Va in scena in aula lo psicodramma dei Cinque Stelle, fra nuovi addii e accuse reciproche

Decine di interventi in dissenso, quattro nuovi addii e salgono a tre gli ex del MoVimento che vanno nel Pd

Va in scena in aula lo psicodramma dei Cinque Stelle, fra nuovi addii e accuse reciproche

Quello che sto per raccontare è uno psicodramma vero e proprio e per leggerlo nel migliore dei modi partiamo dalla fine. Dall’annuncio dei passaggi di gruppo dei quattro eletti del MoVimento Cinque Stelle che se ne sono andati ieri, portando a 56 il numero di parlamentari pentastellati persi per strada da inizio legislatura, 60 se si considerano i quattro eurodeputati che hanno sbattuto la porta l’altro giorno. L’annuncio arriva dal vicepresidente di turno, che è Ettore Rosato di Italia Viva, fuoriclasse della legislatura nella gestione dell’aula: “Comunico che, con lettere pervenute in data odierna, i deputati Fabio Berardini, Carlo Ugo De Girolamo, Mara Lapia e Antonio Lombardo, già iscritti al gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle, hanno dichiarato di aderire al gruppo Misto, cui risultano pertanto iscritti”.

Tanto basta per far scattare un altro ex grillino, certamente il più duro in questa fase con i suoi ex compagni, che è Marco Rizzone che non ha digerito la sua espulsione per aver chiesto il bonus dei 600 euro previsto dalla legge per le partite Iva e, soprattutto, quella che lui ritiene una violazione della privacy. Rizzone - eletto sull’uninominale nel collegio Genova-Unità urbanistica San Fruttuoso, curiosamente lo stesso del ribelle al Senato Mattia Crucioli, con il quale ha lavorato in tandem per arrivare all’individuazione della candidatura di Ferruccio Sansa in Liguria, poi sconfitto pesantemente da Giovanni Toti - chiede di parlare sull'ordine dei lavori: “Presidente, avendo appreso da lei che altri quattro deputati sono passati…”. Rosato lo stoppa: “Ne parliamo a fine seduta” E Rizzone: “No, no, è sull'ordine dei lavori, mi scusi”. Rosato cede: “Sull'ordine dei lavori, prego”.

A questo punto, Rizzone spiega che il fuggi fuggi dal MoVimento sta diventando anche un fatto logistico e di spazi: “Il fatto che noi parlamentari possiamo svolgere la nostra funzione negli uffici in sicurezza è un dato rilevante, credo sia importante parlarne. Attualmente, noi abbiamo uffici condivisi con altri gruppi parlamentari e non abbiamo la possibilità di avere la dovuta riservatezza, essendo noi anche senza componente; siamo 23 persone senza componente e 54 nel Misto. Questa cosa va fatta rilevare ai fini della sicurezza, anche perché in tempi COVID noi non possiamo stare in 20 metri quadri in 6 persone e, soprattutto, mi sembra indecoroso che un parlamentare della Repubblica debba ricevere persone in corridoio o debba andare a fare le telefonate alla toilette. Io, quindi, la invito a prendere i provvedimenti per far sì che ogni parlamentare del gruppo Misto, almeno quelli senza componente, abbia un ufficio singolo, al limite eventualmente tagliando gli uffici al MoVimento 5 Stelle che, ovviamente, non protesterà, avendo tagliato Palazzo Marini e avendo svilito la figura del parlamentare”.

E Rosato lo rassicura, mentre dal Misto è un tripudio di applausi: “Onorevole Rizzone, lei sa qual è stato tutto il percorso, ma non credo che ci sia una diatriba tra i gruppi da attivare. I Questori si faranno sicuramente carico di trovare una risposta anche alle sue richieste”.

E questa storia è solo la cartina di tornasole, la punta dell’iceberg del disagio fra pentastellati, pentastellati critici, pentastellati in uscita, freschi ex e vecchi ex, che è clamorosamente deflagrato in questi giorni nei voti sulla riforma del MES e sul decreto sicurezza, che hanno messo a nudo disagi e contraddizioni nel MoVimento.

E vale la pena di fare una visita guidata che parte dal più oggettivo dei dati, le parole pronunciate in aula proprio da loro.

Tenendo conto di una nota che dice tutto: praticamente tutti questi discorsi sono stati accompagnati da ovazioni e applausi dei deputati della Lega, di Fratelli d’Italia e, in qualche caso, di Forza Italia.

E allora ecco, fior da fiore, partendo da Andrea Colletti, tuttora ufficialmente nel gruppo del MoVimento: “Ho detto Governo tecnico, perché con la sua firma, lei rischierà di non essere più a capo di questo Governo. Presidente Conte, i congiurati storicamente non sono quelli che pubblicamente prendono posizione: i congiurati sono storicamente i commensali, quelli che siedono al tavolo, quelli che siedono nella wolksshanze”. 

Fabio Berardini, uscito proprio ieri: “Io sarò coerente con il programma elettorale del MoVimento 5 Stelle Presidente. Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il capo politico Vito Crimi ci dovrebbero spiegare perché vogliono tradire il programma del MoVimento 5 Stelle”.

Francesco Forciniti, tuttora pentastellato: “Presidente Conte, la profonda stima che nutro verso di lei non mi impedisce di pensare, ascoltando la mia coscienza e solo questa, che questa riforma del Trattato del MES sia profondamente sbagliata nei suoi presupposti e anche, potenzialmente, pericolosa per l'Italia e per l'Europa tutta”. 

Pino Cabras, anche lui ancora nel MoVimento: “Non si può votare “sì”, usando la vaga promessa che poi si voterà “no”. Parafrasando un detto evangelico, sia invece il vostro parlare “sì, sì”, “no, no”, il di più viene da Berlino. Gli elettori hanno riempito grandi porzioni di queste Aule con noi, centinaia di parlamentari del MoVimento 5 Stelle, non solo per le nostre facce, ma perché avevamo promesso di dire “no” all'austerity e al MES; disattendere il compito di rappresentare questa spinta popolare è un errore di portata storica, che rende il vincolo esterno una prigione blindata”.

Alvise Maniero, anche lui rimasto pentastellato, almeno per ora: “Presidente Conte, io le devo esprimere supporto, dicendo che non voterò, che voterò contro questa risoluzione, che è sbagliata”.

Mara Lapia, uscita proprio ieri: “Presidente Conte, colleghi, il mio oggi sarà un voto di coerenza, coerenza con il programma elettorale del MoVimento 5 Stelle. Oggi votare a favore sarebbe un tradimento verso i nostri elettori e verso tutto quello che abbiamo promesso nelle piazze. Non vi è stato un dialogo con noi, non vi è stato un dialogo qui dentro e non vi è stato un dialogo con i nostri attivisti, come avevamo promesso e come avremmo dovuto fare. Noi volevamo smantellarlo, il MES; e, invece, cosa abbiamo fatto? Siamo qui e lo abbiamo anche peggiorato”.

Lorenzo Fioramonti, ex ministro dell’Istruzione, Ricerca e Università nel Conte bis che si è astenuto: “Questa riforma del MES, diciamocelo chiaramente, non soddisfa nessuno, ormai è chiaro”.

Antonio Zennaro, ex pentastellato: “La riforma del MES tradisce il mandato elettorale ricevuto da milioni di italiani il 4 marzo 2018. Pertanto annuncio il mio voto contrario alla risoluzione dei partiti di maggioranza. “No” al MES, “no” all'Europa dell'austerità; “sì” all'Europa dei popoli, “sì” alla difesa della sovranità popolare e della Costituzione italiana”.

Raffaele Trano, ex pentastellato pure lui, che è stato anche presidente della commissione Finanze di Montecitorio: “Io oggi quello che voglio dirvi è che noi negli anni precedenti, dal 2012 in poi, da quando sono diventato un attivista politico, e soprattutto nella campagna elettorale che ha preceduto l'elezione del 2018 che ha generato questa legislatura, noi siamo scesi nelle piazze, nelle strade, abbiamo parlato con imprenditori, con cittadini, abbiamo fatto dei gazebo informativi. Alla voce “Europa” noi abbiamo detto sempre la stessa cosa: lo smantellamento del MES; e oggi siamo qui a decidere cosa fare, e soprattutto a impegnare le future generazioni. Pertanto, io personalmente voterò contro la riforma del MES, perché voglio restare fedele e coerente col mandato che hanno espresso i cittadini il 4 marzo 2018”.

Marco Rizzone, che non poteva mancare: “Questo è un voto per dimostrare la mia coerenza ai cittadini che mi hanno votato nelle liste del MoVimento 5 Stelle e che ora vedono i vertici del movimento tradire il mandato elettorale per salvare la propria poltrona al Governo. La riforma del MES, è chiaro, è peggiorativa e condanna l'Italia a un maggiore rischio di ristrutturazione del debito e quindi a pericolose speculazioni sui mercati finanziari. E la minaccia di andare tutti a casa, mi dispiace, ma non è sufficiente a vendere la mia dignità. Colleghi, colleghi del MoVimento 5 Stelle, colleghi tutti, difendiamo l'Italia, non le nostre poltrone”.

E poi un’altra ex del MoVimento Sara Cunial, bionda pasionaria No Vax e No Mask: “Leggo tre definizioni prese dalla Treccani. Tradimento: “l'atto e il fatto di venire meno a un dovere o a un impegno morale o giuridico di fedeltà e di lealtà (…); azione delittuosa o dannosa compiuta, mascherando le proprie intenzioni, contro persone o istituti che hanno fondato motivo di fidarsi (…)”. Menzogna: “affermazione contraria a ciò che si sa o si crede vero, o anche contraria a ciò che si pensa; alterazione consapevole e intenzionale della verità”. Burattino: “persona senza carattere, volubile, leggera, che non mantiene la parola” e che non è serio. Forse dite di non credere alla battaglia, di cui siete protagonisti, tra bene e male, tra popolo sovrano e Deep State, ma una cosa è certa: sia il male che il Deep State in questo momento credono molto in voi”.

Mica finita.

Perché, poche ore dopo, i ribelli pentastellati ed ex hanno iniziato a sparare anche contro la legge che abolisce i decreti sicurezza approvati anche dal MoVimento nel Conte uno.

Francesco Berti, tuttora pentastellato: “Questo è il quinto decreto-legge in tre anni che affronta il tema della gestione dei flussi migratori: nel 2017, il “decreto Minniti”; nel 2018 e 2019, i “decreti Sicurezza 1 e 2”; nel 2020, la “sanatoria Bellanova”; e, oggi, “decreto Sicurezza-ter”. Cinque decreti in tre anni, tre Governi differenti. È innegabile che intervenire in maniera così frenetica su un tema così delicato toglie autorevolezza al legislatore”. 

Andrea Colletti, al suo bis di giornata: “Questo in realtà, appare, più che un provvedimento reale per gestire l'immigrazione e l'accoglienza, una marchetta ideologica, che sicuramente non serve al Paese e non serve nemmeno alla stessa gestione dell'accoglienza”.

Antonio Zennaro, anche lui al raddoppio del dissenso: “Io so solo che, solo due anni fa, in campagna elettorale, nel mio collegio, mi sono fatto 47 Comuni con un programma, un programma elettorale che diceva: sbarchi, zero! Sbarchi zero! Ecco perché non voterò questo provvedimento, perché non è nell'interesse del popolo italiano”. 

E ovviamente non poteva mancare Rizzone: “I “decreti Sicurezza” potevano sicuramente essere migliorati e, invece, sono stati peggiorati. Già solo l'emendamento Boldrini, grazie al quale chi fa finta di essere omosessuale non può essere rimpatriato, rende questo decreto una farsa invotabile! Prendiamo atto che il MoVimento 5 Stelle, che diceva: “Sbarchi, zero, fermiamo il business dell'immigrazione”, ha tradito di nuovo i suoi elettori. Ora volete accogliere tutti? Benissimo. Vogliamo impedire che i migranti rischino la vita nelle zattere degli scafisti? Benissimo! Allora, andiamo direttamente a prenderli in Africa e, magari, già che ci siamo, recuperiamo quei poveri pescatori di Marsala che il Governo ha abbandonato in Libia”.

A poche decine di metri di distanza, intanto, in Senato il tuttora pentastellato Mattia Crucioli massacrava il voto sul MES, ormai abbonato agli interventi in dissenso: “Oggi tutti noi ci esponiamo giudizio della storia: resti agli atti che ho lottato lealmente, con tutte le mie forze e fino all'ultimo contro questa risoluzione”.

E l’ex Paragone, oggi a capo di ItalExit, spiegava, citando la sua antica trasmissione su La7 “La gabbia”, almeno subliminalmente: “La maggioranza degli italiani voleva uscire dal sistema, dalla gabbia e per questo aveva premiato democraticamente le forze che si presentavano come antisistema. State completando la transizione dal popolo sovrano ai mercati sovrani, dai cittadini alle lobby sovrane e ai grembiulini sovrani. Avete svuotato questa Assemblea, non avete più pudore. Per reggere questo Governo di "euroinomani" il MoVimento 5 Stelle sta tradendo il programma che ha presentato agli elettori, sta tradendo i cittadini che volevano vederlo battagliare per difendere il popolo sovrano e chi combatte le giuste battaglie può morire, vero, e chi fugge, come state facendo voi, resterà vivo, almeno fino alla fine della legislatura”.

Mentre l’altro ex pentastellato Lello Ciampolillo, parlando anche a nome dell’altro ex Carlo Martelli spiegava: ”A marzo 2018 il 33 per cento degli italiani ha dato fiducia ad un partito che si è presentato in Parlamento per smantellare il MES, punto di programma fatto votare ai cittadini iscritti alla piattaforma. Oggi, i cosiddetti portavoce faranno l'esatto contrario: non solo non smantelleranno il MES, ma addirittura daranno il via libera a una sua versione rafforzata”.

Intanto, specularmente, ma con toni molto civili e ringraziando il proprio gruppo per aver assicurato questo dissenso, tre parlamentari azzurri intervenivano per spiegare perché, invece, loro avrebbero votato sì: Andrea Cangini al Senato; Renato Brunetta e Renata Polverini a Montecitorio.

E intanto altri tre parlamentari cambiavano gruppo: l’ex leghista Claudio Barbaro, parcheggiato al Misto del Senato, ha aderito a Fratelli d’Italia, che per lui che viene da una storia di destra-destra è un ritorno a casa. Mentre Paolo Lattanzio e Michele Nitti, ex deputati pentastellati che erano nel Misto di Montecitorio, sono andati nel Partito Democratico, dove hanno trovato un altro ex compagno di MoVimento, Santi Cappellani, che aveva fatto lo stesso identico percorso mesi fa.

Per qualche giorno non succederà più nulla. Ma solo perchè il Senato non fa sedute fino a lunedì, la Camera fino a giovedì.