[L'analisi] Vi spiego perché Salvini dal suo punto di vista ha ragione e perché la sinistra ha perso tutto

A quella parte del Paese che non è né ignorante né inconsapevole, è mai possibile che la sinistra debba continuare a parlare per frasi fatte o, peggio ancora, con lo stucchevole linguaggio terzomondista dove ogni tre parole si mettono “pace” e “solidarietà” e “accoglienza”, ma poi si negano i problemi – veri, oggettivi, reali – che l’immigrazione e la globalizzazione producono? Dalla spiaggia di Capalbio o dalla beauty-farm di Cortina si possono scrivere articoli bellissimi sull’integrazione teorica, ma poi c’è una “integrazione di fatto” che la gente comune vive sulla pelle e che bisogna toccare con mano anziché descriverla attraverso le lenti rosa del “mondo come vorrei che fosse” 

[L'analisi] Vi spiego perché Salvini dal suo punto di vista ha ragione e perché la sinistra ha perso tutto
Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini

Per capire la gravità di quanto sta avvenendo in Sicilia, con i 150 migranti bloccati sulla Diciotti come fosse una nave nemica all’ormeggio in un porto italiano, purtroppo non basta ascoltare le intemperanze di certi leghisti (del tipo il deputato che minaccia i magistrati) o, viceversa, registrare le parole giuste nella forma e inutili nella sostanza dei vari Martina, Gentiloni, Boldrini.  In definitiva, hanno tutti ragione. 

La coerenza di Salvini

Proprio così. Dal loro rispettivo punto di vista, hanno tutti ragione. A cominciare da Salvini quando dice che se oggi fa sbarcare quei 150 dalla Diciotti, poi arriverà una Ventotti, una Trentotti e così via. Dal suo punto di vista – e rispetto agli impegni che Salvini ha preso con i suoi elettori e con gli alleati – il ministro dell’Interno è perfettamente coerente. Al di là delle belle e accorate parole che si sentono da quelli che i leghisti chiamano “i benpensanti”, la verità è che una parte rilevante del Paese vorrebbe chiudere ogni ingresso e lasciare fuori quelli che chiedono di entrare. Questa è la realtà, e prima ne prendiamo atto meglio sarà per tutti, credo.

Cosa ci riseva il futuro 

Quello che bisognerebbe invece raccontare a una parte altrettanto consistente del Paese – ed è qui che la sinistra manca completamente al suo compito – è che quanto sta avvenendo è un fenomeno assolutamente transitorio. Perlomeno con le caratteristiche come le osserviamo oggi. E’ vero: è un fenomeno che da anni semina dolore e immani tragedie, polemiche e scontri, e il caos mediatico che ne consegue attira e monopolizza la nostra attenzione. Ma se alziamo leggermente lo sguardo, non di molto, e lo proiettiamo anche di pochi anni in avanti, noi già vediamo un mondo molto diverso da quello che oggi riempie la nostra quotidianità.

Due fenomeni epocali modificano il Pianeta 

Due fenomeni, entrambi epocali, stanno modificando profondamente il pianeta. Di questi fenomeni noi stiamo osservando i filamenti finali, quelli più appariscenti, perché – grazie alla loro leggerezza – fluttuano più vivacemente: i Trump, i crescenti populismi europei, gli Erdogan, i Salvini… Questi sono – nella loro evidente provvisorietà – le risposte “di pancia” di quella parte del mondo che sta soccombendo. Forse non lo sa. Probabilmente non ne ha una percezione lucida e sistematica. Ma lo sente. Intimamente capisce di aver poco tempo davanti. A che cosa sta soccombendo? A una trasformazione che – a differenza di quanto si pensava solo fino a pochi anni fa – non sarà riservata solo alle prossime generazioni (i nostri figli, nipoti ecc. ecc.) ma potrebbe riservarci un posto in prima fila. 

I due fenomeni a cui accennavo prima sono enormi e collegati tra loro. E stanno accelerando. Il primo è la progressiva e mostruosa colonizzazione che la Cina sta realizzando nel mondo, e non solo nei continenti ricchi di materie prima (l’Africa e l’Australia, in primis) ma anche negli altri continenti con investimenti per centinaia di miliardi di dollari (billions che ben presto diventano trillions). Movimenti di capitali che, da un lato, portano all’acquisizione di centri di potere economico-finanziario sempre più rilevanti, dall’altro – come in Africa – si trascinano dietro comunità consistenti di persone che, dalla Cina, vengono fisicamente insediate (una vera, autentica colonizzazione) nelle aree occupate.

Le cifre del nuovo fenomeno

Le cifre di questo fenomeno (vedere alla voce Nuova via della Seta) che tocca tutti, Italia compresa, sono spaventose e facilmente rintracciabili su fonti autorevoli presenti anche sul web, sia pure con i consueti veli (falsamente) rassicuranti dei governi e delle istituzioni politico-finanziarie: nella primavera scorsa, il quotidiano tedesco di economia e finanza Handelsblatt dava notizia di un rapporto firmato da 27 ambasciatori della Ue (unico assente l’ungherese) in cui si lanciava l’allarme sugli investimenti cinesi in Europa finalizzati soprattutto a settori fortemente strategici come le infrastrutture e l’energia. Su quel rapporto – potenzialmente ostile, secondo i cinesi – ovviamente si sono aperte trattative diplomatiche con Pechino che come primo risultato hanno avuto la “massima riservatezza”. Meglio non parlarne (in questo Bruxelles è strepitosa), mentre intanto i cinesi continuano a comprarsi il mondo.

Le masse in fuga dall'Africa 

L’altro fenomeno, collegato al primo, è la pressione che dall’Africa spinge masse enormi di popolazione indigena a spostarsi verso le aree del benessere, in primis l’Europa. Non si tratta, ovviamente, di una spinta basata su campagne pubblicitarie del tipo “scopri quant’è bella la Sicilia”, bensì su quel genere di terrificante “instabilità” fatta di guerre, carestie, persecuzioni. In certe regioni africane si muore di fame o si perpetuano i conflitti non perché gli dei siano cattivi, ma perché chi sta depredando quel continente da secoli (gli europei in testa) ha interesse a mantenere e gestire questo stato di cose. E oggi, a capotavola, si stanno sedendo i cinesi, che quanto a cinismo geopolitico non sono propriamente dei dilettanti.

Spettacolo occidentale decadente 

Nel frattempo, noi occidentali, in un mondo che ormai – grazie a Internet – comunica globalmente in tempo reale e permette a chiunque di guardare ovunque, offriamo di noi stessi uno spettacolo tanto decadente quanto attraente per chi non ha niente da perdere: siamo la terra promessa, e non è difficile – per chi ha interesse a farlo – spingere masse di disperati a cercare di raggiungerci.

Salvini, Trump ed Erdogan le nostre risposte 

Ecco, se questo è lo scenario, noi – mondo occidentale – a questa particolare ed epocale congiuntura planetaria, come siamo rispondendo? Rispondiamo con i Trump, i Salvini, gli Erdogan e tutti gli altri che – a modo loro – cercano di fronteggiare (e sfruttare al meglio) quanto sta avvenendo. Erdogan fa il guardiano della frontiera sud-orientale e si becca miliardi dalla Comunità internazionale (salvo poi farsi mettere in ginocchio dagli Usa); Trump, tra un porno-scandaletto e l’altro, cerca di bloccare le acquisizioni cinesi (pochi mesi fa, per “rischi per la sicurezza nazionale”, ha bloccato l’acquisizione dell’americana Qualcomm da parte di Broadcom, gigante dei chip con base a Singapore); e Salvini – che sull’immigrazione ha costruito la sua carriera politica – oggi blocca la Diciotti, in attesa di bloccare la Ventotti, la Trentotti e tutte le altre che arriveranno.

Le colpe della sinistra 

Ora, è chiaro che c’è una parte di italiani che tutto questo non solo non lo sa, ma neanche vuol saperlo. E io dico: beati loro! Perché la non-consapevolezza, qualche volta, può essere persino una fortuna. Ma a quella parte del Paese che non è né ignorante né inconsapevole, è mai possibile che la sinistra debba continuare a parlare per frasi fatte o, peggio ancora, con lo stucchevole linguaggio terzomondista dove ogni tre parole si mettono “pace” e “solidarietà” e “accoglienza”, ma poi si negano i problemi – veri, oggettivi, reali – che l’immigrazione e la globalizzazione producono? Dalla spiaggia di Capalbio o dalla beauty-farm di Cortina si possono scrivere articoli bellissimi sull’integrazione teorica, ma poi c’è una “integrazione di fatto” che la gente comune vive sulla pelle e che bisogna toccare con mano anziché descriverla attraverso le lenti rosa del “mondo come vorrei che fosse”.

Il discorso agli ignorantoni che votano Salvini 

E’ qui che la sinistra perde (credito, autorevolezza e voti), perché gli ignorantoni che inneggiano a Salvini o gli opportunisti-cialtroni che tifano Di Maio, quelli non te li porterai mai dietro, ma tutti quelli che invece vedono la realtà perché viaggiano sugli autobus, tornano a casa la sera con il batticuore e pagano le tasse, ma al tempo stesso intuiscono (per cultura, per intelligenza, per saggezza ereditaria) che il mondo sta cambiando più velocemente di prima, be’ a quelli non puoi semplicemente raccontare che gli immigrati ci salveranno, che “diverso è bello” e che la multiculturalità è un valore. Con questa gente – che poi è quella che non vota più – bisogna fare un discorso diverso e produrre idee, piani concreti, stare sul territorio (sui tanti, diversissimi territori), e soprattutto bisogna dare la sensazione di aver capito che cosa sta accadendo e che cosa si può mettere in campo per non farsi travolgere.

Ecco, oggi, quando sento parlare quelli della sinistra (e non solo i politici), io la sensazione che abbiano capito non ce l’ho. Proprio no.