua biforcuta”. Su certi temi la politica mette ancora poca attenzione. L’umanità rischia davvero di “segare il ramo su cui è seduta” come ha detto Greta Thunberg, la piccola svedese candidata al premio Nobel per la pace? Ne abbiamo parlato con il presidente onorario di Legambiente.

Ermete Realacci
Ermete Realacci
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Il 15 marzo le preoccupazioni per il futuro dell’ambiente e, in definitiva, del mondo in cui viviamo porteranno in piazza tanti manifestanti, soprattutto giovani. L’obiettivo è protestare contro la scarsa attenzione dei governanti sui cambiamenti climatici, pretendere interventi adeguati per ridurre l’inquinamento e rendere sicuro quel futuro cui i ragazzi, giustamente, credono di aver diritto. Diritto a un mondo pulito, sano e vivibile. L’attenzione sull’ambiente tuttavia è tornata a galla con prepotenza negli ultimi tempi su scala globale riproponendo complessivamente il tema della tutela del pianeta e della necessità di modelli economici sostenibili. Tematiche importanti che abbiamo voluto affrontare con Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente e della fondazione per la promozione della soft economy "Symbola", oltre che politico noto per le sue battaglie ecologiste. C’è “un filo - a suo avviso - che lega insieme l'uscita del Capo dello Stato di questi giorni, l'Enciclica di Papa Francesco sull'ambiente (Laudato sii) e la volontà di combattere la crisi economica”, e comincia inoltre a “radicarsi un'idea: per rilanciare la produzione e dare un futuro ai giovani occorre investire su una economia sostenibile”.

Onorevole Realacci, inquinamento, plastica nel mare e nella catena alimentare, disastri climatici: i temi per essere preoccupati non mancano.  A che punto siamo? L’umanità rischia davvero di “segare il ramo su cui è seduta” come sostiene Greta Thunberg, la piccola svedese candidata al premio Nobel per la pace?

“Il rischio ovviamente c’è, ma abbiamo tutte le condizioni per invertire la rotta. Non solo perché cresce la consapevolezza dei pericoli, ma anche perché cambiare direzione serve a costruire una economia diversa, più a misura d’uomo, in grado di affrontare meglio il futuro. Del resto già oggi una parte importante della nostra economia guarda all'ambiente. Le imprese che fanno tali scelte in Italia sono circa un terzo di quelle manifatturiere, e sono quelle che innovano di più, producono di più e creano più posti di lavoro. Quindi le condizioni per variare la rotta ci sono tutte. L’arretratezza più importante però sta proprio nella politica. Anche nella società c’è chi è sensibile e chi no, e nell’economia esistono spinte contrapposte, ma il punto dove si è più indietro, purtroppo, credo sia proprio la politica”.

Greta Thunberg

Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è detto preoccupato per la crisi climatica globale. Fino a che punto la politica cui lei accennava è indietro nel prestare attenzione all'argomento?

“L’Italia è molto indietro soprattutto nella percezione del problema, anche se - va detto - su taluni aspetti siamo davanti ad altri Paesi. Resta molto da fare, eppure (pochi lo immaginano)  nel campo del recupero delle materie prime e nell’economia circolare l’Italia è prima in Europa. Così in altri settori. Si accennava in precedenza, per esempio, a quello delle plastiche. Non perché ne sono stato protagonista io, ma l’Italia è stata tra le prime al mondo a vietare i cotton fioc non biodegradabili e le microplastiche nei cosmetici. La disposizione è entrata in vigore dal 1 gennaio, mentre sulle microplastiche nei cosmetici scatterà dal 1 gennaio prossimo, e si tratta di decisioni con un certo impatto, visto che il 55 per cento del make up del mondo intero è fatto in Italia”.

Nonostante tutto però lei auspica una maggiore attenzione da parte dei politici.

“Sì. Perché la politica parla d’altro. Più di un anno fa, prima delle scorse elezioni, l’Osservatorio di Pavia fece una indagine analizzando i tweet e gli interventi dei principali politici del nostro Paese. Risultò che di ambiente parlava abbastanza – per esempio - Paolo Gentiloni (nel 10% dei suoi interventi) ma altri, come Renzi, Di Maio, Salvini, Bersani o Berlusconi, non andavano oltre l’1 per cento. Una attenzione quasi inesistente, e attualmente non è cambiato molto. In questo momento sto andando in Veneto, dove venerdì - presentando una relazione - parteciperò alla riunione della Pastorale del lavoro della Cei su Ambiente, lavoro e buona economia, con i rappresentanti di tutte le Diocesi italiane. Vado in una regione colpita da una tempesta devastante, come memoria d’uomo non ricorda, che ha abbattuto milioni di alberi. Bene, dopo quell’evento due cose mi hanno colpito: la battuta infelice di Grillo sugli ‘alberi abbattuti, tutti uguali che sembravano dell’Ikea’ ma anche il fatto che nessuno dell’opposizione, che tanto polemizza con la maggioranza su cose più lievi, abbia detto niente. Intanto i problemi ambientali non mancano, per rimanere in argomento. In questo periodo abbiamo il Po a livelli paragonabili a quelli dell'estate e l’Adige pure, mentre nel Lago Maggiore mancano 100 milioni di metri cubi d’acqua”.

Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente

Domani 15 marzo i giovani, gli studenti, hanno deciso di scendere in piazza organizzando una grande manifestazione sui problemi climatici e ambientali. Quanto è importante che i giovani prendano coscienza di questo enorme tema?

“Ovviamente è importantissimo. Io però mi auguro che le pacche sulle spalle, che molto paternalisticamente molti daranno loro in questi giorni, non siano finte. La verità, infatti, è che nella disattenzione della politica di cui parlavamo c’è anche un rapporto molto forte con l’informazione politica. Un rapporto tipo quello tra Dorian Gray e il suo ritratto, ed è difficile dire a volte cosa sia Dorian Gray e cosa il ritratto. Del resto basta osservare come nei talk show più in voga il tema, tranne qualche eccezione legata ad avvenimenti drammatici, non sia mai presente a dovere. Quando si discute per esempio del futuro dell’Italia o dell’occupazione, in base ai dati sull’economia, certi argomenti non hanno adeguata considerazione. La mobilitazione dei giovani è dunque molto importante. Si tratta per altro di una manifestazione diversa da altre e dalle forme del passato. E' importante però che la risposta venga data con lingua non biforcuta”.

Riportiamo il discorso un attimo sulla importanza del modello economico. La riconsiderazione di ciò che va fatto per l’ambiente passa anche per l’adozione di un nuovo sistema economico dove, per rilanciare la produzione e creare posti di lavoro, si facciano investimenti sull'economia sostenibile, all'insegna della green economy. Non crede?

“Sicuramente sì. Serve tuttavia anche dare forza a ciò che il movimento è già nel nostro Paese, senza perdere di vista che l’Italia ha una maniera di essere e di fare tutta sua. L’Italia in definitiva è forte quando fa l’Italia. Quando incrocia le nuove sfide con i suoi cromosomi, legati all’innovazione, alla qualità e alla bellezza. Diceva Carlo Maria Cipolla che la missione dell’Italia è produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo. E questo vale anche nel campo ambientale. Serve cioè avere una idea ambiziosa dell’Italia, per questo diversa anche da quella delle agenzie di rating o dalle ricette del passato, e poi affrontare i punti critici. Ma, ripeto, c’è ancora tanto da fare. Basta, per esempio, un dato che tutti dovrebbero considerare e a cui va messo riparo per rendersene conto: nel mese di gennaio la Germania ha installato 579 megawatt fotovoltaici, in tutto il 2018 l’Italia ne ha installati 435. Si potrebbe dire davvero insomma Houston, abbiamo un problema”.