[Il punto] Governo: ecco come trovare 15 miliardi in più. Dal circo alla Biennale: il possibile taglio delle detrazioni

Per realizzare il reddito di cittadinanza, la flat tax e modificare la legge Fornero occorre trovare le coperture: la situazione e le possibili soluzioni. Dalle detrazioni per i carichi familiari alle agevolazioni sul magnesio e le accise sul gasolio: ecco come l'esecutivo potrebbe recuperare risorse tagliando certi benefici fiscali. Ma potrebbe farsi strada l’dea dei tagli lineari alla Tremonti.

Di Maio, Conte, Salvini e, nel riquadro, Tria
Di Maio, Conte, Salvini e, nel riquadro, Tria
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Col tempo che passa i problemi per il governo gialloverde crescono. Ci sono da rispettare le promesse elettorali, dal Reddito di cittadinanza alla Flat Tax e alla modifica della Legge Fornero sulle pensioni, e altre cose importanti come le assunzioni nella pubblica amministrazione. Il tema spinoso però è sempre il solito: ci sono le coperture per farvi fronte? E’ possibile, per altro, andare avanti senza far scattare le clausole di garanzia sull’aumento dell’Iva? Quella sulle spalle del ministro dell’Economia Giovanni Tria appare una sfida titanica. Difficile si riesca a introdurre tutte le novità previste da M5S e Lega con la Legge di Bilancio.

Davanti alle difficoltà, alle resistenze del titolare del dicastero economico e agli inviti del premier Conte a tenere i piedi per terra, i leader politici dei due schieramenti governativi, Di Maio e Salvini, cercano soluzioni in grado di garantire almeno versioni soft del progetto originario. Il loro esecutivo prova a non deludere comunque le aspettative degli elettori cercando di individuare le risorse possibili.

Spendere in deficit

Una delle prime conseguenze dell’esigenza di contemperare attese e realtà può essere quella di spendere di più in deficit sforando il rapporto deficit/Pil fissato per il 2019 allo 0,9 per cento. La percentuale di cui si parlerebbe al momento negli incontri governativi infatti sarebbe divenuta dell’1,7 per cento, o giù di lì. Questo assicurerebbe la disponibilità di una quindicina di miliardi in più del previsto. Ma cosa dirà l’Europa?

La trattativa per ottenere dalla Ue una dose di flessibilità è iniziata da tempo, e anche questo governo dovrebbe beneficiarne. Probabilmente però – come fa notare Repubblica - si pensa a qualche decimale e non a numeri più alti. C’è chi è convinto tuttavia che un rapporto deficit/Pil mantenuto sotto il 2 per cento, potrebbe essere accettato a Bruxelles, in particolare se si riuscisse a non peggiorare il deficit strutturale (insieme al deficit ciclico costituisce il deficit pubblico. Ma a differenza del ciclico, quello strutturale non dipende dalle condizioni macroeconomiche avverse di un periodo particolare, ma si manifesta in qualunque condizione, anche in periodo di congiuntura positiva, ndr), come infatti chiede il ministro Tria. Ma anche così non sarà semplice reperire le risorse per attuare contemporaneamente flat tax, reddito di cittadinanza e riforma pensionistica.

Del resto le condizioni economiche generali non sono eclatanti. La crescita non promette bene, il Pil previsto dall’1,5 per cento è stato ridimensionato all’1,2 per cento, in più l’aumento dello spread potrebbe accrescere la spesa per gli interessi.

Per questo i progetti elettorali vengono rivisitati. Il Carroccio sembra aver rallentato sulla flat tax e punta a chiudere subito la questione della cosiddetta pace fiscale, in pratica il condono fiscale. Riguardo all’abbassamento delle tasse potrebbe partire tuttavia un primo step, magari con la riduzione degli scaglioni Irpef e il ridimensionamento delle aliquote. Quanto al M5S, l’esigenza posta dal costo del reddito di cittadinanza appare insostenibile se l'idea venisse realizzata integralmente, cosa che necessiterebbe inoltre della revisione di tutti gli attuali ammortizzatori sociali. Probabile, anche qui, l’introduzione di qualche forma di sostegno al reddito meno onerosa per le casse pubbliche.

Situazione complessa, insomma. Senza contare le conseguenze del metter mano alla riforma del sistema pensionistico eliminando la legge Fornero. In ogni caso servono risorse.

Il taglio alle detrazioni

Un intervento importante per recuperare dei soldi utili a realizzare i cavalli di battaglia dei due schieramenti di governo potrebbe interessare il sistema delle detrazioni e deduzioni fiscali. Si tratta di circa 800 leggi e normative varie che corrispondono a 300 miliardi di euro, euro più euro meno. Un mare magnum di previsioni e disposizioni. Come riportano oggi alcuni organi di stampa, si va dallo sgravio per le donazioni alla Biennale di Venezia alle agevolazioni fiscali per chi estrae magnesio dall’acqua di mare,  dallo sconto del 50% della tassa di occupazione del suolo pubblico per i tendoni da circo sotto i mille metri quadri alla detrazione degli interessi sui mutui per la casa. Dai bonus sulle ristrutturazioni e il risparmio energetico a quelli per i forni a microonde. Alcuni potrebbero essere toccati, altri addirittura eliminati. Ci sono detrazioni e riduzioni Iva riservate a categorie come gli autotrasportatori, l’agricoltura e la pesca che valgono oltre 40 miliardi l’anno. Ma su quali intervenire? Si rischia di urtare le categorie interessate, di creare ripercussioni pericolose. Impossibile pensare di intervenire sulle detrazioni Irpef per i familiari a carico e il lavoro dipendente (rispettivamente 12 e 38 miliardi) oppure sulle detrazioni del 19% delle spese sanitarie.

Nel mirino dell’esecutivo in passato sono rientrate le detrazioni per le spese veterinarie, per l’iscrizione dei ragazzi a piscine e palestre, le spese funerarie e gli sconti sulle accise dei carburanti. Ma i casi son tanti. Esistono, per dirla con la Stampa, sconti (400mila euro l’anno) sul bollo auto delle "vetture destinate dagli enti ospedalieri o associazioni umanitarie al trasporto di persone bisognose di cure mediche o chirurgiche se munite di apposita licenza". Altri riguardano le accise come, per esempio, l’agevolazione sul gasolio rispetto alla benzina, che vale 5 miliardi.

Da considerare in tema di bonus anche i famosi 80 euro di Renzi per i lavoratori dipendenti sotto i 26mila euro di reddito e sopra gli 8mila, argomento sul quale nel governo formato da M5S e Lega c’è discussione.

Ma è sicuramente difficile per Conte, Di Maio, Salvini, Tria e gli altri intervenire in maniera mirata. Si rischia di creare ingiustizie ed è politicamente rischioso. Per questo – come osserva la Stampa - l’unica soluzione potrebbe risultare quella messa in campo altre volte, per esempio dal ministro Giulio Tremonti: il taglio lineare dei bonus fiscali di una certa percentuale uguale per tutti. Un intervento cioè finalizzato a colpire indistintamente, in maniera minimale ma diffusa, e senza fare figli e figliastri.